martedì 14 maggio 2019

Caccia al tesoro : le chiavi di san Pietro nella valle di Giano.



La toponomastica di una città come Perugia è così farcita da elementi del vecchio paganesimo, che spesso ci vogliono letture alquanto polverose per riportarli alla luce.

Cominciamo da un cartello, in apparenza anonimo, posto nel contado perugino a lato del Cimitero e a pochi chilometri dall'abbazia di san Pietro: strada di Valiano...



Scendendo da questa stradina, l'abbazia spicca sul promontorio con il suo campanile gotico che domina la Valle.
Lo spettacolo è suggestivo, ma sembrerebbe solo una nota turistica estemporanea...




Valiano: da dove viene questo strano toponimo?

Per schiarirci le idee -dicevo- dobbiamo ricorrere ad un testo (piuttosto) datato: Perugia augusta descritta da Cesare Crispolti perugino, stampa del 1648*.


Nelle prime pagine della sua guida turistica alle antichità perugine, Crispolti lega la fondazione di Perugia al culto di Giano scrivendo di una valle a lui consacrata...

« Sotto i colli, ove è situata Perugia ornati da tutte le bande di vaghi e dilettevoli giardini e di honorate habitationi, da Levante hanno la Valle di Giano amenissima & di gravissimo aspetto, che si distende quasi fino al Tevere, il quale è lontano da quella banda non più di due miglia [...] »

E in cima alla valle, pare svettasse il tempio di Giano...

« Hanno parimente giudicato che Giano sia stato il primo fondatore di Perugia [...] in confermatione di ciò può essere argomento il nome della valle sotto le proprie mura della nostra città, chiamata Valliano, nella cima della quale era già un Tempio dedicato ad esso Giano, del quale perfino ad hoggi resta qualche vestigio** »


Informazione questa che Crispolti conferma anche in una serie di appunti con qualche cancellatura mai dati alle stampe, che presso la Biblioteca Augusta sono catalogati come MS 1256.
Alla carta 47 recto si legge...

« Cose notabili fuor di Perugia, per il suo territorio ---

La chiesa della Trinità fuori della Porta San Pietro lontana quasi un mezzo miglio dalla città, si crede che fosse già il tempio di Giano dal quale tempio, e Dio, prendette poi il nome la valle soggetta chiamata hoggi Valliano
. »


I predicatori cristiani per convertire in modo agevole alla nuova dottrina, fecero una serie di associazioni iconografiche tra gli dèi pagani già venerati, e i nuovi santi di cui erano portatori.

Pierre Saintyves, in uno studio che ho recentemente pubblicato tradotto in lingua italiana, notava la sovrapposizione di san Pietro a Giano attraverso il comune denominatore delle chiavi...

« Le chiavi di Pietro fanno dimenticare quelle del vecchio Giano***. »

Ma cosa c'era sopra la Valle di Giano, cioè a Monterone, sulla collinetta dove oggi sorge il cimitero?
Ciò che il Crispolti scrive nel foglio successivo [carta 48r], è ancora più suggestivo...

« Monterone:
In questa parte vogliono gli scrittori, che fosse edificata da Giano la sua Turrena Augustale, alla quale venivano i Lucumoni overo presidenti di XII contrade a cento giorni dalla luna nuova, ad honorarlo e riverirlo*. »



La presenza del cimitero sopra la Valle di Giano è una coincidenza non così casuale!
Per quanto il Cimitero civico sia una realizzazione del tardo Ottocento, la sua ubicazione ricorda strettamente i poteri di Giano.

Come poi San Pietro avrà le chiavi del Paradiso, il dio romano con le sue due teste custodiva le porte di accesso ai due regni:
il mondo dei vivi e quello dei morti
.
Lo spiega bene Giovanni Feo nel suo saggio sugli dèi dell'Oltretomba...

« Presso gli antichi Romani il solstizio d'inverno (21 dicembre) fu detto la "porta del cielo" (janua coeli) o anche la porta degli dèi"; invece il solstizio d'estate (21 giugno) fu la "porta degli inferi" o la "porta degli uomini".

Questo simbolismo delle porte era associato al dio Giano, considerato dio dei "passaggi", degli "ingressi", degli "inizi" -e quindi delle "iniziazioni"
****. »

Varcare il confine della Porta del Cielo era troppo pericoloso per non chiedere la protezione del dio Giano che, molto prima di San Pietro, con le sue due teste ne presidiava l'ingresso.




