domenica 2 ottobre 2022

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.

Il Miracolo della sorgente cela un dettaglio prezioso.

Francesco è raffigurato in ginocchio, a mani giunte:
la mano dell'Eterno è assente dalla raffigurazione.
Chi sta pregando il Santo, per far scaturire l'acqua:
Dio o gli alberi?

La stessa scena si ripete nel borgo di Assisi:
è la Rinuncia agli averi.
Anche qui Francesco prega: tra le nuvole, spunta la mano benedicente di Dio.
La mano di Dio, nelle pitture medievali, consacra il Santo.
Possibile che Giotto si sia dimenticato un dettaglio così importante, nel primo affresco?

Gli unici due prodigi 'rurali' del Santo, la "Predica agli uccelli" e il "Miracolo della sorgente", si trovano sulla parete d'ingresso della Basilica Superiore:
in controfacciata. Varcato il portale.

Le due pitture erano destinate a quei devoti che rimanevano assiepati in fondo alla chiesa, non avendo la proprietà di una panca su cui sedersi: il volgo.

La mano di Dio non era un dettaglio secondario:
è il segno della Volontà divina che incorona gli Asceti.
Francesco, in punto di morte, aveva firmato un Testamento [1226] in cui dichiarava che i frati dovessero sottomettersi all'autorità dei sacerdoti:
le loro mani erano sacre, emanazione diretta della mano di Dio.
Guai a dubitarne!

« E questi e tutti gli altri voglio temere, amare e onorare come miei signori.

[...] E faccio questo perché, dello stesso altissimo Figlio di Dio nent'altro vedo corporalmente, in questo mondo, se non il santissimo corpo e il santissimo sangue suo, che essi ricevono ed essi soli amministrano agli altri. » [1]

Papa Onorio III teneva a ribadire il concetto:
al punto da non bollare la Regola dei frati finché Francesco non si decise ad accettare questa condizione...

« Frate Francesco promette obbedienza e riverenza al signor papa Onorio e ai suoi successori canonicamente eletti e alla Chiesa romana. » [1]
La sottomissione alle mani Sante è ribadita da Tommaso da Celano nella Vita Seconda, e si capisce quanto per il Santo fosse importante la sudditanza alla Chiesa...

« Voleva che si dimostrasse grande rispetto alla mani del sacerdote, perché a esse è stato conferito il divino potere di consacrare questo sacramento:

"Se mi capitasse –diceva spesso– di incontrare insieme un santo che viene dal cielo e un sacerdote poverello, saluterei prima il prete e correrei a baciargli le mani.

Direi infatti: "Ohi! Aspetta, san Lorenzo, perché le mani di costui toccano il Verbo di vita e possiedono un potere sovrannaturale
!" » [2]


Post sui luoghi francescani, in origine santuari pagani ---

Falco o gufo? La Dea dell'ombra e le piume diaboliche.

Edilizia francescana: sotto il Sacro Convento, le forche del boia...

La Madonna come antidoto agli dèi pagani.


Note alle immagini ---

_Su Wikipedia si trovano due schede dedicate agli affreschi di Giotto alla Basilica Superiore, qui analizzati:

Miracolo della sorgente,
Rinuncia ai beni terreni.

→ Dell'assenza della Mano divina nell'affresco alla Basilica di Assisi parlavo ne Lo stregone di Assisi, il volto negato di san Francesco, Eleusi Edizioni, Perugia, 2009, pp. 63-64.


_La terza immagine del post, con un asceta benedetto dalla mano di Dio, è tratta dal manoscritto Add ms 17341.
È visibile nel sito della British Library: folio 21v.

_La quarta immagine, con un prete che officia sull'altare, è una miniaura tratta dal manoscritto Yates Thompson 11: folio 6v.
È visibile nella sezione Illuminated Manuscipts della British Library.

_L'ultima immagine del post è una miniatura tratta dal manoscritto Add ms 10293: folio 280r.
L'Opera si trova, integralmente scansionata, nel sito della British Library.


Note al testo ---

[1] Il Testamento di san Francesco, con il relativo brano citato, si trova nelle Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004 -ff 113.

→ Il riferimento alla Regola bollata del 1223 è al versetto 76.

