giovedì 22 luglio 2021

Il demone col berretto Rosso: il dio del fuoco e Cappuccetto Rosso.

Andreina Ciceri, nel 1969, descriveva un demone dal cappuccio rosso che imperversava nei racconti popolari friulani...

« In Friuli suole apparire sul far della notte, poco dopo l'Ave Maria: è piccolissimo e porta in testa un berretto rosso; forma lo spauracchio specialmente dei fanciulli. »

« L'informatrice Santa Micottis aveva undici anni quando, andando con una coetanea verso il monte, sentì fischiare dietro una casera:
era lo scarific', tutto rosso, alto circa 50 centimetri
. » [1]

Per scacciare l' «Omenùt» si teneva acceso un braciere durante la notte [1].
Il demone era, forse, una sopravvivenza del dio celtico del fuoco Beleno, che si adorava nel Friuli antico.

« [...] sappiamo però che il più grande dei loro Dei, il Dio protettore particolare della regione Friulana, si chiamava Beleno, ed era il dio del sole e della guerra, il dio dell'arte e della vita.

Dopo l'occupazione romana, Egli fu identificato con Apollo:
aveva spesso il soprannome di Carnio ed in suo onore si celebravano delle feste, in cui si accendevano dei grandi fuochi:
secondo alcuni l'usanza di accendere i fuochi la sera dell'Epifania sarebbe un reso del culto di Beleno
. » [2]
L'ostilità dei predicatori cristiani verso il mondo pagano attribuì un'aura torbida ai suoi simboli.

Il cappuccio rosso divenne un segno del proibito nella cultura medievale: specie in alcune aree del Nord-Est, dove le prostitute dovevano portarne uno per farsi riconoscere...

« Per significare l'infamia, oltre al giallo furono scelti anche altri colori:
a Padova e a Treviso le leggi quattrocentesche ingiunsero a 'meretrices et riffianae' di posare sul capo 'unum capucium coloris rubei' ovvero un cappuccio rosso
». [3]

Avere il cappuccio rosso era, per la donna, un indizio di quel mestiere infamante:
guai se le prostitute non avessero portato un cappuccio rosso!

« [...] nelle Provisiones ducales civitatis Tarvisii, Venetiis, 1768, si legge:
Nec liceat meretricibus publicis ire per civitate sine caputiis rubeis in capitibus
». [4]

Possibile che dietro al racconto di Cappuccetto Rosso, e del Lupo che voleva mangiarla, ci sia una storia di prostituzione minorile?

Post sul culto del Lupo in un luogo francescano ---

Il culto pagano del Lupo si ritrova nella chiesa di san Francesco della Pace a Gubbio.
Qui si vede perfino il 'sepolcro' del Lupo che ammansì il Santo:

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso:
il culto apotropaico del Lupo
.


Note alle immagini ---

•L'immagine in apertura è un Giullare che ride dipinto da Anonimo. Olio su tavola dal Museo Nazionale di Stoccolma, 1540.

•La seconda immagine è un olio di pittore olandese del '500, custodito in Massachusetts (U.S.A.):
ho tratto l'immagine da una pagina di Wikipedia.
Da notare, in tutte le immagini, la « marotte »:
lo scettro in legno dei giullari, con testa buffa scolpita.

Ho scelto immagini di giullari per illustrare il post perché i pittori attribuivano ai folli i due colori diabolici del meretricio:
il rosso e il giallo
.

•L'illustrazione in chiusura, che mostra Cappuccetto Rosso e il lupo, è della pittrice Jessie Willcox Smith (1911).
Ho tratto anche questa immagine da Wikipedia.


Note al testo ---

[1] Cfr. Andreina Ciceri, In margine ad una raccolta di narrativa popolare in Studi di letteratura popolare friulana, Società filologica friulana, Udine, 1969, pp. 95-96.

« Talvolta la gente accendeva un fuoco vicino alla porta e lasciava le bragi, così lo scarific', quando veniva di notte, si scottava i piedi. »

[2] Cfr. Pietro Zampa, I santi del Friuli, Pradamano, 1930, pp. 7-8.

[3] Cfr. Elisabetta Grignera, I Soperchi ornamenti. Copricapi e acconciature femminili nell'Italia del Quattrocento, Protagon Editori, Siena, 2010, pp. 286, 288.

[4] « [...] quanto ai colori Misson, visitando Venezia nel 1688, ricorda che dame e borghesi vestivano tutte di nero, mentre "abiti di colori sgargianti, gialli e rossi come tulipani, contraddistinguevano le donne di facili costumi". »

Cfr. Doretta Davanzo Poli, Le cortigiane e la moda in
Il gioco dell'amore. Le cortigiane di Venezia dal Trecento al Settecento, Casinò Municipale Ca' Vendramin Calergi,
Venezia, 2 febbraio-16 aprile 1990, pp. 102-103.


---

• Ringrazio la scrittrice goriziana Nataša Cvijanović per avermi fornito indicazioni sullo Scarific':
il demone dal berretto rosso che popola i racconti della sua Terra.

martedì 15 giugno 2021

La santa gattara: il corteo della dea Freya e i cacciatori di topi.


I Santi nell'Europa medievale servivano, soprattutto, a risolvere problemi di ordine pratico.

Ce ne accorgiamo guardando le miniature del Libro di Kells, in Irlanda, percorse da un intruso fastidioso: il topo!

Per combattere i topi ci si rivolgeva ai gatti, e alla Santa loro protettrice: Gertrude di Nivelles.

Sembra che a Colonia, in Germania, Gertrude fosse molto venerata per i suoi poteri 'derattizzanti'...

« In ogni caso venne invocata contro la peste, portata appunto da ratti e topi, anche nel 1822, quando topi d'oro e d'argento furono offerti al suo sepolcro di Colonia. » [1]

In una vetrata della chiesa gotica belga di Nostra Signora a Tongeren, dei topi si arrampicano sulla Pastorale:
a ribadire i 'poteri' della Santa!

Pare che in Irlanda si fossero inventati un lascito leggendario per giustificare il Suo culto!

« la generosa beneficenza che fece ai monaci irlandesi (come Foillan, fratello di Fursey, che aveva fondato un monastero a Fosses, su terre donategli appunto da Gertrude). » [1]

Dietro una devozione così forte c'era, forse, un culto pagano?

Gli antichi Germani credevano che la loro dea Freya volasse su un carro trainato da gatti.

« [...] la dea Freya dei Germani settentrionali veniva raffigurata su di un carro trainato da gatti. » [2]

I Romani associarono Freya alla dea latina a cui i gatti erano sacri: Diana.

In Minima mediaevalia, Franco Cardini spiegava come le donne-gatto 'cacciatrici' si fossero saldate all'idea del volo notturno, già nella cultura medievale...

« Burcardo di Worms [...] l'attribuisce al culto di una dea che egli, scrivendo in latino, chiama Diana, ma che è probabilmente la dea germanica Freya.

[...] Ciò detto, resta molto interessante il metodo di Burcardo:
da autentico antropologo, ha messo in moto un delicato processo di acculturazione traducendo Freya con Diana;
[...] due figure mitologiche entrambe femminili, virginali, notturne e cacciatrici
. » [3]

Ne derivò la demonizzazione del gatto:
nella cultura alta religiosa, divenne l'animale diabolico prediletto dalle streghe.