Nota all'immagine ---

Sopra, l'ingresso al Cimitero di Perugia: a fianco è il cartello che indica la strada di Valiano.


Note al testo ---

* Il più antico esemplare che ho rintracciato di quest'opera è una ristampa del 1648, quando cioè il Crispolti (1563-1608) era già morto e sepolto da qualche decennio!

** Cfr. Crispolti, Perugia Augusta..., pp. 3 e 7.

*** Cfr. Pierre Saintyves, L'Origine del culto dei Santi, Eleusi Edizioni, Perugia 2015, p. 120.

**** Cfr. Giovanni Feo, Dei della terra. Il mondo sotterraneo degli Etruschi, Ecig, Genova 1991, p. 112.


Appunti ulteriori ---

Sul Giano guardiano del tempo, Champeaux scrive...

« Quando la religione romana attribuirà ai propri dèi sembianze umane, Giano sarà rappresentato con i tratti mostruosi di un dio a due teste, forma che traduce plasticamente la sua funzione specifica: proteggere le due parti dello spazio, le due metà del tempo, il prima e il dopo. »

Cfr. Jacqueline Champeaux, La religione dei romani, Il Mulino, Bologna 2002, p. 34.


Post correlato ---

Per il confronto iconografico tra il dio Giano e San Pietro, vedi anche il post L'origine del culto dei santi: gemellaggi pagani.

giovedì 28 febbraio 2019

Ercole e Marte: i guardiani della Porta e i due vescovi guerrieri di nome Ercolano.


Via Campo Battaglia e via Guerriera sono due viuzze medievali che da un sobborgo del centro di Perugia, conducono il visitatore alla chiesa intitolata a sant'Ercolano.







Ercolano II è il leggendario vescovo che avrebbe difeso la città dall'assalto delle milizie barbare di Totila.
I goti che assediano la città sono dipinti mentre premono sotto la Porta Marzia in un affresco di Benedetto Bonfigli (1454), dove poi sorgerà la chiesa-fortezza di Sant'Ercolano.
Da notare nell'affresco lo stendardo che pende dalle mura con lo Scorpione, segno astrologico del governo di Marte*.



Secondo padre Ludovico Jacobilli...

« Mentre il Santo Pastore governava il suo gregge [...]
Commandò esso Totila a' suoi soldati che cingessero di duro assedio la città di Perugia, finché si rendesse a lui.
Ma per esser quella città fornita di vettovaglie, & il suo popolo in arme molto valoroso, sostenne quell'assedio più di sette mesi; dopo li quali fu presa la città, essendone per avanti fuggiti molti cittadini per la fame
**. »

Per questa difesa, Ercolano sarà poi detto defensor urbis.

Il racconto si conclude con la decapitazione di Ercolano, che avviene in un giorno particolare...

« Questo martirio seguì adi I di Marzo l'Anno cinquecento quarantasei di N. S.**. »

Il culto militare del santo protettore si celebrava in memoria di quell'evento ogni Primo Marzo, come annota in maiuscolo Iacobilli nel capitolo dedicato ad Ercolano, nelle Vite de' Santi dell'Umbria...


Il primo marzo era anche (guarda caso!) l'inizio delle feriae Martis nell'Antica Roma: le feste al dio Marte.
Pare che il suo culto a Perugia sia stato implementato da Augusto dopo la vittoria nel bellum perusinum, con l'erezione di un tempio:

« Per qual cagione Augusto lassasse per testamento che in Perugia si fabbricasse un Tempio a Marte è difficile a conietturare: Svetonio nella Vita di lui racconta ch'egli in Roma ereggesse il Tempio di Marte Vultore per la vittoria ricevuta ne' Campi Filippici, con la quale vendicò la morte di Cesare; a pari di che dir potremmo ch'egli per la vittoria ricevuta in Perugia [...] lassasse per testamento che si fabbricasse questo tempio***. »

Marte nel periodo a lui dedicato, era adorato non tanto per la guerra offensiva, ma proprio come difensore:

« Mars, a cui è intitolato il mese, ha caratteristiche arcaiche di Dio connesso con la generazione e, più che con la guerra offensiva, con la protezione di ciò che è generato****. »

In una pittura votiva del Trecento alla Galleria Nazionale dell'Umbria, sant'Ercolano è raffigurato proprio come protettore, mentre stringe paternalmente a sé la città...


