mercoledì 1 febbraio 2023

La strega e lo Sdrago delle acque. Origine magica di una parola.


Cristoforo Majorana, illustrando le Eroidi di Ovidio, ci mostra la strega Medea volare a cavallo di due draghi.

L'associazione drago-strega passa attraverso le acque che la bestia si credeva abitasse.

Il drago è animale strettamente legato alle acque.
Un verbo italiano ne conserva l'origine magica: dragare.

Si 'draga' il fondo di un canale per liberarlo dalla terra che lo ostruisce.
Il linguista Mario Alinei spiega...

« La natura aquatica del drago è abbondantemente documentata
[...] Nei dialetti delle Alpi centrali e occidentali, ma anche in siciliano, il verbo draccare [...] significa "piovere a dirotto, diluviare", in corrispondenza con i nomi dragada, draunnara "pioggia insistente" e darkeriu "acquazzone". » [1]

La fertilità dipende dallo sdrago che vive a contatto con le acque:
in alcuni dialetti italiani, il drago è una cosa sola con la potenza distruttiva delle acque che domina.

L'invocazione per raccolti abbondanti, nella società contadina, vedeva proprio sfilare un drago processionale...

« Il rapporto tra draghi e fertilità
[...] ancora in epoca moderna il rito cattolico delle Rogazioni (consistente in processioni pubbliche per ottenere buoni raccolti) si accompagnava spesso al trasporto di un enorme "drago" nelle campagne. » [2]

L'indizio risolutivo è nella parola francese Sorcier (stregone → da cui Sorcellerie: stregoneria) derivante dalla parola Source:
sorgente, fonte.

Lo stregone è, prima di tutto, colui che governa le acque e il drago, che nelle acque vive, è il Suo diretto collaboratore...

« Va specificato che, una volta asceso al cielo, il drago non perde l'originaria qualità acquatica:
nella pioggia, nella tempesta, nella tromba marina, nell'arcobaleno, il legame con l'acqua resta fondamentale
.

[...] in Puglia lo sdrago è un uomo che si trasforma in nuvole durante i temporali, qualcosa di simile a uno stregone o ad uno sciamano. » [1]


Un post sul Drago processionale che evocava le pioggie ---

Le processioni del Drago: un rito medievale per ottenere fertilità.


Note alle immagini ---

_Sopra, due miniature con un drago marino dal manoscritto Royal MS 2 B VII della British Library: folii 88 verso e 89 recto.

_L'immagine in apertura, con la strega Medea a cavallo di due draghi alati, è un'illustrazione per le Eroidi di Ovidio attribuita al pittore Cristoforo Majorana, fine del '400: le miniature provengono dalla Huntington Library di San Marino, California (U.S.A.).


Note al testo ---

[1] Cfr. Mario Alinei, DESLI. Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana, Pendragon, Bologna, 2015, pp. 74-75.

[2] Cfr. Mario Alinei, Quaderni di Semantica, Volume XXIII, n°1, giugno 2002, p. 34.

martedì 17 gennaio 2023

Animali parlanti: gli Antenati che tornano.

Per conoscere il futuro si ascolta ciò che dicono gli animali.
Gli animali, infatti, parlano:
la loro voce è profetica...

« Oltre che capire il linguaggio degli uomini, gli animali parlano, ed è questa nelle nostre tradizioni popolari diffusissima credenza: in particolare c'è un giorno dell'anno in cui gli animali parlano, predicono il futuro
[...] ed è la notte della festa di Sant'Antonio (in alcune zone la credenza è riservata alla notte di Natale, per esempio in Friuli, in Carinzia, nei paesi del Nord Europa ». [1]

Dietro la voce degli animali ci sono gli antenati:
i Morti comunicano con gli uomini incarnandosi negli animali...

« Ci si inoltra per questa via nelle nebbie della preistoria, quando l'animale era posto al centro della realtà, progenitore, parente, creatore del mondo, protettore dell'individuo e del clan, oggetto di venerazione per il vincolo di parentela esistente tra i membri del clan e l'animale antenato. » [1]


Gli stregoni e i Santi interpretavano la voce profetica degli animali-Antenati.
Andreina Ciceri, nelle Tradizioni Popolari Friulane, spiegava come il mondo bucolico si basasse su questa voce antica...

« A mezzanotte parlano le fonti e gli animali
[...] A Cormons dicevano: "Gli animali hanno scaldato il Bambino, bisogna rispettarli!

