lunedì 4 luglio 2022

L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso:
il mito sciamanico della Signora degli Animali.

Un manoscritto francese dalla Morgan Library di New York ci mostra un orso con in mano l'attributo del lavoro femminile:
una conocchia.

Il legame tra l'Orso e la Donna non è frutto di fantasia.

L'orso è uno degli animali di potere di Artemide:
come spiega Robert Graves, l'Orsa Maggiore era un attributo celeste della Dea...

« Il mito di Callisto è stato ispirato dalle due bimbe vestite da orse che partecipavano alla festa attica in onore di
Artemide Brauronia, e circonda anche il tradizionale legame che univa Artemide all'Orsa Maggiore
. » [1]

Il legame tra Artemide e l'Orsa sopravvisse, a Creta, nella chiesa sorta nella Grotta di Panagia Arkoudiotissa:
qui si tramandava che l'orso fosse stato pietrificato nella stallagmite, per l'intervento della Madonna, invocata dalle incessanti preghiere dei monaci.



L'astronomo Carlo Matti, in un libro sulle divinità pagane alla base della Costellazioni, spiega come le 'Orse' del cielo fossero, in origine, le sacerdotesse di Artemide:
le seguaci della Dea, per celebrarla, assumevano l'aspetto degli animali a Lei sacri...

« Divenire un'orsa nel culto arcaico non era una punizione per una trasgressione ma un onore.
Divenendo orse le sacerdotesse acquisivano l'energia della dea-Orsa Artemide, divenivano la dea stessa
.

[...] A queto punto è facile immaginare le sacerdotesse di Brauron danzare in cerchio, impersonando le orse, indossando forse pelli e copricapi in stile persiano simili a quelli con cui Artemide spesso viene raffigurata nell'iconografia antica. » [2]

Un costume che doveva essere molto simile a quello indossato dalla Artemis Bendis in questa terracotta tarantina del IV secolo a. C.:
da notare il verso della belva che sormonta la Sua testa...

Dietro i miti pagani, ci sono pratiche stregonesche e sciamaniche ancora più remote.

Mircea Eliade spiegava il culto primitivo della Grande Madre degli Animali:
sacrificare a Lei era indispensabile per avere fortuna nelle battute di caccia...

« esso tradisce tracce di una mitologia 'matriarcale' tardiva, nella quale si possono già individuare i segni della reazione 'maschile' (eroica) contro l'onnipotenza della Donna (= Madre).

[...] Vale solo tener presente che come la Gran Madre degli Animali accorda agli uomini -specie agli sciamani- il diritto di cacciare e di nutrirsi della carne degli animali, del pari gli "spiriti protettori donne" danno agli sciamani gli spiriti ausiliari che, in un certo modo, sono ad essi indispensabili per i loro viaggi estatici. » [3]


- - -

◉ Sulla Signora delle Belve, vedi anche...

La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.

Note alle immagini ---

_La miniatura in apertura, con un orso che stringe la conocchia, è tratta dal manoscritto M. 1004 della Morgan Library:
nel sito della Biblioteca americana puoi vederne una scansione: folio 53r.

_La terracotta tarantina proviene dalla sezione archeologica del museo di Palazzo Kinský a Praga:
vedi le relative pagine su Wikimedia.

_La miniatura in conclusione, con un orsetto che divora una testa umana, è tratta dal manoscritto 62925 visibile nel sito della British Library: folio 51r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 4 a p. 75.

[2] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo. Il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, Amazon, Polland, p. 20.

[3] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 100 e 103.

martedì 28 giugno 2022

La femmina che uccide il maschio: la Mantide, simbolo del potere Matriarcale.


Perché a una femmina, che uccide il maschio delle sua specie, erano attribuiti poteri magici?

La mantide uccide il maschio nell'accoppiamento, e il suo nome significa "profetessa" [1].

In alcune zone era perfino oggetto di culto:
associata, anticamente, ai misteri di Eleusi...

« Doveva ricoprire un ruolo religioso ben definito, se in una moneta di Metaponto è raffigurata accanto alla spiga sacra dei misteri di Eleusi. » [1]

« "i suoi costumi sessuali così drammatici" (la femmina demone che divora il maschio nel mentre che lo seduce, proprio come le sirene, che addormentavano coi canti coloro che volevano dilaniare), tutto conduceva a pensare che la mantide non era un insetto "naturale".
In Africa era difatti oggetto di culto
. » [1]

Dietro il culto della mantide, adorata nel Mediterraneo per i suoi 'responsi', c'è la civiltà Matriarcale che offriva sacrifici alla Dea.

Robert Graves ci fornisce un indizio prezioso:
Proserpina, che regnava sui misteri di Eleusi, aveva fama terribile.

« Persefone (da phero e phonos "colei che porta la distruzione"), detta anche Persefatta ad Atene (da ptersis ed ephapto "colei che conferma la distruzione") e Proserpina ("la temibile") a Roma, era, pare, un appellativo della ninfa che sacrificava il divino paredro. » [2]

La mantide, divoratrice del suo amante, fu così associata alla ninfa che portava il nome di Proserpina...

