lunedì 4 gennaio 2021

Il culto Solare nel vestito di Cenerentola...



L'etnografo francese Pierre Saintyves, in un capitolo del suo libro sui riti stagionali nei Contes di Perrault e nel Cunto di Basile [1], spiegava come Cenerentola, recandosi al gran Ballo di Corte, proclamasse l'ingresso nel Regno della luce...

« In molte versioni, quando l'eroina si reca al ballo, canta un ritornello di carattere nettamente stagionale:

Davanti a me la luce /
Dietro di me l'oscurità
O ancora:
Davanti il chiarore /
Dietro il buio
. » [1]

Questa dichiarazione aveva un preciso significato rituale:

Cenerentola era la sguattera-regina che impersonava la luce del nuovo Anno: il suo vestito, pieno di gioielli in forma di Sole,
ne era la chiara prova.
Saintyves lo spiegava bene due pagine prima:

«[...] la sua vera natura si rivela: risplende di bellezza e indossa abiti lucenti. » [1]
Nel mito di Cenerentola, spiegava Saintyves, era adombrata la resurrezione del Sole dalle 'ceneri' della Quaresima, in cui si era bruciato simbolicamente il vecchio Anno.

Nella trasposizione della Gatta Cenerentola, portata in scena negli anni Ottanta e Novanta dal regista napoletano Roberto De Simone, il soprano Maria Grazia Schiavo sfoggiava dei monili stellati, e il suo trono era sormontato da un grande disco solare.
Ne La Bella Addormentata e le sue Sorelle, scrivendo delle "Sorelle liturgiche" della Bella che condividevano con Lei il motivo della Rinascita stagionale, cercai di riassumere questa allegoria...

« La nascita dell'astro solare non era celebrata solo nel giorno di Natale (quello che i Romani chiamavano Dies Solis Invicti, il fatidico Solstizio d'Inverno), ma nei mesi successivi a questa data era tutto un succedersi di festività e processioni sacre che, sotto il velo di allegorie mariane tollerate dalla Chiesa, serbavano tracce degli antichi riti di evocazione.

Un esempio lampante è Candelora, festa della Purificazione della Vergine, che cadeva il primo febbbraio e si festeggiava con processioni a lume di candela che rievocavano i riti celtici di Imbolc (2 febbraio). » [2]

La sovrapposizione tra l'avvento del nuovo Sole e le celebrazioni per la Vergine si capisce bene confrontando il vestito di Cenerentola con quello della Madonna nell'Iconografia mariana.

È il caso della Genealogia della Vergine o Albero di Jesse –padre del Re d'Israele Davide, di cui Cristo era l'ultimo discendente.
Il pittore gotico umbro Matteo da Gualdo dipinse la tavola nel 1496:
è conservata presso la Pinacoteca della Rocca Flea di Gualdo...


Sul vestito di Maria campeggiano ancora i diademi solari:
non è una semplice coincidenza!

Nel catalogo della mostra dei primi anni 2000 su Matteo da Gualdo e il Rinascimento 'eccentrico' [3], si accennava a questa precisa simbologia della Madre "solare"...

« Sulla sommità del tronco [...] si erge la Vergine, con la veste trapunta di stelle e raggi solari che creano come una "mandorla" di luce intorno al suo corpo sottile. » [3]
Stesso simbolismo in un'altra tavola con la Genealogia della Vergine del pittore tardogotico pisano Paolo Schiavo Battista di Gerio.

Il fondo nero serve a far splendere ancora più la coppia mistica...


Come Cenerentola nelle Favole, anche la Madonna porta sul Suo corpo il Sole.
Il Suo avvento è decisivo per la levata dell'Astro.

Lo mostrava bene una miniatura a tutta pagina dai Rothschild Canticles presente alla Yale University (Connecticut, USA).

Da notare la mezza luna su cui la Madonna è assisa:
il Sole è così grande che ne copre (quasi) tutto il vestito!


Un post correllato sul mito di Cenerentola ---

Alla base della rinascita dell'Anno c'è il culto di San Valentino: come Santo degli Amori all'inizio dell'Anno (15 febbraio), propiziava il Risveglio primaverile.
Saintyves ne parlava citando la festa francese della Regina dei lavatoi, una curiosa usanza francese d'inizio primavera, legata alla Rinascita primaverile e agli Amori di san Valentino:

I devoti di San Valentino e il corteo di Cenerentola.


Feste Mariane per propiziare la rinascita del Sole ---

Dalla Purificazione della Vergine (Candelora) all'Annunciazione di Maria, un post che avevo dedicato al tema delle feste pagane per la rinascita del Sole, dal primo febbraio all'equinozio di Primavera:

Da Imbolc all'Annunciazione di Maria:
le feste per la nuova nascita del Sole
.