Tutto il contrario nella cultura bassa: popolare.
Guai a non prestare attenzione ad un gatto!
Il gatto doveva compiere un lavoro igienico importante:
cacciare i topi
.

In un libricino sui detti popolari marchigiani, ho rintracciato dei moniti molto severi contro chi dimentica l'importanza dei gatti...

« Guai alla donna incinta mangiare qualche cosa tolta ad un gatto: il nascituro sarà un ladro. »

« Al cane si può dare il pane e se ne avrà restituzione in maggior copia da Gesù;
ma guai a darlo ad un gatto, è convinzione popolare che Gesù non lo restituirebbe, giacché il gatto si deve procacciare da vivere mangiando topi
. » [3]


Note alle immagini ---

_Le miniature con i gatti, che difendono l'ostia consacrata dai topi famelici (prima e ultima immagine nel post), provengono dall'Evangeliario di Kells che si può consultare nel sito del Trinity College Dublin: MS 58, folii 34 recto e 48 recto.

_L'illustrazione con la dea germanica Freya su un carro trainato da gatti, è tratta dal Manual of mythology di Alexander Stuart Murray, London 1874.
L'Opera si può integralmente consultare nel sito americano Archive.org.


Note al testo ---

[1] Cfr. David Hugh Farmer, Dizionario Oxford dei santi, Muzzio, Padova 1989, p. 197.

[2] Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 215.

Anche Lecouteux: « Freja si sposta su un carro trainato da gatti. » Cfr. Claude Lecouteux, Dizionario di mitologia germanica, Argo, Lecce, 2002, p. 95.

[3] Cfr. Giovanni Ginobili, Bricciche di superstizioni e pregiudizi popolari marchigiani, Tipografia S. Giuseppe, Macerata, 1959,
pp. 20 e 30-31.

domenica 23 maggio 2021

Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.

Parlare agli uccelli era proibito dai Vescovi, nel MedioEvo.

Eppure san Francesco non si faceva problemi a farlo:
era immune alle punizioni inflitte dalla Chiesa.

Un dipinto gotico di pochi anni dopo la Sua morte, dal Museo Civico di Pistoia, ne mostra una predica.

Francesco esibisce ciò che tutti si sono raccolti a vedere:
le stimmate sul palmo della mano destra [1], e due uccelli dipinti sul pulpito cne indica con la mano sinistra.

Gli uccelli sono un elemento peculiare della predicazione francescana. Perché?

Per spiegarlo, vi faccio arrivare fino a Perugia.

Francesco era figlio di un ricco mercante, Pietro di Bernardone, ed era abituato a misurarsi con la gente del popolo.

A piazza Danti, la storica piazza 'delle erbe', in un palazzo che ha conservato al piano terra l'antica muratura medievale, in un punto insospettabile, si trova il nostro indizio.

Una deliziosa manina, che regge della verza, spunta nell'angolo destro del palazzo!
Indica l'area dove si faceva il mercato...

Quella mano in pietra non è solo un riferimento visivo.

La gente che coltivava i campi garantiva la sopravvivenza stessa delle città: quella mano, per gli abitanti del borgo arroccato, era un punto vitale.

Eppure i contadini rimanevano confinati nell'ombra:
disprezzati per via delle loro antiche superstizioni.
Tanto che, nella cultura medievale, la parola 'contadino' divenne sinonimo di 'pagano': abitante del pagus.
Di conseguenza, colui che credeva alla magia dei pagi.
Di nuovo, Le Goff...

« Resta il fatto che, a partire dal secolo V, i pagani sono, per gli autori cristiani, essenzialmente dei contadini e viceversa. » [2]

Quando Francesco d'Assisi predica agli uccelli, sta in realtà convertendo pagani che credono nei suoi poteri magici, e nella lingua segreta degli Uccelli parlata dagli stregoni.

Le Decretali ecclesiastiche dell'epoca li condannano.
Ecco una miniatura tratta dalla Biblioteca Laurenziana di Firenze: ci mostra un uomo reo di esercizio della Magia.
Beccato: sta parlando ad un uccello!
Nei prodigi di san Francesco con uccelli e lupi non ci sono mai contadini intorno perché, come spiega proprio LeGoff, i contadini nelle Vite dei Santi tendono a sparire:
non hanno importanza, e cadono nell'oblio!

« L'eroe di ogni storia è infatti un santo, non essendo il contadino che un oggetto anonimo del racconto agiografico. » [2]

Che tristezza portare sulle spalle la zappa, e poi finire nel dimenticatoio!





Un approfondimento sugli 'stregoni' che parlavano agli uccelli ---

Gli uccelli si credevano custodi della Volontà divina.
Chi era in grado di comunicare con loro deteneva un potere sacrale: ecco perché il Medioevo era pieno di preti indovini che parlavano ai volatili.
Per punirli, gli uomini di Chiesa rastrellavano le campagne
.

Francesco d'Assisi, 'predicando' agli uccelli, non fu da meno.
◉ Vedi il post:
Lo stregone che fece paura al Papa:
la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero
.

L'uso di trarre responsi dal volo e dai versi degli uccelli persistette fino al Quattrocento, ed oltre.

Frati come Bernardino da Siena divennero severi censori di questa pratica magica.
E pazienza se san Francesco, secoli prima, aveva tratto il presagio delle stimmate proprio dal volo di un falco!
◉ Vedi il post:
Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!


Note alle immagini ---

_ In apertura del post, miniatura da un manoscritto della Bibliothèque Municipale di Amiens: ms. 0355, folio 294.

_ Nel polittico, il dipinto in apertura è il secondo episodio:
in alto, a sinistra.
Citai l'immagine ne Lo stregone di Assisi, il volto negato di san Francesco, Eleusi Edizioni, Perugia 2009, a p. 35.
_ Il dettaglio con la manina in pietra, si trova citato in
Perugia. Guide Electa Umbria, a cura di Massimo Montella,
Electa Editori Umbri Associati, Perugia 1993, p. 103.

« Già piazza delle Erbe o della Paglia durante il Medioevo
("sullo spigolo di via Bartolo e di via del Sole si vede scolpita una manina tenente alcune spighe di grano a significare che in quel luogo, nel Medioevo, si vendevano biade e pane",
Raniero Gigliarelli, 1907)
».

_La miniatura citata dalla Biblioteca Laurenziana, insieme ad altre di soggetto analogo, è riportata da Anthony Melnikas, The corpus of the miniatures in the manuscripts of Decretum Gratiani,
Studia Gratiana, Rome, 1975.
Nello studio, è indicata come ms. Ed. 97, folio 298v.

_Il disegno in chiusura del post, che mostra due agricoltori, è del monaco inglese Matthew Paris, e proviene dalla Chronica maiora II, manoscritto custodito alla Parker Library di Cambridge:
Corpus Christi College, MS 016, f. 75r.


Note al testo ---

[1] Le stimmate erano uno strumento di consenso per san Francesco?

