venerdì 14 giugno 2024

Preti maghi: lezioni di Superstizione...

Antonino Bertolotti, in Streghe sortiere e maliardi..., narra l'arresto di una strega perugina e di un frate: colti in flagrante nel mezzo di un rito magico...

« Il prete aveva letto tre volte lo scongiuro, allorché gli sbirri, avvisati da altra donna malevola, irruppero dentro, ponendo fine all'incompleto sortilegio. » [1]

Bernardino da Siena predicava contro le cameras incantationum et maleficiorum in cui i preti compivano riti magici...

« In questi laboratori si potevano commettere orrendi sacrilegi.
Non si tratta di esagerazioni del predicatore poiché anche nei nostri processi la strega Caterina aveva avuto da un sacerdote per le sue pratiche un'ostia cosacrata
. » [2]

In una visita pastorale nell'archidiocesi di Spoleto, fu interrogato un prete macchiatosi di pratiche esorcistiche.

« [...] frammenti di una visita pastorale eseguita dal vicario del vescovo di Spoleto nel territorio di Norcia nel settembre del 1465.
In questa visita si può leggere il resoconto di un interrogatorio all'arciprete di una parrocchia, il quale praticava ordinariamente incantesimi; uno di questi è riportato alla lettera
... » [2]

Padre De Angelis citava le parole del rito...

« [...] falli la ☩ et tolli la terra di sotto allo pe dritto et mittilo nellaqua et facce lo signo della ☩ bibine tu et damne ad ipso

[...] et dicanose tre pater noster et tre ave marie: et tre signi de croce se fanno. » [3]

A forza di evocarli nelle pratiche, pare che i folletti diventassero resistenti (!) agli esorcismi:
tanto che i religiosi li temevano...

« La caratteristica dei folletti di resistere agli esorcismi era stata segnalata, con ben altra autorità, da Gervasio di Tilbury negli Otia Imperialia (1212):
"Ci sono alcuni spiriti, che il popolo chiama folletti
[nel testo: folletos], i quali abitano nelle case dei contadini e non sono scacciati né dall'acqua benedetta, né dagli esorcismi." » [4]


➔ Sull'uso (clandestino) della magia nel Clero, vedi:

L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.

Incantare è pregare? Quando il prete diventa uno Stregone.

Il Vaticano: l'antico tempio degli Indovini. Vaticinare prima del Papa.

Pratiche esorcistiche nelle chiese x scacciare i dèmoni:

Chiese Incatenate e streghe prigioniere!

Tecnica della conta nella magia cristiana:

Ripeti TRE volte: poteri dello Scongiuro.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura da un manoscritto del Decretum Gratiani che puniva le pratiche magiche commesse dai religiosi, tratto dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.):
Ms. W. 133, folio 247 recto.

Notare il dettaglio con il prete che indica il numero [26] della Causa: XXVI.


Note al testo ---

[1] Cfr. Antonino Bertolotti, Streghe sortiere e maliardi nel secolo XVI in Roma, Forni [ristampa anastatica], Sala Bolognese, 1979,
pp. 70 e 79.

Bertolotti racconta più di un caso sui frati/stregoni.
Ad esempio, quello di « fra Gio. Antonio » [...] « Sacerdote della Religione de frati minori osservanti di S. Francesco d'età d'anni 42 » denunciato, a Napoli, l'anno 1556...

« Era stregone, negromante, mago sacrilego, e sovratutto imbroglione, poiché con arte ed inganni girò il mondo, spacciandosi per patriarca. »

[2] Cfr. Ugolino Nicolini, La stregoneria a Perugia e in Umbria in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, Vol. LXXXIV, Perugia, 1987, pp. 23-27.

[3] Cfr. P. De Angelis, Un frammento di sacra visita della diocesi spoletina del 1465 in Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria, vol. 3, 1916, p. 469:
digitalizzato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma:
vedi la relativa pagina.

[4] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 122.

martedì 4 giugno 2024

La Dèa nel drago: rovesciamento del Femminino.

Un manoscritto dalla British Library ci mostra santa Margherita emergere dal ventre di un drago.

L'associazione tra la Santa e il Mostro è più antica del Suo mito:
deriva dal mondo pagano, dove il serpente (e simili!) era associato alla Madre.

Un esempio?
Il mito di san Marcello, vescovo di Parigi, che abbatte il drago è scolpito su uno dei portali della Cattedrale di Notre-Dame,
subito all'ingresso est → sotto l'archivolto:
sopra la Sua testa, si vede il trionfo della Madonna.
Il drago si arrampica lungo la colonna: san Marcello lo schiaccia con la pastorale che si trasforma in un'arma.
Jacques Le Goff scriveva...

« [...] la scena della vita di san Marcello che rappresenta il vescovo trionfante sul drago, utilizza la stessa iconografia:
il santo conficca il pastorale nella bocca del mostro
. » [1]

Il femminino sacro si è conservato alla base della scena:
il drago sorge dal corpo di una donna 'dissoluta'.

La Biblioteca Sanctorum riporta la versione medievale del mito...

« Una nobile dama di vita dissoluta era stata sepolta ed un grande serpente aveva cominciato a divorarne il corpo:
"mulieri, cuius membra bestia devorabat, ipse draco factus est sepoltura"
. » [2]

I predicatori cristiani, che a Parigi diffusero il culto di san Marcello, rovesciarono il significato del mito pagano.

La Pòtnia, nutrice del serpente, si trasformò nel filtro cristiano in una donna lasciva, peccatrice, il cui cadavere era dilaniato dal serpente...
◉ Il Vescovo abbatte il dragoscolpito in due chiese umbre:

Il vescovo e il drago: una battaglia per immagini alla chiesa di San Giovanni Profiamma.

San Crescenziano abbatte il drago:

Il drago a difesa della Madre: la falsificazione di un mito pagano.

San Felice prende ad accettate il drago:

Boschi sacri: l'ascia di san Felice all'abbazia di Sant'Anatolia di Narco.

◉ Un post e un libro sull'associazione Dèa-serpenti:

Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.

◉ Il serpente in un tempio Mariano:

Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.

◉ Sul drago e le acque del Femminino, vedi:

La strega e lo Sdrago delle acque. Origine magica di una parola.

Evocazione della pioggia mediante il drago:

Le processioni del Drago: un rito medievale per ottenere fertilità.


Note alle immagini ---

_Nella cattedrale parigina, la scena con il drago si sviluppa nella colonna centrale del portale, detta 'Trumeau'.

_All'inizio del post, miniatura con santa Margherita divorata dal drago:
manoscritto Yates Thompson ms 13 della British Library, folio 86v.

_Sotto, san Felice abbatte il drago a colpi d'accetta: bassorilievo sulla facciata della chiesa dei Santi Felice e Mauro a sant'Anatolia di Narco, in Valnerina.

Note al testo ---

[1] Cfr. Jacques Le Goff, Tempo della chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino, 1977, p. 240.

