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giovedì 1 ottobre 2026

Magia & Tortura. San Francesco alla prova delle Fonti.

Una miniatura a margine di un manoscritto medievale dall'Università di Liegi in Belgio, ci mostra animali di tutte le specie che fanno ressa intorno a san Francesco:
coniglietti e cigni.
C'è (pure) un cervo che spunta ai suoi piedi, mentre nell'angolo una scimmietta suona il violino!

Tommaso da Celano, nel Trattato dei miracoli, ci racconta che tutti gli animali erano attratti, come per incanto, dalla voce del Santo:

« Tutte le creature, da parte loro, si sforzano di contraccambiare l'amore del santo e di ripagarlo con la loro gratitudine.
Sorridono quando le accarezza, danno segni di consenso quando le interroga, obbediscono quando comanda
. » [1]

Perché Francesco incantava gli animali?
E perché, soprattutto, parlava agli uccelli?

Comunicare con gli uccelli serviva a conoscere il Volere divino:
gli uccelli venivano dal cielo, dove risiedeva il dio.
Molte miniature del Decretum Gratiani ce lo mostrano:
la Chiesa puniva un prete stregone, sorpreso nelle campagne a parlare ai pennuti, e subito ne spuntava un altro!

Parlare agli uccelli, e agli animali in genere, era una prova del potere sovrannaturale dello stregone [2].

Ecco un'altra miniatura che racconta gli incanti di Francesco, dalla British Library:
da notare la croce rossa che il Santo regge in mano:
colore apotropaico usato, nella cultura popolare, per irretire i dèmoni.
Incantare gli animali, tuttavia, non sempre garantiva al Santo l'Obbedienza dei seguaci.

Il potere 'incantatorio' si accompagnava, così, alle minacce verbali e alle percosse: per reprimere il demonio che aleggiava tra i frati.

Tommaso da Celano, sempre nella Vita Seconda, qualche versetto prima dei prodigi sugli animali, ci racconta come Francesco maledicesse puntualmente chi non lo assecondava...

« La sua terribile sentenza di maledizione colpiva quelli che con opere inique e cattivi esempi violavano la santità dell'Ordine.

[...] Il santo si alzò di scatto e levando le mani al cielo con il volto inondato di lacrime, proruppe in queste parole di preghiera o piuttosto di maledizione:

"[...] Da te, o Signore santissimo, e da tutta la curia celeste e da me tuo piccolo siano maledetti quelli che con il loro cattivo esempio confondono e distruggono ciò che un tempo tu hai edificato" ». [1]

Le Fonti sono percorse, affinché i frati eseguissero gli ordini dei Superiori, da ammonimenti più (o meno) espliciti.

Frate Stefano, un testimone oculare, faceva intuire come i frati 'trasgressori' -colti in flagrante- preferissero infliggersi -da soli- le punizioni piuttosto che attendere le percosse altrui.

Lui stesso ne aveva subita una per essersi recato in un convento di Sorelle senza il permesso di Francesco...

« Allora il santo lo sgridò duramente e gli ingiunse, per penitenza, di gettarsi così vestito come era nel fiume presso il quale camminavano.
Si era nel mese di dicembre.
Tutto inzuppato e tremante per il gran freddo, egli dovette accompagnare per due lunghe miglia il beato Francesco fino al luogo dei frati
». [3]

◉ Radici pagane delle Stimmate francescane ---

Laverna, l'oscura dèa senza corpo.

L'equinozio d'Autunno e le Stimmate: la morte (rituale) dell'Anno.


➔ Uccello viatico all'Aldilà nel mito francescano:

Il Serafino sanguinario: una sopravvivenza Sciamanica.

Falco o gufo? La Dea dell'ombra e le piume diaboliche.


➔ Santuari francescani in cui si annidano i dèmoni pagani ---

Il Trivio 'diabolico'. Santa Maria della Porziuncola: origine (e bonifica) di un luogo pagano.

La Madonna come antidoto agli dèi pagani.


◉ Per la lingua degli uccelli in Umbria, vedi:

L'Umbria e gli uccelli: un legame antico.

Uccello, che dici? Umbria magica e superstiziosa.


➔ Per gli incanti sugli uccelli, vedi anche:

Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.

Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!

Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.


◉ Una divinazione a 'giravolta' tratta dalle Fonti:

L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.


➔ Divinazioni sulle Sacre Scritture (Bibliomanzia) nelle Fonti ---

Mercanti Maghi: il Santo che divina.


