I flauti, e gli strumenti a fiato in genere, producono suoni a partire dal soffio (datore di Vita).
Secondo le credenze magiche primitive, dal tubo usciva la voce dei Defunti che attraverso lo strumento contattavano gli uomini.
La studiosa pakistana Shahrukh Husain spiegava come alle donne, in origine, fosse affidata la comunicazione con l'Oltretomba, e il possesso stesso di questi strumenti...
« Di oggetti sacri oggi utilizzati esclusivamente da uomini -come i flauti degli Xinguano amazzonici o i digeridoo (tubi lignei che riprodurrebbero le voci di antenati e demoni degli Aborigeni australiani) si racconta, ad esempio, che erano stati affidati in custodia alle donne, fino a che non vennero loro sottratti con la forza o l'inganno. » [1]
Il flauto era così prossimo alle entità Infere che il mito ne suggeriva i poteri evocativi...
« [...] il flauto è strumento evocante la morte ». [2]
Proprio il flauto, nel mito greco, legava la Dea al mondo Infero...
« Atena inventa il primo flauto costruendolo con ossa forate di cervo e si esibisce al banchetto degli dèi
[...] si apparta in un bosco a meditare e, suonando il flauto davanti a una polla d'acqua, le avviene di specchiarsi:
allora si accorge con raccapriccio che il suono dello strumento le deforma turpemente il viso. » [2]
Alla base di questa credenza c'è l'animismo dei popoli primitivi.
La Natura, nei suoi elementi -animali, vegetali o 'fisici'- è permeata dagli Spiriti che possono essere richiamati dall'esecuzione dello Strumento stesso mediante i suoni -a fiato e vocali- che allo Spirito sono familiari...
« [...] lo spirito di un particolare Antenato viene attirato là dall'esecuzione di canzoni da esso originalmente create e custodite preziosamente sin da allora; queste canzoni sono formate da una serie di brevi strofe ognuna delle quali [...] descrive un particolare luogo associato all'Antenato Totemico. » [3]
La credenza negli Spiriti presenti negli strumenti a fiato, da cui deriva l'alito Vitale, era così forte da ritrovarsi nell'immaginario antico come nei racconti dei popoli aborigeni che tramandavano l'uso dello Strumento (il Didgeridoo, tra gli aborigeni) per attrarre l'Entità...
« L'esecuzione delle canzoni è anche accompagnata da un giovane maschio adulto che suona appunto il didgeridoo. »
« Vari spiriti di Esseri Ancestrali collegati con una data tribù rappresentano l'argomento esplicito di tali canzoni; le parole di ciascuna strofa fanno riferimento a qualche impresa o qualità degli Esseri Ancestrali. »
« Così, per esempio, un didgeridoo dal timbro acuto può essere chiamato col nome di uno spirito, perché il suo suono ricorda quello del richiamo dello spirito nella foresta. » [3]
➔ Spiriti del bosco e sciamani che lo abitano:
Lo sciamano e i selvaggi: 'folli' che abitano il bosco.
➔ Donne custodi dell'Oltretomba e dominio sulla Terra ---
Diana Infernale: il rito funerario della Donna.
Le Streghe comunicano con i Morti? A caccia di Larve...
➔ Signora che si manifesta in forma animale ---
Sirene a forma di uccello. Epifanie della Dea.
La dèa-Belva mutante: da Signora a strega.
➔ Animale di potere delle sacerdotesse e Suo regno Infero ---
Maiala divina: l'animale (esecrato) della Dea.
Note al testo ---
[1] Cfr. Shahrukh Husain, La dea: creazione, fertilità e abbondanza la sovranità della donna miti e archetipi, EDT, Torino, 1997, p. 22.
[2] Cfr. La maschera, il doppio e il ritratto, a cura di Maurizio Bettini, Laterza, Roma-Bari, 1991, pp. 38 e 69.
[3] Cfr. Rowan Coughlin, Il didgeridoo: voce antica, spirito moderno, Tarabooks, Termoli, 2001, pp. 14, 16 e 21.
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mercoledì 20 maggio 2026
giovedì 2 aprile 2026
Mercanti Maghi: il Santo che divina.
Come fece Francesco d'Assisi ad introdursi nella chiesa di San Niccolò, sulla piazza grande -chiesa non più esistente-, per compiere sul Messale una divinazione: rito proibito dalla Chiesa?
Le Fonti narrano il rito e, in controluce, ci forniscono un indizio per decifrare l'intero episodio.
Il primo a narrarlo è Tommaso da Celano nella Vita Seconda...