Un indizio in tal senso ce lo offre, appena pochi anni dopo l'evento [siamo prima del 1236], il monaco inglese Ruggero di Wendover.
Nella Chronica Maiora, Ruggero scrive:
« Ora, quindici giorni prima della sua morte, apparvero nel corpo di lui le ferite nelle mani e nei piedi [...] .
Oh stupore! Si formò un grande concorso di popolo per ammirare un prodigio così insolito.
Anche gli stessi cardinali venivano da lui e cercavano di capire il significato di questi segni visibili
. » [ff 2293]
Negli stessi anni, intorno al 1235, Bonaventura Berlinghieri dipinse una pala in cui, in un dettaglio [vedi sopra], i devoti facevano ressa per vedere le stimmate sulla mano del Santo:
se non è una testimonianza fotografica, poco ci manca!

[2] Il brano citato è tratto da Jacques Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino 1977, pp. 106 e 109.

giovedì 13 maggio 2021

La magia della conta: come annullare le streghe.


Molti malefici operati dalle streghe si basano sulla conta.

La struttura della filastrocca "Ambaraba-ciccì-coccò / Tre civette sul comò" mostra come le streghe agiscano:
al centro di tutto c'è la conta.
Lo spiega bene il linguista Vermondo Brugnatelli...

« alla base della filastrocca italiana
am barabà ciccì coccò
[esiste] una filastrocca latina
hanc para ab hac quidquid quodquod.

[...] Il nome femminile singolare cui si allude con i due pronomi potrebbe essere manus, dal momento che di solito si tratta di una "conta", durante la quale si passano in rassegna con la mano i partecipanti ad un gioco man mano che si scandiscono le parole della filastrocca
. » [1]

Brugnatelli si riferiva ad un gioco infantile, di cui si era perso il significato apotropaico.

Per fermare le streghe, s'impediva loro di chiudere la conta.

Le streghe contavano ogni volta per scagliare il maleficio:
gli amuleti 'pelosi' avevano uno scopo preciso: allungare la conta.

Se i peli erano folti, le streghe ne sarebbero state alla larga!

È il caso, per esempio, del pelo di tasso:
Renato Bellabarba spiegava perché fosse così diffuso...

« I peli del tasso, essendo assai folti e sottili, avrebbero confuso gli spiriti maligni.
Essi infatti si sarebbero sentiti irresistibilmente costretti a contarli a uno a uno. » [2]

Il desiderio di contare era terribile:
così facendo le streghe, prima di nuocere, sarebbero state cancellate dalla luce del Sole...

« secondo la credenza popolare le streghe si fermano a contare i peli uno per uno e questi sono tanti e così sottili che ci vuol tempo e prima che abbiano finito arriva l'alba che le mette in fuga. » [3]

I poteri della conta nella filastrocca ---

In origine, le civette erano gli animali diabolici collaboratori delle streghe: la figlia del dottore e il dottore stesso le loro vittime predilette, in quanto detenevano una posizione sociale rispettabile.

Vedi il libricino che ho dedicato alla tematica, ed il relativo post:
Il maleficio delle Tre Civette.

Post correllato sul pelo scaccia-streghe ----

Sull'argomento, vedi anche: Il pelo malefico:
un esercito di Ricci per combattere le streghe
.


Note al testo ---

[1] L'articolo di Brugnatelli sull'etimologia della formula Ambarabaciccìcoccò è consultabile on-line con un semplice click al seguente indirizzo.

[2] Cfr. Renato Bellabarba, Il ciclo della vita nella campagna marchigiana, Olschki, Firenze, 1979, p. 46.

[3] Cfr. Paolo Toschi, "Lei ci crede?" Appunti sulle superstizioni, Edizioni Radio Italiana, Torino 1957, p. 66.


Nota alle immagini ---

Le foto degli amuleti con il pelo di tasso sono tratte dalla Collezione dell'antropologo Giuseppe Bellucci, visibile presso il Museo Archeologico dell'Umbria (MANU)...
Bellucci, tra fine '800 e primi due decenni del '900, collezionò molti di questi oggetti tra mille difficoltà, come lui stesso spiegava nell'Introduzione ad un libricino sugli Amuleti...

« Molto spesso ebbi a lottare con quella diffidenza straordinaria, che, volendo raccogliere oggetti di tal genere comunemente s'incontra, avendo a fare con genti sospettose, credule, gelose fino allo scrupolo dei loro sentimenti e dei loro pensieri;

con genti paurose, che nella semplice innocente dimanda relativa a determinate credenze, a particolari sentimenti, intravedono il pericolo di esser colpite dai funesti effetti del malocchio, dai malefizi o dalle fatture delle streghe e dagli stregoni, dalle astuzie e dalle blandizie del diavolo. »

Cfr. Belluci, Un capitolo di psicologia popolare: gli amuleti,
Unione tipografica cooperativa, Perugia, 1908, pp. 5-6.

Nota. L'editore folignate "Il Formichiere" ha curato nel 2012 una ristampa di questo curioso libro.

domenica 25 aprile 2021

Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.


A Perugia, nel quartiere novecentesco di Monteluce, si trova una insolita cappella mariana.

È la Madonna del Riccio:
la stradina che sale fin quassù ne porta il nome.



A cosa si deve questa strana intitolazione?
Perché mai il riccio è associato alla Madonna?

Il motivo dipende dal suo pelo, che aveva un potere curioso:
cacciare le streghe.
L'antropologo Giancarlo Baronti spiegava il perché, riportando una preziosa testimonianza...

« [...] nell'Alta Valle del Tevere si mette al collo del bambino il pelo di tasso perché le streghe quando si accingono a insidiarlo perdono tempo a contare i peli e non possono quindi succhiargli il sangue. » [1]

Si tratta della « magia della conta » :
un vero antidoto che dissuadeva le streghe, grazie al pelo...

« Le streghe evon da contà tutte i picchi di piccasorce...
ma je se faceva giorno, je se faceva tardi
. » [1]
[Valter Toppetti, 1993-1994]

Anche il pelo di altri animali deteneva poteri apotropaici!

Gatti, lupi e cinghiali pare fossero molto ricercati...

« Ai bambini si fanno portare addosso attaccati alla parte anteriore della spalla sinistra [...] una ciocca di peli di lupo o di riccio o di tasso, chiusi per un'estremità in un bocciolo d'argento 'mbedecciate d'argènde ».
[Gennaro Finamore, Pescara 1894]

« ...sulla cinghia del fucile il cacciatore porta attaccato del pelo di tasso o di cinghiale. » [1]
[Umberto Console, 1937]

Il tasso, però, era il più usato per fermare le streghe.

Ne 'Il feticismo primitivo in Italia' [2], Bellucci pubblicava alcune foto di amuleti con il famigerato pelo di tasso...
Sia il tasso sia le streghe agivano di notte:
l'oscurità era il loro habitat.

Mettere del pelo di tasso sull'uscio di casa si considerava, quindi, il modo più efficace per combatterle.
Ne bastava un ciuffo:
le streghe non avrebbero fatto in tempo a contare tutti i peli per scagliare il maleficio, prima del sorgere del Sole...

« Come le streghe anche i tassi si possono vedere solo di notte e anzi proprio come le streghe si possono, solo di notte, cogliere sul fatto.

