domenica 25 aprile 2021

Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.


A Perugia, nel quartiere novecentesco di Monteluce, si trova una insolita cappella mariana.

È la Madonna del Riccio:
la stradina che sale fin quassù ne porta il nome.



A cosa si deve questa strana intitolazione?
Perché mai il riccio è associato alla Madonna?

Il motivo dipende dal suo pelo, che aveva un potere curioso:
cacciare le streghe.
L'antropologo Giancarlo Baronti spiegava il perché, riportando una preziosa testimonianza...

« [...] nell'Alta Valle del Tevere si mette al collo del bambino il pelo di tasso perché le streghe quando si accingono a insidiarlo perdono tempo a contare i peli e non possono quindi succhiargli il sangue. » [1]

Si tratta della « magia della conta » :
un vero antidoto che dissuadeva le streghe, grazie al pelo...

« Le streghe evon da contà tutte i picchi di piccasorce...
ma je se faceva giorno, je se faceva tardi
. » [1]
[Valter Toppetti, 1993-1994]

Anche il pelo di altri animali deteneva poteri apotropaici!

Gatti, lupi e cinghiali pare fossero molto ricercati...

« Ai bambini si fanno portare addosso attaccati alla parte anteriore della spalla sinistra [...] una ciocca di peli di lupo o di riccio o di tasso, chiusi per un'estremità in un bocciolo d'argento 'mbedecciate d'argènde ».
[Gennaro Finamore, Pescara 1894]

« ...sulla cinghia del fucile il cacciatore porta attaccato del pelo di tasso o di cinghiale. » [1]
[Umberto Console, 1937]

Il tasso, però, era il più usato per fermare le streghe.

Ne 'Il feticismo primitivo in Italia' [2], Bellucci pubblicava alcune foto di amuleti con il famigerato pelo di tasso...
Sia il tasso sia le streghe agivano di notte:
l'oscurità era il loro habitat.

Mettere del pelo di tasso sull'uscio di casa si considerava, quindi, il modo più efficace per combatterle.
Ne bastava un ciuffo:
le streghe non avrebbero fatto in tempo a contare tutti i peli per scagliare il maleficio, prima del sorgere del Sole...

« Come le streghe anche i tassi si possono vedere solo di notte e anzi proprio come le streghe si possono, solo di notte, cogliere sul fatto.

[...] Anche il tasso per altro possiede fama di succhiatore di liquidi vitali e di gran morsicatore.
Si introduce nottetempo nelle stalle per succhiare il latte delle vacche e i suoi morsi sono molto temuti dai cani e dagli stessi cacciatori
. » [1]


Note al testo ---

[1] Cfr. Giancarlo Baronti, Tra bambini e acque sporche: immersioni nella collezione di amuleti di Giuseppe Bellucci, Morlacchi Editore, Perugia, 2008, pp. 98, 104, 119, 139-140.

Baronti parla anche di un « amuleto per l'infanzia composto di peli di gatto selvatico » .
Riprende questa notizia da Giovanni Pansa, Noterelle di varia erudizione, Lanciano, 1887, p. 219.

La testimonianza di Gennaro Finamore sul pelo di lupo, riccio o tasso indossati dai bambini, è consultabile anche su Google Libri.

Cfr. Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, Volume XIII, p. 179
in Curiosità popolari tradizionali, Torino-Palermo, Carlo Clausen, 1894.

[2] Le immagini ed i riferimenti al pelo di tasso si trovano in Giuseppe Bellucci, Il feticismo primitivo in Italia e le sue forme di adattamento, Perugia, 1907, pp. 41 e 47.

venerdì 9 aprile 2021

Era tutto un sogno? Il monaco Matthew e il 'mistero' delle Stimmate.


Il monaco inglese Matthew Paris, illustrando un passo della Chronica Maiora del collega Ruggero di Wendower, spiegava con un disegno cosa pensasse del Serafino apparso a san Francesco sul monte della Verna.

Altro che visione serafica!
Francesco dormiva, e si era sognato tutto...

Il dio che ispira nel sogno era un'immagine molto arcaica.