[2] Cfr. Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII: Liadan-Marzio,
Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense,
Roma, 1967, pp. 669-671.

martedì 28 maggio 2024

Bellezza pagana: che aspetto ha un dèmone?


I dèmoni pagani hanno un'ammaliante bellezza.

Attirano i mortali con forme attraenti e, nel caso delle Sirene, un canto melodioso.

« Le tre Sirene (due soltanto secondo Omero) erano le canore figlie della Terra che attiravano i marinai nei prati della loro isola, dove le ossa delle vittime precedenti giacevano ammucchiate

[...] le Sirene erano sia le sacerdotesse che piangevano su di loro, sia gli uccelli che popolavano l'isola stessa, al servizio della dea della Morte. » [1]

Le Sirene sono dèmoni seducenti e feroci:
la loro natura ambigua deriva da un altro → dèmone: Eros...

« Lo stesso Eros, il dio dell'amore, è un daimon che agisce come tramite tra gli dèi e gli uomini, secondo quanto dice sempre Platone in un altro dialogo, il Simposio. » [2]

« Circe è dunque una divinità, figlia del Sole.
[...] Come le Sirene, ha una voce melodiosa. E, come molti altri demoni maligni, ha un'apparenza affascinante e seducente.

Il canto e la bellezza sono strumenti di cui si serve per irretire gli uomini
. » [2]

Qui è racchiusa la mutazione della parola dèmone:
la differenza è (tutta) estetica...

« [...] si apre così la strada che porta la parola daimon da una valenza positiva, o quantomeno neutra, a una valenza negativa.
Si passa dal demone al demonio
. » [2]

Il Cristianesimo, per condannarli, fece i dèmoni orrendi:
la bellezza dei dèmoni pagani si conservò, nella tradizione popolare, in (piccole) creature chiamate 'folletti'...

« [...] secondo la credenza popolare, i folletti appaiono in forma di uomini piccolissimi, a volte di deforme aspetto, ma più spesso sono bellissimi. »

« Il Cristianesimo dei primi secoli, infatti, non negò l'esistenza delle divinità pagane, ma respinse il loro carattere divino e in tal modo ridusse gli antichi dèi alla condizione di demoni. » [3]


◉ Sull'evocazione difensiva della sessualità, vedi:

Manofica contro Ombre: gli Spiriti della notte.

◉ Su Cappuccetto Rosso e il dèmone adombrato nel racconto:

Il demone col berretto Rosso: origini di una favola....

Genesi dei dèmoni:

Come nasce un demone: i gatti che leccano...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura che mostra una donna (vanesia) specchiarsi e un drago incombere su di lei:
tratta dal manoscritto Add Ms 42130: folio 63r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, I Miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 3 a p. 565.

[2] Cfr. Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi. L'irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio Editori, Venezia, 2017,
pp. 11-12 e p. 112.

[3] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, pp. 100 e 102.

lunedì 20 maggio 2024

Ecate: la dèa (censurata) dell'Abbondanza.


Ecate era una dèa (molto) potente nell'antichità.
Il Suo declassamento ci fa intuire come la cultura Patriarcale prese il sopravvento:
Robert Graves scriveva...

« Dal racconto di Esiodo risulta che Ecate fu in origine la triplice dea, dal potere supremo sul Cielo, sulla Terra e sul Tartaro.

Ma gli Elleni diedero la preminenza alla sua forza distruttrice a scapito della sua forza creatrice e infine essa fu invocata soltanto nei riti clandestini di magia nera, specialmente nei luoghi dove si incrociano tre strade
. » [1]

Come le donne assicuravano la procreazione così Ecate donava la Vita:
onorarla era un atto necessario.

« Essa, unica tra tutte le divinità della Teogonia -con l'ovvia eccezione di Zeus- gode del particolare privilegio rappresentato dal fatto che la sua giurisdizione, la sua timé, si estende sulla terra, sul mare, nel cielo ». [2]

« Agli albori del V secolo Ecate è tutto tranne che una dea della magia, e ancora meno una dea nefasta come lo diverrà nei secoli successivi.
Nel corso del V secolo s'inscrive invece la netta mutazione delle sue prerogative
». [3]

Ecate era la dea della prosperità.
Tanto che Aristofane, nella commedia Pluto, faceva una battuta (molto) precisa...

« Puoi chiedere alla dea Ecate se è meglio essere ricchi o poveri.
E lei ti dirà che i benestanti e i ricchi ogni mese le offrono un pranzo e che i poveri se lo prendono, prima ancora che sia depositato
». [4]

Perché una dèa così importante, in origine -addirittura- la più importante, fu relegata agli oscuri riti delle streghe?

Il poeta Esiodo, nella Teogonia, ci fornisce un indizio prezioso:
la Madre universale aveva il potere di dare e togliere...

« i branchi di lanose pecore, se così vuole il suo cuore,
da piccoli li fa grandi e da molti riduce a pochi.

Così, per quanto sia nata unigenita da sua madre,
fra tutti gli immortali è onorata di doni
». [2]

Il potere materno sulla Vita faceva paura.

Le streghe, devote ad Ecate, sopravvissute nella Magia medievale, rendevano 'sterili' gli uomini e andavano condannate...

« Consideriamo il De planctu ecclesiae redatto verso il 1330 su richiesta di Giovanni XXII dal francescano Alvaro Pelayo, allora grande penitenziere alla corte di Avignone.

Certe donne sono "empie indovine" e gettano il malocchio.
Talune, "molto criminali", "adoperando incantesimi, malefizi e l'arte di Zabulon", impediscono la procreazione.
Esse provocano la sterilità con erbe e composizioni magiche
. »
[5]


◉ Sulle streghe che tolgono la vita, vedi:

Le streghe e gli aborti: il Noce che rende libere.

◉ Sul dominio della sessualità imputato alle streghe:

Madre-uccello: donne che diventano streghe.

Al tempo in cui Mamma Oca era una strega, ovvero la Signora che possiede gli uccelli...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura che presenta la dea Flora: è opera di Robinet Testard, tratta dal De mulieribus claris.
Manoscritto conservato presso la Bnf: Français 599, folio 56v.

→ La dea romana personificava l'Abbondanza:
come Ecate, in origine.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 7 a p. 110.

[2] Cfr. Esiodo, Teogonia, Rizzoli - Bur, Milano, 1994, p. 91.
Note al testo di Graziano Arrighetti, p. 145.

[3] Cfr. Nicola Serafini, La dea Ecate nell'antica Grecia. Una protettrice dalla quale proteggersi, Aracne, Ariccia (Roma), 2015, p. 325.

[4] "Alle sue immagini collocate nei crocicchi (da cui l'appellativo di Trivia), l'ultimo giorno di ogni mese i Greci usavano offire cibi cucinati che, a quanto pare, finivano per sfamare i poveracci".
→ Cfr. Aristofane, Pluto, Fabbri Centauria, Trebaseleghe (Pd), 2017, p. 47 e ➔ Note al testo di Fulvio Barberis, vv. 594-597, p. 95.