[...] Anche il tasso per altro possiede fama di succhiatore di liquidi vitali e di gran morsicatore.
Si introduce nottetempo nelle stalle per succhiare il latte delle vacche e i suoi morsi sono molto temuti dai cani e dagli stessi cacciatori
. » [1]


◉ Sull'inibizione prodotta dalla conta a cui si costringeva le streghe, vedi il post:

La magia della conta: come annullare le streghe.


Note al testo ---

[1] Cfr. Giancarlo Baronti, Tra bambini e acque sporche: immersioni nella collezione di amuleti di Giuseppe Bellucci, Morlacchi Editore, Perugia, 2008, pp. 98, 104, 119, 139-140.

Baronti parla anche di un « amuleto per l'infanzia composto di peli di gatto selvatico » .
Riprende questa notizia da Giovanni Pansa, Noterelle di varia erudizione, Lanciano, 1887, p. 219.

La testimonianza di Gennaro Finamore sul pelo di lupo, riccio o tasso indossati dai bambini, è consultabile anche su Google Libri.

Cfr. Finamore, Tradizioni popolari abruzzesi, Volume XIII, p. 179
in Curiosità popolari tradizionali, Torino-Palermo, Carlo Clausen, 1894.

[2] Le immagini ed i riferimenti al pelo di tasso si trovano in Giuseppe Bellucci, Il feticismo primitivo in Italia e le sue forme di adattamento, Perugia, 1907, pp. 41 e 47.

venerdì 9 aprile 2021

Era tutto un sogno? Il monaco Matthew e il 'mistero' delle Stimmate.


Il monaco inglese Matthew Paris, illustrando un passo della Chronica Maiora del collega Ruggero di Wendower, spiegava con un disegno cosa pensasse del Serafino apparso a san Francesco sul monte della Verna.

Altro che visione serafica!
Francesco dormiva, e si era sognato tutto...

Il dio che ispira nel sogno era un'immagine molto arcaica.

Gli indovini antichi predicevano il futuro interpretando i sogni dei loro clienti.
Freud nel '900 intitolò il suo studio più famoso, L'interpretazione dei Sogni, riferendosi proprio a questa pratica:

« [...] termine che ricorda le raccolte di sogni tramandate dall'antichità e i libri 'a chiave' di cui si servivano gli indovini e gli interpreti di sogni che, agli ingressi dei templi o sui mercati cittadini, prevedevano a pagamento il futuro basandosi sulla tradizione codificata in formule fisse della simbologia onirica. » [1]

Nel MedioEvo resisteva ancora questa idea:
gli Eremiti ricevevano, spesso per via Onirica, la consacrazione divina.

Un angelo faceva loro visita in sogno, come si vede bene in questa miniatura a margine di un folio, dalla British Library...


Tutto ciò che il MedioEvo sapeva sui Sogni lo aveva appreso dagli antichi, e soprattutto da un libro:
il Trattato sui Sogni di Sinesio di Cirene.
In esso, l'autore spiegava come decriptare la Volontà degli dèi...

« L'oracolo ha distinto due modi di ottenere con gioia il sapere:
vi è chi apprende durante la veglia e chi, invece, nel sonno. Durante la veglia, è l'uomo a insegnare; chi sogna, invece, è fecondato dal dio con la sua forza, e così apprendere e acquisire finiscono per coincidere:
e infatti fecondare è più che insegnare
. » [2]

Anche san Giovanni di Patmos ebbe un sogno profetico che gli ispirò la scrittura dell'Apocalisse.
Tra i 'sognatori', Francesco d'Assisi era in ottima compagnia!



Note alle immagini ---

_ La miniatura qui sopra, proviene dall'Apocalisse dei Chiostri:
The Cloisters Apocalypse, folio 3 recto.

I 'Chiostri' sono una sorprendente struttura del Metropolitan Museum di New York, che ricrea uno spazio in perfetto stile medievale adibito alle collezioni di quel periodo storico.

_ La seconda miniatura del post, con l'angelo che fa visita ad un eremita nella grotta, proviene dalle Decretali Smithfield della British Library. Il folio è 136 verso.

_ In apertura è un disegno di Matthew Paris che illustra la 'Visione' del Serafino Crocifisso:
lo schizzo si trova nella Chronica Maiora, alla Parker Library di Cambridge: folio 70 verso.

Chiara Frugoni descrive il disegno in due passi del suo libro:

« [...] un'interpretazione più decisa è data dal benedettino Matteo Paris che tenendo presente il testo di Tommaso [da Celano] lo esplicitò disegnando Francesco francamente addormentato. »

Cfr. Frugoni, Francesco e l'invenzione delle stimmate, Einaudi, Torino 1993, p. 60 e p. 163.


Note al testo ---

[1] Cfr. Paola Traverso, "Psiche è una parola greca...
Forme e funzioni della cultura classica nell'opera di Freud"
, Compagnia dei Librai, Genova 2000, pp. 122-123.

[2] Cfr. Sinesio di Cirene, Il libro dei sogni, Archinto,
Milano 2010, p. 45.


Nota sulle Stimmate ---

il cronista Ruggero di Wendover aveva scritto di ferite (psicosomatiche?) apparse sul corpo di san Francesco, solo pochi giorni prima della sua morte -e non due anni prima!
Secondo Ruggero, inoltre, Francesco non nascondeva affatto le stimmate, ma ne faceva strumento di 'consenso'...

« Ora, quindici giorni prima della sua morte, apparvero nel corpo di lui le ferite nelle mani e nei piedi [...] .
Oh stupore! Si formò un grande concorso di popolo per ammirare un prodigio così insolito.
Anche gli stessi cardinali venivano da lui e cercavano di capire il significato di questi segni visibili
. » [ff 2293]


Post correllati ---

Non solo i monaci dubitavano delle stimmate di Francesco:
perfino alcuni frati credevano inverosimile l'episodio, prodotto di una vera allucinazione. In proposito, vedi il post:

I funghi e le stimmate: una visione serafica o allucinogena?

Il santuario della Verna, luogo in cui Francesco subì il supplizio di Cristo, pare fosse già un tempio pagano consacrato all'antica dèa romana dei morti Laverna.
La scelta del luogo da parte di Francesco, per mettere in scena una 'morte' rituale, potrebbe non essere affatto casuale.
Vedi il post:

Laverna, l'oscura dèa senza corpo.

mercoledì 24 marzo 2021

Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!

San Francesco era abituato a predicare nelle campagne parlando agli uccelli.
A distanza di tempo, i francescani divennero feroci persecutori di questa pratica magica.

Il frate Bernardino da Siena pare fosse il più severo ammonitore contro gli indovini che divinavano sugli uccelli...

« "Se tu porrai che il canto della gallina, o quel del corbo [...] sia cattivo o buon augurio [...] in queste simili cose adori el dimonio"

Nello stesso quaresimale [anno 1425] Bernardino torna ad ammonire i fiorentini sull'argomento, e ancora le due pratiche sono accomunate:

"Guarda Iddio che non si vadi dietro a' canti di gallina, o d'uccegli, o auguri di bestie" ». [1]

Francesco d'Assisi, che ben conosceva la superstizione popolaresca, due secoli prima [anno 1224] aveva tratto il presagio delle stimmate alla Verna proprio dal volo di un falco!