[2] Il brano, tratto dalla Vita Seconda di Tommaso da Celano, è nel Capitolo CLII -ff 790.

mercoledì 21 settembre 2022

Un teschio sull'altare: le offerte agli Dèi pagani.


Una miniatura da un manoscritto inglese ci mostra un Vescovo-scimmia innalzare sull'altare la testa di un animale:
ricorda il bucranio, teschio di bue che veniva offerto ritualmente agli Dèi pagani.

Il bucranio è simbolo del Paganesimo:
nell'Arte cristiana fu assurto a emblema dei culti idolatri da condannare, salvo poi usarlo per 'impreziosire' i luoghi sacri!

« Bucraneo:
Tema ornamentale che deriva dal cranio del bue o del toro impiegati negli antichi sacrifici compiuti con il fuoco
. » [1]

Il bucranio si ritrova come elemento decorativo nelle chiese:
a Bevagna tre bucrani sono scolpiti sul portale della chiesa di San Michele Arcangelo, in piazza Silvestri...

Fu soprattutto il Rinascimento ad usare questo simbolo:
Il papa umanista Enea Silvio Piccolomini ne fece dipingere addirittura due nella Biblioteca del Duomo di Siena al pittore perugino Pinturicchio:
si trovano tra l'affresco della Canonizzazione di Santa Caterina da Siena e la Partenza per la Crociata ad Ancona.

Da notare, nel bucranio della seconda immagine, i serpenti che escono dalle orbite del teschio:
dettaglio tanto pagano che ci rammenta, proprio in Toscana, i due serpenti di santa Verdiana...

Un post e un libro sul culto (serpentino) di santa Verdiana ---

Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.


Note alle immagini ---

_La miniatura in apertura è tratta dal manoscritto B.11.22 del Trinity College di Cambridge: folio 4 recto.

_Su wikipedia è possibile vedere integralmente il ciclo pittorico eseguito da Pintoricchio per la Libreria Piccolomini di Siena.


Nota al testo ---

[1] Cfr. Jean-Eduardo Cirlot, Dizionario dei Simboli, Siad Edizioni, Milano, 1985, p. 118.

giovedì 15 settembre 2022

Animali Incantati: dal mito di Orfeo all'incanto dei Santi.



Vestirsi da animali, per i predicatori, era una forma di possessione demoniaca.

« Nessun epiteto sembrava eccessivo per denunciare la follia, la demenza, l'indegnità di tali pratiche!
"Mascherandosi da cervo vogliono trasformare il loro aspetto in quello delle bestie selvatiche.

Altri si vestono con pelli di montone; altri ancora inalberano teste di animali, e si rallegrano fino all'esultanza quando arrivano ad assumere l'aspetto di fiere al punto da non sembrare più uomini"


« La metamorfosi dell'uomo in bestia, particolarmente drammatica nel caso del lupo mannaro, è, per il cristianesimo, una cosa abominevole. » [1]
Una miniatura da un manoscritto della British Library, ci mostra proprio un uomo vestito da cane feroce spaventare due figuranti che reggono un palo con sopra un vecchio nudo a cavalcioni!

Cosa preoccupava tanto i predicatori?

Roberto Tagliaferri ci offre un indizio, spiegando il retroterra magico delle mascherate...

« La possessione è il risultato del mascheramento.
[...] Lo sdoppiamento operato dalla maschera produce l'alienazione di sé per essere preda della Potenza. » [2]
Le mascherate sono la sopravvivenza di riti ancestrali,
quando si credeva che gli animali fossero divinità:
vestirsi da animali voleva dire essere posseduti dal dio.

Fin dal mondo antico, chi riusciva ad incantare gli animali era considerato depositario di un potere divino.

Orfeo incantava gli animali con il suono della lira:
da notare in una miniatura da un manoscritto della British Library, la civetta posata sopra la testa del cantore mitico.
È un simbolo del contatto con il mondo Infero dei Morti.
Giamblico racconta che il filosofo-mago Pitagora avesse lo stesso potere incantatorio sugli uccelli che poi consacrerà i Santi:
in primis, Francesco d'Assisi.

