martedì 30 novembre 2021

L'Umbria e gli uccelli: un legame antico.

Nel suo libro Sulla divinazione, Cicerone è molto chiaro:
l'Umbria è terra di maghi che interpretano il volo degli uccelli.

Lo scrive ben in due passi:

« Quanto, poi, ai frigi, ai pisidii, ai cilici, al popolo arabo, essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stesso è avvenuto per lungo tempo in Umbria. » [1]

« Gli arabi, i frigi e i cilici, poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia, hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli;
e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria
. »
[1]

Gli Umbri erano assidui osservatori di uccelli.
Nelle Tavole Iguvine, antichissimi strumenti divinatori di Gubbio, si legge come interpretare la presenza degli uccelli...

« Questa cerimonia la si inizi con l'osservazione degli uccelli, il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente. » [2]

In Umbria, tutti col naso all'insù per carpire segreti ai volatili?
Molti brani delle Fonti Francescane ci fanno pensare che Francesco d'Assisi, ancora nel MedioEvo, fosse ben al corrente dei presagi lanciati dagli uccelli.

Eccone uno importante:
Francesco è alla Verna, nella cella dove riceverà le stimmate.
Gli uccelli, volando sopra la cappella del Santo, ne sanciscono l'Investitura divina...

« Sul far del mattino, all'aurora, mentre era in preghiera, uccelli di ogni specie volarono sulla cella dove egli si trovava [...].

Fu assai meravigliato della cosa il beato Francesco e ne trasse grande consolazione.
Ma poi prese a meditare su che cosa questo potesse significare, e il Signore gli rispose in spirito:
"Questo è segno che il Signore ti farà delle grazie in questa cella e ti darà copiose consolazioni"
. » [3]

Nota alle immagini ---

Le miniature con cui ho illustrato il post provengono dal manoscritto Stowe ms 17 della British Library:
nel sito della biblioteca si può consultare integralmente!
I riferimenti ai folii sono: 20r, 24r, 67v, 83v, 93v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Marco Tullio Cicerone, Della divinazione, Garzanti, Milano, 1991, p. 75.

[2] Cfr. Giacomo Devoto, Le tavole di Gubbio, Sansoni, Firenze, 1975, pp. 19, 29.

[3] Cfr. Compilazione di Assisi, Quaresima sulla Verna -ff 1672.
Per una breve storia della Legenda Antiqua perusina, vedi il post:
Una guerra tra 'Poveri': quando si faceva a gara per vivere di elemosine.

Post correllati sulla lingua sacra degli Uccelli nelle Fonti ---

Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.

Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.

martedì 16 novembre 2021

Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.


Un dio può morire?

Per gli Antichi, due entità compongono il dio.
Una finiva nell'Oltretomba, Regno di Ade; l'altra tornava in Cielo.

Nel mito c'era un dio Vivo; e la sua 'controfigura' morta!


Luciano di Samosata, nei Dialoghi con i morti, fa incontrare nel sottosuolo due fantasmi: Eracle e il filosofo Diogene Laerzio. [1]

Eracle spiega a Diogene cosa ci faccia laggiù...

« Eracle, in realtà, è in cielo con gli dei e "possiede Ebe dalla belle caviglie", mentre io sono il suo fantasma. »

Diogene è sconcertato:

« Ma che dici?
Un fantasma del dio?
È possibile essere per metà un dio, e con l'altrà metà...
essere morti
? »

Eracle gli risponde, spiegando la Sua duplice natura...

« Appunto: non ti sembra forse che siamo composti di due sostanze, l'anima e il corpo?
E allora, che cosa t'impedisce di pensare che l'anima -la parte che proviene da Zeus- è in cielo, mentre io, che sono la parte mortale, sto coi morti
? » [1]

Essere divino vuol dire rompere la barriera tra i due mondi.

Il dialogo coi Morti non era solo possibile, ma anzi indispensabile per iniziarsi ad una conoscenza superiore.

Mircea Eliade spiega come la comunicazione coi Morti sia la base dell'iniziazione Sciamanica...

« "Veder gli spiriti" in sogno o allo stato di veglia è il segno d'istintivo della vocazione sciamanica, spontanea o volontaria che sia: giacché aver dei contatti con le anime dei morti significa, in una certa misura, esser morti.

È così che in tutta l'America del Sud lo sciamano deve morire per poter incontrare le anime degli sciamani e per esser istruito da essi:
perché i morti sanno tutto
. » [2]


Negli Apocrifi, Vangelo di Nicodemo, si trova la sopravvivenza di un mito funebre pagano:
il Dio scende negli Inferi per convocare i Morti.

Dopo la Crocifissione, Cristo va nel sottosuolo:
uno ad uno, i Morti lo seguono.
Non si dirigono in cielo!, ma tornano sulla terra...

« Giuseppe disse:
"E perché vi meravigliate che Gesù sia risorto?
Non questo è meraviglioso, ma è meraviglioso che non sia risorto egli solo, ma abbia fatto risorgere anche parecchi altri morti, che sono apparsi a molti in Gerusalemme
.

[...] Quando essi ebbero così parlato, il Salvatore benedisse Adamo con il segno della croce sulla fronte.
Poi fece lo stesso anche con i patriarchi e i profeti e i martiri e gli antenati, e prendendoli con sé, uscì dall'inferno.

E mentre Egli usciva, i santi padri lo seguivano cantando lodi e dicendo:
-Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Alleluia! A lui la gloria da tutti i santi!
» [3]

Post correllati sui Morti ---

Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.

Osiride e San Giusto: i due Annegati che regnavano sui Morti.


Note alle immagini ---

Le miniature, con la sola eccezione della seconda, sono tratte dallo Yates Thompson ms 13, visibile nel sito della British Library.
I folii sono: 109r, 161v, 180r.

