giovedì 16 settembre 2021

L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.

Un manoscritto del Decretum Gratiani ci mostra un prete mago trovato in possesso di un oggetto proibito dalla Chiesa.

Condotto dal giudice, stringe nella mano il corpo del reato:
è un astrolabio.

L'osservazione dei pianeti a scopo divinatorio era molto radicata, ancora nel MedioEvo [1].

L'astrologia era una pratica popolare: la Chiesa cercava di combattere con ogni mezzo chi traeva auspici dal moto degli astri.

Le Decretali di Graziano contengono molte miniature che illustrano questa credenza superstiziosa.
È​ la causa XXVI: contro i reati di magia.

Eccone un'altra, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana:
un frate è intento a guardare all'insù, in modo sospetto.
Il frate, con la tipica tonsura monastica, sta sfogliando un libro di Magia (a destra) per interpretare il responso del cielo...

A sinistra, le voci del prete astrologo giungono fino al Vescovo che infliggerà la punizione.

Come esponenti del basso clero, i frati erano i più 'sensibili' alla superstizione popolare.
Le punizioni contro i trasgressori erano frequenti, e le miniature nel Decretum Gratiani ci attestano una certa frequenza nell'uso di quel complicato arnese: l'Astrolabio.

Un'altra miniatura del Decretum, ancora più bella ed elaborata...
Entro un loggiato gotico, si consuma il reato.

Nella nicchia centrale, il frate astrologo con in mano l'astrolabio dispensa predizioni a due devoti.
Nella nicchia di destra, lo stesso frate benedice un malato.

Nella nicchia di sinistra, la storia si chiude:
il frate è trascinato davanti al vescovo.

Due uomini lo stringono, indicando l'indizio di colpevolezza:
è il nostro caro astrolabio!


Nota al testo ---

[1] Lo storico americano Richard Kieckhefer spiega bene quanto l'astrologia, demonizzata nel mondo clericale, fosse addirittura di moda tra i laici.
Associata perfino alla pratica della Medicina nelle Università!

« L'astrologia aveva interesse per la medicina.
Un chirurgo o un barbiere-chirurgo doveva conoscere quali segni zodiacali presiedessero alle varie parti del corpo, perché era pericoloso operare o salassare un paziente quando dominava una costellazione avversa.

La conoscenza di queste cose era necessaria anche ai medici, e per questa ragione l'astrologia veniva studiata forse in modo più sistematico nelle scuole di medicina che in altre branche delle università medievali.

Nell'università di Bologna, illustre per i suoi studi medici, c'era un professore che insegnava ai futuri dottori a valutare l'influsso degli astri sul corpo umano
. »

Cfr. Kieckhefer, La magia nel Medioevo, Editori Laterza, Bari, 2004, p. 157.


Nota alle immagini ---

•Le miniature citate sono contenute in manoscritti del Decretum Gratiani, scansionati e visibili ad alta risoluzione, nel sito della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Le segnature dei manoscritti sono:
Vat. lat. 1371, folio 224 recto.
Urb. lat. 161, folio 257 verso.
Arch. Cap. S.Pietro A.25, folio 236 verso.
Arch. Cap. S.Pietro A.24, folio 251 recto.

lunedì 6 settembre 2021

La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.

Nella chiesa di san Silvestro a Bevagna c'è una pittura curiosa, sotto l'altare: lungo il corridoio che scende alla Cripta.

L'affresco è deteriorato, ma ancora leggibile.
Vi figura una Santa.
Sulla fronte, la donna ha dipinto un Occhio.

L'ex-voto risale ai primi anni del Trecento [1], ed è l'unica pittura medievale in cui abbia mai visto un Terzo Occhio.

Le iniziali sono appena decifrabili, nel registro sottostante:
si distinguono, subito all'inizio, una S e una L.

Chi è la Santa che ci osserva?

La risposta possiamo provare a darla studiando lo strano Occhio fiammeggiante dipinto sulla Sua fronte.

Robert Graves, ne I miti greci, ci offre un indizio:
secondo Graves, i fabbri antichi si tatuavano un cerchio sulla fronte in onore del Sole.
Quel cerchio si trasformò, nel filtro mitico, in un Occhio...

« I Ciclopi, pare, furono i membri di un'associazione di fabbri durante la civiltà elladica primitiva.

Ciclope significa "dall'occhio rotondo" e probabilmente essi avevano tatuati sulla fronte dei cerchi concentrici in onore del sole, fonte del fuoco che alimentava le loro fornaci. » [2]

L'Occhio del Sole Aton divenne l'Occhio di Giove;
e poi quello del Dio cristiano.