« Venuto il mattino, entrano in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro. » [1]
Padre Giuseppe Abate notava che il Santo avesse scelto una chiesa così centrale, e non la chiesa di san Giorgio -Sua parrocchia e primo luogo di sepoltura:
se ne deduce che la scelta era caduta su San Niccolò perché, essendo il patrono dei naviganti e (in genere) dei viaggiatori, il figlio del più ricco mercante di Assisi ne conosceva (bene) il custode...
« Quivi i mercanti avevano le loro case e i loro fondachi; qui essi avevano alzato la chiesa di San Nicolò, protettore dei mercanti. » [2]
Trarre responsi dalla (casuale!) consultazione delle Scritture, era una pratica divinatoria popolare diffusa; insieme ad altri riti pronosticatori come lo stacco dei fiori, e dei loro petali.
Il linguista Beccaria ci racconta una divinazione che si faceva con la Piantaggine...
« [...] ogni filamento sporgente raffigura un "peccato veniale o mortale" a seconda della lunghezza; si giocava a dedurre, sempre dai filamenti, i peccati commessi, le bugie dette in un giorno, la fortuna della vita, il numero dei futuri figli e dei futuri amori. » [3]
➔ Uso (abituale) della magia nella Chiesa ---
Magia cristiana. Stregoni in incognito.
◉ Sopravvivenze magiche nell'immaginario infantile ---
M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.
➔ Divinazioni nelle Fonti ---
L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.
◉ Tecniche divinatorie cristiane per conoscere il futuro ---
Magia della Croce: le Sorti dell'Anno.
➔ Voce profetica degli Uccelli ---
Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!
Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.
Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.
➔ Persecuzione della magia nel Clero ---
Carcere nel monastero: che fine fanno i preti Maghi?
L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.
Preti maghi: lezioni di Superstizione...
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura con un borghese che sfoglia un libro: le stesse Decretali da cui è tratta la miniatura?
Sono le Decretali Smithfield, parte del Fondo Reale della British Library, metà del XIV secolo: folio 6 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Vita Seconda di Tommaso da Celano, in Fonti Francescane, Editrici Feancescane, Padova, 2004, p. 372 -ff 601.
➔ Lo stesso aneddoto si ritrova nell'Anonimo Perugino [ff 1497] e nei Fioretti [ff 1827] che aggiungono un dettaglio:
a sfogliare il Vangelo è, infatti, un prete che rende l'episodio (meno) sospetto; la Leggenda dei Tre Compagni [ff ] attribuisce, invece, il rito divinatorio (proprio) a Francesco.
➔ Il vescovo folignate Michele Faloci Pulignani, a proposito del messale 'divinatorio', scriveva:
« Vediamo ora di indagare a quale Chiesa appartenne. Ciò è facile riconoscere dalla seguente nota, scritta in carattere rosso da quella stessa mano che scrisse il volume
[...] "quae in hac ecclesia beati Nicolai [...] fuerint celebrata".
Dunque il codice appartenne ad una Chiesa dedicata a S. Nicolò. »
Cfr. Pulignani, Il Messale consultato da S. Francesco quando si convertì in Miscellanea Francescana, Anno XV, Fascicolo II, 1914, p. 37.
[2] ➔ Abate sottolineava come la parrocchia di san Francesco fosse (proprio) quella chiesa di San Giorgio dove, poi, sarà sepolto il Santo e non San Niccolò, la chiesa teatro della divinazione...
« [...] risulta in modo certissimo che la Parrocchia della famiglia di San Francesco fu quella di S. Giorgio. »
Cfr. Giuseppe Abate, La casa natale di s. Francesco e la topografia di Assisi, presso "Miscellanea Francescana", Volume LXIII -Fascicolo I, Città di Castello, 1966, pp. 15 e 23.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 69.
Le Fonti narrano il rito e, in controluce, ci forniscono un indizio per decifrare l'intero episodio.
Il primo a narrarlo è Tommaso da Celano nella Vita Seconda...
« Venuto il mattino, entrano in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro. » [1]
Padre Giuseppe Abate notava che il Santo avesse scelto una chiesa così centrale, e non la chiesa di san Giorgio -Sua parrocchia e primo luogo di sepoltura:
se ne deduce che la scelta era caduta su San Niccolò perché, essendo il patrono dei naviganti e (in genere) dei viaggiatori, il figlio del più ricco mercante di Assisi ne conosceva (bene) il custode...
« Quivi i mercanti avevano le loro case e i loro fondachi; qui essi avevano alzato la chiesa di San Nicolò, protettore dei mercanti. » [2]
Trarre responsi dalla (casuale!) consultazione delle Scritture, era una pratica divinatoria popolare diffusa; insieme ad altri riti pronosticatori come lo stacco dei fiori, e dei loro petali.
