domenica 30 giugno 2019

Lo sciamano insanguinato. Convegno a Perugia: pillole introduttive.


Il grande Uccello che appare allo sciamano e gli trasmette i suoi poteri curativi, è un'immagine molto radicata nei popoli primitivi.

Interessante in proposito un libro* con i racconti sulla vita polare dell'antropologo Knud Rasmussen, deliziosamente illustrato negli anni sessanta dagli artisti Inuit Kiakshuk e Pudlo...



Lo sciamano invoca l'Uccello, ed alla fine questo gli appare.
Ecco il testo della preghiera rivolta dallo sciamano, affinché
l'Uccello si manifesti
:

    You GULL up there dive down
    come here
    take me with you in the air!

    Oh GABBIANO lassù, scendi giù
    vieni qui
    portami con te nell'aria!

L'Uccello allora arpiona lo sciamano con i suoi artigli e lo conduce nei reami celesti, come ci mostra l'illustrazione di Pudlo...



È curioso che la più nota visione di san Francesco, culminata sul monte della Verna con l'Impressione delle stimmate, segua nella sostanza il mito sciamanico del grande Uccello.

Atterrito dalla visione del Serafino, Francesco trova nel suo corpo le ferite taumaturgiche –prodotte dalla suggestione o da una vera violenza fatta sulle sue carni dal Serafino-Uccello?

Tommaso da Celano, il primo biografo di Francesco, nella Vita Prima narrava la vicenda in modo sibillino, lasciando aperta la strada alle interpretazioni sul rapporto tra Francesco e l'Angelo-Uccello...

« Mentre non riusciva a capire nulla di preciso e la novità di quella visione si era impressa nell'animo, ecco che nelle sue mani e piedi cominciarono a comparire gli stessi segni dei chiodi che aveva appena visto in quell'uomo crocefisso.
Anche il lato destro era trafitto come da un colpo di lancia, con ampia cicatrice, e spesso sanguinava bagnando di quel sacro sangue la tonaca e le mutande
**. » (ff 485)

Per evitare che l'episodio fosse mal interpretato, nelle Considerazioni sulle Sacre Sante Istimmate l'autore metteva le cose in chiaro: la visione era frutto dell'immaginazione di Francesco, e nessuno aveva mai fatto violenza sulle carni del santo!



« [...] non per martirio corporale, ma per incendio mentale egli doveva essere tutto trasformato in nella ispressa similitudine di Cristo crocifisso**. » (ff 1920)

La figura alata era quindi frutto di follia?

Nel Trattato De Adventu fratrum Minorum in Angliam si trova invece una versione (ben) diversa!
Una nota presente nel testo c'informa che « quell'apparizione era stata molto più evidente di quello che si era scritto nella vita di lui ». In breve:
il Serafino avrebbe fatto violenza fisica sul Santo!

« San Francesco però aveva rivelato a frate Rufino, suo compagno, che, quando aveva visto l'angelo ancora da lontano, ne era rimasto molto spaventato e che l'angelo l'aveva colpito duramente, e gli aveva detto che il suo Ordine sarebbe durato fino alla fine del mondo**. » (ff 2519)



Proprio la violenza fisica fatta dal Serafino a san Francesco fu edulcorata dagli agiografi, con la storia dell'Impressione delle stimmate sulle carni del Santo.

Nelle pratiche sciamaniche, lo spirito che si manifesta terrorizza lo Sciamano, e infonde i poteri taumaturgici attraverso una vera colluttazione che culmina con il suo smembramento.
Al risveglio dalla trance, lo sciamano può operare le guarigioni con le ferite sanguinanti, che lo consacrano davanti alla comunità come detentore del sacro.

Knud Rasmussen in Aua enumerava diversi spiriti guaritori eschimesi, alcuni dei quali si erano manifestati in modo così spaventoso allo Sciamano che egli non aveva avuto il coraggio di assumerli come Spiriti Guida:

« Lo spirito fece ad Anarqaoq un effetto così violento nel suo silenzioso orrore che egli fuggì senza averne fatto uno spirito ausiliario***. »


Sempre Rasmussen in Aua parlava della colluttazione tra gli Spiriti e lo sciamano, da cui quest'ultimo rimaneva ferito, addirittura sanguinante...

« Lo sciamano rimase fuori una mezz'ora e al ritorno la sua pelliccia aveva le maniche e la vita strappate e l'uomo aveva braccia e mani piene di sangue.
Ansimava pesantemente, come se fosse in preda a un enorme sfinimento, e crollò a terra
***. »

La visione del grande Uccello era meravigliosa e insieme terribile.
La violenza inferta dagli Spiriti era ciò che conferiva allo Sciamano i suoi poteri, come Rasmussen ribadiva appena qualche pagina dopo...