➔ Maghi o Santi? Uso della Magia nelle Fonti ---

San Francesco e gli (altri) stregoni che provocano le tempeste.


➔ Esaltazione della Natura e oscuramento di Dio ---

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.


◉ Punizioni esemplari per governare i frati ---

Il bello dei cadaveri: l'Obbedienza secondo San Francesco.

La paura fa 90: lo 'stile' francescano.

"Guai a quei frati..." Punizioni francescane per tenere alta la disciplina.

Vietato entrare: la lotta contro i monaci.


➔ Una seguace di cui diffidare: Chiara d'Assisi ---

San Francesco e quella lettera contro gli stupri poco gradita...


➔ Sul metodo di 'governo' dei frati, vedi anche:

La spada sì, ma con garbo! Lezioni di bon ton francescano.

San Francesco e l'epurazione dei dissidenti: l'impiccagione di frate Giovanni.

San Francesco e il pugile di Firenze: a scuola di pugni prima di papa Bergoglio.


➔ Punizione dei perugini empi:

San Francesco a Perugia: una storia violenta
.


◉ Retroscena agiografici: vita 'privata' ---

Il sogno di un cavaliere.

San Francesco e l'omosessualità: i vizi di un buongustaio.

San Francesco e il potente cardinale: tentazioni notturne nei salotti buoni...


➔ Per gli incanti operati dai Santi, vedi post e relativo libro:

Animali Incantati: dal mito di Orfeo all'incanto dei Santi.


Note alle immagini ---

_La miniatura sopra, con il frate bastonatore, è tratta dalle Decretali Smithfield della British Library: folio 247 recto.

_La miniatura in apertura del post, con animali di ogni specie che si stringono intorno a san Francesco, è tratta dalla Summa de casibus poenitentialibus, scritta da Raymundus de Pennaforte.

⮩ Il manoscritto, prima metà del '300, proviene dalla DONum - Biblioteca dell'Università di Liegi: Manuscrit 137: folio 39r.

_La seconda miniatura del post proviene da un manoscritto del Decretum Gratiani, e ne illustra la Causa XXVI contro i preti 'stregoni' rei, specie nelle campagne, di pratiche magiche.
Tra queste pratiche, una magia diffusa era parlare agli uccelli.

⮩ Il documento è custodito alla Biblioteca Apostolica Vaticana.
La segnatura è: Vat. lat. 1373, folio 311 recto.

_La terza miniatura, con Francesco che regge una croce rossa, è tratta dal manoscritto Yale Thompson 13 o Libro d'Ore Taymouth:
folio 181 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Tommaso da Celano, Vita Seconda, Capitolo CXXV - Le creature gli ricambiano il suo amore - ff 751, 740.

[2] « Dappertutto nel mondo imparare il linguaggio degli animali e, per primo, quello degli uccelli, equivale a conoscere i segreti della Natura e, pertanto*, ad esser capaci di profetizzare.

[...] Questi animali possono rivelare i segreti dell'avvenire perché vengono concepiti come il ricettacolo delle anime dei morti o come epifanie di dèi.
Impararne la lingua, imitarne le voci, equivale a poter comunicare con l'aldilà e coi Cieli
. »

Cfr. "Linguaggio segreto". "Lingua degli animali" in
Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi,
Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, p. 120.

[3] Cfr. Cronache e altre testimonianze, Frate Stefano in Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004 -ff 2684.

⮩ Citavo il racconto di Frate Stefano ne Le stimmate dello Sciamano: il mito di San Francesco tra sangue e magia, Eleusi Edizioni, Perugia, 2010, p. 190.

martedì 16 giugno 2026

Attento ai Nodi: precauzioni per il viaggio nell'Aldilà.

Giovanni Crocioni ci racconta come l'uso popolare prescrivesse di eliminare i nodi dal vestito del Morto, per non ostacolarne il viaggio nell'Aldilà...

« Il cadavere, di solito, viene rivestito di un camice, fatto con un lenzuolo, in modo che non ci siano nodi di nessun genere, ché i nodi darebbero tormento al morto:
si taglia via ogni vivagno (orvio, orlo vivo) che vi si trovi, e si cuce il camice a filza o infilza, in modo che di nodi o di incroci di filo non vi rimanga neppure una traccia
. » [1]

Il nodo suscitava paure:
l'anima poteva essere trattenuta nel corpo, senza riuscire ad abbandonarlo.
Il rischio (vero) era di ritrovarsi la casa infestata da Anime che non se ne erano andate via.
Ne La stregoneria in Italia, Romanazzi scrive...