Il culto delle Fate nella tradizione umbra, e nel Santuario francesco della Verna ---

Quando si adoravano le Fate:
all'origine dei culti mariani
...


Un libro sull'epifania Solare nelle fiabe italiane e francesi ---

Puoi visualizzarne un'anteprima qui oppure ordinarlo dalla pagina delle Edizioni Eleusi.


Nota alle immagini ---

Per vedere la sequenza di Cenerentola con i diademi solari, presente nello spettacolo di Roberto de Simone, fai un click qui.
Sarai reindirizzato al video caricato su YouTube.


Note al testo ---

[1] Cfr. Pierre Saintyves, Les Contes de Perrault et les récits parallèles, Paris, Nourry, 1923, pp. 122 e 124.

« [...] Lumière devant moi, / Obscurité derrière moi.
Ou encore:
Blancheur devant / Noirceur derrière. »

« [...] elle apparait resplendissante de beauté et vêtue de robes lumineuses. »
Il libro originale si può consultare su Google Libri.

[2] Cfr. La Bella Addormentata e le sue Sorelle. Da uno studio di Pierre Saintyves sul Culto delle Fate, a cura di Andrea Armati e Michela Pazzaglia, Eleusi, Perugia 2013, p. 23.

[3] Cfr. Pierluigi de Vecchi, Scheda in Matteo da Gualdo: Rinascimento eccentrico tra Umbria e Marche, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 2004, p. 95.

venerdì 4 dicembre 2020

Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.



La chiesa perugina di San Filippo Neri conserva una traccia molto preziosa, e quasi impercettibile, dell'antico culto serpentino reso alla Dea.

Sui capitelli corinzi della facciata si notano dei medaglioni con il serpente scolpito a rilievo: cosa ci fanno 10 serpentelli all'ingresso di una chiesa?


Quello filippino è, prima di tutto, un culto mariano:
grazie all'intercessione della Vergine, Filippo riesce a neutralizzare gli attacchi del diavolo.

Specie quando Egli assume la forma di un serpente, come apprendiamo dalla Vita di san Filippo Neri fiorentino (1646), leggiucchiando a pagina 143...
« Finalmente ricorrendo l'astuto serpente all'ultimo rimedio della disperazione, gli apparve visibilmente: e ponendosegli davanti agli occhi con aspetto terribile, e fiero l'impaurì in tal guisa che si cangiò tutto nel viso e con gli occhi spaventati guardando hor qua, hor là, non trovava per la paura luogo, né riposo alcuno. » [1]

Questo aneddoto agiografico è la fotocopia di un mito pagano.
Quale?


San Filippo sconfigge il serpente e ne ostenta l'effigie sulla facciata del Suo tempio, come fosse un trofeo:
così aveva già fatto, nel mito greco, Apollo con il serpente Pitone annettendosi l'Oracolo della Pizia.

Gli Inni Omerici esaltavano l'impresa del dio, che da allora fu detto Apollo Pizio...

« [...] e per questo ora Pito si chiama così, e il dio
conserva l'appellativo di Pizio, perché lì
la forza di Elios ardente fece imputridire il mostro
. » [2]

Luigi Ademolo, in una deliziosa incisione ottocentesca, raffigurava Apollo nell'atto di uccidere il (terribile!) mostro...
Il serpente era il guardiano dell'Oracolo pitico della Dea:
gli Elleni che professavano il culto di Apollo lo demonizzarono, abbattendo un presidio del potere Matriarcale.

Robert Graves spiega tutta la dinamica:

« Pare che certi Elleni del Nord [...] invadessero la Grecia centrale e il Peloponneso, dove la loro avanzata fu ostacolata dai pre-Ellenici seguaci della Madre Terra: ma gli Elleni li sconfissero e occuparono i loro principali templi oracolari.

[...] Per placare l'opinione pubblica a Delfi furono istituiti solenni giochi funebri in onore del morto eroe Pitone e la loro sacerdotessa venne mantenuta in carica. » [3]

Anche nel mondo italico, il serpente era strettamente legato ai culti femminili: la dea romana Igea era solo l'ultima ad ostentarlo.

Nella devozione popolare, l'immagine di una donna Nutrice che sfamava i serpenti persistette nel MedioEvo:
vedi il caso di santa Verdiana da Castelfiorentino.

I predicatori dell'Oratorio di San Filippo Neri furono gli ultimi a sfruttare l'associazione della Dea al mostro serpentino:
basta varcare la soglia della chiesa perugina 'dei serpenti', e rivolgersi verso l'altare maggiore...
Qui vediamo una Madonna assisa sulla mezza Luna e su un drago, Suo attributo di potere.

