Come fece Francesco d'Assisi ad introdursi nella chiesa di San Niccolò, sulla piazza grande -chiesa non più esistente-, per compiere sul Messale una divinazione: rito proibito dalla Chiesa?
Le Fonti narrano il rito e, in controluce, ci forniscono un indizio per decifrare l'intero episodio.
Il primo a narrarlo è Tommaso da Celano nella Vita Seconda...
« Venuto il mattino, entrano in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro. » [1]
Padre Giuseppe Abate notava che il Santo avesse scelto una chiesa così centrale, e non la chiesa di san Giorgio -Sua parrocchia e primo luogo di sepoltura:
se ne deduce che la scelta era caduta su San Niccolò perché, essendo il patrono dei naviganti e (in genere) dei viaggiatori, il figlio del più ricco mercante di Assisi ne conosceva (bene) il custode...
« Quivi i mercanti avevano le loro case e i loro fondachi; qui essi avevano alzato la chiesa di San Nicolò, protettore dei mercanti. » [2]
Trarre responsi dalla (casuale!) consultazione delle Scritture, era una pratica divinatoria popolare diffusa; insieme ad altri riti pronosticatori come lo stacco dei fiori, e dei loro petali.
Il linguista Beccaria ci racconta una divinazione che si faceva con la Piantaggine...
« [...] ogni filamento sporgente raffigura un "peccato veniale o mortale" a seconda della lunghezza; si giocava a dedurre, sempre dai filamenti, i peccati commessi, le bugie dette in un giorno, la fortuna della vita, il numero dei futuri figli e dei futuri amori. » [3]
➔ Uso (abituale) della magia nella Chiesa ---
Magia cristiana. Stregoni in incognito.
◉ Sopravvivenze magiche nell'immaginario infantile ---
M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.
➔ Divinazioni nelle Fonti ---
L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.
◉ Tecniche divinatorie cristiane per conoscere il futuro ---
Magia della Croce: le Sorti dell'Anno.
➔ Voce profetica degli Uccelli ---
Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!
Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.
Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.
➔ Persecuzione della magia nel Clero ---
Carcere nel monastero: che fine fanno i preti Maghi?
L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.
Preti maghi: lezioni di Superstizione...
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura con un borghese che sfoglia un libro: le stesse Decretali da cui è tratta la miniatura?
Sono le Decretali Smithfield, parte del Fondo Reale della British Library, metà del XIV secolo: folio 6 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Vita Seconda di Tommaso da Celano, in Fonti Francescane, Editrici Feancescane, Padova, 2004, p. 372 -ff 601.
➔ Lo stesso aneddoto si ritrova nell'Anonimo Perugino [ff 1497] e nei Fioretti [ff 1827] che aggiungono un dettaglio:
a sfogliare il Vangelo è, infatti, un prete che rende l'episodio (meno) sospetto; la Leggenda dei Tre Compagni [ff ] attribuisce, invece, il rito divinatorio (proprio) a Francesco.
➔ Il vescovo folignate Michele Faloci Pulignani, a proposito del messale 'divinatorio', scriveva:
« Vediamo ora di indagare a quale Chiesa appartenne. Ciò è facile riconoscere dalla seguente nota, scritta in carattere rosso da quella stessa mano che scrisse il volume
[...] "quae in hac ecclesia beati Nicolai [...] fuerint celebrata".
Dunque il codice appartenne ad una Chiesa dedicata a S. Nicolò. »
Cfr. Pulignani, Il Messale consultato da S. Francesco quando si convertì in Miscellanea Francescana, Anno XV, Fascicolo II, 1914, p. 37.
[2] ➔ Abate sottolineava come la parrocchia di san Francesco fosse (proprio) quella chiesa di San Giorgio dove, poi, sarà sepolto il Santo e non San Niccolò, la chiesa teatro della divinazione...
« [...] risulta in modo certissimo che la Parrocchia della famiglia di San Francesco fu quella di S. Giorgio. »
Cfr. Giuseppe Abate, La casa natale di s. Francesco e la topografia di Assisi, presso "Miscellanea Francescana", Volume LXIII -Fascicolo I, Città di Castello, 1966, pp. 15 e 23.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 69.
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giovedì 2 aprile 2026
giovedì 11 marzo 2010
Uno stregone tra gli atei...

A tutti gli apprendisti stregoni:
Giovedì 8 aprile alle ore 18:00 sarò a Roma in via Ostiense 89 (fermata METRO Piramide) presso la sede nazionale dell'UAAR (l'Unione Atei e Agnostici Razionalisti che vanta tra i suoi presidenti onorari pensatori del calibro di Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi).