Nel rosone del duomo di Orvieto [1470 circa], la testa dell'Eterno illumina come un Sole i fedeli...

La pittura di Bevagna, e l'Occhio sulla fronte della Santa, ci offrono un indizio in più:
in origine, la Luce era un attributo femminile.

La donna sola ha la facoltà di dare alla luce:
prima della rivoluzione patriarcale, che affermò il potere solare di Apollo, era la Dea a regnare sulla luce.

Si capisce tutto studiando la Trinacria:
l'antico emblema del Sole, simbolo della Sicilia.

La Trinacria, infatti, è un Sole donna:
testa di Gorgone, e tre gambe rotanti: in direzione est-ovest.

Il Sole sorge ad Oriente e tramonta ad Occidente:
così le gambe della Gorgone si muovono da destra verso sinistra.

Ad esempio, in questa bella xilografia di fine Ottocento...

Chi è la Santa del nostro ex-voto?

Il sincretismo cristiano restituì alla Dea il dominio sulla Luce.

In Sicilia, il binomio luce-femminino era così forte da restare radicato nel culto di una Santa locale che, per tutto il MedioEvo, ebbe molta fortuna: Santa Lucia.

« Lucius, Lucilius, Lucifer, Lucilla, sono tutti nomi simili che alludono alla luce e alla vista.

Gli occhi si dicon luci dai latini e dagli scrittori italiani, come all'opposto occhi del mondo si dissero il sole e la luna, perché ci recan la luce
. » [3]

« Pare che l'accostamento sulla base dell'accento del nome in greco di Lucia con il termine latino lux
[...] sia di matrice paretimologica in quanto simile a quello in latino di lucerna, derivato dal termine in greco lùchos
. » [4]

In una pala di Bicci di Lorenzo [fine '300] da villa La Pietra, vicino Firenze, Lucia è raffigurata in trono:
con una lampada
nella mano destra.

Sulla lucerna che reca in mano si notano due piccoli occhi:
da lì scaturisce una fiamma...


È Lucia la Santa che stiamo cercando?

Possibile che un affrescatore umbro di periferia abbia ripreso l'antico simbolo solare del Terzo Occhio?

Per approfondire il tema, rimando ad un libricino...

Note alle immagini ---

_L'archeologo inglese Arthur Bernard Cook in Zeus: a study in ancient religion [Cambridge, 1914: Archive.org] notava come alcuni templi greci nel frontone avessero un cerchio,
a significare probabilmente l'Occhio divino:
un antenato del Rosone gotico?



_ Il rosone del duomo di Orvieto è, tradizionalmente, attribuito ad Andrea di Cione, detto l’Orcagna.
Cfr. L’Italia. L’Umbria, Touring Editore, Milano, 2004, p. 592.

_La xilografia con la Trinacria è opera di Giuseppe Barberis [1890]: vedi su Flickr.com.

_Sulla chiesa di San Silvestro a Bevagna, vedi anche la relativa pagina nel sito de I luoghi del silenzio.

_Sull'Occhio di Bevagna, è interessante notare come le ciglia in cui la pupilla è inscritta siano di colore rosso bruciato:
questa nota cromatica ne rafforza il simbolismo solare.


Note al testo ---

[1] Giovanna Mencarelli le indica come « due sante » generiche.

Cfr. Mencarelli, Le Chiese di San Michele e San Silvestro di Bevagna, Edizioni dell'Ente Rocca di Spoleto, Spoleto, 1980, p. 21.

[2] Cfr. Robert Graves, I Miti Greci, Longanesi, Milano 1983, nota 2 a p. 26.

[3] Cfr. Francesco Zanotto, Vita di Santa Lucia, Vergine e Martire, Venezia, 1861, p. 13.
Il testo è consultabile anche su Google Libri.

[4] Cfr. Maria Stelladoro, Lucia, la martire, Editoriale Jaca Book, Milano 2010, p. 107.

martedì 17 agosto 2021

Il drago a difesa della Madre: la falsificazione di un mito pagano.



Sotto una falce di luna, nell'oscurità della notte, san Giorgio infilza il drago che tiene prigioniera la principessa.

Ma la dama è davvero prigioniera del drago?

Jacques Le Goff, in Tempo della Chiesa e tempo del mercante, con qualche indizio in più ci spinge a dubitarne:

« All'inizio era il loro ruolo positivo ad avere la meglio:
i draghi erano creature innanzitutto benefiche, personificazioni e simboli di dèi della fecondità e di eroi o di re civilizzatori;
così il drago che incarna Tiamat, una delle forme della Grande Madre, e il drago marino legato alla nascita di Afrodite, essa stessa una delle forme della Grande Madre
. » [1]

La Madre era Nutrice del drago, non sua vittima!
Per ciò, le donne si recavano in processione a sfamarli...