Il confronto tra i due racconti, l'agiografia di san Bonaventura e il testo di Giamblico, ci fa capire l'origine del mito cristiano...

« Durante il suo soggiorno lassù, un falco, facendo proprio lì il suo nido, gli si legò con patto di intensa amicizia.
[...] Sembra proprio che l'esultanza esibita dagli uccelli di così varia specie e il canto del falcone fossero un presagio divino. » [3]

« E una volta che Pitagora si trovava a Olimpia a parlare ai discepoli degli auspici tratti dagli uccelli [...] un'aquila passò in volo sopra di lui [...].
Questi fatti, e altri del genere, mostrano che Pitagora deteneva lo stesso potere sugli animali che aveva Orfeo:
cioé di incantarli e soggiogarli in virtù del potere della voce che usciva dalla sua bocca
. » [4]

I poteri a cui si riferiva Giamblico sono descritti nel mosaico romano di sant'Elisabetta a Perugia: Orfeo incanta un uccello!

Molti Santi avevano poteri incantatori sugli animali:
è il caso di san Gallo, che il monaco cristiano Tuotilo raffigura sulla coperta in avorio dell'Evangelium longum nell'atto di porgere del pane a un orso.

La scritta sopra recita:
S. Gallus panem porrigit urso.

Gli animali furono spesso usati per esaltare i Santi, quando non erano puniti perché si credevano posseduti dal diavolo.

Pierre Saintyves racconta, ad esempio, una curiosa scomunica rivolta dal Vescovo di Marsiglia contro i delfini...

« Non avendo voluto i delfini ottemperare alle sacre ingiunzioni del vescovo di Cavaillon né di altri, Turricella che i pescatori e gli altri cittadini stancavano con lamentele e richieste, ne scrisse al papa Paolo V, spiegando come questa inconcepibile ostinazione dei delfini fosse un vero e proprio flagello per Marsiglia. » [5]

Ho raccolto questi temi in un libro, offrendo una traduzione degli scritti di Saintyves e un'introduzione ai prodigi medievali con protagonisti gli animali...


Qualche post sugli animali 'incantati' ---

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso: il culto apotropaico del Lupo.

Le streghe che si trasformano in gatte.


Note alle immagini ---

_L'immagine in apertura, è tratta dal manoscritto Stowe 17 della British Library: folio 240v.

_La miniatura con Orfeo che incanta gli animali, quarta immagine del post, è tratta dal manoscritto Harley 4431: folio 125v.

_La penultima immagine del post, con San Gallo che porge il pane all'orso, è tratta da Wikipedia: coperta opera del monaco Tuotilo,

_La miniatura sotto, con delle scimmie che accompagnano un suonatore di viella, è tratta dal manoscritto Add 24686 della British Library: folio 17v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Medioevo "superstizioso", Laterza, Roma-Bari, 2005, pp. 70, 72.

[2] Cfr. Roberto Tagliafferi, Liturgia, travestimento e mascheramento in Liturgia e immagine, Atti del Convegno, Messaggero, Padova, 2009, p. 207.

[3] Cfr. Bonaventura da Bagnoregio, Leggenda Maggiore, Capitolo VIII, Editrici Francescane, Padova, 2004 – ff 1158.

[4] Cfr. Giamblico, La vita Pitagorica, a cura di Maurizio Giangiulio, Rizzoli, Milano, 2001, p. 201 (62).

[5] Cfr. Pierre Saityves, Procès et excommunications contre les animaux in Revue des traditions populaires, XXVII, Paris, 1912,
p. 155.
Su Gallica della Bnf si può consultare l'articolo in lingua originale.

sabato 3 settembre 2022

Il dèmone dell'Arcobaleno: una Balena nel cielo.


Quando il dèmone del cielo ha sete, appare per bere.

Come spiega Mario Alinei, gli antichi credevano che l'arcobaleno fosse un grande pesce assetato...

« la parola italiana arcobaleno, da intendersi, appunto, come 'arco della balena' (lat. ba(l)lena, a sua volta dal greco, dove aveva il sigificato generico di 'cetaceo'), cioè come rappresentazione celeste di un grande animale che beve l'acqua e la fa piovere dal cielo. » [1]

Guai a rimanere in giro quando la Balena percorreva l'arco del cielo.