Anche ammettendo che la devozione per sant'Ercolano non sia altro che l'evoluzione cristiana del culto tributato a Marte, a cosa si deve il nome del santo?

Il mitologo inglese Robert Graves ne «I miti greci» enumera gli attributi di Eracle (l'Ercole greco), tra cui quello di...

--- Protettore della Città***** ---

Possiamo immaginare che un tempio ad Ercole fosse posto presso le mura urbiche, a loro protezione.

Gli storici locali, a partire già dall'erudito francescano Felice Ciatti, riconoscevano che sant'Ercolano protettore delle mura non fosse altro che l'aggiornamento del vecchio mito di Ercole.

Il vescovo perugino Ercolano II addirittura sdoppiato in due commemorazioni -primo marzo e 7 novembre* -, per conciliarne simboli e fama con il dio romano!

« ...Ercolano il Santo, come da Ercole il nome, così gli effetti contraesse; e che quinci in quella guisa, che de' molti Ercoli i fatti
[...] così di due Ercolani i fatti, ed i tempi ad un solo Ercolano da Totila fatto morire si ascrivessero***. »



Ma che ne è del primo Ercolano?

Curiosamente, un altro Ercolano sarebbe stato martirizzato secoli prima (304 d.C.) della morte del vescovo Ercolano II (546 d.C.).
Proprio sotto la Porta Marzia!

Cesare Crispolti, in quel gran guazzabuglio di santi perugini e divinità pagane che è Perugia Augusta, narrava il sacrificio dell'Ercolano minore, sottolineando le relazioni tra il martire e il vicino tempio del dio pagano...

« [...] possiamo raccorre che dedicate fosse a Marte per esser fuora dalla Città, dove era solito a tal Dio fabbricarsi, & perché a quello andavasi dalla Porta Martia, la quale penso che prendesse il nome dall'esser volta verso il detto Tempio, ovvero dai giochi Martiali, che nell'Anfiteatro ivi vicino facevansi.

[...] di questo apparisco per fin'hoggi molti vestigi [...] come anco nella vita in stampa del primo S. Ercolano Vescovo di Perugia, ove dicesi che l'anno trecentesimo quarto doppo la nascita di Christo [...] doppo varij tormenti, fu in Perugia martirizzato nell'Anfiteatro
******. »

Un dipinto del Settecento sempre alla Galleria Nazionale, ci consente di apprezzare visivamente l'evoluzione del culto.
A sinistra è l'antica porta del dio, a destra la chiesa del santo...


Durante le celebrazioni per il primo marzo, i perugini in arme onoravano il martirio dei due Ercolano con una bella sassaiola alla fine della via Campo Battaglia, che da questa ricorrenza prese il nome.

Il dio Marte non era affatto morto!


Note al testo ---

* Il periodo dello Scorpione va dal 23 ottobre al 22 novembre.
Lo Scorpione è però il domicilio ideale di Marte, la cui festa cadeva appunto al primo marzo.
Probabilmente a causa di questa ambiguità, fiorirono due feste in onore di Sant'Ercolano: 1 marzo e 7 novembre.
Questo "sdoppiamento" fu risolto dalla Chiesa prima ammettendo l'esistenza di due martiri perugini di nome Ercolano, ad ognuno dei quali assegnare un giorno:

« Ercolano I, protovescovo di Perugia, martire sotto Domiziano, celebrato il 7 novembre [...]
infine Ercolano di Perugia, martire sotto Totila, venuto dalla Siria con trecento compagni e celebrato il I marzo. »

(Cfr. Francesco Scorza Barcellona, I santi della fontana maggiore di Perugia in Il linguaggio figurativo della fontana maggiore, Calzetti-Mariucci, Perugia 1996, pp. 285-286)

Poi la Chiesa cambiò versione, scegliendo di celebrare solo uno dei due santi con un trucco:
una data era per le reliquie, l'altra per il martirio...