« Così secondo Aua c'erano due modi per diventare sciamano:
si andavano a cercare gli spiriti nella solitudine oppure essi venivano spontaneamente dall'uomo in un modo misterioso e violento
***. »

Mircea Eliade spiegava tutti questi passaggi nel suo famoso libro:
Lo Sciamanismo e le tecniche dell'estasi...



« [...] ogni sciamano ha un Uccello Rapace-Madre che rassomiglia ad un grosso volatile, con un becco di ferro, artigli adunchi e una lunga coda****. »

« [...] Quando l'anima ha conseguito la maturità, l'uccello ritorna sulla terra, taglia il corpo del candidato a pezzi, che egli distribuisce tra gli spiriti malvagi delle malattie e della morte. Ciascuno di questi spiriti divora il pezzo del corpo che gli spetta, il che ha per effetto l'acquisizione, da parte del futuro sciamano, della facoltà di guarire le corrispondenti malattie****. »

Dopo che Francesco ha avuto alla Verna la visione (violenta!) del Serafino, nel viaggio di ritorno verso Assisi ad ogni paese una folla lo acclama come « Santo », supplicandolo di operare guarigioni.

Le Considerazioni sulle Sacre Sante Istimmate lasciano intuire la stretta continuità tra il prodigio francescano e le pratiche curative primitive dei medicine man...

« Il dì medesimo passò santo Francesco per lo borgo a Santo Sepolcro; e innanzi che s'appressassi al castello, le turbe del castello e delle ville gli si feciono incontro, e molti di loro gli andavano innanzi co' rami d'ulivi in mano, gridando forte:
"Ecco il santo, ecco il santo!";
e per divozione e voglia che le genti aveano di toccarlo faceano grande calca e pressa sopra lui
**. » (ff 1927)

La visione francescana era del tutto spontanea, oppure fu una stregoneria calcolata nei dettagli?

Sfiorerò il tema domenica 14 luglio in un intervento all'Agriturismo "Il Poggiolo" vicino Perugia, intorno alle ore 17 e 30:
l'ingresso al Convegno è libero...



Note al testo ---

* Cfr. Knud Rasmussen, Eskimo Songs and Stories. Collected by Knud Rasmussen on the Fifth Thule Expedition. Selected and Translated by Edward Field, Delacorte Press, S. Lawrence, 1973.

Consultabile interamente, previa registrazione, sulla biblioteca digitale statunitense Archive.org.

** Per le Fonti Francescane, vedi la traduzione edita dalle Editrici Francescane a Padova nel 2004.

*** Cfr. Knud Rasmussen, Aua, a cura di Bruno Berni, Adelphi, Milano 2018, p. 114, p. 135 e pp. 188-189.

_Si tratta di una traduzione del resoconto della Quinta Spedizione Thule (1921), pubblicato da Adelphi con il titolo di Aua (nome di uno degli sciamani consultati dall'antropologo danese).

****Cfr. Mircea Eliade, Lo Sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma 1974, p. 56.


Post correlati ---

_Sull'uso del sangue e sul ferimento rituale nelle iniziazioni sciamaniche, vedi il post: Il potere del Sangue nelle società primitive da San Francesco a Jodorowsky.

_Sulle origini pagane del Santuario francescano de La Verna, teatro del prodigio, vedi il post: Laverna, l'oscura dèa senza corpo.

_Sull'uso di funghi allucinogeni associato all'episodio, vedi il post:
I funghi e le stimmate: una visione serafica o allucinogena?

martedì 14 maggio 2019

Caccia al tesoro : le chiavi di san Pietro nella valle di Giano.



La toponomastica di una città come Perugia è così farcita da elementi del vecchio paganesimo, che spesso ci vogliono letture alquanto polverose per riportarli alla luce.

Cominciamo da un cartello, in apparenza anonimo, posto nel contado perugino a lato del Cimitero e a pochi chilometri dall'abbazia di san Pietro: strada di Valiano...



Scendendo da questa stradina, l'abbazia spicca sul promontorio con il suo campanile gotico che domina la Valle.
Lo spettacolo è suggestivo, ma sembrerebbe solo una nota turistica estemporanea...




Valiano: da dove viene questo strano toponimo?

Per schiarirci le idee -dicevo- dobbiamo ricorrere ad un testo (piuttosto) datato: Perugia augusta descritta da Cesare Crispolti perugino, stampa del 1648*.


Nelle prime pagine della sua guida turistica alle antichità perugine, Crispolti lega la fondazione di Perugia al culto di Giano scrivendo di una valle a lui consacrata...