Durante l'incontro presenterò le mie ricerche storiche sulla figura magica e politica di Francesco d'Assisi. Tutti coloro che volessero prender parte all'incontro sono i benvenuti; il sottoscritto non è in possesso di poteri magici, ma certe verità non hanno certo bisogno di effetti speciali per stupire il pubblico...
giovedì 28 gennaio 2010
Presentazione del nuovo libro "Le stimmate dello Sciamano"

A tutti gli apprendisti stregoni!
In occasione della "Settimana del Libero Pensiero", giovedì 18 febbraio sarò a Terni alla Sala Laura, in via Carrara 6, per presentare alle 21.00 il nuovo titolo "Le Stimmate dello Sciamano - il mito di san Francesco tra sangue e magia".
Se potrete venire sarà una bella occasione per parlare 'liberamente' di stregoneria tribale e smembramento rituale.
L'evento è organizzato dall'Associazione Culturale Civiltà Laica.
domenica 14 dicembre 2008
QUESTO PRESEPE E' UN FALSO - La vera storia del presepe di Greccio tra vacche guarite, oscure caverne e boschi sacri.
«È il primo presepe della tradizione cristiana», si è detto. «San Francesco, nella notte di Natale del 1223, fece apparire il bambin Gesù su una mangiatoia», si è detto anche. E giù sproloqui, «Francesco a Greccio realizzò il primo presepe della storia cristiana con il bambin Gesù tra il bue e l’asinello.»

Per carità, non andate più a raccontare queste storie in giro. Fonti alla mano, infatti, sono tutte false. E non si tratta di forzature ideologiche dettate dal sospetto ateismo del sottoscritto; per sconfessare questi racconti, divulgati per secoli dalla pubblicistica cristiana, infatti, non ci vogliono schiere agguerrite di medievalisti; basta una semplice lettura dei documenti.
Ma allora perché il presepe che realizzò San Francesco in uno sperduto borgo arroccato sull’Appennino umbro-laziale ebbe all’epoca tanto successo?
Come al solito, per trovare le risposte dobbiamo svestire i panni abituali del curioso e metterci a pedinare Francesco come dei veri detective, lungo uno dei sentieri che ne ha sancito più di tutti il successo. Il sentiero francescano di Greccio.
E la prima domanda con cui dobbiamo subito fare i conti è: ma perché proprio a Greccio il santo decise di allestire il presepe? Perché Francesco scelse questo castello minore, relitto dell’Alto MedioEvo, per compiere un gesto destinato all’intera comunità cristiana?
Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, ci fornisce degli indizi molto preziosi con un racconto che, se all’inizio appare gradevole, quasi idilliaco, nel finale invece assume risvolti a dir poco inquietanti…
Il santo si fermava volentieri nell’eremo di Greccio, sia perché lo vedeva ricco di povertà, sia perché da una celletta appartata, costruita sulla roccia prominente, poteva dedicarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti. […]
Ora gli abitanti del luogo erano colpiti da diversi mali: torme di lupi rapaci attaccavano bestiame e uomini, e inoltre la grandine stroncava ogni anno messi e viti. Un giorno Francesco, mentre predicava, disse: “A gloria e lode di Dio onnipotente, ascoltate la verità che vi annunzio. Se ciascuno di voi confesserà i suoi peccati e farà degni frutti di penitenza, vi do la mia parola che questo flagello si allontanerà definitivamente e il Signore, guardando a voi con amore, vi arricchirà di beni temporali.[…]
Da quel momento, per i meriti e le preghiere del padre santo, cessarono le calamità, svanirono i pericoli e i lupi e la tempesta non recarono più molestia. Anzi, ciò che più meraviglia, quando la grandine batteva i campi dei vicini e si appressava al loro confine, o cessava lì o si dirigeva altrove.
Ma nella tranquillità crebbero di numero e si arricchirono troppo di beni materiali. E il benessere portò le conseguenze solite: affondarono il volto nel grasso e furono accecati dalla pinguetudine o meglio dallo sterco della ricchezza. E così, ricaduti in colpe maggiori, si dimenticarono di Dio che li aveva salvati. […] Si risvegliò contro di essi il furore di Dio e ai flagelli di prima si aggiunse la guerra e venne dal cielo un’epidemia che fece innumerevoli vittime. Da ultimo, un incendio vendicatore distrusse tutto il borgo.