« La ninfa tribale, pare, si sceglieva ogni anno tra i giovanotti del suo entourage un amante, il re che sarebbe stato sacrificato alla fine dell'anno e che diveniva così un simbolo della fertilità più che uno strumento del piacere della ninfa. » [2]



Nota alle immagini ---

_I due disegni a margine del testo, riportati nel post, provengono dal manoscritto inglese Add Ms 28841, visibile nel sito della British Library: folii 5v, 7v.




Note al testo ---

[1] Il linguista Gian Luigi Beccaria spiega l'origine del suo nome:

« Profetessa per antonomasia la mantide, come indica il nome stesso, greco màntis 'indovino', latino mantis.
Si traevano risposte da come muoveva le zampe. »

Cfr. Beccaria, I nomi del mondo, Einaudi, Torino, 2000, pp. 231-232, 239.

[2] Cfr. Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, pp. 6, 81-82.

sabato 18 giugno 2022

Sant'Orfeto e il Solstizio: tracce di una festa pagana del Sole.


Il solstizio d'estate cade tra il 20 e il 21 giugno.
Intorno a questa data, poco fuori Perugia, in una piccola chiesa su un'altura isolata, si svolge la processione di Sant'Òrfeto.


Ludovico Iacobilli ricorda il Santo martirizzato, con altri, il primo giugno [1], malgrado lo si festeggi nella seconda metà del mese!

Il periodo non è casuale.
Nella festa di sant'Òrfeto era adombrato il culto pagano del Sole.

Cosa significa il nome Òrfeto?

Secondo l'archeologo Alessio Fagugli, la parola deriva dall'ùrfeta:
un disco, simbolo del Sole, che serviva ad evocare il dio Giove durante i sacrifici...

« A me pare che il nome "Òrfeto" possa avere riscontri nel termine umbro "ùrfeta", che si legge nelle Tavole Iguvine.
In un suo saggio intitolato "L'Ùrfeta iguvina e alcuni riscontri indoeuropei", Raffaele Petazzoni fa notare che nella seconda delle Tavole Iguvine (II b 21-29) viene descritto il sacrificio di un vitello a Giove Padre

[...] Nel fare questa dichiarazione l'offerente doveva tenere in mano un oggetto designato con il nome di "ùrfeta":
"urfeta manuve habetu".
"Ùrfeta" corrisponde, con sufficiente approssimazione linguistica, al latino "orbita", e lo si traduce, con il Devoto, con il termine "ruota"
. » [2]


Òrfeto era il santo della Ruota solare:
l'Occhio del cielo che governa le stagioni e veglia sui mortali.

Il Santo, tuttavia, non gradiva che se ne spostasse la statua durante la festa: dal tempio isolato giù alla parrocchiale di San Marco.

Ed esprimeva il Suo disappunto con la pioggia: come un tempo faceva il dio Giove...

« Gli anziani del paese dicono che piove ogni volta che il Santo scende a S. Marco e che non ricordano un giovedì di processione in cui, o poco o tanto, non abbia piovuto, come se il Santo non fosse contento di lasciare la sua "casa". » [3]



Òrfeto, nel perugino, assunse lo stesso potere di Onniveggenza degli antichi dèi pagani Uranici che scrutavano dall'alto i loro devoti attraverso l'occhio del Sole.

« Secondo Diodoro, gli Egiziani concepivano i raggi solari come altrettanti occhi con cui il Sole guardava in tutte le direzioni, e attribuivano al nome di Osiride (assimilato al Sole che illumina di notte il regno dei morti) il senso di "occhiuto", "dai molti occhi"
( ir= "occhio")
. » [4]

Il Rosone di sant'Orfeto ereditò questa funzione pagana.



Nota alle immagini ---

_Le miniature con il Sole, prima e seconda immagine del post, sono tratte dai trecenteschi Rothschild Canticles, custoditi alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University.
I riferimenti ai folii sono: 96 r e 106 r.
Nel sito della Biblioteca è possibile visualizzare l'Opera integrale.


Note al testo ---

[1] « Negli antichi Lettionarii e Calendarii, che si usavano nella Città e Diocesi di Città di Castello [...] si leggevano le seguenti parole sotto il primo di Giugno, in qual giorno fu martirizzato
s. Crescentiano con s. Giustino & altri santi
. »

Cfr. Ludovico Iacobilli, Decimo Settembre: Vita de' Santi Martiri Gricciviano, Giustino, Viriano, Orfito etc., in Vite de' santi e beati dell'Umbria, in Foligno, 1656, pp. 235-236.
L'Opera si può consultare anche su Google Libri.

[2] Cfr. Alessio Fagugli, Sant'Orfeto, Edizioni Simple, Macerata, 2015, pp. 25-26.

[3] Cfr. S. Orfeto: patrono di San Marco, a cura di Anna Borgarelli, Edizioni Guerra, Perugia, 1999, p. 30.

[4] Cfr. Raffaele Pettazzoni, L'essere supremo nelle religioni primitive, Einaudi, Torino, 1965, p. 139.

lunedì 30 maggio 2022

Madre-uccello: donne che diventano streghe.