Il linguista Beccaria ci racconta una divinazione che si faceva con la Piantaggine...
« [...] ogni filamento sporgente raffigura un "peccato veniale o mortale" a seconda della lunghezza; si giocava a dedurre, sempre dai filamenti, i peccati commessi, le bugie dette in un giorno, la fortuna della vita, il numero dei futuri figli e dei futuri amori. » [3]
➔ Uso (abituale) della magia nella Chiesa ---
Magia cristiana. Stregoni in incognito.
◉ Sopravvivenze magiche nell'immaginario infantile ---
M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.
➔ Divinazioni nelle Fonti ---
L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.
◉ Tecniche divinatorie cristiane per conoscere il futuro ---
Magia della Croce: le Sorti dell'Anno.
➔ Voce profetica degli Uccelli ---
Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!
Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.
Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.
➔ Persecuzione della magia nel Clero ---
Carcere nel monastero: che fine fanno i preti Maghi?
L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.
Preti maghi: lezioni di Superstizione...
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura con un borghese che sfoglia un libro: le stesse Decretali da cui è tratta la miniatura?
Sono le Decretali Smithfield, parte del Fondo Reale della British Library, metà del XIV secolo: folio 6 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Vita Seconda di Tommaso da Celano, in Fonti Francescane, Editrici Feancescane, Padova, 2004, p. 372 -ff 601.
➔ Lo stesso aneddoto si ritrova nell'Anonimo Perugino [ff 1497] e nei Fioretti [ff 1827] che aggiungono un dettaglio:
a sfogliare il Vangelo è, infatti, un prete che rende l'episodio (meno) sospetto; la Leggenda dei Tre Compagni [ff ] attribuisce, invece, il rito divinatorio (proprio) a Francesco.
➔ Il vescovo folignate Michele Faloci Pulignani, a proposito del messale 'divinatorio', scriveva:
« Vediamo ora di indagare a quale Chiesa appartenne. Ciò è facile riconoscere dalla seguente nota, scritta in carattere rosso da quella stessa mano che scrisse il volume
[...] "quae in hac ecclesia beati Nicolai [...] fuerint celebrata".
Dunque il codice appartenne ad una Chiesa dedicata a S. Nicolò. »
Cfr. Pulignani, Il Messale consultato da S. Francesco quando si convertì in Miscellanea Francescana, Anno XV, Fascicolo II, 1914, p. 37.
[2] ➔ Abate sottolineava come la parrocchia di san Francesco fosse (proprio) quella chiesa di San Giorgio dove, poi, sarà sepolto il Santo e non San Niccolò, la chiesa teatro della divinazione...
« [...] risulta in modo certissimo che la Parrocchia della famiglia di San Francesco fu quella di S. Giorgio. »
Cfr. Giuseppe Abate, La casa natale di s. Francesco e la topografia di Assisi, presso "Miscellanea Francescana", Volume LXIII -Fascicolo I, Città di Castello, 1966, pp. 15 e 23.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 69.
venerdì 9 gennaio 2026
Sciamani Transessuali a colloquio coi Morti. Potere dell'uomo che si trasforma in donna...
Gli sciamani che cambiavano identità sessuale erano temuti.
Lo sciamano che acquisiva il potere dell'altro sesso si considerava dotato/a di poteri magici: conferiti da uno Spirito Animale.
In un (curioso) saggio di antropologia e mitologia comparata, La renna di Ercole, leggiamo...
« Presso numerosi popoli della Siberia e dell'America settentrionale, infatti, il transessualismo degli sciamani è piuttosto comune; anzi, si pensa che gli sciamani che hanno cambiato sesso possiedano poteri maggiori rispetto agli altri, motivo per cui sono molto temuti. » [1]
« Di solito è uno spirito a imporre la metamorfosi, apparendo al futuro sciamano durante la pubertà, quando si manifestano le prime visioni. » [1]
Le pratiche sciamaniche erano comuni (anche) ai popoli europei primitivi: studiarle consente di comprendere (meglio) narrazioni mitiche il cui significato ci sfugge.
L'uccello che fa a pezzi lo sciamano nella trance, e ne ricompone poi le ossa, conferisce allo sciamano stesso i poteri taumaturgici.
Mircea Eliade scriveva...
« Quando l'anima ha conseguito la maturità, l'uccello ritorna sulla terra, taglia il corpo del candidato a pezzi, che egli distribuisce tra gli spiriti malvagi delle malattie e della morte.
Ciascuno di questi spiriti divora il pezzo del corpo che gli spetta, il che ha per effetto l'acquisizione, da parte del futuro sciamano, della facoltà di guarire le corrispondenti malattie. » [2]
L'uccello conduce lo Sciamano al cospetto degli Spiriti che abitano gli Inferi: sezionandone il corpo...