« Presso i romani le ragazze andavano, in primavera, a deporre dolci nelle grotte in cui abitavano i serpenti (draghi) di Giunone di Lanuvium, dea agreste, da cui si attendevano buoni raccolti. » [1]

Nutrire i rettili era una prerogativa della Dea.
I predicatori cristiani rovesciarono il ruolo della Madre antica:
da Nutrice del drago a Sua prigioniera.
Il paredro da Lei allevato divenne, così, un mostro da uccidere.
Uccidere la 'bestia' significava convertire una città intera:
lo spiega bene Ludovico Iacobilli narrando l'evangelizzazione di Città di Castello, fatta nel Tardo Impero da san Crescenziano [sopra] abbattendo un temibile drago...

« Gli fu rivelato dal Signore, che al Popolo era stata mandata questa crudel Peste di quel fiero Dragone:
perché ingannato dalle fraudi dell'antico, e diabolico serpente, non cessava adorar i vani e bugiardi Dei

[...] Onde S. Crescenziano per tale conversione pieno di fiducia in Dio, armatosi con il salutifero legno della Santa Croce montò nel suo destriero, e dato di mano alla lancia, intrepidamente, presidiato all'aiuto divino, andò verso il Dragone e, assestandogli una lanciata, lo colpì e l'occise
. » [2]

E per non essere troppo vago, Iacobilli individuava perfino il teatro del combattimento fantastico:
si tratta di un tempio mariano [!].
È l'ex chiesa di Santa Maria della Carità, nel quartiere -oggi cittadino- di Rignaldello...

« Si tiene che il Santo uccidesse il dragone in quel luogo appresso il Tevere ov'è una Chiesa di commenda de' Cavalieri di Malta, e si chiama il luogo Regnaldello, distante un tiro d'archibugio dalla Città di Castello. » [2]



L'uccisione del 'drago' alla Pieve de Saddi ---

Il combattimento vittorioso di san Crescenziano [o Crescentino] è anche scolpito in un tabernacolo alla Pieve de' Saddi [sotto].
Vedi: Il sentiero francescano e I luoghi del Silenzio.

« Nella chiesa vi è un bassorilievo che ricordava l'uccisione del drago e una costola di animale fossilizzata ritrovata nei dintorni si riteneva appartenuta al mostro. »

Cfr. Graziano Vinti, I racconti del focolare: viaggio nella magia contadina, Ali&no, Perugia, 2012, p. 61.

Note alle immagini ---

_Il dipinto di Paolo Uccello con San Giorgio che abbatte il drago, in apertura, è custodito alla National Gallery di Londra.
Una pagina è dedicata all'Opera su Wikipedia.

_Nella terza foto del post, un animaletto viene artigliato da un rapace (o è un drago?).
Bassorilievo murato nella navata dell'Abbazia dei Santi Maria ed Egidio a Petroia, nel tifernate.
Vedi la pagina dedicata nel sito de I luoghi del silenzio.


Post correllati ---

Sull'associazione tra culto della Madonna e rettili, vedi:
Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.

Il Cristianesimo ammise nel suo pantheon, trasliterandolo, anche il culto della nutrice dei rettili.
Verdiana da Castelfiorentino assunse la funzione antica della dea romana Igea, nutrendo i sepenti che strisciavano nella Sua cella di penitenza.
In proposito, vedi il post:
Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.
Qui sopra: Bartolo di Fredi, ex-voto con Santa Verdiana
(Verdiana si riconosce dai serpenti, Suo attributo).
San Gimignano, Chiesa di sant'Agostino, 1365 ca.

Note al testo ---

[1] Cfr. Jacques LeGoff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino 1977, pp. 227, 242-243.

[2] Cfr. Vita di S. Crescentiano, martire protettore della Città di Castello, detta già Tiferno in
Ludovico Iacobilli, Vite de' santi e beati dell'Umbria, in Foligno, 1647, p. 585.

giovedì 22 luglio 2021

Il demone col berretto Rosso: il dio del fuoco e Cappuccetto Rosso.

Andreina Ciceri, nel 1969, descriveva un demone dal cappuccio rosso che imperversava nei racconti popolari friulani...