Come Apollo nel mito, anche san Filippo si è appropriato del serpente: antico emblema della Dea.
Con una (piccola) differenza:
ai Suoi tempi, la Dea era diventata una Madonna...

La lotta tra Marduk e la dea Serpente Tiamat ---

L'associazione tra donna e serpente è antichissima.

Il mondo greco aveva ripreso questa idea del Serpente, paredro della Dea Madre, dalla mitologia sumera.
Anche qui il suo abbattimento era opera di un dio maschile:
Robert Graves interpretava tutta la storia come l'affermazione del potere patriarcale sul culto matrifocale serpentino:

« Le tavolette che illustrano l'epopea di Gilgamesh risalgono a epoca più tarda e hanno un significato equivoco: alla "splendida madre dell'abisso", si attribuisce il merito di aver creato ogni cosa ("Aruru" è uno dei molti appellativi della dea) e il tema principale dell'epopea è la ribellione degli dèi del nuovo ordine patriarcale contro l'ordine matriarcale.

Marduk, il dio della città di Babilonia, riesce a sconfiggere la dea che lo affronta sotto la forma del serpente marino Tiamat.
Marduk annuncia poi spavaldamente che egli e nessun altro ha creato le erbe, le terre, i fiumi, gli animali, e il genere umano
. »

Cfr. Graves, I Miti greci, Longanesi, Milano 1999, p. 28 [4,5].

Nota: la lotta tra Marduk e il serpente Tiamat è narrata nel poema babilonese della Creazione Enūma Eliš:
Alberto Elli al seguente link fornisce una preziosa traduzione alle tavolette in cuneiforme.

Il Medioevo fece proprio un motivo dominante del mondo antico:
l'associazione tra la donna e il Serpente, come in queste miniature realizzate da Robinet Testard per un Libro d'Ore (1480-1496) dalla Bnf di Parigi [Latin 1173].

Nella prima miniatura [3r], qui sopra, il serpentello-draghetto si aggrappa al corpo della donna, mordendola all'altezza del seno.

Nella seconda miniatura [folio 5 recto] il corpo del serpente, attorcigliandosi, forma con la donna la lettera maiuscola R ...


Note alle immagini ---

_Le miniature qui sopra provengono dal Libro d'Ore "ad usum Parisiensem", chiamato anche Heures de Charles d'Angoulême: per visualizzare la pagina, fai click qui.

_ Apollo che uccide il serpente Pitone è un'incisione di metà '800 del pittore milanese Luigi Ademolo.
Per tutti i riferimenti, leggi qui.

_ La Madonna in ascensione sul drago, è opera del pittore Pietro da Cortona del 1662.
Si trova citata, con tanto di resoconto sulla sua committenza, in Perugia. Guide Electa Umbria, a cura di Massimo Montella, Electa Editori Umbri Associati, 1993, p. 149:

« A dì 9 luglio [1662] arrivò il quadro dell'Altar Maggiore, tanto desiderato, fatto dall'insigne pittore Pietro da Cortona e dalla molta benignità del Marchese Capponi.
Gli furono pagati 350 scudi
[...]. »


Note al testo ---

[1] Cfr. Vita di S. Filippo Neri fiorentino fondatore della Congregazione dell'Oratorio scritta dal p. Pietro Giacomo Bacci, in Roma, MDCXLVI.

[2] Cfr. Inni Omerici, a cura di Giuseppe Zanetto, Rizzoli BUR, Milano 1996, p. 119, vv. 372-374.

Apollodoro fornisce dello stesso mito una versione meno poetica:
« Poiché il guardiano dell'oracolo, il serpente Pitone, gli impediva di avvicinarsi alla fenditura, egli lo uccide e s'impadronisce dell'oracolo. »
Cfr. Apollodoro, Biblioteca, Libro Primo, 22.

[3] Cfr. Robert Graves, I Miti greci, traduzione di Elisa Morpurgo, Longanesi 1983, p. 70 [nota 3].


Un libro e un post correlato sul Culto dei Serpenti ---

Ho citato i capitelli della chiesa perugina di San Filippo Neri nel libricino Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a Santa Verdiana, Perugia 2019, alle pp. 82-83.

Per un confronto tra il culto pagano reso ai serpenti e la devozione per i serpenti di Santa Verdiana, vedi il relativo post.


Due post sulla lotta tra i predicatori cristiani e il Drago ---

I santi umbri sono fieri combattenti contro il drago pagano:
le loro gesta si trovano scolpite, in particolare, su due portali romanici di chiese, a cui ho dedicato altrettanti post:

_Il vescovo e il drago: una battaglia per immagini alla chiesa di San Giovanni Profiamma.

_Boschi sacri: l'ascia di san Felice all'abbazia di Sant'Anatolia di Narco.