« Secondo un mito dei Netsy, una volta un taglialegna si trovò improvvisamente sul dorso di un uccello mirvy, dal quale egli cadde poi, attraverso una buca, negli Inferi.
Là egli vagò dalla dimora di uno spirito a quella di un altro e li dovette riconoscere di volta in volta. In seguito fu tagliato a pezzi e di nuovo ricomposto, dopodiché uno degli spiriti lo ricondusse in superficie.
Questa esperienza era considerata l'iniziazione dell'uomo al ruolo di sciamano, soprattutto tenendo conto della dissezione da questi subita e della ricomposizione del suo corpo da parte degli spiriti. » [3]
Nelle culture tribali primitive, il paredro Animale è l'essere psicompo che guida lo sciamano al cospetto dei Morti...
« Che si tratti di accompagnare l'anima di un defunto alla sua nuova dimora, di recuperare l'anima di un malato rapita dagi spiriti, o, ancora, di consegnare alla divinità l'anima di un animale sacrificato, il viaggio nel mondo degli spiriti è una costante irrinunciabile di queste pratiche.
È un'impresa che lo sciamano compie per lo più accompagnato da spiriti aiutanti, che spesso assumono la forma di animali (orsi, lupi, alci, cervi, corvi), incaricati di assisterlo per superare i pericoli del viaggio. » [1]
➔ Sciamanesimo e Arte: 'creatività' nel rituale:
Arte Sciamanica: disponi le Ossa per il sacrificio gradito agli Spiriti.
➔ Animali incarnazione degli Antenati:
Incarnazioni animali. Animismo magico o Cristianesimo popolare?
➔ Follia associata agli Sciamani e loro censura:
Lo sciamano e i selvaggi: 'folli' che abitano il bosco.
➔ Potere della Madre (Infera) e culto degli animali:
Diana Infernale: il rito funerario della Donna.
La dèa-Belva mutante: da Signora a strega.
➔ Oscurità nei culti femminili e contatto coi Morti:
Donne protettrici: la Madonna vs Ecate.
Le streghe comunicano con i Morti? A caccia di Larve.
➔ Iniziazione sciamanica e sangue taumaturgico nel filtro medievale del mito francescano:
Lo sciamano insanguinato. Convegno a Perugia: pillole introduttive.
Sciamani e sacrificio: sangue di foca, violenza rituale e corpo di Cristo.
L'equinozio d'Autunno e le Stimmate: la morte (rituale) dell'Anno.
◉ Sesso mutante: potere magico o punizione divina?
_Nella cultura arcaica, la sessualità ha potere Sacrale.
Gli antichi greci ne attribuivano ad una dèa, Afrodite, il dominio: rendendo impotenti i profanatori del Suo tempio...
« Nel primo libro delle Storie, Erodoto menziona infatti una particolare categoria di indovini chiamati Enarei, discendenti di quegli Sciti che, durante la campagnia militare contro l'Egitto, saccheggiarono il tempio di Afrodite ad Ascalona e furono perciò puniti dalla dea con la malattia muliebre, cioè resi impotenti. »
Cfr. Carlo Ferrari, La renna di Ercole, pp. 66-67 [nota 1].
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura dal Salterio Luttrell con un uomo calvo (la calvizie era, nel mondo antico, attributo d'impotenza virile e di omosessualità) con il rossetto alle labbra e una civetta (attributo, propriamente, femminile) al fianco: proviene dalla British Library.
Per segnatura: Ms 42130, folio 52 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Carlo Ferrari, La renna di Ercole. Filologia e antropologia nell'opera di Karl Meuli, Officina Libraria, Roma, 2015, pp. 66-68 e p. 73.
[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 56-57.
Lo sciamano che acquisiva il potere dell'altro sesso si considerava dotato/a di poteri magici: conferiti da uno Spirito Animale.
In un (curioso) saggio di antropologia e mitologia comparata, La renna di Ercole, leggiamo...
« Presso numerosi popoli della Siberia e dell'America settentrionale, infatti, il transessualismo degli sciamani è piuttosto comune; anzi, si pensa che gli sciamani che hanno cambiato sesso possiedano poteri maggiori rispetto agli altri, motivo per cui sono molto temuti. » [1]
« Di solito è uno spirito a imporre la metamorfosi, apparendo al futuro sciamano durante la pubertà, quando si manifestano le prime visioni. » [1]
Le pratiche sciamaniche erano comuni (anche) ai popoli europei primitivi: studiarle consente di comprendere (meglio) narrazioni mitiche il cui significato ci sfugge.
