sabato 18 ottobre 2014

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso: il culto apotropaico del Lupo


All'inizio del MedioEvo sui politici europei incombeva una minaccia: il lupo.

Con il crollo dell'Impero Romano le città si svuotarono, le strade caddero nell'incuria, la boscaglia prese il sopravvento.

Allontanarsi dal centro abitato era un pericolo, i lupi agitavano il sonno dei contadini così come quello dei mercanti. Nessuno si sentiva al riparo. Perfino i Vescovi organizzarono battute di caccia per sopprimerli.


« Carlo Magno dovette creare dei funzionari appositi per la caccia dei lupi, che vennero chiamati lupari.
[...]
Il pericolo esisteva, grave al punto che, trascorsi alcuni secoli dall'inizio del Medioevo, quando la pubblica amministrazione si organizzò in forma più rigida ed efficace, la caccia al lupo divenne compito dello stato che se ne sentiva investito. Gli stessi vescovi organizzavano grandi battute di caccia all'animale e ne facevano strage.

Il nome "Lupo" era dato con frequenza alle persone, uomini e donne; grande era il valore totemico e sacrale che il lupo rivestiva presso le popolazioni germaniche e di altre stirpi. Le danze sacre che scandivano l'inizio delle battaglie vedevano i guerrieri incappucciati con la testa del lupo, dell'orso e di altre bestie selvagge. I nomi più frequenti dei guerrieri erano: "Elmo di lupo", "Elmo d'orso".* »

Il bandito che Francesco d'Assisi convertì tra i dirupi della Verna era soprannominato Fra Lupo per la sua ferocia.

Ma lo stregone di Assisi s'imbatté anche in un lupo vero, e a Gubbio se ne conserva una traccia ai limiti dell'immaginazione.


Alla chiesetta di San Francesco della Pace si trova collocato a mo' di altare il masso su cui –udite, udite- Francesco ammansì il terribile lupo di Gubbio, come ci raccontano un affresco conservato a Pienza [sopra] ed un famoso brano dei Fioretti...

« Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio, nel contado di Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziando gli uomini; in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura, però che spesse volte s'appressava alla città; e tutti andavano armati quando uscivano della città, come s'eglino andassono a combattere [...] »


Non appena il lupo si avventò sul nostro stregone, bastò a Francesco un segno di croce per trasformarlo in un docile cagnolino.

« Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere. »

A quel punto lo stregone di Assisi si mise a parlare con il lupo e strappò alla bestia la promessa di non terrorizzare più nessuno.

« E il lupo, con inchinare di capo, fece evidente segnale che 'l prometteva. E santo Francesco sì dice: "Frate lupo, io voglio che tu mi facci fede di questa promessa, acciò ch'io me ne possa bene fidare". E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede, il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco, dandogli quello segnale ch'egli potea di fede. » [ff 1852]

Una volta morto il lupo, la sua carcassa fu oggetto di culto, tanto è vero che nell'Ottocento la si ritrovò coperta da un sarcofago, conservato oggi come una reliquia nella cripta della chiesetta...


In Cappuccetto Rosso invece è necessario l'abbattimento del lupo.

Pierre Saintyves sostiene che l'uccisione del lupo ad opera del cacciatore nel racconto non sia un escamotage letterario, ma il retaggio di precise cerimonie apotropaiche in cui ci si propiziava la caccia al Lupo.
Saintyves scrisse che l'antenato del lupo di Cappuccetto Rosso era nientemeno che Fenrir**.


Nella mitologia norrena il lupo Fenrir è un terribile dio che abita le paludi ed è dotato di un'intelligenza fuori dal comune, tanto da essere in grado di parlare.
Vi ricorda qualcosa?

"Nonna nonna, che occhi grandi che hai..."
"È per guardarti meglio, bambina mia."

Fenrir è così astuto e così forte che l'unico in grado di affrontarlo con coraggio è il dio della guerra Týr [sopra], brandendo il suo spadone.

Dall'agiografia alla fiaba. Un mito per un altro mito.

Se ci si pensa bene, non sono così poche le analogie tra quel pietrone conservato a Gubbio e il lupo cattivo di Cappuccetto Rosso.

Li distingue, forse, solo un segno di croce.


Bibliografia ---

* Vito Fumagalli, L'alba del Medioevo, Il Mulino, Bologna 1993, pp. 73 e 75.

** Paul (!) Saintyves, Cappuccetto Rosso, reginetta di maggio, in Cappuccetto Rosso: una fiaba vera, a cura di Stefano Calabrese e Daniela Feltracco, Meltemi, Roma 2008, pp. 60-61.

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