Gli indovini antichi predicevano il futuro interpretando i sogni dei loro clienti.
Freud nel '900 intitolò il suo studio più famoso, L'interpretazione dei Sogni, riferendosi proprio a questa pratica:

« [...] termine che ricorda le raccolte di sogni tramandate dall'antichità e i libri 'a chiave' di cui si servivano gli indovini e gli interpreti di sogni che, agli ingressi dei templi o sui mercati cittadini, prevedevano a pagamento il futuro basandosi sulla tradizione codificata in formule fisse della simbologia onirica. » [1]

Nel MedioEvo resisteva ancora questa idea:
gli Eremiti ricevevano, spesso per via Onirica, la consacrazione divina.

Un angelo faceva loro visita in sogno, come si vede bene in questa miniatura a margine di un folio, dalla British Library...


Tutto ciò che il MedioEvo sapeva sui Sogni lo aveva appreso dagli antichi, e soprattutto da un libro:
il Trattato sui Sogni di Sinesio di Cirene.
In esso, l'autore spiegava come decriptare la Volontà degli dèi...

« L'oracolo ha distinto due modi di ottenere con gioia il sapere:
vi è chi apprende durante la veglia e chi, invece, nel sonno. Durante la veglia, è l'uomo a insegnare; chi sogna, invece, è fecondato dal dio con la sua forza, e così apprendere e acquisire finiscono per coincidere:
e infatti fecondare è più che insegnare
. » [2]

Anche san Giovanni di Patmos ebbe un sogno profetico che gli ispirò la scrittura dell'Apocalisse.
Tra i 'sognatori', Francesco d'Assisi era in ottima compagnia!



Note alle immagini ---

_ La miniatura qui sopra, proviene dall'Apocalisse dei Chiostri:
The Cloisters Apocalypse, folio 3 recto.

I 'Chiostri' sono una sorprendente struttura del Metropolitan Museum di New York, che ricrea uno spazio in perfetto stile medievale adibito alle collezioni di quel periodo storico.

_ La seconda miniatura del post, con l'angelo che fa visita ad un eremita nella grotta, proviene dalle Decretali Smithfield della British Library. Il folio è 136 verso.

_ In apertura è un disegno di Matthew Paris che illustra la 'Visione' del Serafino Crocifisso:
lo schizzo si trova nella Chronica Maiora, alla Parker Library di Cambridge: folio 70 verso.

Chiara Frugoni descrive il disegno in due passi del suo libro:

« [...] un'interpretazione più decisa è data dal benedettino Matteo Paris che tenendo presente il testo di Tommaso [da Celano] lo esplicitò disegnando Francesco francamente addormentato. »

Cfr. Frugoni, Francesco e l'invenzione delle stimmate, Einaudi, Torino 1993, p. 60 e p. 163.


Note al testo ---

[1] Cfr. Paola Traverso, "Psiche è una parola greca...
Forme e funzioni della cultura classica nell'opera di Freud"
, Compagnia dei Librai, Genova 2000, pp. 122-123.

[2] Cfr. Sinesio di Cirene, Il libro dei sogni, Archinto,
Milano 2010, p. 45.


Nota sulle Stimmate ---

il cronista Ruggero di Wendover aveva scritto di ferite (psicosomatiche?) apparse sul corpo di san Francesco, solo pochi giorni prima della sua morte -e non due anni prima!
Secondo Ruggero, inoltre, Francesco non nascondeva affatto le stimmate, ma ne faceva strumento di 'consenso'...

« Ora, quindici giorni prima della sua morte, apparvero nel corpo di lui le ferite nelle mani e nei piedi [...] .
Oh stupore! Si formò un grande concorso di popolo per ammirare un prodigio così insolito.
Anche gli stessi cardinali venivano da lui e cercavano di capire il significato di questi segni visibili
. » [ff 2293]


Post correllati ---

Non solo i monaci dubitavano delle stimmate di Francesco:
perfino alcuni frati credevano inverosimile l'episodio, prodotto di una vera allucinazione. In proposito, vedi il post:

I funghi e le stimmate: una visione serafica o allucinogena?