È ben giusto che chi volge la schiena ai benefici vada in perdizione. (cfr. ff. 621)
In due parole, Tommaso sostiene che il santo lodava l’amenità di Greccio e apprezzava anche la perfetta condotta cristiana dei suoi abitanti, salvo poi scatenare l’inferno contro i paesani rei di essersi arricchiti e di aver commesso qualche veniale peccatuccio di gola. Inutile dire che la storia è a dir poco surreale, e ci costringe a sfatare il mito dell’universalità del presepe.
Quello che Francesco fece a Greccio nella notte di Natale del 1223 per convertire questo popolo di miserabili peccatori fu un fatto circoscritto agli abitanti della valle, che erano guarda caso tutti pastori e contadini; tanto circoscritto che la sacra messa di Greccio non si svolse nemmeno a Greccio, ma in una caverna posta lungo un tratturo delle transumanze che saliva su dalle pendici del monte Lacerone (sopra, una foto del santuario oggi, con gli edifici aggrappati alle rupi scoscese). Ce lo racconta Tommaso con una freschezza narrativa che trasuda di pathos e poesia, ma che conferma i nostri sospetti sulla vera natura della strana cerimonia natalizia di Greccio.
Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e per gli animali! […] La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. (dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, cfr. ff. 469)
Anche Bonaventura, il biografo che nel 1263 fece piazza pulita di tutte le Vite di San Francesco rimaste in circolazione, nel narrare il fatto non fu da meno.
[…] il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. (dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, cfr. ff. 1186)
Leggendo si rimane increduli: la messa di Natale celebrata in una caverna con tanto di processione nel bosco? Ma i vertici della Chiesa erano stati informati del fatto?
[per continuare la lettura clicca qui, si aprirà la pagina .pdf con il documento completo]
Trovate l'articolo pubblicato anche nel sito dell'Associazione Bibrax.

Per carità, non andate più a raccontare queste storie in giro. Fonti alla mano, infatti, sono tutte false. E non si tratta di forzature ideologiche dettate dal sospetto ateismo del sottoscritto; per sconfessare questi racconti, divulgati per secoli dalla pubblicistica cristiana, infatti, non ci vogliono schiere agguerrite di medievalisti; basta una semplice lettura dei documenti.
Ma allora perché il presepe che realizzò San Francesco in uno sperduto borgo arroccato sull’Appennino umbro-laziale ebbe all’epoca tanto successo?
Come al solito, per trovare le risposte dobbiamo svestire i panni abituali del curioso e metterci a pedinare Francesco come dei veri detective, lungo uno dei sentieri che ne ha sancito più di tutti il successo. Il sentiero francescano di Greccio.
E la prima domanda con cui dobbiamo subito fare i conti è: ma perché proprio a Greccio il santo decise di allestire il presepe? Perché Francesco scelse questo castello minore, relitto dell’Alto MedioEvo, per compiere un gesto destinato all’intera comunità cristiana?
Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, ci fornisce degli indizi molto preziosi con un racconto che, se all’inizio appare gradevole, quasi idilliaco, nel finale invece assume risvolti a dir poco inquietanti…
Il santo si fermava volentieri nell’eremo di Greccio, sia perché lo vedeva ricco di povertà, sia perché da una celletta appartata, costruita sulla roccia prominente, poteva dedicarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti. […]
Ora gli abitanti del luogo erano colpiti da diversi mali: torme di lupi rapaci attaccavano bestiame e uomini, e inoltre la grandine stroncava ogni anno messi e viti. Un giorno Francesco, mentre predicava, disse: “A gloria e lode di Dio onnipotente, ascoltate la verità che vi annunzio. Se ciascuno di voi confesserà i suoi peccati e farà degni frutti di penitenza, vi do la mia parola che questo flagello si allontanerà definitivamente e il Signore, guardando a voi con amore, vi arricchirà di beni temporali.[…]
Da quel momento, per i meriti e le preghiere del padre santo, cessarono le calamità, svanirono i pericoli e i lupi e la tempesta non recarono più molestia. Anzi, ciò che più meraviglia, quando la grandine batteva i campi dei vicini e si appressava al loro confine, o cessava lì o si dirigeva altrove.
Ma nella tranquillità crebbero di numero e si arricchirono troppo di beni materiali. E il benessere portò le conseguenze solite: affondarono il volto nel grasso e furono accecati dalla pinguetudine o meglio dallo sterco della ricchezza. E così, ricaduti in colpe maggiori, si dimenticarono di Dio che li aveva salvati. […] Si risvegliò contro di essi il furore di Dio e ai flagelli di prima si aggiunse la guerra e venne dal cielo un’epidemia che fece innumerevoli vittime. Da ultimo, un incendio vendicatore distrusse tutto il borgo.