« In Friuli suole apparire sul far della notte, poco dopo l'Ave Maria: è piccolissimo e porta in testa un berretto rosso; forma lo spauracchio specialmente dei fanciulli. »

« L'informatrice Santa Micottis aveva undici anni quando, andando con una coetanea verso il monte, sentì fischiare dietro una casera:
era lo scarific', tutto rosso, alto circa 50 centimetri
. » [1]

Per scacciare l' «Omenùt» si teneva acceso un braciere durante la notte [1].
Il demone era, forse, una sopravvivenza del dio celtico del fuoco Beleno, che si adorava nel Friuli antico.

« [...] sappiamo però che il più grande dei loro Dei, il Dio protettore particolare della regione Friulana, si chiamava Beleno, ed era il dio del sole e della guerra, il dio dell'arte e della vita.

Dopo l'occupazione romana, Egli fu identificato con Apollo:
aveva spesso il soprannome di Carnio ed in suo onore si celebravano delle feste, in cui si accendevano dei grandi fuochi:
secondo alcuni l'usanza di accendere i fuochi la sera dell'Epifania sarebbe un reso del culto di Beleno
. » [2]
L'ostilità dei predicatori cristiani verso il mondo pagano attribuì un'aura torbida ai suoi simboli.

Il cappuccio rosso divenne un segno del proibito nella cultura medievale: specie in alcune aree del Nord-Est, dove le prostitute dovevano portarne uno per farsi riconoscere...

« Per significare l'infamia, oltre al giallo furono scelti anche altri colori:
a Padova e a Treviso le leggi quattrocentesche ingiunsero a 'meretrices et riffianae' di posare sul capo 'unum capucium coloris rubei' ovvero un cappuccio rosso
». [3]

Avere il cappuccio rosso era, per la donna, un indizio di quel mestiere infamante:
guai se le prostitute non avessero portato un cappuccio rosso!

« [...] nelle Provisiones ducales civitatis Tarvisii, Venetiis, 1768, si legge:
Nec liceat meretricibus publicis ire per civitate sine caputiis rubeis in capitibus
». [4]

Possibile che dietro al racconto di Cappuccetto Rosso, e del Lupo che voleva mangiarla, ci sia una storia di prostituzione minorile?

Post sul culto del Lupo in un luogo francescano ---

Il culto pagano del Lupo si ritrova nella chiesa di san Francesco della Pace a Gubbio.
Qui si vede perfino il 'sepolcro' del Lupo che ammansì il Santo:

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso:
il culto apotropaico del Lupo
.


Note alle immagini ---

•L'immagine in apertura è un Giullare che ride dipinto da Anonimo. Olio su tavola dal Museo Nazionale di Stoccolma, 1540.

•La seconda immagine è un olio di pittore olandese del '500, custodito in Massachusetts (U.S.A.):
ho tratto l'immagine da una pagina di Wikipedia.
Da notare, in tutte le immagini, la « marotte »:
lo scettro in legno dei giullari, con testa buffa scolpita.

Ho scelto immagini di giullari per illustrare il post perché i pittori attribuivano ai folli i due colori diabolici del meretricio:
il rosso e il giallo
.

•L'illustrazione in chiusura, che mostra Cappuccetto Rosso e il lupo, è della pittrice Jessie Willcox Smith (1911).
Ho tratto anche questa immagine da Wikipedia.


Note al testo ---

[1] Cfr. Andreina Ciceri, In margine ad una raccolta di narrativa popolare in Studi di letteratura popolare friulana, Società filologica friulana, Udine, 1969, pp. 95-96.

« Talvolta la gente accendeva un fuoco vicino alla porta e lasciava le bragi, così lo scarific', quando veniva di notte, si scottava i piedi. »

[2] Cfr. Pietro Zampa, I santi del Friuli, Pradamano, 1930, pp. 7-8.

[3] Cfr. Elisabetta Grignera, I Soperchi ornamenti. Copricapi e acconciature femminili nell'Italia del Quattrocento, Protagon Editori, Siena, 2010, pp. 286, 288.

[4] « [...] quanto ai colori Misson, visitando Venezia nel 1688, ricorda che dame e borghesi vestivano tutte di nero, mentre "abiti di colori sgargianti, gialli e rossi come tulipani, contraddistinguevano le donne di facili costumi". »

Cfr. Doretta Davanzo Poli, Le cortigiane e la moda in
Il gioco dell'amore. Le cortigiane di Venezia dal Trecento al Settecento, Casinò Municipale Ca' Vendramin Calergi,
Venezia, 2 febbraio-16 aprile 1990, pp. 102-103.


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• Ringrazio la scrittrice goriziana Nataša Cvijanović per avermi fornito indicazioni sullo Scarific':
il demone dal berretto rosso che popola i racconti della sua Terra.