L'archeologa Marija Gimbutas ci spiega come, nelle culture primitive, la Madre avesse l'aspetto di un uccello...

« La dea in sembianza di civetta è un'immagine importante dal Neolitico alla Prima Età del Bronzo.

[...] In Mesopotamia è chiamata Lilith, che significa barbagianni. » [1]
Il barbagianni fu associato, per secoli, alla Donna:
nei detti popolari se ne trovano tracce...

« Puzzone-e-istrìa "uccello della strega" è denominazione sassarese del barbagianni.
In Sardegna si diceva che mettendo il cuore del barbagianni sulla mammella sinistra di una donna addormentata, questa avrebbe confessato i suoi segreti


[...] Nella Gironda la civetta che ha il nido in un albero vicino a una casa indica che in essa una delle donne è in attesa di un figlio;
nel Limosino quado il gufo canta attorno alle case vuol dire che nel vicinato c'è una donna incita, e quando il barbagianni ha il nido sul camino della casa dove si trova una donna incinta, significa che nascerà una femmina
. » [2]
Secondo il mito greco, Acheloo aveva dato alla luce tre donne piumate, con zampe e penne di Uccello:
le Sirene.
La donna-uccello aveva il potere di dare la Vita, ma anche la Morte.

« L'Isola delle Sirene va interpretata come l'isola funebre che accoglie le ombre dei re defunti, come Avalon; le Sirene erano sia le sacerdotesse che piangevano su di loro, sia gli uccelli che popolavano l'isola stessa, al servizio della dea della Morte.

Le Sirene erano scolpite sui monumenti funebri come angeli che intonavano lamenti [...] e poiché si credeva che l'anima volasse via sotto forma di uccello, venivano descritte, come le Arpie, a guisa di uccelli pronti ad agguantare la preda. » [3]

Il mito traduceva l'antico binomio Donna-Uccello, di cui gli autori Classici parlavano con orrore, presagio di morte:
la demonizzazione della Madre-Uccello era già in atto, secoli prima dell'avvento del Cristianesimo...

« Basterà citare l'epigrafe funeraria di un bimbo, Jucundus, nella quale si legge:
"[...] mi strappò alla vita una strega (saga) crudele (...) voi, genitori, custodite i vostri figli".

Di che morì Jucundus?

[...] La sua morte prematura, in ogni caso, venne ascritta alle sagae, segno evidente che allora, come fino a ieri nelle nostre campagne, se ne temeva l'oscuro potere.
Le lamiae erano anch'esse donne-uccello divoratrici di neonati i cui corpi restituivano intatti, dopo averne sottratta l'essenza vitale
. » [4]


◉ Sull'argomento, vedi anche i post:

Al tempo in cui Mamma Oca era una strega, ovvero la Signora che possiede gli uccelli...

Le streghe che si trasformano in gatte.


Note alle immagini ---

_Le due miniature in apertura, provengono dal manoscritto inglese 42130, visibile nel sito della British Library: folii 175r e 204r.

_La miniatura sopra, in conclusione del post, è tratta dal manoscritto Stowe ms 17, folio 261r: è visibile nel sito della British Library, dove è stata scansionata l'Opera integrale.


Note al testo ---

[1] Cfr. Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, Venexia, Roma, 2008, p. 190.

[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 223.

[3] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 3 a p. 565 e nota 7 a p. 680.

[4] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 601.

lunedì 16 maggio 2022

M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.

Avere un responso amoroso da una margherita da campo, sfogliandone i petali, è un residuo magico popolare.

"M'ama / non m'ama" : è un rito divinatorio così antico e forte da perdurare fino a noi.

Gian Luigi Beccaria ne spiega il senso...

« Coll'erbe 'potenti' i ragazzi delle generazioni passate hanno sempre giocato a predire il futuro
[...] Il modo con cui si giocava ha battezzato le erbe ritenute prodigiose. » [1]

« In Alto Adige e nel Tirolo alla margherita si da il nome di Orakelblume 'fiore degli oracoli'
[...] Ancora oggi si usa staccare alla margherita dei prati uno ad uno i petali per trarvi auspici sugli amori futuri ("m'ama, non m'ama"). »

Niente di cui stupirsi.

Nell'immaginario popolare, le pratiche magiche si sono spesso cristallizzate nei giochi infantili.

È il caso di "m'ama / non m'ama".
Un antico rito divinatorio si è conservato sotto la parvenza innocua di un gioco...

« Il mito nasce, si trasforma, perde il suo significato sacrale, e prima di morire lascia qualche impronta indelebile che perdura nella vita familiare e quotidiana.

L'antico immaginario magico-religioso è in qualche modo sopravvissuto a livello infantile, nei giochi
. » [1]


◉ La filastrocca che cela un incanto stregonesco:
Il maleficio delle Tre Civette.


Note alle immagini ---

_La miniatura sopra proviene da un Libro d'Ore francese dalla Morgan Library di New York, e si può vedere direttamente nel sito della Biblioteca americana.
La segnatura è MS M. 73, folio 2v.