[5] Cfr. Jean Delumeau, La paura in Occidente. Storia della paura nell'età moderna, traduzione di Paolo Traniello, Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 415-416.

venerdì 10 maggio 2024

Manofica contro Ombre: gli Spiriti della notte.


Il poeta latino Ovidio, nei Fasti, ci descrive un gesto preciso per difendersi dagli Spiriti Maligni:
la manofica.

« Chi rammenta l'antico rito e teme gli dèi
[...] mostra il pollice tra le dita congiunte tacendo
perché l'ombre lievi non gli vadano incontro
. » [1]

La manofica è, insieme alle corna, il più frequente gesto apotropaico per respingere i dèmoni.
Romanazzi ne spiega il potere...

« Interessantissimo amuleto di tradizione italiana è poi la manufica, una manina di corallo, di legno o d'altro materiale, chiusa a pugno mentre il pollice fa capolino tra il medio e l'indice.

Il gesto, che ripropone l'organo sessuale femminile, assicurerebbe la fertilità. » [2]

Ma la manofica, da sola, non bastava:
urgeva un altro (potente) simbolo di fertilità: le Fave.
Si gettavano fave lungo il percorso notturno per scacciare gli Spiriti.

« Giunta la mezzanotte, il paterfamilias si alzava e, a piedi nudi, si recava ad una fonte per detergervi le mani.

[...] Una volta purificate le mani, prendeva delle fave nere e ne gettava un pugno dietro le spalle. » [3]

Le fave assicuravano il contatto con i Morti:
tanto che si cominciava a piantarle, anche in Umbria, (proprio) nel giorno ai Morti consacrato...

« Così come è considerato un dovere ineludibile mangiare le fave per la ricorrenza dei morti, è anche ritenuto una sorta di obbligo rituale in tutta la regione piantarle proprio in quel giorno. » [4]

Mangiare le fave poteva essere pericoloso.
Nel mondo antico c'era (perfino) chi invitava a non farlo...

« Le fave erano collegate all'oltretomba e Aristotele aveva scritto che Pitagora non voleva vederle, toccarle o mangiarle perché erano "simili alle porte dell'Ade"

[...] Secondo Plinio, era credenza diffusa che nei bacelli delle fave dimorassero le anime dei defunti e ciò era uno dei motivi per cui le fave erano considerate oggetto di tabù ». [5]


➔ Usi anti-stregonici: qualche traccia...

Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.

La magia della conta: come annullare le streghe.

Paura negli Spiriti? La soluzione è diventare invisibili:

Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.

➔ Sul potere apotropaico del rosso:

Non sciogliere il nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.

Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.


Nota alle immagini ---

_Nel post, foto di amuleti dalla collezione di Giuseppe Bellucci: al Museo Archeologico dell'Umbria.

➔ Nella prima foto, si riconoscono -tra gli altri- una manofica in corallo (il colore rosso è un potente apotropaico) e un campanello per scacciare gli spiriti.
Nella seconda foto, altra manofica e due cornetti:
uno a forma elicoidale.


Note al testo ---

[1] Cfr. Ovidio, I Fasti, traduzione di Luca Canali, Rizzoli Bur, Milano, 1998, Libro V, vv. 430-432.

[2] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 171.

[3] Cfr. Mario Polia, Le piante e il sacro, Quater, Foligno, 2010,
p. 121.

[4] Cfr. Giancarlo Baronti, Margini di sicurezza: l'ideologia folclorica della morte in Umbria, Morlacchi, Perugia, 2016, p. 121.

[5] Cfr. Giovanni Sole, Il tabù delle fave. Pitagora e la ricerca del limite, Rubbettino, Saveria Mannelli, 2004, pp. 66-67.

venerdì 3 maggio 2024

Il demone col berretto Rosso: origini di una favola...

Cappuccetto Rosso è la sopravvivenza di un demone?

Nel folklore popolare si raccontava, spesso, di un folletto con un cappuccio Rosso che insidiava la notte.

« Lo sciantello era come n bambino tutto vestito de rosso co na cuffietta. » [1]

« Secondo le tradizioni del Cervese (Ravenna) il mazègol è un omino che porta in testa un berrettino rosso... » [1]

« [...] il massariol, noto con varî nomi un po' dappertutto e raffigurato di solito con un berretto rosso, è un piccolo folletto burlone e dispettoso. » [2]

Con la cristianizzazione, tutto ciò che era rimasto escluso dalla conversione fu demonizzato:
quel cappuccio divenne sinonimo di maledizione.

Mancare di battezzare un neonato significava dannarlo.

« [...] le anime di morti senza battesimo si trasformano in mazzamurielli, genietti or benefici or malefici vestiti di rosso con in testa un berrettino del medesimo colore. » [1]

I 'mazzamurielli' suscitavano il terrore nel mondo contadino:
specie tra Umbria, Lazio e Marche...

« Nelle Marche il nome del folletto-incubo è mazzamuriello, e con lo stesso nome è denominato nel Lazio. » [4]

Se il folletto perdeva il suo cappuccio rosso era disposto a tutto pur di riaverlo...

« In Puglia, a Cerignola, a Putignano e altrove, si dice che lo "scazzamurieddu" per riavere il cappuccio rosso è disposto a dare tutto il denaro che gli si chiede. » [3]

« In Sicilia si crede che "lu nfelluttu" ("fulletto" o "fuddittu") non ha più alcun potere se gli si porta via il berrettino rosso ("cappidduzzu"), per cui egli paga qualsiasi somma per tornarne in possesso. » [3]

Quando il parto era tragico, e non si era fatto in tempo ad aspergere il piccolo, occorreva un battesimo post mortem.

A ciò servivano i santuari 'à repit':
luoghi in cui il neonato sarebbe tornato in vita per il tempo necessario a renderlo cristiano: pena la trasformazione in folletto...

« [...] l'officiante, di solito un eremita, riceve il neonato morto dalle mani dei parenti, lo pone sull'altare, finge che ritorni in vita, gli impartisce il battesimo e poi lo riconsegna sempre morto, ma divenuto nel frattempo cristiano e quindi non più inquieto e inquietante. » [1]


◉ Sul culto pagano del Fuoco, vedi:

Il demone col berretto Rosso: il dio del fuoco e Cappuccetto Rosso.

◉ Sul potere apotropaico del Rosso:

Non sciogliere il nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.

◉ Sulle tracce di paganesimo nella favola:

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso: il culto apotropaico del Lupo.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con un dèmone dal cappuccio rosso, travestito da uccello: notarne la testa aquilina e le zampe equine.

➔ Il dettaglio è digitalizzato nel sito francese di ARCA.
Per segnatura, Ms 0165: folio 26 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Giancarlo Baronti, Margini di sicurezza: l'ideologia folclorica della morte in Umbria, Morlacchi, Perugia, Tomo III, 2016, pp. 1065 e 1067.