La seconda miniatura è tratta, invece, dal manoscritto Stowe
ms 17, visibile sempre nel sito della British Library: folio 200r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Luciano, Dialoghi dei Morti, a cura di Massimo Vilardo, Mondadori, Milano, 1991, pp. 131, 135.

[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, p. 106.

[3] Cfr. Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, Einaudi, Torino, 1990, pp. 351, 357.

domenica 7 novembre 2021

Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.


Perché porta male infrangere uno specchio?
La visione di qualche manoscritto può darci una risposta.
Uno scheletro guarda il suo teschio riflesso in una miniatura da un Libro d'Ore della British Library:
non è solo un'allegoria della Vanitas.

La stregoneria popolare insegna a usare gli specchi per scacciare i dèmoni.
Avere uno specchio infranto significa essere privi di un prezioso mezzo di protezione!

« I demoni e le creature sovrannaturali tradiscono la loro natura perché non si riflettono negli specchi, mentre le incarnazioni diaboliche non possono tollerare la propria immagine e sono destinate a morire non appena la vedono riflessa.

Gli specchi, quindi, sono anche amuleti che proteggono dagli esseri e dalle forze sataniche
. » [1]

Perché gli specchi hanno poteri apotropaici?

Il motivo è antichissimo: Mircea Eliade ci spiega che, attraverso gli specchi, lo sciamano può comunicare con le anime dei Morti.

Rompere lo specchio vuol dire chiudere il contatto:
non essere più in grado di chiamare gli Spiriti ausiliari, ed essere quindi esposti alle forze malevoli...

« [...] si dice che lo specchio aiuta lo sciamano a "vedere il mondo" (cioè a concentrarsi), o a "porre gli spiriti" ».

« Guardando nello specchio, lo sciamano può vedere l'anima del defunto. » [2]

Post correllati sui Morti ---

Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.

Osiride e San Giusto: i due Annegati che regnavano sui Morti.


Note alle immagini ---

_Sopra, la salma di un defunto stringe uno specchio.
Miniatura da un Salterio visibile nel sito della Morgan Library.
La segnatura è: ms M. 796, folio 91v.

_La miniatura in apertura è un capolettera dal manoscritto Yates Thompson 7, folio 174 recto.
La pagina è visibile, ad alta risoluzione, nel sito della British Library.

_La seconda miniatura, con uno scheletro che regge uno specchio circolare, è tratta da un Libro d'Ore dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.);
la segnatura del manoscritto è: W 431, folio 115 recto.
Nel sito del Museo è possibile visualizzare a buona risoluzione il documento integrale.


Note al testo ---

[1] Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 506.

[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, p. 178.

lunedì 25 ottobre 2021

La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.


Alcune miniature da un manoscritto nel sito della British Library ci mostrano l'antica iconografia della Signora delle belve, rivisitata in chiave medievale.

Una donna stringe a sè due leoni che sono da Lei addomesticati.

Nelle Pagine di religione mediterranea, Uberto Pestalozza spiegava molto bene un mito Matriarcale: la sottomissione fisica delle belve alla Pòtnia.
Di questa sudditanza magica resta una traccia preziosa nella fiaba europea La Bella e la Bestia.

Il coito tra le Belve e la Signora, chiamata dai Greci Pòtnia theròn, era un rapporto di dipendenza tra la Madre e le bestie dominate...

« A che cosa alludevano le gigantesche leonesse, ritte sulle zampe anteriori, fiancheggianti la sacra via, che dal porto più settentrionale conduceva al Λητώον, se non al dominio esercitato dalla dea pur sulla famiglia delle belve? » [1]

« Accanto alle raffigurazioni in cui gli animali la affiancano e la dea ne sfiora con le mani le teste od i musi, o distende sopra di loro le braccia, spiccano quelle in cui essa con piglio violento afferra per una zampa quadrupedi e bipedi capovolti, i quali volgono in su la testa ostilmente, quasi mal sopportassero la brutalità della loro signora. » [1]

La Signora delle belve era diffusa anche fuori dal mondo greco!

Mircea Eliade, ne Lo Sciamanismo e le tecniche dell'estasi, spiegava come la Sua presenza tra gli sciamani asiatici fosse la spia di arcaiche credenze Matriarcali...

« [...] la protezione accordata allo sciamano siberiano dalla sua àyami ricorda la parte che fate e semi-dee hanno nell'istruzione e nell'iniziazione degli eroi.

Cotesta 'protezione' riflette indubbiamente delle concezioni 'matriarcali'.
La 'Grande Madre degli Animali' - con la quale lo sciamano siberiano sta in ottimi rapporti - è una immagine ancor più netta del matriarcato arcaico
.

[...] come la Gran Madre degli Animali accorda agli uomini -specie agli sciamani - il diritto di cacciare e di nutrirsi della carne degli animali, del pari gli "spiriti protettori donne" danno agli sciamani gli spiriti ausiliari che, in un certo modo, sono ad essi indispensabili per i loro viaggi estatici. » [2]

Post correllati sulle 'bestie' della Dea ---

Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.

Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.


Nota alle immagini ---

Il manoscritto citato fa parte del fondo Yates Thompson [Ms 13],
ed è visibile nel sito della British Library.
I folii sono: 8v, 9v, 10v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Uberto Pestalozza, Pagine di religione mediterranea, Principato, Milano, 1942:
Volume I, p. 17; Volume II, p. 284.

Il Λητώον, a cui si riferisce Pestalozza, era il santuario di Latona (madre di Apollo e Artemide) in Licia:
le leonesse scolpite testimoniavano i poteri di Maternità attribuiti alla Dèa.

[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma 1974, pp. 102-103.