« [...] il nodo rappresentava un elemento vincolante, simbolo di costrizione e impedimento.
Tale credenza era talmente radicata in varie regioni di Italia, che perfino il defunto non poteva indossare scarpe coi lacci, altrimenti avrebbe trovato grosse difficoltà nella dipartita della sua anima.

Così, a tal fine, nelle Marche venivano confezionate scarpe senza lacci. » [2]

Il timore non era diffuso (solo) dalle nostre parti:
Pierre Saintyves narrava del terrore per i nodi (anche) presso i popoli Slavi...

« Per le donne turche e serbe, il filo è un simbolo del destino.
Di conseguenza per ogni bambino che partoriscono esse filano un filo al quale fanno dei nodi; credono che non partoriranno di nuovo finché esse non disfaranno quei nodi. » [3]


◉ Nodi per negare l'accesso ai dèmoni ---

Non sciogliere il Nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.


➔ Evocazione magica: contatto (in)desiderato coi Morti ---

Potere nelle parole: viaggio delle Anime.


◉ Nutrire il Morto: guai a dimenticarsene ---

Il "pasto di Ecate" e le tombe segrete.


➔ Dare sollievo ai Morti: importanza delle parole ---

Strega nuda: le Parole che liberano gli Spiriti dalla morsa terrena.


➔ Morti che si celano negli Animali ---

Stormo in lontananza: Anime dannate.


◉ Animali dotati di potere profetico ---

Animale nume e Sua vendetta: Serpenti protettori e Gatti oracolari.

Stalla profetica: cosa dicono gli Animali.


➔ Difesa dalle streghe: scarpe che le tengono lontane ---

Pelle di lupo: metti al bimbo le scarpette contro le Malefiche...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura dal Book of Kells: Bibbia irlandese (integralmente!) miniata e custodita alla Biblioteca del Trinity College di Dublino.
Per segnatura: folio 74 recto.


Note al testo ---

[1] Cfr. Giovanni Crocioni, La gente marchigiana nelle sue tradizioni, Edizioni Corticelli, Milano, 1954, pp. 55-56.

[2] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia. Scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, pp. 57-58.

[3] Cfr. Pierre Saintyves, La Bella Addormentata nel Bosco o il sonno del nuovo Anno in La Bella Addormentata e le sue Sorelle, traduzione di Michela Pazzaglia, Eleusi Edizioni, Perugia, 2013, nota 30 a p. 107.

mercoledì 24 dicembre 2025

Scaccia gli Spiriti dall'albero. Stregoneria cristiana?

La rinascita della Luce, a Natale, spingeva gli spiriti 'maligni' a rifugiarsi nella selva: tra gli alberi, nell'oscurità.

Nel giorno successivo, a Santo Stefano, si organizzava nelle campagne una battuta di 'caccia' per stanarli.

Su questo rito violento, Luciana Nora e Isabella Dignatici in un catalogo scrivevano...

« Nel giorno di Santo Stefano o nel giorno dell'Epifania, detta popolarmente "Pasquetta", era uso comune per i contadini bastonare con ramoscelli gli alberi da frutto.
[...] L'azione della bastonatura era accompagnata da tiritere somiglianti a formule magiche ». [1]

Gli dèi, come gli Antenati, risiedevano negli alberi:
fertilità anti-stregonica radicata, nella devozione popolare, tanto che se ne trovano (chiari) indizi pure nel culto dei santi umbri primitivi che i frati assimilarono.

Nella Vita di San Fortunato dal Lezionario del duomo di Spoleto (secoli XII-XIII), si legge...

« La sua verga, con la quale quando viveva era solito stimolare i buoi durante il lavoro, (come affermano gli abitanti del luogo lì intorno) fu da lui piantata e subito, mettendo radici, crebbe così maestosa, che per amore del padre beatissimo ne è da tutti venerata la straordinaria bellezza.

[...] A gara il popolo cristiano non cessa di conservare nelle proprie case, e con viva devozione, pezzetti di quest'albero, staccati e portati via a protezione e difesa contro le arti demoniache » [2]

Nell'immaginario magico popolare le Entità, che regnavano nell'oscurità, non potevano sopportare la luce diurna.

Gli Spiriti si rifugiavano nel Bosco: la loro (più) antica dimora.