[2] Cfr. Giuseppe Vidossi, Saggi e scritti minori di folklore, Bottega d'Erasmo, Torino, 1960, p. 232.

[3] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 128.

[4] Cfr. Alessandro Alimenti, Folletti, streghe, vampiri ed altri esseri fantastici: il sonno e la notte disturbati
in → Medicine e magie. Le tradizioni popolari in Italia, a cura di Tullio Seppilli, Electa, Milano, 1989, p. 37.

venerdì 26 aprile 2024

"Specchio delle mie brame..." Vuoi conoscere il Futuro? Chiedi allo specchio.


Padre Ugolino Nicolini, in un articolo sulla stregoneria in Umbria, citava il Processo (1567) subito da una strega -di nome Porzia- del contado perugino...

« Si trattava di sapere se la padrona di casa, incinta, avrebbe partorito un maschio o una femmina.
Lo strumento per il sortilegio era costituito da uno specchio, lasciato a Porzia da un vecchio frate, specchio nel quale doveva guardare, dopo l'apposita formula di scongiuro suggerita dal frate, una fanciulla innocente
. » [1]

Lo specchio è uno strumento di contatto con i Morti:
la società medievale ne aveva ereditato l'uso dalla cultura tribale.
Mircea Eliade scriveva...

« i morti sanno tutto.
È una credenza universale che la mantica si spieghi col commercio coi morti
.
[...] Guardando nello specchio, lo sciamano può vedere l'anima del defunto. » [2]

I Morti, dotati di Onniveggenza, avrebbero predetto il futuro:
un bambino, più vicino al mondo sovrasensibile, privo di filtri razionali - meglio se figlio di un Mago! -, si credeva capace di ascoltarne la voce:
guardando attraverso lo specchio.

Ne Le Arti Magiche si legge...

« Si metteva uno specchio davanti ad un fanciullo, che d'ordinario era il figlio del mago, od un fanciullo che abitava nella stessa casa, e lo si metteva in una posizione tale che il solo ragazzo potesse vedere la superficie riflettente [...].
Allora il mago domandava al suo allievo che cosa vedesse sul terso metallo, e la risposta che dava il fanciullo era esattamente quanto doveva accadere nel futuro. » [3]

Ma il contatto con i Morti, assicurato dallo specchio, non era (sempre) gradito.

Proprio per evitare che la casa si infestasse quando c'era il morto in casa, gli specchi venivano coperti.
L'antropologo Giancarlo Baronti raccolse, in proposito, molte testimonianze preziose...

« La velatura degli specchi costituisce una delle prime azioni che si compiono nei primi momenti che seguono il decesso e in genere riguarda la stanza del morto, ma in alcuni casi viene estesa a tutta la casa

[...] "Se coprivono subito i specchie perché n ce se deve riflette l'immagine del morto sennò armane di lì e non je la fà a partì." » [4]


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con un giovane uomo che guarda, riflessa, la propria immagine su uno specchio: la Morte -in persona- lo regge.
Immagine tratta dal sito de la Bibliothèque Mazarine di Parigi:
Ms 507, folio 113.
Si trova, anche, in Biblissima.


Post sul pericolo di uno specchio rotto:

Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.

◉ Sul legame tra bambini e mondo magico, vedi:

Bambini pagani? I piccoli Maghi e il Limbo.

M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.


Note al testo ---

[1] Cfr. Ugolino Nicolini, La stregoneria a Perugia e in Umbria nel medioevo: con i testi di sette processi a Perugia e uno a Bologna, estratto dal Bollettino della Deputazione di storia patria per l'Umbria, n. 84, Perugia, 1987, pp. 8-9.

Nicolini aveva desunto il testo da:
Antonino Bertolotti, Streghe sortiere e maliardi nel secolo XVI in Roma, Arnaldo Forni Editore [ristampa anastatica, 1979], Firenze, 1883, pp. 69-71.

"La Porzia teneva uno specchietto rotondo, chiuso da una scatoletta lignea, che le aveva lasciato un vecchio frate, morendo.
Questo specchio chiamavasi l'Angelo Bianco, poiché uno spirito, detto Gian Paolo, eravi stato constretto dal vecchio frate
."

[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 106 e 178.

[3] Cfr. Le Arti Magiche: magia suprema rossa e nera, segreti per diventare maghi, amuleti, filtri, ricette e formule magiche, Hermes Edizioni, Roma, 1985, pp. 142-143.
Consultabile alla pagina citata, su Google Libri.

[4] Cfr. Giancarlo Baronti, Margini di sicurezza: l'ideologia folclorica della morte in Umbria, Morlacchi, Perugia, 2016,
pp. 353 e 363.

giovedì 18 aprile 2024

Natura mutante: trucchi per inculcare la parola del Signore.

I predicatori avevano a che fare con pagani che capivano (solo) la lingua della Natura.

Le piante furono, per secoli, l'argomento forte dei sermoni:
studiate per veicolare la parola di Cristo!

È il caso della passiflora:
una pianta che ricorreva nei sermoni in Sud America...

« La pianta è originaria dell'America meridionale (Brasile, Perù) e i primi missionari in Sud America hanno voluto riconoscere nel suo fiore gli strumenti della Crocifissione:

le tre punte della foglia rappresenterebbero la lancia, i tre stimmi capitali i chiodi, i filamenti del calice macchiati di rosso e disposti in cerchio la corona di spine, gli stami con i filamenti saldati allo stilo e liberi alla sommità la spugna imbevuta di fiele oppure il martelllo, in altri elementi si riconosce qui il flagello, là la colonna
. » [1]
Usare le piante era una strategia comunicativa già praticata dagli evangelizzatori per convertire i pagani europei.

La conversione dei celti irlandesi fu attuata da san Patrizio usando una pianta che quei popoli (ben) conoscevano: il trifoglio.

San Patrizio spiegò agli Irlandesi che il trifoglio era come la Trinità:
tre foglie che insistono su uno stesso stelo.

Non c'era differenza sostanziale (!) tra adorare la Trinità e riconoscersi nel culto del Trifoglio...

« Per questa trasparente connessione con la Trinità la forma del trifoglio veniva spesso utilizzata per decorare le finestre e la arcate delle chiese medioevali, ed è per questo che il trifoglio è ancora oggi il simbolo della cattolicissima Irlanda:

secondo la leggenda, infatti, a questa pianticella san Patrizio, evangelizzatore degli Irlandesi, ricorreva per spiegare loro il difficile concetto della coesistenza e della unicità di Dio
. » [2]
Per la Croce di Cristo si doveva usare (solo) una pianta che desse frutti:
guai ad usare il salice, pianta che non dava frutti (commestibili) e che, per il suo aspetto 'sofferente', si associava alle streghe:

« il legno della croce da piantare nei campi doveva essere tagliato da un albero che dà frutto
[...] nel contado di Cascia non si usava il salice perché è albero che non dà frutto. » [3]


Esaltazione della Natura e oscuramento di Dio ---

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.