« Durante il suo soggiorno lassù, un falco, facendo proprio lì il suo nido, gli si legò con patto di intensa amicizia.

Sembra proprio che l'esultanza esibita dagli uccelli di così varia specie e il canto del falcone fossero un presagio divino. » [2]

Divinare sul volo e sui versi degli uccelli era una pratica magica molto diffusa nel mondo antico:
Sinesio di Cirene, scrittore del tardo Impero, ne parlava a fondo...

« Così i sapienti osservano il futuro:
[...] altri ancora nei versi degli uccelli, nel modo in cui si posano e nel volo.
[...] Persino gli uccelli, se possedessero una scienza, avrebbero potuto trarre una tecnica divinatoria dall'osservazione degli uomini, così come abbiamo fatto noi con loro
. » [3]


Note alle immagini ---

_La miniatura qui sopra è tratta da un Salterio belga conservato alla Morgan Library di New York:
il riferimento del documento è MS M. 72, folio 139v, e si può visionare nel sito della Biblioteca.

_La seconda immagine è un gustoso schizzo di Matthew Paris:
illustra una "Predica" tenuta da san Francesco agli uccelli.

L'autore era un monaco inglese dell'abbazia di Saint Albans, che proseguì l'Opera nota come Chronica Majora del monaco Ruggero di Wendover, il quale faceva parte della sua stessa abbazia.

Matteo Parigino arricchì, inoltre, la Chronica con favolosi e variopinti disegni a colori:
consiglio di sfogliare il prezioso Manoscritto, noto come ms. 016, nel sito della Parker Library di Cambridge che lo ha integralmente digitalizzato.

_La miniatura in apertura proviene dalla Bibliothèque Municipale di Angers, e mostra un vescovo infliggere una punizione ad un indovino di uccelli.
Il riferimento è il seguente: ms. 0372, folio 282v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Marina Montesano, Supra acqua et supra ad vento: superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani Osservanti, Istituto storico italiano per il Medioevo, Roma 1999, p. 22.

[2] Cfr. Bonaventura da Bagnoregio, Legenda Maior, Capitolo VIII in Fonti francescane, Editrici francescane, Padova 2004 - ff 1158.

I Fioretti, in proposito, ci dicono che « molte consolazioni riceveva da Dio, non solamente per visitazioni angeliche, ma eziando per uccelli salvatichi. »
Cfr. Della seconda considerazione sulle sacre sante istimmate
- ff 1913.

[3] Cfr. Sinesio di Cirene, Il libro dei sogni, Archinto, Milano 2010, p. 38.


Post correlati sulla lingua degli Uccelli:

Lo stregone che fece paura al Papa:
la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggiero
.

Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.

martedì 9 marzo 2021

La paura fa 90: lo 'stile' francescano...

Tra i frati, c'erano anche delle mele marce da punire.

I metodi persuasivi del Santo pare fossero molto efficaci!

Angelo Clareno, nel Libro delle tribolazioni, ci racconta il caso di un frate reticente, tal Pietro Stacia:
le maledizioni che san Francesco gli scagliava contro erano sante ed eterne, perché volute da Dio...

« Essendogli nota la cocciutaggine, anzi la mente indurita, di un certo frate che nel secolo era stato dottore in legge, di nome frate Pietro Stacia, [...] lo maledì.

E dato che era stato grande nel secolo e molto dotto, amato non poco dai ministri per la sua dottrina, verso il termine della vita di san Francesco i frati lo pregavano che volesse perdonare a un sì grande uomo, che egli aveva maledetto, e concedergli la grazia della sua benedizione. Rispose loro:
"Figli, non posso benedire chi è stato maledetto ed è maledetto da Dio"
.

[...] tutti i presenti impararono che colui che era maledetto dal beato Francesco, lo era già stato per l'eternità da Dio. » [1]

Molti frati temevano così tanto le 'maledizioni' di Francesco da infliggersi punizioni anche dure, se colti in 'fallo'.

« Un frate di nome Barbaro una volta offese, con una parola ingiuriosa, un confratello
[...] Ma appena si accorse che il confratello ne era rimasto piuttosto offeso, si accese d'ira contro se stesso, e preso dello sterco d'asino se lo mise in bocca per masticarlo:
"Mastichi sterco d'asino questa lingua che ha sputato veleno d'ira sul mio fratello."

[...] Il santo gongolava di gioia nell'udire tali cose, perché vedeva che i suoi figli da soli praticavano esempi di santità
». [2]

Come otteneva Francesco tutta questa disciplina?

Tommaso da Celano ci racconta in proposito una punizione, inflitta ad un frate che si era recato a visitarlo senza il Suo permesso.
Francesco gli strappò il cappuccio e lo gettò in mezzo alle fiamme:
tanto per non essere frainteso!

« Una volta tolse il cappuccio a un frate che era venuto da solo senza obbedienza, e lo fece gettare in un grande fuoco.
Nessuno si mosse per togliere il cappuccio, perché temevano il volto alquanto adirato del padre
. » [3]


Post correlati sullo 'stile' francescano ---

Per infliggere le punizioni pare che san Francesco si servisse di un frate fiorentino corpulento, il pugile di Firenze, definito da Salimbene de Adam come « un frate laico, duro e violento, torturatore e carnefice pessimo » [ff 2619].
Leggi, in proposito, il post:

San Francesco e il pugile di Firenze: a scuola di pugni prima di papa Bergoglio.

Nelle fonti si rinviene anche una punizione 'politica' che spettò al frate scomunicato Giovanni della Cappella (o da Campello?), per aver tentato una scissione nella fraternitas.
Vedi il post:

San Francesco e l'epurazione dei dissidenti: l'impiccagione di frate Giovanni.


Nota all'immagine ---

_La miniatura sopra e in apertura, con un frate che fa le 'boccacce' a margine del folio, proviene dalla British Library che ha integralmente digitalizzato il manoscritto:
è il famoso Sloane ms 2435, contenente Le Régime du corps di Aldobrandino da Siena, un trattato medievale sulla condotta di vita più 'salutista':

Note al testo ---

[1] Cfr. Angelo Clareno, Libro delle Cronache o delle Tribolazioni dell'ordine dei frati minori. L'esempio di frate Stacia -ff 2169.

[2] Cfr. Tommaso da Celano, Vita Seconda, Capitolo CXV. Il buon esempio di un frate e il costume dei primi frati -ff 739.

[3] Cfr. Tommaso da Celano, Vita Seconda, Capitolo CXIV.
Getta nel fuoco il cappuccio di un frate che era venuto spinto da devozione ma senza permesso (ff 738).
La stessa punizione del cappuccio è narrata anche da san Bonaventura nella Leggenda maggiore: ff 1116.

Nota alle Fonti ---

La traduzione che seguo è sempre:
Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.

venerdì 19 febbraio 2021

La luna e le corna: il culto della Vacca lunare.


Mettere le corna, si sa, non ha un significato molto 'aulico'.
Perché?