_La miniatura in apertura, con una donna che stringe una corona di fiori, è tratta da Wikipedia dove è indicata tratta dal Libro d'Ore di Simon de Varie, presso la Biblioteca Nazionale d'Olanda: KB 74 G37a, folio 91r.


Nota al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 1995, pp. 68-69 e 154.

mercoledì 4 maggio 2022

Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.


Perché ci si veste di nero, a 'lutto', in un funerale?

Dietro questo uso antichissimo c'è la paura atavica per gli spiriti maligni, che hanno causato il decesso.
Guai a farsi riconoscere da loro.
Nei cortei funebri tutti sono vestiti in nero, perfino con occhiali neri che, nel tempo, hanno sostituito il cappuccio!

Marie Delcourt lo spiegava bene, anni fa, in un articolo:
"La pratica rituale del travestimento"...

« Sono egualmente in pericolo anche il fidanzato e la fidanzata, la donna incinta, la puerpera, il neonato.
In tutti i paesi esistono dei riti destinati a renderli temporaneamente irriconoscibili
.
[...] E così si giustificano certo gli abiti da lutto, di cui non abbiamo ancora eliminato tutti i residui. » [1]

Le nostre usanze, spesso, hanno un retroterra così antico che il potere apotropaico di molti gesti ci sfugge.

« Reso vulnerabile dalla vicinanza della morte, il sopravvissuto si traveste allo scopo di non venir riconosciuto dai geni malefici che hanno appena scelto la loro preda nella casa e vi sono ancora annidati. » [1]

Gli spiriti invidiano i piaceri dei mortali.
Bisogna agire nell'oscurità, di soppiatto. Senza guardare:
per evitare la loro vendetta.

Il mito di Orfeo ed Euridice è chiaro:
sceso nell'Oltretomba per avere Euridice indietro, Orfeo, nella risalita, commette l'errore di voltarsi per vedere l'amata e controllare che lo stia seguendo.

Euridice, così, è persa per sempre!

« [Orfeo] placò il duro cuore di Ade tanto da indurlo a restituire Euridice al mondo dei vivi.
Ade pose una sola condizione: che Orfeo non si guardasse alle spalle finché Euridice non fosse giunta alla luce del sole.

Euridice seguì Orfeo su per l'oscura voragine, guidata dal suono della sua lira; ma appena sorse la luce del sole, Orfeo si volse per vedere se Euridice era con lui e così la perdette per sempre
. » [2]

Note alle immagini ---

_La miniatura sopra è tratta da Le roman d'Ogier le Danois, manoscritto della Bnf visibile su Gallica: folio 1v.

_La seconda miniatura del post, che mostra uomini incappucciati ai Funerali di Filippo il Bello, è tratta da un manoscritto della British Library: Royal 20 C VII - folio 49.

_La miniatura in apertura, con un leone che si avventa su un defunto, proviene dal manoscritto della British Library Royal 12 C XIX: folio 11 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Marie Delcourt, La pratica rituale del travestimento in L'amore in Grecia, a cura di Claude Calame, Laterza, Roma-Bari, 1988, pp. 87-88.

[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, p. 99.

domenica 24 aprile 2022

La Ruota a sei raggi: un simbolo Solare in due manoscritti medievali.



Il manoscritto Stowe ms 17 ci mostra una versione atipica dell'Impressione delle Stimmate.

Il Serafino è sospeso sopra una ruota a sei raggi:
simbolo del Sole.

Nadia Julien, ne Il linguaggio dei simboli, ne spiega il significato...

« A sei raggi, è la ruota solare, proiezione orizzontale della croce a sei braccia, che i Galli portavano come amuleto e che divenne il monogramma di Cristo, i suoi raggi trasformati in I o X o in P. » [1]
La ruota a sei raggi è la stessa che stringe nella mano sinistra il dio celtico del tuono Taranis in un idolo dal dipartimento francese della Haute-Marne.
Si tratta di un attributo, essenzialmente, maschile?

Non proprio.
Il Medioevo riprese il culto Solare dal mondo pagano:
nella cultura celtica, ad esempio, sulla Luce regnava la dea Brighid →sostituita, poi, con il culto di santa Brigida.

In un manoscritto inglese dalla British Library, sotto le parole del Salmo biblico 19, vediamo la miniatura di una Regina che ha uno scettro a forma di Ruota solare a sei raggi.

Chi è lei?

Difficile dirlo, ma nel folio c'è un indizio:
proprio accanto alla Regina 'solare'.

È una curiosa bandiera della Scozia [che è una bandiera medievale, risalente al IX secolo], con la croce di sant'Andrea o Saint Andrew's Cross, in campo blu...


Note alle immagini ---

_La miniatura con l'Impressione delle Stimmate è visibile al folio 175r nel sito della British Library.

_L'idolo celtico con il dio Taranis è visibile nella pagina dedicata alla divinità su Wikipedia.

_Il manoscritto citato in conclusione, è ms 42130 visibile nel sito della British Library:
il folio citato è 39r.


Nota al testo ---

[1] Cfr. Nadia Julien, Il linguaggio dei simboli, Mondadori, Milano, 1997, p. 270.

mercoledì 13 aprile 2022

Elena e Gianna: nomi nascosti della Dea.