L'uccello che fa a pezzi lo sciamano nella trance, e ne ricompone poi le ossa, conferisce allo sciamano stesso i poteri taumaturgici.
Mircea Eliade scriveva...
« Quando l'anima ha conseguito la maturità, l'uccello ritorna sulla terra, taglia il corpo del candidato a pezzi, che egli distribuisce tra gli spiriti malvagi delle malattie e della morte.
Ciascuno di questi spiriti divora il pezzo del corpo che gli spetta, il che ha per effetto l'acquisizione, da parte del futuro sciamano, della facoltà di guarire le corrispondenti malattie. » [2]
L'uccello conduce lo Sciamano al cospetto degli Spiriti che abitano gli Inferi: sezionandone il corpo...
« Secondo un mito dei Netsy, una volta un taglialegna si trovò improvvisamente sul dorso di un uccello mirvy, dal quale egli cadde poi, attraverso una buca, negli Inferi.
Là egli vagò dalla dimora di uno spirito a quella di un altro e li dovette riconoscere di volta in volta. In seguito fu tagliato a pezzi e di nuovo ricomposto, dopodiché uno degli spiriti lo ricondusse in superficie.
Questa esperienza era considerata l'iniziazione dell'uomo al ruolo di sciamano, soprattutto tenendo conto della dissezione da questi subita e della ricomposizione del suo corpo da parte degli spiriti. » [3]
Nelle culture tribali primitive, il paredro Animale è l'essere psicompo che guida lo sciamano al cospetto dei Morti...
« Che si tratti di accompagnare l'anima di un defunto alla sua nuova dimora, di recuperare l'anima di un malato rapita dagi spiriti, o, ancora, di consegnare alla divinità l'anima di un animale sacrificato, il viaggio nel mondo degli spiriti è una costante irrinunciabile di queste pratiche.
È un'impresa che lo sciamano compie per lo più accompagnato da spiriti aiutanti, che spesso assumono la forma di animali (orsi, lupi, alci, cervi, corvi), incaricati di assisterlo per superare i pericoli del viaggio. » [1]
➔ Sciamanesimo e Arte: 'creatività' nel rituale:
Arte Sciamanica: disponi le Ossa per il sacrificio gradito agli Spiriti.
➔ Animali incarnazione degli Antenati:
Incarnazioni animali. Animismo magico o Cristianesimo popolare?
➔ Follia associata agli Sciamani e loro censura:
Lo sciamano e i selvaggi: 'folli' che abitano il bosco.
➔ Potere della Madre (Infera) e culto degli animali:
Diana Infernale: il rito funerario della Donna.
La dèa-Belva mutante: da Signora a strega.
➔ Oscurità nei culti femminili e contatto coi Morti:
Donne protettrici: la Madonna vs Ecate.
Le streghe comunicano con i Morti? A caccia di Larve.
➔ Iniziazione sciamanica e sangue taumaturgico nel filtro medievale del mito francescano:
Lo sciamano insanguinato. Convegno a Perugia: pillole introduttive.
Sciamani e sacrificio: sangue di foca, violenza rituale e corpo di Cristo.
L'equinozio d'Autunno e le Stimmate: la morte (rituale) dell'Anno.
◉ Sesso mutante: potere magico o punizione divina?
_Nella cultura arcaica, la sessualità ha potere Sacrale.
Gli antichi greci ne attribuivano ad una dèa, Afrodite, il dominio: rendendo impotenti i profanatori del Suo tempio...
« Nel primo libro delle Storie, Erodoto menziona infatti una particolare categoria di indovini chiamati Enarei, discendenti di quegli Sciti che, durante la campagnia militare contro l'Egitto, saccheggiarono il tempio di Afrodite ad Ascalona e furono perciò puniti dalla dea con la malattia muliebre, cioè resi impotenti. »
Cfr. Carlo Ferrari, La renna di Ercole, pp. 66-67 [nota 1].
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura dal Salterio Luttrell con un uomo calvo (la calvizie era, nel mondo antico, attributo d'impotenza virile e di omosessualità) con il rossetto alle labbra e una civetta (attributo, propriamente, femminile) al fianco: proviene dalla British Library.
Per segnatura: Ms 42130, folio 52 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Carlo Ferrari, La renna di Ercole. Filologia e antropologia nell'opera di Karl Meuli, Officina Libraria, Roma, 2015, pp. 66-68 e p. 73.
[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 56-57.
sabato 20 febbraio 2010
Le stimmate dello Sciamano: il mito di san Francesco tra sangue e magia

[Antefatto] Il 24 settembre 1224 Francesco d'Assisiricevette le stimmate da un angelo Serafino apparso sul monte della Verna.