« L'edizione del 1940 dell'Ufficio [...] sanava un non insolito errore agiografico fissando al 7 novembre la festa di Ercolano e al 1° marzo la traslazione delle sue reliquie »

(Cfr. Bibliotheca Sanctorum, Istituto Giovanni XXIII della Pontificia Università lateranense, vol. IV, Roma 1964, p. 1307)

Il Clero perugino, prima di quella data, ci teneva molto ad esaltare i due Ercolano.
E a distinguere i poteri del secondo Ercolano dal primo!
Al punto che il reverendo padre Giovanni Battista Bracceschi ci scrisse perfino un trattatello, edito nel 1586...


Discorsi del R.P.F. Giovanni Battista Bracceschi [...] ne' quali si dimostra che due Santi Hercolani Martiri sieno stati Vescovi di Perugia, & si descrivono le Vite loro & di alcuni Santi di Spoleti

A conclusione dello scritto, si legge:

« [...] e però vedesi chiaramente che non può essere il medesimo sant'Hercolano quello di cui si fa memoria in sul principio che fu al tempo di Giuliano Imperatore, & quest'altro che fu fatto Martire da Totila Re de' Gothi. »


** Cfr. Iacobilli, Vite de' santi e beati dell'Umbria, Tomo Primo, in Foligno, 1647, pp. 295-296.

Contro il parere dello Iacobilli che lo voleva martirizzato in quel giorno, la Chiesa decise che il primo marzo fosse invece il giorno della traslazione delle reliquie di Ercolano; ciò rende ancora più sospetta l'insistenza di quella data: « [...] e lì oggi di lui se fa venerazione, e 'l dì de la sua traslazione se celebra el primo dì de Marzo onorevolmente da tutto el populo ».

Cfr. Leggenda e miracoli di Sant'Ercolano. Da un codice perugino del secolo XV già in Monteluce, ora nella Comunale. In Perugia, presso Vincenzo Santucci, 1880, p. 8.


*** Cfr. Ciatti, Delle memorie annali, et istoriche delle cose di Perugia. In Perugia, nella stampa episcopale appresso Angelo Bartoli, 1638, pp. 395-396 e p. 424.

**** Cfr. Paolo Galiano, L'armonia dell'anno: la sapienza del tempo nel calendario di Roma arcaica, Simmetria, Roma 2007, pp. 32-33.

L'inizio dell'Anno Romano era caratterizzato da una serie di riti per il rinnovamento, di carattere spiccatamente militare.
Tra questi, Galiano riporta le curiose TUBILUSTRIUM MARTI:
« Purificazione delle tubae, le trombe che venivano portate in guerra. » (p. 38).

***** Robert Graves si riferisce a « l'Eracle cananeo Melkarth ("protettore della città") » .
Cfr. Graves, I miti greci, Longanesi, Milano 1999, nota 5.

****** Cfr. Perugia augusta descritta da Cesare Crispolti perugino.
In Perugia, 1648, pp. 13-14.


Sui legami tra il dio Marte e sant'Ercolano ---

Mauro Menichelli ha dedicato al tema diverse pagine, e addirittura un saggio sulla sassaiola in onore di Ercolano:

« Si noti: Ercolano ereditò da Ercole non solo il nome, ma anche le sue caratteristiche peculiari; Ercolano, agli occhi dei perugini, apparve per secoli come un 'Ercole' vero e proprio: indomito difensore a tutti gli effetti prima e, dopo morto, elevato alla posizione di patrono della città. »

Cfr. Menichelli, Templum Perusiae. Il simbolismo delle porte e dei rioni di Perugia, Futura, Perugia 2006, p. 161.

Dello stesso autore, vedi anche La battaglia dei sassi di Perugia. Storia e vicende di un antico gioco popolare, Volumnia Editrice, Perugia 2001, pp. 69 e segg. :

« Primo marzo: Lumenaria, palij e battaglia dei sassi per la festa di S. Ercolano »


Il pittore siciliano Salvatore Fiume nel 1950 realizzò per l'imprenditore Buitoni perfino un quadro sulla Sassaiola, oggi esposto nella sala Fiume di palazzo Donnini a Perugia
(sopra, un dettaglio).

-----

Nel mio piccolo, ho pensato che per introdurre il saggio del Saintyves sull'Origine del culto dei santi, non ci fosse argomento migliore di una nota su "Il culto di Marte e il Santo guerriero"...