La devozione alla dea Diana si è conservata in un nome che è la Sua corruzione: Gianna.

Chi ha questo nome porta su di sè, inconsapevolmente, una traccia della Natura selvaggia della dèa.

Si tratta di due processi fonetici: la gutturalizzazione della d in g, ed il raddoppiamento della n.
Il linguista Gian Luigi Beccaria ci spiega che...

« gianna "strega" viene dal nome della dea Diana che in tanti dialetti romanzi sopravvive nel senso di 'fata, strega' (o 'incubo', e anche 'donnola'). » [1]

Gianna/Diana era la divinità dei voli notturni delle streghe:
il potere sul fallo/scopa era unito al dominio sulle forze bestiali che abitavano i Suoi boschi.

« Diana sin dall'Alto Medioevo era diventata la dea che presiede ai voli notturni delle streghe verso i loro convegni, la signora dei culti segreti che compare nei crocicchi nelle notti di luna a capo di un corteo di anime e cani latranti, la 'caccia selvaggia'.

[...] Compare la prima volta in quelli che possono essere considerati il canone della stregoneria, i capitolari di Carlo il Calvo per l'anno 872, attribuiti al concilio di Ancyra (Ankara) del quarto secolo:
vi si parla di streghe che cavalcano "durante la notte varie bestie, insieme a Diana, la dea dei pagani"
». [1]

Il potere ferino e bestiale della donna era conosciuto fin dall'antichità:
gli autori classici lo avevano trasposto nel mito di una donna che con la sua forza ammaliatrice aveva scatenato una guerra:
Elena di Troia.

Al punto che la città in cui si cultuava la Dèa, espugnata dagli Achei, divenne sinonimo di lussuria.

« La guerra di Troia narrata nell'Iliade si colloca, storicamente, alla fine dell'età del bronzo, sul declinare, quindi, delle antiche società matrilineari

[...] basti pensare alla grande statua femminile che troneggiava nel centro del tempio di Troia.

Che la città fosse dedicata a una dea la dice lunga sulla sua origine matrifocale. In tutta l'Iliade questo aspetto è adombrato, nascosto, quasi sottaciuto ». [2]

Nota alle immagini ---

_Le miniature con cui ho illustrato questo post provengono dal manoscritto francese Champion des dames, composto dal monaco Martin Le Franc.
L'Opera si trova alla Bnf di Parigi, catalogata come ms fr. 12476:
folii 100 verso, 101 recto, 105 verso.

Nel sito della Biblioteca di Parigi si può visionare, integralmente scansionata, l'Opera.

_Le ultime due miniature si riferiscono a Zenobia, leggendaria regina di Palmira: cacciatrice indomita come Diana.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 169 e nota a p. 241.

[2] Cfr. Mirella Santamoro, Quando Troia era solo una città, UnoEditori, Orbassano (Torino), 2016, pp. 23-26.

giovedì 31 marzo 2022

Magia 'simpatica'. Animali evocati sulla carta.

I manoscritti medievali sono pieni di animali, specie leoni, colti in atteggiamenti assurdi.
All'epoca, quanti ne avevano mai visto uno?
Forse in qualche fiera: era uno spettacolo insolito.

Il leone era già estinto, nel vecchio continente, da qualche migliaio di anni!
Lo storico francese Michel Pastoureau, in Medioevo simbolico, lo spiega bene...

« Nel Medioevo, l'animale non è più indigeno in Europa da molto tempo.
Tuttavia, gli uomini e le donne d'epoca feudale possono avere l'occasione di vedere dei leoni vivi; non tutti i giorni, certamente, ma forse meno raramente di quanto non si possa pensare di primo acchito.

Esistono infatti numerosi ammaestratori di animali che si spostano di fiera in fiera e di mercato in mercato.
Tra una fauna relativamente diversificata, esibiscono orsi che ballano o fanno acrobazie e, di tanto in tanto, uno o più leoni
. » [1]

In un manoscritto inglese, il Salterio di Luttrell, san Francesco mostra le stimmate con, al fianco, un leoncino.

Guardiamo bene la scena.
Cosa ci fa, qui, un leone?
Nelle Fonti Francescane, ovviamente, di leoni non se ne parla!

Il leone evoca il nome del frate seduto accovacciato a sinistra, a lui speculare: frate Leone.

Nel Medioevo, spesso le immagini avevano un potere evocativo.

È un procedimento tipico della Magia simpatica:
un oggetto inanimato trasmette il dolore sul soggetto raffigurato.

Andrea Romanazzi spiegava bene questo uso nel suo libro sulle pratiche della Stregoneria...

« [...] il concetto antico di magia si basa sul principio di "simpatia", che a sua volta si scinde in due ulteriori postulati: quello di "similarità" e quello di "contatto".

L'idea alla base di queste credenze è che le cose materiali possano interagire anche a distanza, in virtù di una forza attrattiva che permette al simile di attrarre il simile
. » [2]
Questa superstizione era così presente nella cultura medievale che perfino dei fantocci venivano usati, per evocare il supplizio (!) che l'animale avrebbe dovuto subire...