➔ La Natura al servizio dei predicatori ---

Francesco, lo stregone che piantava gli alberi.

➔ Sul salice, albero stregoneco ---

Salice di Ecate: il pianto che purifica.

➔ Sul noce, altro albero associato alle streghe ---

Le streghe e gli aborti: il Noce che rende libere.

➔ Sull'uso di appendere una ghirlanda per scacciare i dèmoni a Natale, vedi:

Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.


Note alle immagini ---

_Sopra, Cristo benedice le erbe affiancato dalla Vergine Maria.
Il manoscritto si trova al Trinity College di Cambridge, ed è visibile integralmente scansionato: ms O.2.48, folio 95r.

_La seconda immagine, con un sermone davanti all'albero, è una miniatura dal manoscritto Add MS 17341: folio 118r.

_In apertura del post, miniatura con un vescovo fito-zoomorfo:
dalle zampe ferine e la coda arborea.

→ L'immagine è tratta dal manoscritto Stowe ms 17: folio 42r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 65.

[2] Cfr. Paolo Bartoli, Tocca ferro: le origini magico religiose delle superstizioni su fortuna e sfortuna, Protagon, Perugia, 1994, p. 112.

[3] Cfr. Mario Polia, Le piante e il sacro: la percezione della natura nel mondo rurale della Valnerina, Quater, Foligno, 2010, pp. 46-47.

venerdì 5 aprile 2024

Incantare è pregare? Quando il prete diventa uno Stregone.

Che differenza c'è tra il prete e lo stegone?

Ancora un secolo fa, nel mondo rurale, il divario tra le due figure non era netto.
Lo storico Schmitt scrive...

« [...] fino al folklore contemporaneo, il prete, il curato erano sovente confusi con lo stregone.
A maggior ragione, questa confusione minacciava i santi, che dovevano difendersene
. » [1]

Perfino in ambiente clericale il confine era sfumato...

« Nei tribunali ecclesiastici, termini come "strega" o "stregone", "mago", "incantatore" e "beneditore" erano usati quasi come sinonimi. » [2]

La confusione era determinata dalle preghiere recitate, a soggetto sacro: usate anche dai maghi per le evocazioni magiche...

« [...] il morente o la famiglia o altre persone a ciò delegate credono di riuscire ad incrementare il loro potere attraverso la ripetizione meccanica, non religiosa, di atti, preghiere e formule:

il credente, immergendosi così in un clima tipicamente magico, ripete per più volte e senza adesione vissuta e pensata ai contenuti, le giaculatorie o le orazioni, credendole più efficaci in funzione della loro ripetizione
. » [3]

Preghiera e magia hanno lo stesso meccanismo:
l'incanto reiterato.

L'istituzione sacerdotale sceglie, poi, cosa innalzare o condannare.

Valgono le parole del mago inglese Aleister Crowley...

« La messa è una cerimonia magica compiuta allo scopo di conferire a una sostanza materiale una virtù divina; ma non c'è nessuna differenza materiale tra un'ostia consacrata ed una non consacrata.
Eppure c'è una differenza enorme nella reazione morale del comunicando.

Ben sapendo che il suo principale sacramento è soltato uno tra gli innumerevoli esperimenti possibili della magia talismanica, la Chiesa non ha mai negato la realtà di quell'Arte, ma ha trattato come rivali i suoi esponenti.
Non osa tagliare il ramo su cui sta seduta. » [4]
Post sulle formule magiche che chiamano la divinità:

Ripeti TRE volte: poteri dello Scongiuro.

Dio è colpevole: punire la divinità.

Pratiche magiche nella devozione cristiana:

Sangue divinatorio: cosa cerca chi vaga nei cimiteri?

Il Vaticano: l'antico tempio degli Indovini. Vaticinare prima del Papa.

Attrazione dei dèmoni nei luoghi sacri:

Chiese Incatenate e streghe prigioniere!


Nota alle immagini ---

_Le miniature con il Vescovo diabolico (notare pastorale e corna), con cui ho illustrato il post, sono tratte da Le Pèlerinage de la vie humaine, manoscritto Ms Douce 300 digitalizzato nel sito della Bodleian Library di Oxford: folio 5, recto e verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Jean-Claude Schmitt, La parola addomesticata. San Domenico, il gatto e le donne di Fanjeaux in Religioni delle classi popolari, Il Mulino, Quaderni Storici [41], Bologna, 1979, p. 424.

[2] Cfr. Keith Thomas, La religione e il declino della magia, traduzione di Francesco Saba Sardi, Arnoldo Mondadori Editore, Milano, 1985,
pp. 274-275.

[3] Cfr. Alfonso di Nola, La nera signora. Antropologia della morte, Newton Compton Editori, Roma, 1973, p. 173.

[4] Cfr. Aleister Crowley, La figlia della Luna, Edizioni Arktos, Torino, 1983, pp. 116-117.

martedì 26 marzo 2024

Mandragora: la 'bambolina' da onorare.

Nel mondo contadino era importante fare offerte alla mandragora...

« [...] ho potuto vedere di persona una mandragora alla quale venivano presentate offerte. » [1]

« [...] l'uomo spiegò che la "bambolina", se trattata bene, favorisce la produzione delle famose lenticchie locali e, allo stesso tempo, aumenta la ricchezza del possessore. » [1]

Si conservava la pianta 'agghindata' come una bambola.
Mario Polia, nel libro su "Le piante e il sacro", descrive (bene) questo rito domestico in Valnerina...

« Il nome col quale la mandragola era localmente conosciuta era "bambolina".
La radice era connotata dal "sesso", per cui esisteva una bambolina maschio ed una femmina
. » [1]

« Dietro la cassapanca, vi era una mandragola, alta circa venticinque centimetri, di "sesso" femminile mi assicurò il proprietario.
La mandragora era abbigliata come una bambola, con un vestitino a colori tra cui predominava il rosso.

Sul vestito erano appuntate con degli spilli alcune banconote
. » [1]

Guai a non rispettare la mandragora:
ai 'profanatori' sarebbe toccata una punizione terribile...

« [...] Loreto Niccoli mi parlò anche dei pericoli inerenti la raccolta della mandragora, il cui grido, lanciato al momento di essere estirpata, può uccidere chi la raccoglie. » [1]

« Lo svellere la pianta suscitava tempeste. » [2]

Perché si attribuivano poteri tremendi a una 'bambolina'?

Nella magia, il Sacro acquista -spesso- la forma, miniaturizzata, dell'intimità domestica.

Ciò che è piccolo e, apparentemente, trascurabile detiene poteri numinosi: guai a tralasciarlo!

Gilbert Durand, in Strutture antropologiche dell'immaginario, scriveva...

« Il folklore insiste sul ruolo casalingo, domestico di tutto questo "piccolo mondo":
i nani leggendari fanno cucina, coltivano l'orto, attizzano il fuoco

[...] restano nella coscienza popolare come piccole divinità maliziose certo, ma benefiche. » [3]


◉ Sul potere apotropaico del colore rosso, vedi:

Non sciogliere il nodo: un fiocco rosso contro i demoni.