Partiamo da un acquerello dell'artista americana Carlotta Bonnecaze, realizzato per illustrare un carro allegorico indù nel Carnevale di New Orleans del 1893:
sopra il carro, trainato da due antilopi cornute, il dio Lunare Soma.


Nel sincretismo di età ellenistica, i Greci avevano associato
Soma a Dioniso
.
Pierre Saintyves lo spiegava assai bene in una nota a margine de L'Origine del culto dei Santi...

« Gli dèi vedici non sono restati confinati in India.
Creati senza dubbio già prima delle varie diramazioni della razza indoeuropea li ritroviamo, perlomeno i principali, in tutte le mitologie occidentali e in particolare in Grecia e a Roma.
[...] Soma, il dio delle libagioni, è il prototipo di Dioniso e di Bacco
. » [1]

Il dio indù delle libagioni era legato a Dioniso per due elementi peculiari: la falce di Luna e le corna.

Attenti ai colori: rosso, bianco e nero.

Il dio vedico Chandra, a cui Soma era stato assimilato, vola a bordo di un carro rosso fuoco nell'oscurità della notte, rischiarata dal chiarore lunare: un acquarello su carta dal South and Southeast Asian Art di Los Angeles ci mostra i tre colori...

A trainare il carro, una gazzella che fa sfoggio delle sue due corna.

Una raffigurazione indù del tutto speculare al nostro paganesimo romano: ecco un'acquaforte da Annibale Carracci (1657) con il dio Bacco: avanza su un carro trionfale trainato da due capri che fanno sfoggio delle loro corna...

Le corna erano esse stesse una stilizzazione della Luna.

Robert Graves ne I Miti Greci narra come gli antichi greci associassero la ninfa lunare Io alla vacca sacra:

« Gli Argivi venerano la Luna come vacca, perché dal cornuto primo quarto di luna dipendevano le piogge autunnali e dunque l'abbondanza dell'erba da pascolo.
I suoi tre colori: bianco per il primo quarto, rosso per la luna piena, nero per la luna calante rappresentavano le tre età della dea-Luna: Fanciulla, Ninfa e Vegliarda
. » [2]

L'equivalenza tra la Luna e la vacca è alla base del femminino sacro.

La dea cornuta Semele, che aveva partorito il dio taurino Dioniso, era tutt'uno con la dea Luna Selene:
Graves spiegava come le due dèe fossero una sola entità...

« Semele viene di solito interpretata come una variante di Selene ("luna"), e nove era il numero tradizionale delle orgiastiche sacerdotesse della Luna che prendevano parte a tali feste. » [2]

Tutto chiaro?

Il dio toro egizio Apis aveva una mezza luna impressa sul corpo:
proprio come narra l'erudito antico Igino [3].

Una bella incisione (XI) dai Commentaria di Domenico Agostino Bracci mostra il toro sormontato dalla mezza luna.
Occhio al disegno:
la coda del toro ripete il movimento delle corna...

La falce di Luna è una sopravvivenza delle corna: la Dea taurina, non a caso, ha una mezza luna sulla testa.

Nel mondo romano, Diana tauropula era così chiamata perché a Lei veniva sacrificato il toro.
Cito una bella xilografia dal Romanum Museum (1708), scritto dall'antiquario francese Michel-Ange de la Chausse...



Lo stupro della ninfa Io ---

Robert Graves riporta, per intero, la triste vicenda della ninfa Io dalle corna di Vacca:
il Suo culto Matriarcale è uno dei primi casi di violenza maschile per succedere al potere della Dea...

« Zeus Pico, re dell'Occidente, mandò i suoi servi a rapire Io e abusò di lei non appena la fanciulla varcò la soglia del palazzo.

Dopo aver dato alla luce una figlia di Zeus chiamata Libia, Io si rifugiò in Egitto; ma colà regnava Ermete, figlio di Zeus; proseguì allora la sua fuga al monte Silpio in Siria, dove morì di dolore e di vergogna
. »

Cfr. Robert Graves, I Miti Greci, Op. cit. sotto, p. 171.

Io è talmente legata a Giove che, in astronomia, esiste perfino un satellite del grande pianeta a Lei intitolato:
vedi la relativa pagina su Wikipedia.

Ora le corna vi piacciono (un po') di più?
Note alle immagini ---

_La miniatura qui sopra proviene dalla Bnf di Parigi.

L'ho trovata citata in Anthony Melnikas, The Corpus of the Miniatures in the manuscripts of the Decretum Gratiani,
Studia Gratiana, Roma 1975.
Nel libro, è citata come Ms. lat. 3898, f. 397.

_La stampa citata sopra, con il toro e la falce di luna, proviene dai Commentaria de antiquis scalptoribus del Bracci, Firenze 1784,
ed è consultabile su Google Libri.

_L'incisione (1678) con il Trionfo di Bacco su carro (terza immagine del post) fu realizzata sulla base di un affresco di Annibale Carraci.
Rimando a questo link per tutti i riferimenti.

_L'Opera integrale del Romanum museum... si può consultare su GoogleLibri.

_L'acquerello della Bonnecaze con il carro del dio Soma è visibile, scansionato ad alta risoluzione, in Wikimedia Commons.

Nel sito Monster Brains sono visibili i suoi deliziosi acquerelli sul tema del 'Krewe of Proteus'.


Note al testo ---

[1] Cfr. Pierre Saintyves, L'Origine del culto dei Santi, Eleusi Edizioni, Perugia 2015, p. 32.

[2] Cfr. Robert Graves, I Miti Greci, Longanesi, Milano 1999, nota 5 a p. 48 e nota 1 a p. 172.

[3] « [...] bovem emeret qui lunae signum in latere haberet ».
Cfr. Gaius Julius Hyginus, Fabulae [178] –mito di Europa.

giovedì 4 febbraio 2021

Il Vaticano: l'antico tempio degli Indovini. Vaticinare prima del Papa.

Lo scrittore latino Aulo Gellio nelle 'Noctes Atticae' ci racconta, nel Libro Sedicesimo, che nell'antica Roma esistesse una zona così sacra da essere la residenza degli indovini.

Si chiamava Vaticano, ed era appunto consacrata al dio delle nascite Vaticanus...

« Avevo inteso dire che la regione Vaticana e il dio che vi presiede ricevessero tal nome dai vaticini che vengono fatti in quella regione per il potere e l'ispirazione di quel dio.

Ma oltre a questa ragione Marco Varrone dice che vi è un'altra etimologia di tal nome.
Nei libri 'Antichità divine' scrive:
"Infatti, il dio Vaticano ebbe tal nome perché presiede ai primi suoni della vita umana; i bimbi infatti, appena son venuti al mondo, emettono come primo suono la prima sillaba della parola vaticanus, donde il 'vagire', che rappresenta il suono della voce del bimbo appena nato
. » [1]

L'incisore padovano Girolamo Porro, illustrando i Vaticinia sive Prophetiæ dell'abate Gioacchino da Fiore nel 1600, giocò su questa continuità storica creando un divertente papa 'vaticinatore'.

Malgrado la Chiesa si sia appropriata nei secoli di luoghi e funzioni degli antichi indovini, infatti, i suoi predicatori ne hanno spesso condannato le pratiche!