Perciò ogni volta che le campane suonavano a Madìns (lis tre danzis) bisogna portare loro una bracciata di foraggio.
Guai però andarci a mezzanotte: uno li sentì parlare e, siccome annunciavano la sua morte, lanciò loro la mannaia che di rimbalzo, lo uccise
. » [2]
La Chiesa assorbì la credenza popolare negli animali parlanti il 17 gennaio, festa di sant'Antonio Abate:
nel Suo giorno, specie in Romagna, gli animali acquistavano prodigiosamente la voce...

« [...] il bovaro o l'arzdora fanno in modo di ascoltare le rivelazioni delle bestie della stalla nella notte magica; ma al solito, la prima profezia riguarda proprio la morte dell'ascoltatore, il quale in effetti, prima dell'alba, muore per la paura. »

« Così, il malgoverno delle bestie viene lamentato e punito in quanto mancanza di rispetto agli Antenati che in loro temporaneamente si incarnano

[...] Inoltre le bestie parlano con la voce dei defunti, ed essi conoscono il futuro e possono svelarlo, così come possono portare l'abbondanza e la prosperità o, se non sono fatti oggetto di rispetto, anche la sfortuna e la morte. » [3]

Gli Animali parlavano con la voce dei defunti, tanto che a loro si dava da mangiare il pasto dei Morti...

« Ma non è solo attraverso l'attribuzione della parola, che la tradizione dimostra di riservare agli animali domestici il ruolo di temporanea incarnazione delle anime dei defunti.

[...] altre usanze sembrano infatti confermare questo insieme di credenze, come ad esempio quella di nutrire, in quei giorni, certi animali domestici con le fave, il classico "cibo dei morti". » [3]

Post sulle 'stregonerie' Animali e riscontri agiografici...

Animali Incantati: dal mito di Orfeo all'incanto dei Santi.

Stregoneria Animale: il gufo succhiatore che si trasforma in capro.


Note alle immagini ---

_La miniatura sopra, con un leone dalla testa umana, è tratta dal Bestiario Add MS 11283, scansionato integralmente nel sito della British Library: folio 8r.

_Le altre miniature del post sono tratte dal manoscritto B.11.22 del Trinity College di Cambridge, visibile integralmente nel sito della Biblioteca inglese: folii 32 recto, 56 verso, 216 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 98-99 e
nota 11 a p. 108.

[2] Cfr. Andreina Ciceri, Tradizioni popolari in Friuli, Chiandetti Editore, Reana del Rojale (Udine), 1982, p. 585.

[3] Cfr. Eraldo Baldini, Alle radici del folklore romagnolo: origine e significato delle tradizioni e superstizioni, Longo, Ravenna, 1986, pp. 57-58.

lunedì 9 gennaio 2023

Chiese Incatenate e streghe prigioniere!

Una miniatura dalle Decretali Smithfield ci mostra un Vescovo che compie un esorcismo su una chiesa:
il sagrestano, a fianco, ha appena chiuso il portone e bloccato la serratura.

Dèmoni e streghe, nel MedioEvo, spesso si annidavano nelle chiese che dovevano essere 'ripulite', usando delle 'spazzole' apotropaiche!

Le chiese venivano chiuse, bloccando così i malefici delle megere all'interno...

« Se si fossero rifugiate nelle chiese, avrebbero potuto esservi bloccate dall'accorgimento di "cingere la chiesa con un filo crudo presso terra affatto":
pratica che ricorda quanto riportato da un Sinodo di Aquileia del 1602, dove gli edifici sacri venivano cinti con catene appunto per imprigionarvi dentro le streghe
. » [1]

Nella miniatura, il diavolo fugge dalla "lanterna" della chiesa!

Incatenare le chiese era una pratica ricorrente.

Si credeva che le streghe fossero Morti privi di sepoltura:
potevano aggirarsi nel mondo dei Vivi, attratte nelle chiese dagli altri Morti, seppelliti sotto il pavimento.
Seppellire i morti in chiesa fu una pratica che durò fino all'editto napoleonico di Saint Cloud, del 1806.

« Qualche superstizione riferita dai sinodi è particolarmente curiosa, come quella di cingere gli edifici sacri con catene di ferro. Si tratta di un'operazione anti-strega, come appare dalla letteratura sull'argomento.
Streghe e maghi, con questo accorgimento, restano prigionieri e si possono catturare
. » [2]

Le punte, sia naturali sia artificiali -da cui le spazzole 'appuntite'-, avevano funzione apotropaica: scacciavano gli Spiriti Maligni.
Mario Polia ci racconta qualche caso in Valnerina.