◉ Sui festoni floreali apotropaici alla porta di casa, vedi:

Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.

Natura magica nel mito francescano:

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.

Francesco, lo stregone che piantava gli alberi.



Nota all'immagine ---

_La miniatura sopra con una Mandragora rossa, di cui ho evidenziato un dettaglio in apertura dal blog della British Library, proviene dal manoscritto Sloane Ms 1975: folio 49r.

→ Ai piedi della mandragora si vede il cane che serviva ad estirparla: « occorreva attaccare un cane alle radici per strapparla dal suolo (quel cane era votato alla morte) ». [2]


Note al testo ---

[1] Cfr. Mario Polia, Le piante e il sacro. La percezione della natura nel mondo rurale della Valnerina, Quater, Foligno, 2010, pp. 296-298.

[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, p.315.

[3] Cfr. Gilbert Durand, Le strutture antropologiche dell'immaginario: introduzione all'archetipologia generale, Edizioni Dedalo, Bari, 1972, p. 215.

venerdì 15 marzo 2024

Offerte al Fuoco: la porta di contatto con gli Antenati.

Gli antenati abitano il focolare:
per onorarne il culto si offriva cibo al fuoco...

« Le offerte di cibo al ceppo natalizio e al fuoco [...] attribuiscono al focolare domestico e alla fiamma che vi arde la funzione di centro sacro attorno al quale si svolge il culto famigliare agli antenati. » [1]

Il fuoco richiama nella casa le anime dei Morti che l'hanno abbandonata.
Guai a lasciarlo acceso quando un nuovo Morto stazionava in casa:
lo spazio si sarebbe infestato subito!

« Fino ai nostri giorni, tra i contadini umbri perdura l'usanza di spegnere il focolare domestico quando vi è un defunto in casa.
L'osservanza di questo tabù tradizionale ha dato luogo a forma di mutua assistenza per cui amici, o parenti, recano alla famiglia in lutto il pranzo funebre già preparato con speciali accorgimenti rituali
. » [2]

Tenere acceso il fuoco era un (vero) rito.
L'antropologo Giancarlo Baronti scriveva...

« Il focolare, centro dello spazio abitativo [...] tramite privilegiato di contatto e di passaggio tra il nostro e gli altri mondi: il mondo degli esseri fantastici, dei morti, della divinità. » [3]

Nel fuoco 'crepitano' le anime dei Morti:
quando succedeva, era d'obbligo ascoltarle...

« A Cona di Montegallo, quando il fuoco sibilava o gorgogliava, si credeva che fossero le anime dei morti della famiglia che chiedevano suffragi.
In quel caso, si facevano dire delle messe
. » [4]


Nota all'immagine ---

_In apertura, dettaglio da un Bestiario inglese conservato alla British Library: peccatori avvolti nelle fiamme
Segnatura: Add MS 11283, folio 41r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Mario Polia, Il ciclo dei mesi in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Tomo I, Edicit, Foligno, 2009, p. 353.

[2] Cfr. Mario Polia, Le piante e il sacro: la percezione della natura nel mondo rurale della Valnerina, Quater, Foligno, 2010, nota 20 a p. 176.

[3] Cfr. Giancarlo Baronti, Tra bambini e acque sporche: immersioni nella collezione di amuleti di Giuseppe Bellucci, Morlacchi, Perugia, 2008, p. 76.

[4] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Tomo III, Edicit, Foligno, 2009, p. 491.

martedì 5 marzo 2024

Sangue nel latte: riscrittura cristiana di un'offerta alla dèa Cerere.


La strega, in origine, era Nutrice: colei che dava il Latte.

Del doppio potere della Madre -nutrice e strega: come la strega Medea che versa il sangue dei suoi figli- rimane una traccia preziosa nella lingua parlata...

« Il latte, il sangue, e la nutrice signora della vita e della morte:
vari indizi, e qualche fossile linguistico, ci fanno scoprire nel latte regolarmente il sangue, ci lasciano intravvedere la nutrice come apportatrice di morte
.

[...] Il rapporto "nutrice" e "strega" forse è testimoniato anche dal ligure bàzura 'strega', derivato dal latino bajula 'balia'. » [1]
Il sangue e il latte, nella devozione popolare, sono la versione cristiana del mosto e del latte: dono alla dèa romana Cerere.

« "Col sangue di Gesù e col latte di Maria", così si legge in un 'santino' devozionale di qualche decennio fa, "voglio salvare l'anima mia" ».

« [...] nel martirio di Santa Cristina, dalle mammelle tagliate zampillò non cruor [sangue, in latino] ma niveo, candido latte. » [2]

I predicatori cristiani sfruttarono una simbologia pagana.

Le offerte alla dèa della terra -Cerere- e al dio del vino -Bacco-, il cui 'sacrificio' (l'uva macerata) assicurava il vino nei vasi, si trasformarono nel rito cristiano del pane e del vino versato: sacrificio di Cristo.

Virgilio, nelle Georgiche, scriveva...

« Tutta la tua famiglia agreste adori Cerere, / e tu scioglile il miele con latte e con dolce Bacco [vino] ». [3]
Cicerone, nel De Natura Deorum, spiegava come gli Dèi della Terra fossero una cosa sola coi prodotti che dalla Terra nascevano...

« Perciò chiamavano col nome del dio stesso ciò che da lui era derivato, come quando chiamano Cerere le messi o Libero il vino. » [4]

Il 'sacrificio' del dio Vino era indispensabile per il buon esito della vendemmia.

« In un noto epigramma la vigna che un capro ha brucato esclama:
"E se tu mi divorassi fino alla radice, io comunque produrrò tanta uva quanta ce ne vorrà per libare su di te quando sarai sacrificato."

Sotto il torchio della spremitura l'uva muore, ma rinasce nel vino
. » [5]

Andrea Romanazzi citava i lamenti dei vignaioli antichi per propiziare il 'sangue' di Dioniso: il Vino...

« Pensiamo, ancora, ai lamenti dei vignaioli della terra di Canaan che, secondo i racconti riportati da Erodoto, si tenevano in numerose aree del bacino del Mediterraneo. » [6]


◉ Sull'evoluzione dal vino di Bacco al Sangue cristiano, vedi post e relativo libro:

Orge Sacre: il vino di Bacco e il sangue di Osiride.

◉ Sul 'sacrificio' eucaristico, vedi:

Cristo 'infornato': mangiare gli Dèi.

◉ Sulla strega come Nutrice, e la figura ligure della Bazura, vedi il sito: Sponde di bosco Madre.


Note alle immagini ---

_Sopra, miniatura che illustra il miracolo noto come Lactatio Bernardi, avvenuto nel 1146:
san Bernardo di Clairvaux sarebbe stato 'inondato' dal latte della Vergine Maria, che lo avrebbe 'colpito' spremendosi un capezzolo!