« Il più antico esempo francese documentato risale al 1332.
Un cavallo era stato causa di un incidente che aveva provocato la morte di un uomo nel territorio della parrocchia di Bondy, nei dintorni di Parigi.
La parroccha dipendeva dal tribunale del priorato di Saint-Martin-des-Champs, ritenuto molto severo.

Così il proprietario del cavallo si affrettò a condurre l'animale su un territorio dipendente da un'altra giurisdizione.
Ma l'astuzia fu scoperta, e l'uomo preso: condannato a pagare una somma equivalente al valore del cavallo, dovette inoltre fornire al tribunale di Saint-Martin-des-Champs una 'figura di cavallo' che fu esposta ed impiccata secondo il rituale consueto
. » [1]


Note alle immagini ---

_La miniatura in apertura, con un leone che si carica addosso un uomo, è tratta dal manoscritto Ad 24686 visibile nel sito della British Library, folio 17r.

_La miniatura con il leoncino a fianco di san Francesco, è tratta dal manoscritto Add Ms 42130: folio 60v.
A proposito del Salterio di Luttrell, vedi la pagina su Wikipedia.

_La terza miniatura del post, con l'uomo a cavallo che stringe un gattino, è tratta dal Bestiario Add Ms 11283, folio 2r.
Sempre nel sito della British Library si può ammirare il documento.


Note al testo ---

[1] Cfr. Michel Pastoureau, Medioevo simbolico, Editori Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 34 e 40.

[2] Cfr. Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2008, pp. 29-30.

lunedì 14 marzo 2022

Il sogno di un cavaliere.

Una miniatura dei Rothschild Canticles ci mostra un gatto armato fino ai denti, pronto per la pugna.

Molti rampolli del MedioEvo somigliavano a questo gatto:
Francesco d'Assisi non era da meno!

Tommaso da Celano ci racconta l'esultanza del giovane Francesco soldato, prigioniero nelle carceri di Perugia:
un sogno premonitore gli ha rivelato che, un giorno, il suo nome sarà sulla bocca di tutti...

« Si combatteva tra Perugia e Assisi.
In uno scontro sanguinoso
[a Collestrada nel 1202, n.d.a.] Francesco fu fatto prigioniero assieme a molti altri e, incatenato, fu gettato con loro nello squallore del carcere.
Ma mentre i compagni muoiono dalla tristezza e maledicono la loro prigionia, Francesco esulta nel Signore, disprezza e irride le catene.

Afflitti come sono, lo rimproverano di essere pieno di gioia anche nel carcere e lo giudicano svanito e pazzo.
Ma Francesco risponde con tono profetico:
"Di che cosa pensate che io gioisca? Ben altro è il mio pensiero: un giorno sarò venerato come santo in tutto il mondo"
. » [1]
I sogni di gloria (e la carriera militare) di Francesco erano giustificati dal fatto di essere un secondogenito.

Al fratello maggiore, Angelo, sarebbe spettata l'attività paterna: così accadeva nel MedioEvo.

Un documento dall'Archivio Comunale di Assisi, citato negli anni quaranta del '900 da padre Giuseppe Abate [2], ci permette di ricostruirne la proprietà.
Al figlio di Angelo −Piccardo−, nipote di Francesco, economo del Sacro Convento era assegnato, tra gli altri, un locale al pianoterra (la vecchia bottega o un deposito?) della casa dei Bernardone, in cui il Santo da piccolo era cresciuto.

Detto fatto: l'immobile divenne l'Oratorio di San Francesco Piccolino ad Assisi...


Nella società medievale, per un ricco borghese come Francesco la 'carriera' era segnata.
Non restava che scegliere tra due opzioni:
ricevere l'investitura da cavaliere o farsi prete.

Jacques Le Goff in Tempo della Chiesa e tempo del mercante, spiegava bene una dinamica culturale radicata fin dall'Alto MedioEvo!

« Non c'è posto in questo mondo per gli individui, a meno che non siano veramente fuori dal comune: santi o eroi, i primi nell'ordine degli oratores, i secondi in quello dei bellatores [3] »


I bellatores sono quelli che, dal latino, fanno il bellum: la guerra.

A loro sono concessi gioielli e tessuti regali:

« L'alto Medioevo occidentale ha di fatto conosciuto solo due generi letterari:
l'agiografia e la chanson de geste.
Gli altri individui non hanno un'esistenza propria se non per partecipazione all'essere dell'eroe e del santo:

il biografo che lo loda, il giullare che lo canta, il fabbro che forgia la sua spada, l'orefice che cesella i simboli esteriori della sua ricchezza e del suo potere. [3]
»


Francesco, da figlio del Suo tempo, ci prova subito:
viene arruolato nelle milizie di Gualtiero di Brienne, che partono per combattere gli Infedeli in Puglia.

Ma capisce subito che la vita del cavaliere non fa per lui, e si ammala: a Spoleto si ferma, e torna indietro. [4]
Ossessionato da sogni di gloria irrealizzabili, febbricitante, Francesco sogna il grande Palazzo dagli scudi crociati:
la fama sembra essergli sfuggita per sempre.