Il dèmone-baleno non avrebbe perdonato i suoi profanatori!

Gian Luigi Beccaria aveva ricordi indelebili di questo mostro infantile...

« Anche i miei ricordi d'infanzia mi trasmettono un arcobaleno essere maligno, animato e pericoloso:
al suo apparire mi si diceva che là dove quell'arco cade, l'erba resta bruciata
.

Questo fondo animistico si ricava anche da certi tabù di enorme diffusione.
[...] Carlo Levi, in Cristo si è fermato a Eboli (cap. XXII), scriveva:
"Come si prende il male dell'arco?
L'arcobaleno cammina per il cielo, e appoggia sulla terra i suoi piedi, muovendoli qua e là per la campagna
.

Se avviene che i piedi dell'arco calpestino dei panni lasciati ad asciugare, chi indosserà quei panni prenderà, attraverso la virtù che vi è stata infusa, i colori dell'arco e si ammalerà. » [2]


Note alle immagini ---

_La miniatura in apertura, con una Lezione sull'Arcobaleno, è tratta dal De proprietatibus rerum, composto dal frate inglese Bartolomeo Anglico e tradotto in francese da Jean Corbechon come Livre des propriétés des choses:
l'Opera proviene dal FitzWilliam Museum, Cambridge, folio 340v.

_La miniatura in chiusura, in cui un uomo guarda l'arcobaleno apparire alle sue spalle, è tratta dal manoscritto Harley 2278, contenente le Vite dei Santi Edmund e Fremund, opera del poeta John Lydgate: la miniatura è al folio 72v


Note al testo ---

[1] Cfr. Mario Alinei e Francesco Benozzo, DESLI: Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana. Come nascono le parole, Pendragon, Bologna, 2015, p. 67.

[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 86.

sabato 27 agosto 2022

Pentiti: sai troppo. La Cultura come colpa.

L'erudizione è un'arma usata dal diavolo per dannare gli uomini.

I diavoli più pericolosi sono ottimi eruditi...

« Non sono infrequenti le storie su indemoniati dotti, che parlano per bocca del diavolo (si narrava, a Messina, di uno spirdatu che si era messo a discutere con un esimio teologo su argomenti di alta filosofia, intercalando con disinvoltura frasi greche e latine). » [1]

Bisogna diffidare degli uomini troppo colti:
il diavolo ha un debole per le formule difficili!

« Anche nel XXV cantare del Morgante il "molto savio" Astarotte mostra di conoscere a perfezione la Bibbia
[...] ha molta familiarità con i testi sacri, li cita a volte in latino, in latino gli sfugge a un certo punto anche una formula notarile
. » [1]


San Francesco diffidava dei libri:
la lettura è un esercizio pericoloso.
Meglio rimanere ignoranti, perfino nella Liturgia, e non rischiare che il diavolo s'insinui con pensieri capziosi.
A chi gli chiedeva l'uso di un salterio, rispose...

« [...] quando avrai avuto il salterio, bramerai il breviario.
E avuto il breviario, ti assiderai in cattedra come un solenne prelato e dirai al tuo fratello: "Portami il breviario!"
. »

« Poi il beato Francesco riprese:
"Fratello, anch'io sono stato tentato così di avere dei libri"
[...] Tanti sono quelli che volentieri si elevano alla scienza, che sarà beato chi si renderà sterile per amore del Signore Dio
. » [2]


Nota alle immagini ---

_Le miniature del post provengono dal manoscritto Add MS 62925, digitalizzato nel sito della British Library:
folii 44r, 39v e 30r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 137.

[2] Cfr. Compilazione di Assisi, L'insidia della scienza in
Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004 -ff 1650.

giovedì 18 agosto 2022

Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.

I popoli asiatici immaginavano lo Spirito dominatore del Bosco nelle sembianze di una donna.
L'etnografo Dmitry Zelenin ne cita alcuni...

« I popoli del Caucaso per lo più si immaginano lo spirito tutore della caccia sotto le spoglie di una fanciulla solitaria; quaneo il cacciatore la incontra, ella quasi sempre gli offre il suo giaciglio, si dimostra riconoscente se questi ricambia i suoi sentimenti e si vendica della sua trascuratezza.