⮩ Si trova nel manoscritto MS Douce 264, conservato alla Bodleian Library di Oxford e visibile nel sito della Biblioteca inglese:
folio 38v.

_Ho tratto la miniatura in apertura da Wikipedia.
Proviene dal manoscritto alchemico medievale "Aurora Consurgens", presso la Zentralbibliothek di Zurigo:
Ms. Rh. 172, folio 13 verso.

_La seconda miniatura del post, con due uomini 'poppanti', è tratta dal The Unterian Psalter', dall'University of Glasgow:
folio 94 recto.


Note al testo ---

[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, p. 215.

[2] Cfr. Piero Camporesi, Il sugo della vita. Simbolismo e magia del sangue, Garzanti, Milano, 2007, p. 11.

[3] Cfr. Virgilio, Georgiche, vv. 343-344, traduzione di Luca Canali, Biblioteca universale Rizzoli, Milano, 1983, p. 167.

[4] Cfr. Cicerone, La Natura divina, Libro II, paragrafo 61, Bur Rizzoli, Milano, 1994, p. 203.

[5] Cfr. Reinhold Merkelbach, I misteri di Dioniso, ECIG, Genova, 1991, p. 139.

[6] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia, Venexia, Roma, 2007, p. 104.

venerdì 23 febbraio 2024

Salice di Ecate: il pianto che purifica.

Il salice era, anticamente, l'albero infero delle streghe.
Nella "Dea Bianca", Graves scrive...

« [...] il salice, o vinco, sacro in Grecia a Ecate, Circe, Era e Persefone, tutti aspetti mortuari della Triplice Dea e veneratissimo dalle streghe. » [1]

« Nell'Europa settentrionale il suo legame con le streghe è così forte che le parole witch, 'strega', e wicked, 'malvagio', derivano dallo stesso termine che anticamente indicava il salice e da cui deriva anche wicker, 'vimine'. » [1]

La forma del salice, con le foglie ricadenti, ispirava il lamento.

Dalla fibra ricavata dal salice, il vimine, si ottenevano le scope:
due elementi, la scopa e il pianto, connessi tra loro...

« In tedesco salice si dice weide e in inglese willow o withe, mentre wicker vuol dire "ciò che è fatto di vimini"; a queste tre parole si ricollega significativamente witch, la 'strega'.

[...] Le legature di vimini della scopa delle streghe inglesi le votavano ad Ecate, che esse invocavano. » [2]

Perché mai le streghe si associavano al pianto funebre?

Le streghe erano Morti che non avevano ricevuto lamento:
l'albero del pianto era il loro simbolo.

- - -

Una traccia della credenza si trova nei Sinodi Diocesani.

Le anime dei morti dimenticati si manifestavano nel giorno dell'Epifania:
quando tornavano a vendicarsi dei Vivi...

« Tutti potevano (ingegnandovisi) osservare le streghe, per le quali l'Epifania era giorno di fatica

[...] Con ogni verosimiglianza tutte queste streghe raffigurano le anime dei morti, libere di aggirarsi per le contrade dei vivi e di recar danno, in questa loro antichissima festa ». [3]


◉ Un 'trucco' per vedere le streghe ---

Falce di Luna: la magia del forcone.

Pratiche per tenere lontane le streghe ---

Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.

La magia della conta: come annullare le streghe.

Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.


Nota all'immagine ---

_In apertura, illustrazione in stile Art Dèco del pittore George Barbier con, stlizzati, un capro sotto un salice 'piangente'.

→ Il capro era associato alle streghe perché bestia cornuta, e quindi lunare.
◉ Vedi anche il post:
La luna e le corna: il culto della Vacca lunare.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, La dea bianca. Grammatica storica del mito poetico, Adelphi, Milano, pp. 198-199.

[2] Cfr. Jacques Brosse, Storie e leggende degli alberi, Studio Tesi, Pordenone, 1989, p. 218.

[3] Cfr. Cleto Corrain e Pierluigi Zampini, Documenti etnografici e folkloristici nei Sinodi Diocesani dell'Emilia-Romagna,
Estratto da "Palestra del Clero", Rovigo, 1964, p. 10.

sabato 10 febbraio 2024

Aruru: la dea Vasaio prima della Bibbia.

Materia deriva dal latino Mater.
Nell'etimologia della parola, è racchiuso il potere millenario della donna...

« Ecco che la materia (...) ricava il suo significato materno dal primo materiale vivo con cui abbiamo avuto un dialogo complesso, durato mesi:
il corpo di femmina che ci ha generato
. » [1]

Il potere generativo della Madre era tale che, nel mito babilonese, la dea Aruru creava impastando l'argilla.

Ne I Miti greci, Graves spiega...

« [...] la dea Aruru crea il primo uomo, Eabani, modellando la creta;
ma, benché Zeus fosse ormai considerato Signore Onnipotente da molti secoli, i mitografi furono costretti ad ammettere che il Creatore di ogni cosa avrebbe anche potuto essere una Creatrice
. » [2]

Gli Ebrei, deportati in Egitto, elaborarono una propria mitologia ereditando la cultura egiziana: dove alla Vasaia divina corrispondeva il dio Vasaio Khnum.

La vasaia scomparve, e rimase il Dio-Vasaio:
tale lo presenta il racconto della Genesi...

« Jaweh-Elohim modellò l'uomo con la polvere del terreno
[...] seguendo la mentalità dell'ambiente, Dio è presentato come un vasaio che plasma, con polvere sottile del terreno coltivabile, il corpo umano. » [3]


➔ Sul predominio del Dio patriarcale, già nella cultura mesopotamica, attraverso l'uccisione della Dea Madre Serpente Tiamat, vedi il post:

Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con una donna Vasaio tratta dal De re metallica: è conservata al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Inventariata come Kunstkammer, 5105: vedi il sito del Museo.


Note al testo ---

[1] Cfr. Guido Tonelli, Materia. La magnifica illusione, Feltrinelli, Milano, 2023, pp. 18 e 19.

[2] Cfr. Robert Graves, I Miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 2 a p. 28.

[3] Cfr. Genesi, note di Emanuele Testa, San Paolo, Alba-Cuneo, 1999, p. 74 -versetto 7.

lunedì 5 febbraio 2024

Come nasce un demone: i gatti che leccano...

Leccare è un atto demoniaco.
Chi lo fa, rivela affinità con il diavolo e con la Sua principale manifestazione: il gatto.

Il medievista francese Jean-Claude Schmitt ricorda...

« A metà del XIII secolo, Alberto Magno, intervenendo nel dibattito allora scottante sulla generazione dei demoni, riporta l'avventura di un omosesssuale che, trovandosi 'sotto' (dum molliciei vitio subiaceret), vide una schiera di gatti gettarsi su di lui per leccare e portar via 'il seme che l'aveva contaminato'. » [1]

Secondo il predicatore Stefano di Bourbon, i gatti 'leccatori' erano dotati di una lingua enorme...