Ma la Verna all'epoca non era affatto disabitata, lì sorgeva infatti il veneratissimo tempio della dea romana dei morti Laverna.
Francesco salì l'erta pronto a tutto pur di evangelizzare i suoi devoti, anche a compiere un gesto estremo.
.....
Otto articoli di storia francescana per rovesciare i luoghi comuni sulla vita 'immacolata' di san Francesco: la rivalità con Chiara, gli omicidi politici, la lotta contro il paganesimo.
Dopo il suo primo saggio, Lo stregone di Assisi, Andrea Armati condensa in un unico libro il risultato di anni di ricerca sulle fonti francescane. [dalla quarta di copertina]
Per ordinare il libro on-line
giovedì 28 gennaio 2010
Presentazione del nuovo libro "Le stimmate dello Sciamano"

A tutti gli apprendisti stregoni!
In occasione della "Settimana del Libero Pensiero", giovedì 18 febbraio sarò a Terni alla Sala Laura, in via Carrara 6, per presentare alle 21.00 il nuovo titolo "Le Stimmate dello Sciamano - il mito di san Francesco tra sangue e magia".
Se potrete venire sarà una bella occasione per parlare 'liberamente' di stregoneria tribale e smembramento rituale.
L'evento è organizzato dall'Associazione Culturale Civiltà Laica.
domenica 14 dicembre 2008
QUESTO PRESEPE E' UN FALSO - La vera storia del presepe di Greccio tra vacche guarite, oscure caverne e boschi sacri.
«È il primo presepe della tradizione cristiana», si è detto. «San Francesco, nella notte di Natale del 1223, fece apparire il bambin Gesù su una mangiatoia», si è detto anche. E giù sproloqui, «Francesco a Greccio realizzò il primo presepe della storia cristiana con il bambin Gesù tra il bue e l’asinello.»

Per carità, non andate più a raccontare queste storie in giro. Fonti alla mano, infatti, sono tutte false. E non si tratta di forzature ideologiche dettate dal sospetto ateismo del sottoscritto; per sconfessare questi racconti, divulgati per secoli dalla pubblicistica cristiana, infatti, non ci vogliono schiere agguerrite di medievalisti; basta una semplice lettura dei documenti.
Ma allora perché il presepe che realizzò San Francesco in uno sperduto borgo arroccato sull’Appennino umbro-laziale ebbe all’epoca tanto successo?
Come al solito, per trovare le risposte dobbiamo svestire i panni abituali del curioso e metterci a pedinare Francesco come dei veri detective, lungo uno dei sentieri che ne ha sancito più di tutti il successo. Il sentiero francescano di Greccio.
E la prima domanda con cui dobbiamo subito fare i conti è: ma perché proprio a Greccio il santo decise di allestire il presepe? Perché Francesco scelse questo castello minore, relitto dell’Alto MedioEvo, per compiere un gesto destinato all’intera comunità cristiana?
Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, ci fornisce degli indizi molto preziosi con un racconto che, se all’inizio appare gradevole, quasi idilliaco, nel finale invece assume risvolti a dir poco inquietanti…
Il santo si fermava volentieri nell’eremo di Greccio, sia perché lo vedeva ricco di povertà, sia perché da una celletta appartata, costruita sulla roccia prominente, poteva dedicarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti. […]
Ora gli abitanti del luogo erano colpiti da diversi mali: torme di lupi rapaci attaccavano bestiame e uomini, e inoltre la grandine stroncava ogni anno messi e viti. Un giorno Francesco, mentre predicava, disse: “A gloria e lode di Dio onnipotente, ascoltate la verità che vi annunzio. Se ciascuno di voi confesserà i suoi peccati e farà degni frutti di penitenza, vi do la mia parola che questo flagello si allontanerà definitivamente e il Signore, guardando a voi con amore, vi arricchirà di beni temporali.[…]
Da quel momento, per i meriti e le preghiere del padre santo, cessarono le calamità, svanirono i pericoli e i lupi e la tempesta non recarono più molestia. Anzi, ciò che più meraviglia, quando la grandine batteva i campi dei vicini e si appressava al loro confine, o cessava lì o si dirigeva altrove.
Ma nella tranquillità crebbero di numero e si arricchirono troppo di beni materiali. E il benessere portò le conseguenze solite: affondarono il volto nel grasso e furono accecati dalla pinguetudine o meglio dallo sterco della ricchezza. E così, ricaduti in colpe maggiori, si dimenticarono di Dio che li aveva salvati. […] Si risvegliò contro di essi il furore di Dio e ai flagelli di prima si aggiunse la guerra e venne dal cielo un’epidemia che fece innumerevoli vittime. Da ultimo, un incendio vendicatore distrusse tutto il borgo.