« Sotto i colli, ove è situata Perugia ornati da tutte le bande di vaghi e dilettevoli giardini e di honorate habitationi, da Levante hanno la Valle di Giano amenissima & di gravissimo aspetto, che si distende quasi fino al Tevere, il quale è lontano da quella banda non più di due miglia [...] »

E in cima alla valle, pare svettasse il tempio di Giano...

« Hanno parimente giudicato che Giano sia stato il primo fondatore di Perugia [...] in confermatione di ciò può essere argomento il nome della valle sotto le proprie mura della nostra città, chiamata Valliano, nella cima della quale era già un Tempio dedicato ad esso Giano, del quale perfino ad hoggi resta qualche vestigio** »


Informazione questa che Crispolti conferma anche in una serie di appunti con qualche cancellatura mai dati alle stampe, che presso la Biblioteca Augusta sono catalogati come MS 1256.
Alla carta 47 recto si legge...

« Cose notabili fuor di Perugia, per il suo territorio ---

La chiesa della Trinità fuori della Porta San Pietro lontana quasi un mezzo miglio dalla città, si crede che fosse già il tempio di Giano dal quale tempio, e Dio, prendette poi il nome la valle soggetta chiamata hoggi Valliano
. »


I predicatori cristiani per convertire in modo agevole alla nuova dottrina, fecero una serie di associazioni iconografiche tra gli dèi pagani già venerati, e i nuovi santi di cui erano portatori.

Pierre Saintyves, in uno studio che ho recentemente pubblicato tradotto in lingua italiana, notava la sovrapposizione di san Pietro a Giano attraverso il comune denominatore delle chiavi...

« Le chiavi di Pietro fanno dimenticare quelle del vecchio Giano***. »

Ma cosa c'era sopra la Valle di Giano, cioè a Monterone, sulla collinetta dove oggi sorge il cimitero?
Ciò che il Crispolti scrive nel foglio successivo [carta 48r], è ancora più suggestivo...

« Monterone:
In questa parte vogliono gli scrittori, che fosse edificata da Giano la sua Turrena Augustale, alla quale venivano i Lucumoni overo presidenti di XII contrade a cento giorni dalla luna nuova, ad honorarlo e riverirlo*. »



La presenza del cimitero sopra la Valle di Giano è una coincidenza non così casuale!
Per quanto il Cimitero civico sia una realizzazione del tardo Ottocento, la sua ubicazione ricorda strettamente i poteri di Giano.

Come poi San Pietro avrà le chiavi del Paradiso, il dio romano con le sue due teste custodiva le porte di accesso ai due regni:
il mondo dei vivi e quello dei morti
.
Lo spiega bene Giovanni Feo nel suo saggio sugli dèi dell'Oltretomba...

« Presso gli antichi Romani il solstizio d'inverno (21 dicembre) fu detto la "porta del cielo" (janua coeli) o anche la porta degli dèi"; invece il solstizio d'estate (21 giugno) fu la "porta degli inferi" o la "porta degli uomini".

Questo simbolismo delle porte era associato al dio Giano, considerato dio dei "passaggi", degli "ingressi", degli "inizi" -e quindi delle "iniziazioni"
****. »

Varcare il confine della Porta del Cielo era troppo pericoloso per non chiedere la protezione del dio Giano che, molto prima di San Pietro, con le sue due teste ne presidiava l'ingresso.




Nota all'immagine ---

Sopra, l'ingresso al Cimitero di Perugia: a fianco è il cartello che indica la strada di Valiano.


Note al testo ---

* Il più antico esemplare che ho rintracciato di quest'opera è una ristampa del 1648, quando cioè il Crispolti (1563-1608) era già morto e sepolto da qualche decennio!

** Cfr. Crispolti, Perugia Augusta..., pp. 3 e 7.

*** Cfr. Pierre Saintyves, L'Origine del culto dei Santi, Eleusi Edizioni, Perugia 2015, p. 120.

**** Cfr. Giovanni Feo, Dei della terra. Il mondo sotterraneo degli Etruschi, Ecig, Genova 1991, p. 112.


Appunti ulteriori ---

Sul Giano guardiano del tempo, Champeaux scrive...

« Quando la religione romana attribuirà ai propri dèi sembianze umane, Giano sarà rappresentato con i tratti mostruosi di un dio a due teste, forma che traduce plasticamente la sua funzione specifica: proteggere le due parti dello spazio, le due metà del tempo, il prima e il dopo. »

Cfr. Jacqueline Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino, Bologna 2002, p. 34.


Post correlato ---

Per il confronto iconografico tra il dio Giano e San Pietro, vedi anche il post L'origine del culto dei santi: gemellaggi pagani.