Il santuario della Verna, luogo in cui Francesco subì il supplizio di Cristo, pare fosse già un tempio pagano consacrato all'antica dèa romana dei morti Laverna.
La scelta del luogo da parte di Francesco, per mettere in scena una 'morte' rituale, potrebbe non essere affatto casuale.
Vedi il post:

Laverna, l'oscura dèa senza corpo.

mercoledì 24 marzo 2021

Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!

San Francesco era abituato a predicare nelle campagne parlando agli uccelli.
A distanza di tempo, i francescani divennero feroci persecutori di questa pratica magica.

Il frate Bernardino da Siena pare fosse il più severo ammonitore contro gli indovini che divinavano sugli uccelli...

« "Se tu porrai che il canto della gallina, o quel del corbo [...] sia cattivo o buon augurio [...] in queste simili cose adori el dimonio"

Nello stesso quaresimale [anno 1425] Bernardino torna ad ammonire i fiorentini sull'argomento, e ancora le due pratiche sono accomunate:

"Guarda Iddio che non si vadi dietro a' canti di gallina, o d'uccegli, o auguri di bestie" ». [1]

Francesco d'Assisi, che ben conosceva la superstizione popolaresca, due secoli prima [anno 1224] aveva tratto il presagio delle stimmate alla Verna proprio dal volo di un falco!

« Durante il suo soggiorno lassù, un falco, facendo proprio lì il suo nido, gli si legò con patto di intensa amicizia.

Sembra proprio che l'esultanza esibita dagli uccelli di così varia specie e il canto del falcone fossero un presagio divino. » [2]

Divinare sul volo e sui versi degli uccelli era una pratica magica molto diffusa nel mondo antico:
Sinesio di Cirene, scrittore del tardo Impero, ne parlava a fondo...

« Così i sapienti osservano il futuro:
[...] altri ancora nei versi degli uccelli, nel modo in cui si posano e nel volo.
[...] Persino gli uccelli, se possedessero una scienza, avrebbero potuto trarre una tecnica divinatoria dall'osservazione degli uomini, così come abbiamo fatto noi con loro
. » [3]


Note alle immagini ---

_La miniatura qui sopra è tratta da un Salterio belga conservato alla Morgan Library di New York:
il riferimento del documento è MS M. 72, folio 139v, e si può visionare nel sito della Biblioteca.

_La seconda immagine è un gustoso schizzo di Matthew Paris:
illustra una "Predica" tenuta da san Francesco agli uccelli.

L'autore era un monaco inglese dell'abbazia di Saint Albans, che proseguì l'Opera nota come Chronica Majora del monaco Ruggero di Wendover, il quale faceva parte della sua stessa abbazia.

Matteo Parigino arricchì, inoltre, la Chronica con favolosi e variopinti disegni a colori:
consiglio di sfogliare il prezioso Manoscritto, noto come ms. 016, nel sito della Parker Library di Cambridge che lo ha integralmente digitalizzato.

_La miniatura in apertura proviene dalla Bibliothèque Municipale di Angers, e mostra un vescovo infliggere una punizione ad un indovino di uccelli.
Il riferimento è il seguente: ms. 0372, folio 282v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Marina Montesano, Supra acqua et supra ad vento: superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani Osservanti, Istituto storico italiano per il Medioevo, Roma 1999, p. 22.

[2] Cfr. Bonaventura da Bagnoregio, Legenda Maior, Capitolo VIII in Fonti francescane, Editrici francescane, Padova 2004 - ff 1158.

I Fioretti, in proposito, ci dicono che « molte consolazioni riceveva da Dio, non solamente per visitazioni angeliche, ma eziando per uccelli salvatichi. »
Cfr. Della seconda considerazione sulle sacre sante istimmate
- ff 1913.

[3] Cfr. Sinesio di Cirene, Il libro dei sogni, Archinto, Milano 2010, p. 38.


Post correlato sulla lingua degli Uccelli:

Lo stregone che fece paura al Papa:
la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggiero
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