mercoledì 4 ottobre 2023

Vietato entrare: la lotta contro i monaci.


I monasteri non riscuotevano le simpatie di san Francesco.

Il monachesimo era una vecchia istituzione del mondo feudale con cui i frati non dovevano confondersi.
Guai a farsi vedere nei paraggi di un monastero:
il 'buon' Francesco non lo avrebbe perdonato!

Tommaso da Celano racconta punizioni memorabili...

« Un frate aveva in monastero due figlie di perfetta condotta religiosa.
Un giorno si offrì volentieri per portare là un piccolo e povero dono da parte del santo, ma questi lo riprese con estrema durezza, con parole che qui non posso riferire
.

[...] Un altro frate d'inverno, mosso da compassione, si recò ad un altro monastero, non tenendo conto della proibizione del santo, così tassativa.
Quando Francesco lo venne a sapere, lo fece camminare nudo per parecchie miglia, nel freddo intensissimo della neve
. » [1]

Perché mai san Francesco era così duro con chi, tra i frati, violava il divieto di entrare nei monasteri?
Costruire non era cosa facile:
specie nel MedioEvo!

Molti primitivi tuguri francescani sorgevano su proprietà benedettine [2] che i monaci dismettevano:
Francesco capì che la fortuna dei frati era legata al declino (morale e materiale) dell'Ordine benedettino.

Fin dalla prima cappella ceduta, che divenne il quartier generale dei frati: la Porziuncola.

« Successivamente Francesco, seguendo la volontà e l'ispirazione di Dio, domadò umilmente e ottenne la chiesa dall'abate di San Benedetto del monte Subasio, presso Assisi. » [3]

Francesco sapeva come corteggiare i monaci, alla bisogna, ed inviava loro, ogni anno, un bel cesto di pesce...

« Sebbene l'abate e i monaci avessero concesso in dono al beato Francesco e ai suoi frati la chiesa senza volerne contraccambio o tributo annuo, tuttavia il beato Francesco, da abile e provetto maestro, [...] ogni anno mandava al monastero una corba piena di pesciolini chiamate lasche. » [4]
Il declino dei benedettini era vistoso [2].

Nell'immaginario popolare, si formò l'idea che i monaci appartenessero ad un mondo chiuso e immutabile:
tanto da essere accostati ai morti...

« I numerosissimi racconti monastici di apparizioni confermano il simbolismo funerario dell'abbigliamento dei monaci.

Dal giorno in cui ha "preso l'abito", il monaco non lo lascia più, né in vita né nella tomba [...] La sua cappa munita di un cappuccio (cuculla) svolge una funzione particolare nel passaggio dalla vita alla morte e, al contrario, nella visita che un morto fa ai vivi. » [5]

Nei racconti della Valnerina, si ritrova una versione ancora più sinistra sul rapporto MonaciMorti...

« Nel racconto 8, le anime di due monaci assassinati non si rendono visibili ai passanti notturni ma fanno udire un sordo trascinar di catene che dichiara che stanno ancora scontando le pene del purgatorio. » [6]

◉ Sulle rivalità all'interno della fraternitas, vedi:

San Francesco e quella lettera contro gli stupri poco gradita...

◉ Sulle punizioni che toccavano ai frati 'ribelli', vedi...

La paura fa 90: lo 'stile' francescano...

Il bello dei cadaveri: l'Obbedienza secondo San Francesco.

San Francesco e il pugile di Firenze: a scuola di pugni prima di papa Bergoglio.


Note alle immagini ---

_L'immagine in apertura è una miniatura raffigurante due monaci:
il Padre Superiore ed un sottoposto.
È tratta dal manoscritto Stowe ms 17, folio 191r:
nel sito della British Library si può visionare il documento integrale.

_La seconda miniatura, con il monaco intento a scavare, è tratta dal manoscritto Yates Thompson 26, visibile nel sito della British Library: folio 39r.

_Le tre miniature, con un monaco alla prese con gli scheletri, provengono tutte dal manoscritto Ms M. 359
della Morgan Library di New York: folii 132r, 141v e 144v.
Note al testo ---

[1] Cfr. Tommaso da Celano, Capitolo CLVI -ff 795
in Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004, p. 497.

⮩ Citavo il passo, spiegando la penetrazione francescana in territorio benedettino, ne Le stimmate dello sciamano, Eleusi, Perugia, 2010, a p. 129.

[2] Paolo Rossi ci ricorda che -oltre alla Porziuncola- pure l'eremo di Cesi o Portaria e l'eremo di Vasciano fossero, in origine, presidi benedettini che i monaci abbandonavano.

« Nella solitudine boschiva del monte, oltre a diverse spelonche, v'era una fatiscente cappellina benedettina che a Francesco fu ceduta dall'Abate di Porta Reale, padrone di quel luogo. »

⮩ Cfr. Paolo Rossi, L'eremita degli Arnolfi, comunemente detto eremo di Cesi o di Portaria (Terni), Vincezo Ursini Editore, Catanzaro, 1996, p. 16.

« Il Monachesimo, che aveva fatto fronte ai barbari, nel secolo XII era entrato in profonda crisi, e vediamo scomparire tanti monasteri e abbazie, che non sono più scuole e centri ascetici, ma vengono trasformate in commende date a vescovi e cardinali. »

« Nel silenzio recondito della fitta boscaglia, l' "Alter Christus", oltre al benedettino oratorio intitolato a San Silvestro, trovò una cisterna d'acqua, più tardi detta "Pozzo di San Francesco" ».

⮩ Cfr. Paolo Rossi, Francesco d'Assisi e la valle ternana: notizie sui viaggi apostolici tenuti dal Poverello di Dio nella provincia di Terni, Thyrus, Arrone, 1997, pp. 18 e 30.

[3] Cfr. Leggenda dei tre Compagni, Capitolo XIII - ff 1465.

[4] Cfr. Compilazione di Assisi -ff 1575.

Un'altra fonte sottolinea la perfetta sintonia tra frati e monaci (!), e aggiunge:
« [i monaci] ricambiavano il dono con una giara di olio. »
⮩ Vedi Specchio di perfezione, Capitolo 56 -ff 1744.

[5] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Spiriti e fantasmi nella società medievale, Laterza, Roma-Bari, 2003, p. 272.

[6] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra Cielo e Terra. Religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Volume II, Edicit, Foligno 2009, p. 420,

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