È ben giusto che chi volge la schiena ai benefici vada in perdizione. (cfr. ff. 621)
In due parole, Tommaso sostiene che il santo lodava l’amenità di Greccio e apprezzava anche la perfetta condotta cristiana dei suoi abitanti, salvo poi scatenare l’inferno contro i paesani rei di essersi arricchiti e di aver commesso qualche veniale peccatuccio di gola. Inutile dire che la storia è a dir poco surreale, e ci costringe a sfatare il mito dell’universalità del presepe.
Quello che Francesco fece a Greccio nella notte di Natale del 1223 per convertire questo popolo di miserabili peccatori fu un fatto circoscritto agli abitanti della valle, che erano guarda caso tutti pastori e contadini; tanto circoscritto che la sacra messa di Greccio non si svolse nemmeno a Greccio, ma in una caverna posta lungo un tratturo delle transumanze che saliva su dalle pendici del monte Lacerone (sopra, una foto del santuario oggi, con gli edifici aggrappati alle rupi scoscese). Ce lo racconta Tommaso con una freschezza narrativa che trasuda di pathos e poesia, ma che conferma i nostri sospetti sulla vera natura della strana cerimonia natalizia di Greccio.
Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e per gli animali! […] La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. (dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, cfr. ff. 469)
Anche Bonaventura, il biografo che nel 1263 fece piazza pulita di tutte le Vite di San Francesco rimaste in circolazione, nel narrare il fatto non fu da meno.
[…] il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. (dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, cfr. ff. 1186)
Leggendo si rimane increduli: la messa di Natale celebrata in una caverna con tanto di processione nel bosco? Ma i vertici della Chiesa erano stati informati del fatto?
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Per carità, non andate più a raccontare queste storie in giro. Fonti alla mano, infatti, sono tutte false. E non si tratta di forzature ideologiche dettate dal sospetto ateismo del sottoscritto; per sconfessare questi racconti, divulgati per secoli dalla pubblicistica cristiana, infatti, non ci vogliono schiere agguerrite di medievalisti; basta una semplice lettura dei documenti.
Ma allora perché il presepe che realizzò San Francesco in uno sperduto borgo arroccato sull’Appennino umbro-laziale ebbe all’epoca tanto successo?
Come al solito, per trovare le risposte dobbiamo svestire i panni abituali del curioso e metterci a pedinare Francesco come dei veri detective, lungo uno dei sentieri che ne ha sancito più di tutti il successo. Il sentiero francescano di Greccio.
E la prima domanda con cui dobbiamo subito fare i conti è: ma perché proprio a Greccio il santo decise di allestire il presepe? Perché Francesco scelse questo castello minore, relitto dell’Alto MedioEvo, per compiere un gesto destinato all’intera comunità cristiana?
Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco, ci fornisce degli indizi molto preziosi con un racconto che, se all’inizio appare gradevole, quasi idilliaco, nel finale invece assume risvolti a dir poco inquietanti…
Il santo si fermava volentieri nell’eremo di Greccio, sia perché lo vedeva ricco di povertà, sia perché da una celletta appartata, costruita sulla roccia prominente, poteva dedicarsi più liberamente alla contemplazione delle cose celesti. […]
Ora gli abitanti del luogo erano colpiti da diversi mali: torme di lupi rapaci attaccavano bestiame e uomini, e inoltre la grandine stroncava ogni anno messi e viti. Un giorno Francesco, mentre predicava, disse: “A gloria e lode di Dio onnipotente, ascoltate la verità che vi annunzio. Se ciascuno di voi confesserà i suoi peccati e farà degni frutti di penitenza, vi do la mia parola che questo flagello si allontanerà definitivamente e il Signore, guardando a voi con amore, vi arricchirà di beni temporali.[…]
Da quel momento, per i meriti e le preghiere del padre santo, cessarono le calamità, svanirono i pericoli e i lupi e la tempesta non recarono più molestia. Anzi, ciò che più meraviglia, quando la grandine batteva i campi dei vicini e si appressava al loro confine, o cessava lì o si dirigeva altrove.
Ma nella tranquillità crebbero di numero e si arricchirono troppo di beni materiali. E il benessere portò le conseguenze solite: affondarono il volto nel grasso e furono accecati dalla pinguetudine o meglio dallo sterco della ricchezza. E così, ricaduti in colpe maggiori, si dimenticarono di Dio che li aveva salvati. […] Si risvegliò contro di essi il furore di Dio e ai flagelli di prima si aggiunse la guerra e venne dal cielo un’epidemia che fece innumerevoli vittime. Da ultimo, un incendio vendicatore distrusse tutto il borgo.