L'evangelizzazione nella foresta era insidiosa:
il bosco era per i predicatori cristiani, specie se francescani, il terreno di conquista più importante.
Il folklorista romagnolo Paolo Toschi spiegava...

« I primi templi erano costituiti da boschi sacri.
La mentalità primitiva attribuiva un'anima anche alle piante e si credeva che gli spiriti arborei avessero dei poteri benefici straordinari, come, ad esempio, procurare la pioggia, far crescere il raccolto, moltiplicare il bestiame » [3]


◉ Placare gli Spiriti con le preghiere… o scacciarli con i bastoni?

Caccia al Morto: se le messe non bastano, impugna il bastone…


➔ Campane (e botti) che scacciano i dèmoni ---

Campane apotropaiche: amuleti per combattere i demoni.

Botti di Capodanno: un rito d'inizio Anno per spaventare gli Spiriti maligni.


◉ Mascheroni scolpiti sulle chiese per spaventare i dèmoni ---

Mostri Santi dell'Umbria: luoghi del Sacro Orrore.


➔ Spiriti che aleggiano al parto:

Partorisci? Attenta: c'è il fantasma. Incarnazione nei corpi e maledizione dei sacerdoti...


➔ Bacchettare le Streghe: bastone a portata ---

Resta sveglio: usa la bacchetta! Streghe che rapiscono i sognatori.


◉ Una pratica (erbaria) magica per allontanare i demoni:

Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.


➔ Alberi che conducono agli Antenati:

Le porte di Ade: il sacro Bosco inviolabile.

Funghi Matti: la danza estatica nel Bosco degli Antenati.


➔ Il culto arboreo nella devozione francescana:

Nella selva oscura: gli uomini del Bosco.

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.


➔ Predicazione cristiana e figure vegetali:

Il dio Verde: da Osiride a Cristo. Il mito (agricolo) della Rinascita.

Natura mutante: trucchi per inculcare la parola del Signore.


➔ Spiriti arborei femminili demonizzati:

Donna-Albero e alberi stregati.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con pianta antropomorfa tratta dal manoscritto 62925, noto come Salterio di Rutland, della British Library: folio 38 recto.


Note al testo ---

[1] Cfr. Isabella Dignatici e Luciana Nora, La condizione contadina e l'esperienza del sacro. Forme e aspetti della religiosità popolare,

[2] Cfr. Silvestro Nessi - Emore Paoli, San Fortunato di Montefalco. Un evagelizzatore umbro del IV secolo, Edizioni Porziuncola, Santa Maria degli Angeli - Assisi (Pg), p. 33.

[3] Cfr. Paolo Toschi, Tradizioni popolari italiane, Edizioni ERI-Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1959, p. 199.

sabato 20 febbraio 2010

Le stimmate dello Sciamano: il mito di san Francesco tra sangue e magia


[Antefatto] Il 24 settembre 1224 Francesco d'Assisiricevette le stimmate da un angelo Serafino apparso sul monte della Verna.

Ma la Verna all'epoca non era affatto disabitata, lì sorgeva infatti il veneratissimo tempio della dea romana dei morti Laverna.

Francesco salì l'erta pronto a tutto pur di evangelizzare i suoi devoti, anche a compiere un gesto estremo.

.....

Otto articoli di storia francescana per rovesciare i luoghi comuni sulla vita 'immacolata' di san Francesco: la rivalità con Chiara, gli omicidi politici, la lotta contro il paganesimo.
Dopo il suo primo saggio, Lo stregone di Assisi, Andrea Armati condensa in un unico libro il risultato di anni di ricerca sulle fonti francescane. [dalla quarta di copertina]

Per ordinare il libro on-line

domenica 14 dicembre 2008

QUESTO PRESEPE E' UN FALSO - La vera storia del presepe di Greccio tra vacche guarite, oscure caverne e boschi sacri.

«È il primo presepe della tradizione cristiana», si è detto. «San Francesco, nella notte di Natale del 1223, fece apparire il bambin Gesù su una mangiatoia», si è detto anche. E giù sproloqui, «Francesco a Greccio realizzò il primo presepe della storia cristiana con il bambin Gesù tra il bue e l’asinello.»


Per carità, non andate più a raccontare queste storie in giro. Fonti alla mano, infatti, sono tutte false. E non si tratta di forzature ideologiche dettate dal sospetto ateismo del sottoscritto; per sconfessare questi racconti, divulgati per secoli dalla pubblicistica cristiana, infatti, non ci vogliono schiere agguerrite di medievalisti; basta una semplice lettura dei documenti.

