domenica 12 aprile 2020

La Madonna come antidoto agli dèi pagani.


Come mai tutti gli eremi francescani primitivi sono tappezzati di Madonne?

Alle Carceri di Assisi Francesco iniziò la sua 'colonizzazione' da una cappellina, che da allora fu detta Santa Maria delle Carceri...


Al tempo di san Bernardino, i frati ci tenevano ancora tanto a questo andito ricavato su un costone della montagna da scegliere di murarlo nel loro nuovo convento.


Per riprendere possesso delle vecchie cappelle abbandonate dai monaci benedettini, san Francesco (e i frati) dovettero sloggiare ladri e pastori che spesso sostavano nelle grotte adiacenti agli eremi, e che professavano culti superstiziosi.

Soprattutto quello di un'antica dea romana dei ladri: Laverna.

Padre Salvatore Vitale nel suo Trattato sul Monte Serafico della Verna narra come il culto di questa dea infestasse le alture del Casentino, prima che i frati le colonizzassero...

« De' ladroni se fu questo monte, ed à lor Dea in questo luogo, dove hor è 'l Tempio della Madonna, cioè la Chiesa piccola, era il suo Tempio [1]. »



La dea Laverna fu sostituita dai frati con il culto della Madonna, a cui i malviventi divennero molto devoti, come ci mostra questa bella incisione del 1836 da L'Italia illustrata di Audot: il Brigante depone le armi davanti a un'edicola mariana...


Questa bonifica dal 'Male' non si manifesta solo alla Verna in Casentino, ma in molti eremi francescani.

Al contrario di quello che vorrebbero farci credere gli agiografi, la scelta di luoghi malfamati dove far attecchire la predicazione francescana non era affatto dettata dall'ascetismo, ma da una precisa strategia di controllo del territorio.

Una prova? I continui combattimenti di Francesco (e degli altri frati) contro i diavoli che infestavano gli eremi.
Il frate e vescovo Francesco Gonzaga nel suo trattato in latino sulle Origini del movimento francescano, è molto chiaro sulla lotta alle Carceri di Assisi, che aveva poco di mistico e molto di 'fisico'.

« cum demone luctas, de quibus victoriam retulit [2] »


Scontri cruenti, che si concludono alle Carceri con il diavolo che viene precipitato nel burrone...

« avendo il demonio tentato il p. san Francesco, restato vinto, si sprofondò quivi [3] »

Il dirupo ancora oggi, visto aggrappati al muro delle Carceri, fa una certa impressione...


Alla Verna invece è il diavolo ad avere la meglio, ma Francesco dalla colluttazione rimane (miracolosamente) illeso: il masso di roccia si trasforma in un giaciglio di cera per il corpo del Santo!

« [...] ecco venire il Demonio con grand'impeto, & aspetto horrendo, e volle pigliare San Francesco, e gettarlo giù a terra di quel precipizio; ma San Francesco non havendo altro refugio, e non potendo fuggire, si voltò con tutto il corpo nella sinistra parte, abbracciando il sasso con le mani per attenersi, e la dura pietra si convertì in teneritudine [1]. »



La lotta contro i diavoli coinvolgeva altri frati, oltre Francesco.
Ecco un diavolo scaraventato giù nel burrone da frate Rufino, alle Carceri...

« Ritornò fra Rufino e tornando di novo il diavolo in forma di crocefisso, fra Rufino li disse quanto di sopra, et il diavolo si precipitò per il fosso in giù, in sino al piano, conducendo seco grosse pietre indietro, et fu tanto il rumore, che si spaventò la cità et se sentì alla Madonna delli Angeli et il padre san Francesco disse a tutti alegramente che fra Rufino hauta victoria contro il diavolo [3]. »

E il toponimo Le Carceri?
Non è un'invenzione di Francesco!
Già esisteva, tanto da essere menzionato in una Bolla di papa Innocenzo III come proprietà vescovile nel 1198, citata da quel grande storico locale che fu Arnaldo Fortini:

« La bolla di Innocenzo III del 1198 attribuisce al Vescovo di Assisi piena giurisdizione, fra l'altro, sui seguenti luoghi: capellam que est in cacumine montis sancti Rufini, carcerem de Templo cum toto colle qui dicitur regalis [4] »

Il Collis regalis, citato nelle fonti, era contrapposto al Collis Infernus, che sorgeva molto più in basso.

Sui due 'colli' [si tratta in realtà di due punti diversi del Monte Subasio], i frati eressero la Basilica di San Francesco [prima più piccola, poi raddoppiata sopra].
E in alto, l'Eremo delle Carceri, appropriandosi di due siti malfamati: il primo per le esecuzioni capitali, l'altro come rifugio dei malviventi.



Padre Benvenuto Bazzocchini narra nella Cronaca della Provincia Serafica edita a Firenze nel 1921, come San Francesco avesse sentito il bisogno d'intitolare il tempio che sorse presso 'le Carceri' proprio alla Madonna:

« Sul fianco destro della chiesina si apre un'altra porta che mette in una piccolissima cappella, quella stessa che il padre San Francesco trovò nascosta e forse abbandonata nella solitudine delle Carceri:
    Sancto Francischo puose a questa cappella il nome di
    Sancta Maria [5]. »

Un combattimento durissimo contro il diavolo:
ma chi c'era davvero dietro questo 'diavolo'?

« Ficcando gli occhi per i fori della pietra, si vede uno sprofondo, che la tradizione chiama il buco del Diavolo: "Avendo il tentatore maligno investito il Padre S. Francesco mentre egli stava in orazione nella sua grotta, fu dal Serafico campione debellato e vinto e subissato all'Inferno... lasciando in tale sconfitta e subissamento la indicata apertura o più propriamente voragine [5] »



Note alle immagini ---

_L'Opera di Audot, con la relativa immagine citata, si può consultare su Google Libri.

_La nicchia con la pittura della Madonna con Bambino in apertura del post, costituiva il primitivo luogo di culto francescano chiamato 'Chiesa di Santa Maria delle Carceri', di cui parla padre Bazzocchini in [5].


Note al testo ---

[1] Cfr. Monte Serafico della Verna [...] Descritto dal r.p.f. Saluatore Vitale sacerdote, in Firenze, 1628, pp. 9, 11 e 80.
Su Google Libri trovi il volume interamente scansionato.

[2] Cfr. Francesco Gonzaga, De origine seraphicae religionis franciscanae, Romae, 1587, p. 158.
Anche questo libro si trova scansionato su Google Libri.

[3] Cfr. Breve narratione di S. Maria delle Carcere d'Assisi, Appendice « Documenti » in Marcella Gatti, Le carceri di San Francesco del Subasio, a cura del Lions club, Assisi 1996, pp. 159-160.

[4] Cfr. Arnaldo Fortini, Nova Vita di S. Francesco, S. Maria degli Angeli, 1959, Volume III, pp. 149 e 543 [citazione e testo completo della Bolla].

[5] Cfr. Padre Bazzocchini, Cronaca della Provincia Serafica di S. Chiara d'Assisi, Firenze 1921, pp. 64 e 67.


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Sull'origine 'criminale' delle Basiliche di Assisi, citata a metà Ottocento da padre Giuseppe Fratini, vedi Edilizia francescana: sotto il Sacro Convento, le forche del boia...