domenica 7 novembre 2021

Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.


Perché porta male infrangere uno specchio?
La visione di qualche manoscritto può darci una risposta.
Uno scheletro guarda il suo teschio riflesso in una miniatura da un Libro d'Ore della British Library:
non è solo un'allegoria della Vanitas.

La stregoneria popolare insegna a usare gli specchi per scacciare i dèmoni.
Avere uno specchio infranto significa essere privi di un prezioso mezzo di protezione!

« I demoni e le creature sovrannaturali tradiscono la loro natura perché non si riflettono negli specchi, mentre le incarnazioni diaboliche non possono tollerare la propria immagine e sono destinate a morire non appena la vedono riflessa.

Gli specchi, quindi, sono anche amuleti che proteggono dagli esseri e dalle forze sataniche
. » [1]

Perché gli specchi hanno poteri apotropaici?

Il motivo è antichissimo: Mircea Eliade ci spiega che, attraverso gli specchi, lo sciamano può comunicare con le anime dei Morti.

Rompere lo specchio vuol dire chiudere il contatto:
non essere più in grado di chiamare gli Spiriti ausiliari, ed essere quindi esposti alle forze malevoli...

« [...] si dice che lo specchio aiuta lo sciamano a "vedere il mondo" (cioè a concentrarsi), o a "porre gli spiriti" ».

« Guardando nello specchio, lo sciamano può vedere l'anima del defunto. » [2]

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Note alle immagini ---

_Sopra, la salma di un defunto stringe uno specchio.
Miniatura da un Salterio visibile nel sito della Morgan Library.
La segnatura è: ms M. 796, folio 91v.

_La miniatura in apertura è un capolettera dal manoscritto Yates Thompson 7, folio 174 recto.
La pagina è visibile, ad alta risoluzione, nel sito della British Library.

_La seconda miniatura, con uno scheletro che regge uno specchio circolare, è tratta da un Libro d'Ore dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.);
la segnatura del manoscritto è: W 431, folio 115 recto.
Nel sito del Museo è possibile visualizzare a buona risoluzione il documento integrale.


Note al testo ---

[1] Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 506.

[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, p. 178.

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