Ma allora perché il presepe che realizzò San Francesco in uno sperduto borgo arroccato sull’Appennino umbro-laziale ebbe all’epoca tanto successo?
Come al solito, per trovare le risposte dobbiamo svestire i panni abituali del curioso e metterci a pedinare Francesco come dei veri detective, lungo uno dei sentieri che ne ha sancito più di tutti il successo. Il sentiero francescano di Greccio.
E la prima domanda con cui dobbiamo subito fare i conti è: ma perché proprio a Greccio il santo decise di allestire il presepe? Perché Francesco scelse questo castello minore, relitto dell’Alto MedioEvo, per compiere un gesto destinato all’intera comunità cristiana?
Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, ci fornisce degli indizi molto preziosi con un racconto che, se all’inizio appare gradevole, quasi idilliaco, nel finale invece assume risvolti a dir poco inquietanti…

Il santo si fermava volentieri nell’eremo di Greccio, sia perché lo vedeva ricco di povertà, sia perché da una celletta appartata, costruita sulla roccia prominente, poteva dedicarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti. […]
Ora gli abitanti del luogo erano colpiti da diversi mali: torme di lupi rapaci attaccavano bestiame e uomini, e inoltre la grandine stroncava ogni anno messi e viti. Un giorno Francesco, mentre predicava, disse: “A gloria e lode di Dio onnipotente, ascoltate la verità che vi annunzio. Se ciascuno di voi confesserà i suoi peccati e farà degni frutti di penitenza, vi do la mia parola che questo flagello si allontanerà definitivamente e il Signore, guardando a voi con amore, vi arricchirà di beni temporali.[…]
Da quel momento, per i meriti e le preghiere del padre santo, cessarono le calamità, svanirono i pericoli e i lupi e la tempesta non recarono più molestia. Anzi, ciò che più meraviglia, quando la grandine batteva i campi dei vicini e si appressava al loro confine, o cessava lì o si dirigeva altrove.
Ma nella tranquillità crebbero di numero e si arricchirono troppo di beni materiali. E il benessere portò le conseguenze solite: affondarono il volto nel grasso e furono accecati dalla pinguetudine o meglio dallo sterco della ricchezza. E così, ricaduti in colpe maggiori, si dimenticarono di Dio che li aveva salvati. […] Si risvegliò contro di essi il furore di Dio e ai flagelli di prima si aggiunse la guerra e venne dal cielo un’epidemia che fece innumerevoli vittime. Da ultimo, un incendio vendicatore distrusse tutto il borgo.
È ben giusto che chi volge la schiena ai benefici vada in perdizione.
(cfr. ff. 621)

In due parole, Tommaso sostiene che il santo lodava l’amenità di Greccio e apprezzava anche la perfetta condotta cristiana dei suoi abitanti, salvo poi scatenare l’inferno contro i paesani rei di essersi arricchiti e di aver commesso qualche veniale peccatuccio di gola. Inutile dire che la storia è a dir poco surreale, e ci costringe a sfatare il mito dell’universalità del presepe.
Quello che Francesco fece a Greccio nella notte di Natale del 1223 per convertire questo popolo di miserabili peccatori fu un fatto circoscritto agli abitanti della valle, che erano guarda caso tutti pastori e contadini; tanto circoscritto che la sacra messa di Greccio non si svolse nemmeno a Greccio, ma in una caverna posta lungo un tratturo delle transumanze che saliva su dalle pendici del monte Lacerone (sopra, una foto del santuario oggi, con gli edifici aggrappati alle rupi scoscese). Ce lo racconta Tommaso con una freschezza narrativa che trasuda di pathos e poesia, ma che conferma i nostri sospetti sulla vera natura della strana cerimonia natalizia di Greccio.

Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e per gli animali! […] La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. (dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, cfr. ff. 469)

Anche Bonaventura, il biografo che nel 1263 fece piazza pulita di tutte le Vite di San Francesco rimaste in circolazione, nel narrare il fatto non fu da meno.

[…] il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. (dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, cfr. ff. 1186)

Leggendo si rimane increduli: la messa di Natale celebrata in una caverna con tanto di processione nel bosco? Ma i vertici della Chiesa erano stati informati del fatto?

[per continuare la lettura clicca qui, si aprirà la pagina .pdf con il documento completo]

Trovate l'articolo pubblicato anche nel sito dell'Associazione Bibrax.