È ben giusto che chi volge la schiena ai benefici vada in perdizione. (cfr. ff. 621)
In due parole, Tommaso sostiene che il santo lodava l’amenità di Greccio e apprezzava anche la perfetta condotta cristiana dei suoi abitanti, salvo poi scatenare l’inferno contro i paesani rei di essersi arricchiti e di aver commesso qualche veniale peccatuccio di gola. Inutile dire che la storia è a dir poco surreale, e ci costringe a sfatare il mito dell’universalità del presepe.
Quello che Francesco fece a Greccio nella notte di Natale del 1223 per convertire questo popolo di miserabili peccatori fu un fatto circoscritto agli abitanti della valle, che erano guarda caso tutti pastori e contadini; tanto circoscritto che la sacra messa di Greccio non si svolse nemmeno a Greccio, ma in una caverna posta lungo un tratturo delle transumanze che saliva su dalle pendici del monte Lacerone (sopra, una foto del santuario oggi, con gli edifici aggrappati alle rupi scoscese). Ce lo racconta Tommaso con una freschezza narrativa che trasuda di pathos e poesia, ma che conferma i nostri sospetti sulla vera natura della strana cerimonia natalizia di Greccio.
Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e per gli animali! […] La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. (dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, cfr. ff. 469)
Anche Bonaventura, il biografo che nel 1263 fece piazza pulita di tutte le Vite di San Francesco rimaste in circolazione, nel narrare il fatto non fu da meno.
[…] il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. (dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, cfr. ff. 1186)
Leggendo si rimane increduli: la messa di Natale celebrata in una caverna con tanto di processione nel bosco? Ma i vertici della Chiesa erano stati informati del fatto?
[per continuare la lettura clicca qui, si aprirà la pagina .pdf con il documento completo]
Trovate l'articolo pubblicato anche nel sito dell'Associazione Bibrax.
venerdì 20 giugno 2008
Uccellacci & uccellini ...e uccellatori! Il povero di Dio e un gustoso pollastro.

Come per le stimmate, anche quella che è stata costruita intorno agli uccelli è una faccenda che rasenta il raggiro.
E come per le finte ferite del santo-sciamano, anche sull’amore di Francesco per gli uccelli la propaganda religiosa ha costruito un sofisticato castello di carte per nascondere, dietro a un commovente aneddoto agiografico, un vero e proprio reato di stregoneria.
Ma procediamo con ordine.
Il primo assioma su Francesco d’Assisi che faremo crollare è il suo presunto amore per i pennuti.
Per occultare quello che la Predica agli uccelli effettivamente fu – un rito di magia pagana – la Chiesa s'inventò di sana pianta un animalismo ante litteram.
Di fatto per secoli, dietro la facciata rassicurante della Predica agli Uccelli, la Chiesa ha depistato i fedeli sui veri intenti politici del santo.
Al punto che gli agiografi, raccontando la vita di Francesco, andarono spesso in confusione per far coesistere i ‘misfatti’ dello stregone che tutti conoscevano, e che non si potevano proprio negare, con un santo dal pollice verde.
Tommaso da Celano fu il primo a cascarci, e in modo davvero clamoroso.
Nella Vita Seconda si mise a raccontare di come per onorare il santo Natale Francesco volesse intercedere presso l’imperatore per sfamare tutti gli uccelli del Regno.
Salvo poi narrare appena poche pagine dopo che il Poverello, colpito da un improvviso languore di stomaco, non si fece alcuno scrupolo di mangiarsi un uccellino per colazione!
« Se potrò parlare all’imperatore – diceva – lo supplicherò di emanare un editto generale, per cui tutti quelli che ne hanno la possibilità debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza. » (Cfr. Tomaso da Celano, op. cit., ff. 788)
« Recuperate comunque in qualche modo le forze, camminando per la strada disse a Frate Bernardo che avrebbe mangiato un uccello, se mai ne avesse avuto uno. Ed ecco accorrere attraverso un campo un cavaliere con uno squisito uccello. »
(Cfr. sempre Tomaso da Celano, op. cit., ff 857)
Possibile che san Francesco fosse un tipo così cinico da tenere all’ingrasso tutti i pennuti del Regno per farsi degli appetitosi spuntini?
Forse noi moderni abbiamo un'idea troppo poetica ed edulcorata di un uomo in carne e ossa!
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