« [...] il beato Domenico obbligò nove donne convertite dall'errore a guardare il demonio che le possedeva: questo apparve sotto la forma di un gatto
[...] la sua lingua, che pendeva mezzo piede, sembrava di fuoco ». [1]

Il gatto poteva predire la mala sorte:
tenerlo d'occhio era d'obbligo.
Giuseppe Pitrè raccontava, in proposito, una torbida superstizione del popolo siciliano...

« Cattivi segni il miagolìo di un gatto (segno interpretato come fatale se si hanno parenti in viaggio) ». [2]


Post sulle streghe che si celano nelle gatte ---

Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.

Le streghe che si trasformano in gatte.


Nota all'immagine ---

_In apertura, gatto-Vescovo (o si tratta di un diavolo travestito?) dalla Morgan Library di New York, scansione tratta dal sito della Biblioteca americana: ms M. 79, folio 146 r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Schmitt, La parola addomesticata. San Domenico, il gatto e le donne di Fanjeaux in Religioni delle classi popolari, Il Mulino, Quaderni Storici [41], Bologna, 1979, pp. 417-418.
Schmitt cita l'errore degli eretici catari, e il prodigio operato da san Domenico, dal Trattato (1250 circa) del predicatore domenicano Stefano di Bourbon.

[2] Cfr. Pitrè, Usi e costumi, credenze e pregiudizi, 1889
in Giancarlo Baronti, La morte in piazza..., Argo, Lecce, 2000,
p. 349.
➔ Vedi la stessa citazione in Google Libri.

venerdì 26 gennaio 2024

Osiride e l'Ateismo: l'imbroglio dei Re Sacri.

Secondo Evemero di Messene, gli dèi antichi non erano altro che Re sacralizzati nel corso del tempo.

Nel trattato Iside e Osiride, Plutarco condannava gli atei che credevano alle "imposture" di Evemero...

« Evemero ha degradato tutti gli dèi riconosciuti, senza eccezione, a nomi di comandanti e di ammiragli e di re, che sarebbero appartenuti a epoche lontane, e che si troverebbero elencati a Panchea incisi a lettere d'oro. » [1]

« In questo modo finiremmo per aprire grandi porte alla massa degli atei e per umanizzare le cose divine, dando inoltre sfrenata libertà di parola alle imposture di Evemero di Messene, quello che inventò di sua fantasia certi scritti mitologici irreali e privi di fondamento, e riuscì a diffondere nel mondo ogni forma di ateismo. » [1]

Zeus era un re cretese, già morto da secoli prima di essere innalzato a padre degli Dèi.

« Callimaco di Cirene (IV-III sec. a.C.), Evemero da Messina (IV-III sec. a.C.), Epimenide di Creta (VIII-VII secolo a.C.) fecero riferimento al mito della presunta morte di Zeus e alla sua sepoltura in terra cretese. » [2]
Nel De Natura deorum, si capisce che Cicerone detestasse Evemero e le sue idee astruse sull'imbroglio dei Re Sacri...

« E quelli che insegnano che gli uomini coraggiosi, famosi o potenti furono divinizzati dopo la morte e che proprio questi sono gli dèi che abitualmente veneriamo, preghiamo, adoriamo, non sono forse del tutto privi di religione?

[...] Evemero tuttavia descrive la morte e i luoghi di sepoltura degli dèi.
Ti sembra che egli abbia consolidato la religione o l'abbia eliminata del tutto
? » [3]

Le idee di Evemero non erano prive di fondamento:
i Re hanno sempre legittimato, per via divina, il potere!
Marc Bloch ne I Re Taumaturghi spiegava che, nel MedioEvo, i re francesi e inglesi avessero fama di guaritori:
il tocco delle 'scrofole'...

« Di dove, dunque, agli occhi dei loro sudditi, i re traevano quel carattere sacro che li poneva quasi al rango dei sacerdoti? »

« [...] era nella natura stessa dell'unzione regia di servire come arma, di volta in volta, a partiti opposti:
ai monarchici, perché, con essa, i re si trovavano segnati da un'impronta divina; ai difensori dello spirituale, perché, sempre con essa, i re sembravano accettare la loro autorità dalla mano dei sacerdoti
. » [4]
Nel mondo antico, gli Dèi consacravano i Re direttamente dal cielo:
ciò spiega perché alcuni Re defunti furono sacralizzati.

La costellazione Cefeo porta il nome di uno tra questi Re leggendari, mitizzato e trasformato in un'entità celeste...

« La cerva Cassiopea, sensuale dea che vive nel bosco presso l'acqua datrice di vita, è accompagnata dalla figura ancillare della pantera Cefeo, re assiso sul suo scranno, forse un signore degli animali maschile, uno sciamano teriomorfo o un dio dell'anno giovane, divinità itifallica della fertilità, rappresentato su un trono fin dal V o VI millennio a.C. . » [5]

Isidoro di Siviglia, un autore cristiano, citava compiaciuto quest'idea 'atea' sull'origine degli dèi pagani:

« [...] grazie all'opera di persuasione dei demoni, tale allusione mise radici tanto profonde nell'animo dei posteri che questi finirono per considerare dèi, ed adorare come tali, quegli uomini che i loro predecessori avevano onorato con il solo scopo di onorarne il nome. » [6]

◉ Un post sulla morte degli dèi ---

Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.


Note alle immagini ---

_Sopra, miniatura che mostra il re benedetto da Dio: è tratta dal manoscritto Yates Thompson 14, folio 29v.
Il documento è conservato presso la British Library.

_La miniatura in apertura del post presenta un sigillo federiciano:
« Rex Siciliae ».
È tratta dal Ms 016, contenente la Chronica Maiora illustrata dal monaco Matthew Paris: follio 127 recto.
Il manoscritto è visibile integralmente su internet, nel sito della Parker Library dal Corpus Christi College di Cambridge.

_La seconda miniatura, con la testa di un Re dal naso zoomorfo, è tratta dal manoscritto Yates Thompson Ms 14, folio 85v:
vedi il sito della British Library.

_La terza e la quarta miniatura nel post, invece, sono tratte dallo Yates Thompson ms 13: folii 154v e 156r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Plutarco, Iside e Osiride, Adelphi, Milano, 1985, p. 83.

[2] Cfr. Stefania Tosi, La Dea delle origini. Prima di Dio. Dal mito all'archeologia del femminino sacro, Uno Editori, Torino, 2022,
p. 169.

[3] Cfr. Marco Tullio Cicerone, La Natura DivinaLibro Primo [42], Bur Rizzoli, Milano, 1994, p. 14.

[4] Cfr. Marc Bloch, I re taumaturghi, Einaudi, Torino, 2008,
pp. 165-166.

[5] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo: il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, 2021, p. 52.

[6] Cfr. Isidoro di Siviglia, Etimologie o Origini, Utet - Unione Tipografico-Editrice Torinese, 2004, p. 673 - Libro XI [4].