giovedì 25 gennaio 2018

Una guerra tra 'Poveri': quando si faceva a gara per vivere di elemosine.




Dario Fo aveva ribattezzato san Francesco "il giullare di Dio", e non aveva così torto!

Le sceneggiate sulla pubblica piazza a cui il figlio del più ricco mercante di Assisi ricorreva per farsi pubblicità, erano memorabili.

La Leggenda perugina* ci narra il dietro le quinte di un vero pezzo di teatro, quando Francesco impartì istruzioni nel chiuso della Cattedrale di Assisi ai suoi frati su come dovessero fingere di punirlo davanti al popolo, per aver sorseggiato del brodo di carne!

« Allora il beato Francesco si tolse la tonaca e ordinò a frate Pietro [Cattani, il primo compagno] di trascinarlo così nudo davanti al popolo, con la corda che aveva al collo. A un altro frate comandò di prendere una scodella piena di cenere, di salire sul podio dal quale aveva predicato e di là gettarla e spargerla sulla sua testa.

[...] Frate Pietro si mise a trascinarlo, conforme al comando ricevuto, piangendo ad alta voce assieme agli altri frati. Quando fu arrivato così nudo davanti al popolo nella piazza dove aveva predicato, disse: "Voi credete che io sia un sant'uomo [...] Ebbene, confesso a Dio e a voi che durante questa mia infermità mi sono cibato di carne e di brodo di carne".

Quasi tutti scoppiarono a piangere per pietà e compassione verso di lui, soprattutto perché faceva molto freddo ed era d'inverno, e lui non era ancora guarito dalla febbre quartana
. » (ff 1610)

Francesco aveva la stoffa del grande attore.
Ma quando qualcuno gli rubava la parte, andava su tutte le furie!

Tommaso da Celano nella Vita Seconda ci racconta la reazione scomposta del Poverello quando seppe che due frati si erano fatti crescere la barba, tutto per simulare una condotta più austera della sua...

« Gli fu riferito un giorno che erano stati ricevuti dal vescovo di Fondi due frati, i quali, sotto pretesto di un maggior disprezzo di sé, coltivavano una barba più lunga del conveniente.

[...] Il santo si alzò di scatto e levando le mani al cielo con il volto inondato di lacrime, proruppe in queste parole di preghiera o piuttosto di maledizione: " [...] Da te, o Signore santissimo, e da tutta la curia celeste e da me tuo piccolo siano maledetti quelli che con il loro cattivo esempio confondono e distruggono ciò che un tempo tu hai edificato " » (ff 740)

Francesco temeva sempre che qualcuno gli sfilasse lo scettro di Re dei Poveri!

Ma le vere insidie al Poverello venivano dal fronte esterno: il Duecento era pieno di finti cenciosi.

Tra loro c'era anche una curiosa compagnia di sbandati-organizzati, che avevano un vero nome da battaglia: i "Saccati".

Il frate parmigiano Salimbene de Adam** nella sua Cronaca li descrive con uno strisciante disprezzo, lamentandosi del pauperismo facile di questi copioni che scimmiottano i frati, minacciandone il primato...

« [...] e chi vuole si mette un cappuccio e si fa una nuova Regola da religiosi mendicanti**.
Questi subito si moltiplicarono di numero, ed erano chiamati con ironia e malizia "boscaioli".

Passato del tempo si fecero degli abiti non più di lana grezza, ma di lino, e sotto avevano tuniche ottime, al collo invece un mantello di sacco e perciò furono chiamati "Saccati".

E si fecero dei sandali alla maniera dei frati minori.
Poiché tutti quelli che vogliono inventare un nuovo Ordine e una nuova regola, sempre mendicano qualcosa dall'Ordine del beato Francesco, o i sandali o la corda o anche l'abito
. » (ff 2656)

La 'guerra tra Poveri' che frate Salimbene descrive in questo passo, non dipendeva da esibizionismo fine a se stesso.

Essere riconosciuti dal Papa con un privilegio era un vero affare!
Significava avere diritto a ricevere donazioni dai laici, anche molto ingenti.

Non a caso Salimbene conclude la sua descrizione dei "Saccati" accennando al Privilegio di Povertà, concesso dal Papa ai frati per tutelare il copyright di Francesco...

« Ma ora l'Ordine dei frati minori ha ottenuto un privilegio papale che fa divieto a chiunque di portare un abito per il quale possa essere ritenuto frate minore. » (ff 2656)

Fine della concorrenza!


Nota sull'immagine in apertura ---

L'affresco qui pubblicato proviene dalla chiesa di Santa Maria in campis presso Foligno e raffigura San Tommaso Apostolo attorniato dai poveri, che fanno ressa intorno a lui chiedendo l'elemosina.


Nota sulle Fonti ---

* La Legenda Antiqua Perusina, più nota come Compilatio Assisiensis o per segnatura come MS 1046, fu scoperta solo ai primi del '900 dal padre francese Ferdinand Delorme in un deposito della Biblioteca Augusta di Perugia.


In Augusta il prezioso manoscritto era finito con la demaniazione del patrimonio ecclesiastico; il timbro di Provenienza « Bibliothecae Montis Perusiae » è ancora ben leggibile sul bordo inferiore...



Delorme presentò la sua scoperta nel 1926 in occasione del famoso Centenario francescano in un libro: La legenda antiqua sancti Francisci, texte du ms. 1046 de Perouse, edite par le p. Ferdinand Delorme, Paris : Editions de la France franciscaine.
Sotto, il frontespizio dell'Opera e il passo qui citato...




Recentemente padre Marino Bigaroni ha riordinato il testo del Delorme, cambiando anche il nome del documento da Legenda Antiqua Perusina a Compilatio Assisiensis, perché a suo dire era:

« l'unico testo che noi abbiamo sicuramente assisano di queste tanto ricercate fonti primitive, scritto e riposto in quell' "armario", che allora dovette essere anche l'archivio più autorevole dell'Ordine. »

L'episodio della punizione di Francesco [Delorme, 39] si trova in Bigaroni al paragrafo [80].
Cfr. Bigaroni, San Francesco d'Assisi dagli scritti dei suoi Compagni: compilazione d'Assisi dal ms. 1046 di Perugia,
Edizioni Porziuncola, 1987.


** Frate Salimbene racconta la concorrenza spietata tra 'poverelli' per diritto divino e finti poveri, anche in un altro passo della sua Cronaca:

« [...] quanti vogliono indossano un cappuccio e si mettono a mendicare, gloriandosi di aver fondato un nuovo Ordine.
Ne viene una grande confusione nel mondo, perché i secolari ne restano gravati, e per quelli che si affaticano con la parola e con lo studio
[cioè i frati, n.d.a.], per i quali il Signore ha stabilito che vivano del Vangelo, non ci sono elemosine bastanti. » (ff 2630)


Post correlato sulla Povertà ---

Mi ero già soffermato sull'ostentazione del pauperismo tra i frati.
Vedi il post:
Poveri beati & Poveri sfigati: san Francesco e i suoi 'colleghi' straccioni .

Nota sulla traduzione ---

Per i testi delle agiografie seguo sempre le Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.