[...] Anche presso gli Ostiachi della Siberia si ritrovano analoghi racconti sullo spirito femminile del bosco Vont-junk-ni, che seduce il cacciatore ad unirsi in matrimonio.

[...] in accordo anche a quanto dice l'antico proverbio russo "i lari [divinità del focolare] sono nemici dello spirito del bosco", cioè lo spirito della casa e quello del bosco sono nemici tra loro. » [1]

Questo spirito-donna regnava sulle belve, ed era opposta allo Spirito domestico del fuoco. [1]
Una copia della dea greca lunare Artemide?

In un tondo, dal Collegio del Cambio di Perugia, la vediamo con i suoi principali attributi:
una mezzaluna e la faretra di frecce.
Robert Graves spiega che dietro l'arco c'è il simbolo di Artemide:
la faretra è una stilizzazione della Luna...

« La Vergine dall'Arco d'Argento, che i Greci introdussero nella famiglia olimpica, era il membro più giovane della famiglia di Artemide, poiché 'Artemide' era un appellativo della triplice dea-Luna.
[...] Il suo arco d'argento è il simbolo della luna nuova. » [2]


Il culto selvaggio di Artemide "cristianizzato" ---

L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso:
il mito sciamanico della Signora degli Animali
.


Note alle immagini ---

_In apertura del post, miniatura dal manoscritto 4751 visibile scansionato nel sito della British Library: folio 11v.

_In conclusione, una decorazione dal soffitto del Nobile Collegio del Cambio di Perugia con figure mitologiche, dipinte all'inizio del '500.


Note al testo ---

[1] Cfr. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Parte I IX (1988), pp. 241 e 248.

[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 1 a p. 74.

lunedì 8 agosto 2022

Non dire quella parola: Nomi tabù di Dio.


« Parli del diavolo e spuntano le corna! »

È un modo di dire popolare che cela un monito magico-religioso.
Guai a nominare un dio: c'è il rischio di evocarlo!

Beccaria lo spiegava bene...

« I detti sul "nomini il diavolo e il diavolo compare" sono appunto legati alla primitiva credenza che la menzione esplicita di una divinità o demone rischia di provocare la sua apparizione immediata:
invocando si evoca l'essere pericoloso che la parola nomina e che a quell'essere è indissolubilmente legata
. » [1]

Nominare significa possedere.
Gli dèi antichi tenevano nascosto il vero nome, in modo che nessuno ne acquisisse il potere.
Andrea Romanazzi spiega...

« La consuetudine di tener nascosto il primo nome si estendeva, nell'antichità, anche agli dèi.

Essi erano infatti conosciuti con moltissimi appellativi per distogliere l'attenzione dal nome vero, il quale avrebbe dato, a colui che ne fosse venuto a conoscenza, gli stessi poteri del dio. » [2]

Questa usanza riguardava tutti gli dèi antichi, anche quello ebraico-cristiano che diffidava i suoi devoti dal nominarlo.

« Ritroviamo la stessa importanza del nome di Dio nella Bibbia, ove il primo comandamento afferma perentoriamente:
"Non pronunciare il nome di Dio invano"
. » [2]

Un capolettera miniato, da un manoscritto devozionale olandese, ci mostra la testa di Dio:
è contornata da cartigli che recano i suoi dieci nomi...

Note alle immagini ---

_La miniatura sopra è tratta dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.).
La segnatura è: Ms W. 171, folio 3r.

_In apertura del post, è un disegno con il diavolo che appare ad un monaco tratto da un manoscritto della British Library:
Add ms 11390, folio 2v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 116, 118.

« Chi conosceva il nome di un dio, lo teneva nelle sue mani.
In una narrazione egizia si racconta che Iside induce con astuzie il dio Sole, Rê, a rivelarle il nome, e in quel modo essa acquista la signoria su di lui e su tutti gli altri dèi
.

[...] Anche i diversi nomi di Odino sono le maschere sotto le quali è celata l'identità possente e terribile del dio.
Possedere il nome è possedere il potere di chi lo porta
. »


[2] Cfr. Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, pp. 32-34.