Francesco è un fallito che non si da pace.

Se la gloria militare gli è preclusa, deve provarci come oratores: come Santo.
E qui gli andrà, decisamente, meglio!


Note alle immagini ---

◉ Le miniature con cui ho illustrato il post fanno parte dei Rothschild Canticles: il manoscritto è noto come MS 404 e fa parte della Beinecke Rare Book and Manuscript Library presso la Yale University [fai click sul seguente link per sfogliarne le pagine].

Le illustrazioni qui riportate si trovano, nel manoscritto, ai folii: 114 verso, 129 verso, 132 recto, 136 verso, 137 recto, 138 recto, 141 recto, 142 recto, 171 recto.

◉ Sulla (presunta!) casa natale di Francesco, vedi anche la pagina su Wikimedia Commons.

Note al testo ---

[1] Cfr. Vita Seconda di Tommaso da Celano, Capitolo I in Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004, p. 364 - ff 584.

[2] « Il primo documento risale al 1253.
Esso riguarda la tardiva divisione dell'eredità familiare (lungamente conservata 'pro indiviso') tra i due nipoti di San Francesco:
Piccardo [si chiamava così, probabilmente, in omaggio a Monna Pica -nativa, appunto, della Piccardia?] e Giovannetto, figli di Angelo della Pica, fratello del Santo; non è l'integro atto notarile, ma è solo la cedola riguardante il primo dei due fratelli, nel cui interesse fu estratta.

Nel documento è detto che nella quota toccata a Piccardo (terziario francescano e procuratore ed economo del Sacro Convento) è compresa "una casa sita nella contrada di Porta Moiano i cui confini sono: al primo lato la strada, al secondo un formello [« chiamavasi così un vicolo cieco interposto fra due case » : vedi Vita Nova di Arnaldo Fortini, p. 29], al terzo la casa degli eredi della Sfassata, al quarto la casa di Ugolino di Contedino". »

Cfr. Giuseppe Abate, La casa natale di s. Francesco e la topografia di Assisi nella prima metà del secolo XIII. Estratto dal « Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria », Volume LXIII - Fasc. I, 1966, p. 7.

[3] Cfr. Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante. Saggi sul lavoro e la cultura nel Medioevo, Einaudi, Torino 1977, p. 142.

[4] Gli agiografi non forniscono tutti una versione coincidente circa i motivi che spinsero Francesco, diretto in Puglia, a fermarsi a Spoleto: malattia o ripensamenti?

« Messosi dunque in cammino per raggiungere la Puglia, arrivò fino a Spoleto e qui cominciò a non sentirsi bene. »

[Leggenda dei tre Compagni, ff 1401]

« Giunto a Spoleto, preoccupato del viaggio, a notte fatta si stese per dormire. »

[Anonimo perugino, ff 1492]

venerdì 4 marzo 2022

Falco o gufo? La Dea dell'ombra e le piume diaboliche.

Il pittore fiorentino Bartolomeo della Gatta aveva ben chiara l'identità dell'uccello che iniziò Francesco alle stimmate:
un gufo.

Le fonti parlavano di un falco [1], ma Bartolomeo scelse di dipingere proprio un gufo: l'uccello dei Morti.

« più prossimi a noi si levano dritti i fusti di due abeti [...]
e il tronco di un faggio dal quale occhieggia immobile un gufo minutamente segnato come in un quadro fiammingo.

La presenza dell'uccello notturno vuol significare che le tenebre sono discese
». [2]

Francesco scelse l'eremo della Verna come sito per il prodigio delle stimmate: un santuario della dea romana dell'ombra Laverna, che regnava sui Morti e aveva i ladri come devoti:
in latino, chiamati proprio laverniones.

Quale luogo migliore per evocare le tenebre?

Padre Salvatore Vitale in un trattato del Seicento, "Monte Serafico della Verna", lo spiegava bene:

« E così fin'al tempo del glorioso Serafico Padre San Francesco stette 'l Monte santo fatta spelonca di ladri
per li cui meriti fu da questo luogo scacciato l'empio e scellerato ladrone Laverno Satanasso, e suoi seguaci:
ed all'hora perse l'vecchio, ed abominevol nome, cangiato in Vernia
». [3]

Nella stregoneria popolare, le pene umane si legavano alle piume degli uccelli: presagio infausto.

Le piume dei cuscini portavano il diavolo, e si bruciavano ai crocicchi:
perfino nelle fonti francescane -Compilatio Assisiensis o Legenda antiqua Perusina- si trova traccia di questa fama diabolica...

« Una notte, durante il primo sonno, chiamò il compagno, che riposava non lontano nella cella più grande e antica.
[...] Gli disse il beato Francesco: "Fratello, stanotte non ho potuto dormire né tenermi in piedi a pregare.

Io credo che c'era il diavolo in questo cuscino che ho sotto il capo. Da quando aveva abbandonato il mondo, infatti, il beato Francesco non volle più coricarsi su un coltrone né tenere sotto il capo un cuscino di piume, mai, nemmeno nelle malattie. »
[ff 1673]

Post correllato su Laverna, dea dei Morti ---

Laverna, l'oscura dèa senza corpo.