È ben giusto che chi volge la schiena ai benefici vada in perdizione. (cfr. ff. 621)
In due parole, Tommaso sostiene che il santo lodava l’amenità di Greccio e apprezzava anche la perfetta condotta cristiana dei suoi abitanti, salvo poi scatenare l’inferno contro i paesani rei di essersi arricchiti e di aver commesso qualche veniale peccatuccio di gola. Inutile dire che la storia è a dir poco surreale, e ci costringe a sfatare il mito dell’universalità del presepe.
Quello che Francesco fece a Greccio nella notte di Natale del 1223 per convertire questo popolo di miserabili peccatori fu un fatto circoscritto agli abitanti della valle, che erano guarda caso tutti pastori e contadini; tanto circoscritto che la sacra messa di Greccio non si svolse nemmeno a Greccio, ma in una caverna posta lungo un tratturo delle transumanze che saliva su dalle pendici del monte Lacerone (sopra, una foto del santuario oggi, con gli edifici aggrappati alle rupi scoscese). Ce lo racconta Tommaso con una freschezza narrativa che trasuda di pathos e poesia, ma che conferma i nostri sospetti sulla vera natura della strana cerimonia natalizia di Greccio.
Questa notte è chiara come pieno giorno e deliziosa per gli uomini e per gli animali! […] La selva risuona di voci e le rupi echeggiano di cori festosi. (dalla Vita Prima di Tommaso da Celano, cfr. ff. 469)
Anche Bonaventura, il biografo che nel 1263 fece piazza pulita di tutte le Vite di San Francesco rimaste in circolazione, nel narrare il fatto non fu da meno.
[…] il bosco risuona di voci e quella venerabile notte diventa splendente di innumerevoli luci, solenne e sonora di laudi armoniose. (dalla Legenda Maior di Bonaventura da Bagnoregio, cfr. ff. 1186)
Leggendo si rimane increduli: la messa di Natale celebrata in una caverna con tanto di processione nel bosco? Ma i vertici della Chiesa erano stati informati del fatto?
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venerdì 20 giugno 2008
Uccellacci & uccellini ...e uccellatori! Il povero di Dio e un gustoso pollastro.

Come per le stimmate, anche quella che è stata costruita intorno agli uccelli è una faccenda che rasenta il raggiro.
E come per le finte ferite del santo-sciamano, anche sull’amore di Francesco per gli uccelli la propaganda religiosa ha costruito un sofisticato castello di carte per nascondere, dietro a un commovente aneddoto agiografico, un vero e proprio reato di stregoneria.
Ma procediamo con ordine.
Il primo assioma su Francesco d’Assisi che faremo crollare è il suo presunto amore per i pennuti.
Per occultare quello che la Predica agli uccelli effettivamente fu – un rito di magia pagana – la Chiesa s'inventò di sana pianta un animalismo ante litteram.
Di fatto per secoli, dietro la facciata rassicurante della Predica agli Uccelli, la Chiesa ha depistato i fedeli sui veri intenti politici del santo.
Al punto che gli agiografi, raccontando la vita di Francesco, andarono spesso in confusione per far coesistere i ‘misfatti’ dello stregone che tutti conoscevano, e che non si potevano proprio negare, con un santo dal pollice verde.
Tommaso da Celano fu il primo a cascarci, e in modo davvero clamoroso.
Nella Vita Seconda si mise a raccontare di come per onorare il santo Natale Francesco volesse intercedere presso l’imperatore per sfamare tutti gli uccelli del Regno.
Salvo poi narrare appena poche pagine dopo che il Poverello, colpito da un improvviso languore di stomaco, non si fece alcuno scrupolo di mangiarsi un uccellino per colazione!
« Se potrò parlare all’imperatore – diceva – lo supplicherò di emanare un editto generale, per cui tutti quelli che ne hanno la possibilità debbano spargere per le vie frumento e granaglie, affinché in un giorno di tanta solennità gli uccellini e particolarmente le sorelle allodole ne abbiano in abbondanza. » (Cfr. Tomaso da Celano, op. cit., ff. 788)
« Recuperate comunque in qualche modo le forze, camminando per la strada disse a Frate Bernardo che avrebbe mangiato un uccello, se mai ne avesse avuto uno. Ed ecco accorrere attraverso un campo un cavaliere con uno squisito uccello. »
(Cfr. sempre Tomaso da Celano, op. cit., ff 857)
Possibile che san Francesco fosse un tipo così cinico da tenere all’ingrasso tutti i pennuti del Regno per farsi degli appetitosi spuntini?
Forse noi moderni abbiamo un'idea troppo poetica ed edulcorata di un uomo in carne e ossa!
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