« L'agrifoglio. A Roccatamburo, per difendere la casa dalle sdreghe, il padre di Costanza sistemava sulla trave maestra del tetto, all'interno della casa, un ramo d'agrifoglio che andava a cogliere nei pressi di Vallo di Nera. » [3]

Le 'spazzole' con i loro aculei avrebbero protetto chi le teneva in mano dai dèmoni: i diavoli si sarebbero tenuti alla larga da quelle 'terribili' bacchette!

« Tra le tecniche profilattiche, la più nota era sicuramente quella legata alla magia delle punte, nella quale venivano utilizzati chiodi, frecce, punte, spade e pugnali incisi con formule magiche o figure di dèi protettori.

[...] Ecco così che chiodi, forconi, forbici aperte, spine, mani che fan le corna, pinzette e molto ancora veniva utilizzato per allontanare le streghe o la fascinazione. » [4]

Note alle immagini ---

_Sopra, miniatura con un ragazzo che usa una bacchetta apotropaica:
manoscritto Add 42130, folio 86 recto.

_La miniatura con il Vescovo esorcista, di cui nel post ho inserito la scena intera e due dettagli, proviene dalle Decretali Smithfield, manoscritto Royal MS 10 E IV della British Library:
folio 242 recto.


Note al testo ---

[1] Cfr. Eraldo Baldini, Alle radici del folklore romagnolo, Longo Editore, Ravenna, 1986, p. 17.

[2] Cfr. Cleto Corrain e Pierluigi Zampini, Riti e credenze nei sinodi dell'Alta Italia in La religiosità popolare nella valle padana, Atti del II convegno di studi sul folklore padano, Modena, 1966, p. 181.

[3] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 643.

[4] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia, Venexia, Roma, 2007, p. 154.

martedì 3 gennaio 2023

La maschera delle streghe: l'identità nascosta delle masche.


Masche è parola piemontese che indica le streghe [1].

In origine, esse erano mascherate a partire dalla Befana:
come ci mostrano alcune incisioni di Bartolomeo Pinelli...

« Nelle incisioni di Pinelli e anche di altri artisti dell'Ottocento il grande fantoccio della Befana conservava ancora i suoi tratti di personaggio del mondo infero, di fata o di strega, dal potere ambivalente, e il segno sicuro era dato dal mascherone nero che le copriva il volto. » [2]

Le divinità degli Inferi, che regnavano sull'oscurità, erano mascherate o a volto coperto.
E tali rimasero nel folklore popolare:

« E Arlecchino, che è la più significativa delle maschere, viene dalla parola hölle inferno, e significa "l'infernale" o addirittura "il re dell'inferno":
ecco perché la maschera di Arlecchino è nera e, nei modelli più antichi, ha un ceffo spaventoso
. » [3]

« Questo carattere originario ci spiega come anche Zanni e Pulcinella abbiano la maschera nera. » [4]

L'anno riprendeva il suo corso a Carnevale: l'indizio era proprio la comparsa delle maschere nere:
la Befana era il primo dèmone nero che si manifestava per le strade...

« Carnevale è stato per molti secoli la principale festa di Capodanno e, come abbiamo avuto già occasione di dire più di una volta, in quel giorno ricomparivano sulla terra gli esseri del mondo infero, cioè i demoni. » [4]

Note alle immagini ---

_L'immagine sopra è un olio del pittore settecentesco Giovanni Domenico Ferretti: Arlecchino e Colombina.
Vedi la relativa pagina su Wikipedia.

_In apertura del post, sono due incisioni di Bartolomeo Pinelli che mostrano la Befana: a volto coperto e oscurato.




Note al testo ---

[1] « Segnalo mašca in Dalmazia (Lagosta), voce che in Piemonte (e in Provenza: masco) significa 'strega'. »

Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 219-220.

[2] Cfr. Paolo Toschi, Invito al folklore italiano: le regioni e le feste, Editrice Studium, Roma, 1963, p. 118.

[3] Cfr. Toschi, Arte popolare italiana, Bestetti Edizioni d'Arte, Roma, 1960, p. 305.

[4] Cfr. Toschi, Tradizioni popolari italiane, Edizioni Rai, Torino, 1959, pp. 89 e 92.