Post sulla dea Uccello, datrice di Vita e di Morte --

Madre-uccello: donne che diventano streghe.

Post su stimmate e allucinazioni ---

I funghi e le stimmate: una visione serafica o allucinogena

Era tutto un sogno? Il monaco Matthew e il 'mistero' delle Stimmate.


Note alle immagini ---

_La miniatura sopra, con un uccello che sgrana gli occhi, proviene dal manoscritto Add Ms 42130: folio 185r.
Il documento è visibile nel sito della British Lirary.

_L'impressione delle stimmate [1476 circa] di Bartolomeo della Gatta si trova presso la Pinacoteca di Castiglion Fiorentino, in provincia di Arezzo.

Cecilia Martelli parla, invece, di un allocco: strix aluco.
Un altro uccello infausto, imparentato con il gufo e legato allo strige: dal cui nome latino derivano le parole strega e stridere.

« La scena del miracolo delle Stigmate è ambienta sullo sfondo di un ampio paesaggio roccioso, ricco di alberi e prati verdeggianti, animato dalla presenza di animali, come l'allocco posato sul faggio in primo piano ».

Cfr. Martelli, Bartolomeo della Gatta, pittore e miniatore tra Arezzo, Roma e Urbino, Centro Di, Firenze, 2013, p. 326.


Note al testo ---

[1] « Sembra proprio che l'esultanza esibita dagli uccelli di così varia specie e il canto del falcone fossero un presagio divino. »
[ff 1158]

[2] Cfr. Mostra delle opere di Bartolomeo della Gatta e della sua scuola nel Palazzo Pretorio, Arezzo, 1930, p. 20.

[3] Cfr. Salvatore Vitale, Monte Serafico della Verna, nel quale N. Sig. Giesu Cristo impresse le sacre stimmate..., in Firenze, 1628, p. 9.
Su Google Libri si può visionare l'Opera.

domenica 20 febbraio 2022

Pipistrelli inchiodati: le anime dei Morti a protezione della casa.


Gian Luigi Beccaria ci racconta come i nostri antenati inchiodassero dei pipistrelli sull'uscio di casa, a scopo apotropaico.

« [...] barbaro costume di ancora non molti decenni or sono, inchiodare gli strigidi, e anche i pipistrelli, alle porte dei granai, crocifiggendoli per allontanare il malaugurio che porta lo spirito cattivo che essi incarnano ». [1]

Da cosa derivava questa macabra usanza?

Un indizio lo troviamo nella lingua latina:
pipistrello si dice vespertilio-onis:
parola così simile al becchino dei morti, che in latino si dice: vespillo-onis.

Niente di strano: sia il becchino sia il pipistrello sono associati al tramonto: uno agisce al tramonto dei vivi, l'altro si alza in volo al calar del sole.
In latino, il tramonto è vesper:
come i Vespri, che nella liturgia si recitano al tramonto.

Gli antichi credevano che i pipistrelli fossero anime di morti reincarnate:

« Le anime perse, quelle che non hanno trovato la strada dell'aldilà perché sono morte di morte violenta, si aggirano senza mèta, entrano talora nei corpi di animali, preferibilmente pipistrelli ». [1]

L'Odissea narra di anime che svolazzano nell'Oltretomba proprio come dei pipistrelli...

« Come al fondo d'un antro pauroso svolazzano stridendo i pipistrelli [...] così andavano quelle insieme stridendo » [2]

Dante descrive le ali di Lucifero che svolazza nell'Inferno come fosse un enorme pipistrello...

« vele di mar non vid'io mai cotali.
Non avean penne, ma di vispistrello
era a lor modo; e quelle svolazzava
». [2]

Gli antenati avrebbero assicurato una buona progenie con il sangue dei pipistrelli, da mettere sotto il giaciglio delle donne:
così la stirpe si sarebbe perpetuata...

« Si pensava inoltre che, mettendo gocce di sangue sotto il guanciale di una donna, si potesse aiutarla ad avere figli. » [3]

Note alle immagini ---

Tutte le immagini del post sotto tratte da manoscritti presenti ne sito della British Library, e disponibili in versione digitale.

_Le segnature, con i relativi folii citati, sono:

Add ms 49622, folio 44v;
Add ms 42130, folio 164r;
Add ms 1283, folio 21v;
Harley ms 4751, folio 50r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo: santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 97 e 214.

[2] Ho tratto le citazioni sull'Odissea e sull'Inferno di Dante dall'articolo di Marco Chiariglione: “Svolazza” Lucifero come le anime dei morti?
nella rivista Parole Rubate, Purloined Letters, fascicolo n. 9, 2014: pp. 111-112.
Il documento è scaricabile integralmente nel sito
dell'Università di Parma.

[3] « Nell'antichità il pipistrello simboleggiava la vigilanza [...].
Non a caso fin da allora -ma è usanza ancora oggi presente in alcune zone rurali- si inchiodavano dei pipistrelli sulle porte di casa in segno di protezione dai demoni della notte e dal maleficio
. »

Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 408.