Proprio i predicatori francescani furono tra i più assidui avversari dei riti paganeggianti, nei sermoni...

« [...] secondo Bernardino da Siena, "dice colui che è servo di Dio:
'Io voglio solamente credare in lui e non voglio credare alli incanti né a le fantasie:
io voglio tenere quello che tiene la santa Chiesa
. » [2]

Nel romanzo 'La figlia della Luna', scritto nel 1917, il mago inglese Aleister Crowley faceva un'osservazione molto puntuale su questa ambiguità della Chiesa...

« La messa è una cerimonia magica compiuta allo scopo di conferire a una sostanza materiale una virtù divina;
ma non c'è nessuna differenza materiale tra un'ostia consacrata ed una non consacrata.
Eppure c'è una differenza enorme nella reazione morale del comunicando.

Ben sapendo che il suo principale sacramento è soltanto uno tra gli innumerevoli esperimenti possibili nella magia talismanica, la Chiesa non ha mai negato la realtà di quell'Arte, ma ha trattato come rivali i suoi esponenti.
Non osa tagliare il ramo su cui sta seduta
. » [3]


Nota alle immagini ---

Il libro dei Vaticinia è integralmente consultabile su Google Libri.
Sopra, ne riporto il frontespizio.
Considerando l'astrusità delle 'profezie' che il disegnatore doveva illustrare, le sue incisioni rasentano il genio!


Note al testo ---

[1] Cfr. Aulo Gellio, Notti Attiche, Rizzoli Bur, Milano 1997, Libro Sedicesimo, XVII, p. 1125.

Ho citato il passo sull'ager Vaticanus anche all'inizio del saggio breve Orge Sacre: il vino di Bacco e il sangue di Osiride, per introdurre il tema della continuità tra devozione pagana e fede cristiana.

[2] Cfr. Marina Montesano, "Supra acqua et supra ad vento": superstizioni, maleficia e incantamenta nei predicatori francescani Osservanti, Istituto storico italiano per il Medio Evo, Roma, 1999, p. 22.

[3] Cfr. Aleister Crowley, La figlia della Luna, Edizioni Arktos, Torino 1983, p. 117.

lunedì 25 gennaio 2021

L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.


Il culto di san Francesco si era sviluppato nei borghi come nelle campagne (i pagi dell'antica Roma).

Francesco stesso, di estrazione borghigiana, era espressione di una cultura popolaresca e 'paganeggiante'.

Non stupiamoci di trovare nelle fonti francescane tracce di superstizioni e arcaici riti apotropaici!

Come quando, nei Fioretti [1], Francesco giunge ad un trivio ed è indeciso sulla strada da prendere: Roma, Arezzo o Siena?

Da allora un ordine preciso al Suo compagno di strada inseparabile, nonché amante, frate Masseo [vedi nota e approfondimento sotto].

Masseo farà una giravolta vorticosa su se stesso.
È l'invasamento provocato dal girare in cerchio:
in base al verso in cui finisca il giro, Dio rivelerà la Sua volontà...

« Risponde santo Francesco: "Al segnale ch'io ti mostrerò, onde io ti comando per lo merito della santa obbedienza, che in questo trivio, nello luogo ove tu tieni i piedi, t'aggiri intorno, intorno, come fanno i fanciulli, e non ristare di volgerti s'io non tel dico".

Allora frate Masseo incominciò a volgersi in giro; e tanto si volse, che per la vertigine del capo, la quale si suole generare per cotale girare, egli cadde più volte in terra [...]
Alla fine, quando si volgeva forte, disse santo Francesco: "Sta' fermo e non ti muovere". Ed egli stette; e santo Francesco il domanda: "Inverso che parte tieni la faccia?"

Risponde frate Masseo: "Inverso Siena".
Disse santo Francesco: "Quella è la via per la quale Iddio vuole che a noi andiamo
. » [ff 1839]

Nel Medioevo, la Magia era così radicata che una pratica giocosa come girare in tondo poteva indicare la Volontà divina!


Lutero, secoli dopo, inorridirà davanti a questi usi del volgo superstizioso, che poco avevano a che fare con la spiritualità pura dei Vangeli.
Il suo disgusto verso la cultura popolaresca e le sue ricadute magiche, si saldavano al rancore verso la società italiana.

Nei Discorsi a tavola, lo diceva a chiare lettere:

« Grande è la cecità e la superstizione degl'Italiani, perché per i colpi hanno più paura di sant'Antonio e di san Sebastiano che di Cristo.

Perciò se uno vuole conservar pulito un posto, perché non ci si pisci, come fanno gl'Italiani alla maniera dei cani, ci dipinga su un'immagine di sant'Antonio con la punta di legno e questa immagine scaccia quelli che stanno per pisciare.

Insomma l'Italia è tutta una superstizione, e gl'italiani vivono soltanto nelle superstizioni senza la parola di Dio e senza la predicazione; hanno solo una gran paura delle ferite corporali e delle disgrazie. » [2]


Un libro sul rito magico del girare in cerchio ---

Pierre Saintyves spiegava bene, ai primi del '900, quale fosse il senso di queste pratiche magiche danzate:

« La maggior parte delle danze popolari in cerchio hanno un'origine rituale:
i loro canti sono degli incantesimi dal potere magico.
La danza in tondo è una cerimonia di circumambulazione, è un accerchiamento, così come specifica bene la parola inglese circling che designa questo tipo di danza, bensì un accerchiamento mistico.
Le danze circolari sono eminentemente creazioni dell'antico spirito magico-religioso
. »

Cfr. Pierre Saintyves, Liturgie popolari. Le origini magiche del Girotondo, traduzione di Michela Pazzaglia, Eleusi Edizioni,
Perugia 2018, p. 20.

Vedi anche il relativo post:

Liturgie popolari: le origini magiche del Girotondo.


Frate Masseo: compagno inseparabile ed amante occasionale ---

Le fonti descrivono spesso il rapporto elettivo che univa Francesco a Masseo, suo compagno di strada e di preghiera, di cui Francesco lodava spesso l'avvenenza fisica.

Al seguente link raccolsi i passi in cui il loro rapporto è tratteggiato, fino all'ardore serafico narrato nei Fioretti:

San Francesco e l'omosessualità:
i vizi di un buongustaio
.


Divinazioni nelle Fonti Francescane ---

Questa divinazione fatta girando su se stesso è un caso eccezionale nelle Fonti.
Più frequenti sono, invece, i casi di bibliomanzia:
divinazione fatta aprendo, a caso, le Scritture.

Oltre al famoso episodio de La Verna, la Leggenda dei Tre Compagni ce ne racconta una particolarmete famosa:
la divinazione fatta da Francesco, ancora giovane, con il compagno Bernardo:

« Sul far del giorno si alzarono e con un altro uomo di nome Pietro [Cattani, primo compagno di Francesco insieme a Bernardo, n.d.a.] che egualmente desiderava diventare loro fratello, si recarono alla chiesa di San Niccolò, vicina alla piazza della città di Assisi.

Finita la preghiera, il beato Francesco prese il libro ancora chiuso e, inginocchiandosi davanti all'altare, lo aprì
. »
[ff 1430-1431]


Note alle immagini ---

_Le due immagini all'inizio del post, presentano a margine del testo danzatrici e danzatori (con indosso maschere animali).
Il manoscritto è il Romanzo di Alessandro dalla Bodleian Library di Oxford: MS. Bodl. 264, fol. 110 recto.

_L'immagine in conclusione, è un Girotondo tratto dalla Lotta tra Carnevale e Quaresima di Pieter Brueghel (1559) visibile anche su Wikipedia: il dettaglio è nella parte alta del dipinto.


Note al testo ---

[1] Il passo citato si trova nei Fioretti al Capitolo XI:
« Come sancto Francesco fece aggirare intorno intorno più volte frate Masseo, e poi n'andò a Siena ».

[2] Cfr. Martin Lutero, Discorsi a tavola, Einaudi, Torino 1969,
p. 243. Il discorso è citato anche da Piero Camporesi, Introduzione a Il Libro dei vagabondi, Einaudi, Torino 1973, p. XLVI.

[3] La traduzione che seguo è sempre:
Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.

lunedì 4 gennaio 2021

Il culto Solare nel vestito di Cenerentola...



L'etnografo francese Pierre Saintyves, in un capitolo del suo libro sui riti stagionali nei Contes di Perrault e nel Cunto di Basile [1], spiegava come Cenerentola, recandosi al gran Ballo di Corte, proclamasse l'ingresso nel Regno della luce...

« In molte versioni, quando l'eroina si reca al ballo, canta un ritornello di carattere nettamente stagionale:

Davanti a me la luce /
Dietro di me l'oscurità
O ancora:
Davanti il chiarore /
Dietro il buio
. » [1]

Questa dichiarazione aveva un preciso significato rituale:

Cenerentola era la sguattera-regina che impersonava la luce del nuovo Anno: il suo vestito, pieno di gioielli in forma di Sole,
ne era la chiara prova.
Saintyves lo spiegava bene due pagine prima:

«[...] la sua vera natura si rivela: risplende di bellezza e indossa abiti lucenti. » [1]
Nel mito di Cenerentola, spiegava Saintyves, era adombrata la resurrezione del Sole dalle 'ceneri' della Quaresima, in cui si era bruciato simbolicamente il vecchio Anno.

Nella trasposizione della Gatta Cenerentola, portata in scena negli anni Ottanta e Novanta dal regista napoletano Roberto De Simone, il soprano Maria Grazia Schiavo sfoggiava dei monili stellati, e il suo trono era sormontato da un grande disco solare.
Ne La Bella Addormentata e le sue Sorelle, scrivendo delle "Sorelle liturgiche" della Bella che condividevano con Lei il motivo della Rinascita stagionale, cercai di riassumere questa allegoria...

« La nascita dell'astro solare non era celebrata solo nel giorno di Natale (quello che i Romani chiamavano Dies Solis Invicti, il fatidico Solstizio d'Inverno), ma nei mesi successivi a questa data era tutto un succedersi di festività e processioni sacre che, sotto il velo di allegorie mariane tollerate dalla Chiesa, serbavano tracce degli antichi riti di evocazione.

Un esempio lampante è Candelora, festa della Purificazione della Vergine, che cadeva il primo febbbraio e si festeggiava con processioni a lume di candela che rievocavano i riti celtici di Imbolc (2 febbraio). » [2]

La sovrapposizione tra l'avvento del nuovo Sole e le celebrazioni per la Vergine si capisce bene confrontando il vestito di Cenerentola con quello della Madonna nell'Iconografia mariana.

È il caso della Genealogia della Vergine o Albero di Jesse –padre del Re d'Israele Davide, di cui Cristo era l'ultimo discendente.
Il pittore gotico umbro Matteo da Gualdo dipinse la tavola nel 1496:
è conservata presso la Pinacoteca della Rocca Flea di Gualdo...


Sul vestito di Maria campeggiano ancora i diademi solari:
non è una semplice coincidenza!

Nel catalogo della mostra dei primi anni 2000 su Matteo da Gualdo e il Rinascimento 'eccentrico' [3], si accennava a questa precisa simbologia della Madre "solare"...

« Sulla sommità del tronco [...] si erge la Vergine, con la veste trapunta di stelle e raggi solari che creano come una "mandorla" di luce intorno al suo corpo sottile. » [3]
Stesso simbolismo in un'altra tavola con la Genealogia della Vergine del pittore tardogotico pisano Paolo Schiavo Battista di Gerio.

Il fondo nero serve a far splendere ancora più la coppia mistica...


Come Cenerentola nelle Favole, anche la Madonna porta sul Suo corpo il Sole.
Il Suo avvento è decisivo per la levata dell'Astro.

Lo mostrava bene una miniatura a tutta pagina dai Rothschild Canticles presente alla Yale University (Connecticut, USA).

Da notare la mezza luna su cui la Madonna è assisa:
il Sole è così grande che ne copre (quasi) tutto il vestito!


Un post correllato sul mito di Cenerentola ---

Alla base della rinascita dell'Anno c'è il culto di San Valentino: come Santo degli Amori all'inizio dell'Anno (15 febbraio), propiziava il Risveglio primaverile.
Saintyves ne parlava citando la festa francese della Regina dei lavatoi, una curiosa usanza francese d'inizio primavera, legata alla Rinascita primaverile e agli Amori di san Valentino:

I devoti di San Valentino e il corteo di Cenerentola.


Feste Mariane per propiziare la rinascita del Sole ---

Dalla Purificazione della Vergine (Candelora) all'Annunciazione di Maria, un post che avevo dedicato al tema delle feste pagane per la rinascita del Sole, dal primo febbraio all'equinozio di Primavera:

Da Imbolc all'Annunciazione di Maria:
le feste per la nuova nascita del Sole
.

Il culto delle Fate nella tradizione umbra, e nel Santuario francesco della Verna ---

Quando si adoravano le Fate:
all'origine dei culti mariani
...


Un libro sull'epifania Solare nelle fiabe italiane e francesi ---

Puoi visualizzarne un'anteprima qui oppure ordinarlo dalla pagina delle Edizioni Eleusi.


Nota alle immagini ---

Per vedere la sequenza di Cenerentola con i diademi solari, presente nello spettacolo di Roberto de Simone, fai un click qui.
Sarai reindirizzato al video caricato su YouTube.


Note al testo ---

[1] Cfr. Pierre Saintyves, Les Contes de Perrault et les récits parallèles, Paris, Nourry, 1923, pp. 122 e 124.

« [...] Lumière devant moi, / Obscurité derrière moi.
Ou encore:
Blancheur devant / Noirceur derrière. »

« [...] elle apparait resplendissante de beauté et vêtue de robes lumineuses. »
Il libro originale si può consultare su Google Libri.

[2] Cfr. La Bella Addormentata e le sue Sorelle. Da uno studio di Pierre Saintyves sul Culto delle Fate, a cura di Andrea Armati e Michela Pazzaglia, Eleusi, Perugia 2013, p. 23.

[3] Cfr. Pierluigi de Vecchi, Scheda in Matteo da Gualdo: Rinascimento eccentrico tra Umbria e Marche, Electa Editori Umbri Associati, Città di Castello, 2004, p. 95.