L'erudizione è un'arma usata dal diavolo per dannare gli uomini.
I diavoli più pericolosi sono ottimi eruditi...
« Non sono infrequenti le storie su indemoniati dotti, che parlano per bocca del diavolo (si narrava, a Messina, di uno spirdatu che si era messo a discutere con un esimio teologo su argomenti di alta filosofia, intercalando con disinvoltura frasi greche e latine). » [1]
Bisogna diffidare degli uomini troppo colti:
il diavolo ha un debole per le formule difficili!
« Anche nel XXV cantare del Morgante il "molto savio" Astarotte mostra di conoscere a perfezione la Bibbia
[...] ha molta familiarità con i testi sacri, li cita a volte in latino, in latino gli sfugge a un certo punto anche una formula notarile. » [1]
San Francesco diffidava dei libri:
la lettura è un esercizio pericoloso.
Meglio rimanere ignoranti, perfino nella Liturgia, e non rischiare che il diavolo s'insinui con pensieri capziosi.
A chi gli chiedeva l'uso di un salterio, rispose...
« [...] quando avrai avuto il salterio, bramerai il breviario.
E avuto il breviario, ti assiderai in cattedra come un solenne prelato e dirai al tuo fratello: "Portami il breviario!". »
« Poi il beato Francesco riprese:
"Fratello, anch'io sono stato tentato così di avere dei libri"
[...] Tanti sono quelli che volentieri si elevano alla scienza, che sarà beato chi si renderà sterile per amore del Signore Dio. » [2]
➔ Sulle punizioni inflitte ai preti macchiatisi di pratiche magiche:
Stregoni letterati. Magia della Scrittura
Nota alle immagini ---
_Le miniature del post provengono dal manoscritto Add MS 62925, digitalizzato nel sito della British Library:
folii 44r, 39v e 30r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 137.
[2] Cfr. Compilazione di Assisi, L'insidia della scienza in
Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004 -ff 1650.
sabato 27 agosto 2022
giovedì 18 agosto 2022
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
I popoli asiatici immaginavano lo Spirito dominatore del Bosco nelle sembianze di una donna.
L'etnografo Dmitry Zelenin ne cita alcuni...
« I popoli del Caucaso per lo più si immaginano lo spirito tutore della caccia sotto le spoglie di una fanciulla solitaria; quaneo il cacciatore la incontra, ella quasi sempre gli offre il suo giaciglio, si dimostra riconoscente se questi ricambia i suoi sentimenti e si vendica della sua trascuratezza.
[...] Anche presso gli Ostiachi della Siberia si ritrovano analoghi racconti sullo spirito femminile del bosco Vont-junk-ni, che seduce il cacciatore ad unirsi in matrimonio.
[...] in accordo anche a quanto dice l'antico proverbio russo "i lari [divinità del focolare] sono nemici dello spirito del bosco", cioè lo spirito della casa e quello del bosco sono nemici tra loro. » [1]
Questo spirito-donna regnava sulle belve, ed era opposta allo Spirito domestico del fuoco. [1]
Una copia della dea greca lunare Artemide?
In un tondo, dal Collegio del Cambio di Perugia, la vediamo con i suoi principali attributi:
una mezzaluna e la faretra di frecce.
Robert Graves spiega che dietro l'arco c'è il simbolo di Artemide:
la faretra è una stilizzazione della Luna...
« La Vergine dall'Arco d'Argento, che i Greci introdussero nella famiglia olimpica, era il membro più giovane della famiglia di Artemide, poiché 'Artemide' era un appellativo della triplice dea-Luna.
[...] Il suo arco d'argento è il simbolo della luna nuova. » [2]
➔ Sulla donna dalle sembianze animali ---
Fata o strega? Non guardare nella stanza della MammaDraga...
➔ Il culto selvaggio di Artemide "cristianizzato" ---
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso:
il mito sciamanico della Signora degli Animali.
Note alle immagini ---
_In apertura del post, miniatura dal manoscritto 4751 visibile scansionato nel sito della British Library: folio 11v.
_In conclusione, una decorazione dal soffitto del Nobile Collegio del Cambio di Perugia con figure mitologiche, dipinte all'inizio del '500.
Note al testo ---
[1] Cfr. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Il Mulino, Bologna, 1988, pp. 241 e 248.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 1 a p. 74.
L'etnografo Dmitry Zelenin ne cita alcuni...
« I popoli del Caucaso per lo più si immaginano lo spirito tutore della caccia sotto le spoglie di una fanciulla solitaria; quaneo il cacciatore la incontra, ella quasi sempre gli offre il suo giaciglio, si dimostra riconoscente se questi ricambia i suoi sentimenti e si vendica della sua trascuratezza.
[...] Anche presso gli Ostiachi della Siberia si ritrovano analoghi racconti sullo spirito femminile del bosco Vont-junk-ni, che seduce il cacciatore ad unirsi in matrimonio.
[...] in accordo anche a quanto dice l'antico proverbio russo "i lari [divinità del focolare] sono nemici dello spirito del bosco", cioè lo spirito della casa e quello del bosco sono nemici tra loro. » [1]
Questo spirito-donna regnava sulle belve, ed era opposta allo Spirito domestico del fuoco. [1]
Una copia della dea greca lunare Artemide?
In un tondo, dal Collegio del Cambio di Perugia, la vediamo con i suoi principali attributi:
una mezzaluna e la faretra di frecce.
Robert Graves spiega che dietro l'arco c'è il simbolo di Artemide:
la faretra è una stilizzazione della Luna...
« La Vergine dall'Arco d'Argento, che i Greci introdussero nella famiglia olimpica, era il membro più giovane della famiglia di Artemide, poiché 'Artemide' era un appellativo della triplice dea-Luna.
[...] Il suo arco d'argento è il simbolo della luna nuova. » [2]
➔ Sulla donna dalle sembianze animali ---
Fata o strega? Non guardare nella stanza della MammaDraga...
➔ Il culto selvaggio di Artemide "cristianizzato" ---
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso:
il mito sciamanico della Signora degli Animali.
Note alle immagini ---
_In apertura del post, miniatura dal manoscritto 4751 visibile scansionato nel sito della British Library: folio 11v.
_In conclusione, una decorazione dal soffitto del Nobile Collegio del Cambio di Perugia con figure mitologiche, dipinte all'inizio del '500.
Note al testo ---
[1] Cfr. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Il Mulino, Bologna, 1988, pp. 241 e 248.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 1 a p. 74.
lunedì 8 agosto 2022
Non dire quella parola: Nomi tabù di Dio.
« Parli del diavolo e spuntano le corna! »
È un modo di dire popolare che cela un monito magico-religioso.
Guai a nominare un dio: c'è il rischio di evocarlo!
Beccaria lo spiegava bene...
« I detti sul "nomini il diavolo e il diavolo compare" sono appunto legati alla primitiva credenza che la menzione esplicita di una divinità o demone rischia di provocare la sua apparizione immediata:
invocando si evoca l'essere pericoloso che la parola nomina e che a quell'essere è indissolubilmente legata. » [1]
Nominare significa possedere.
Gli dèi antichi tenevano nascosto il vero nome, in modo che nessuno ne acquisisse il potere.
Andrea Romanazzi spiega...
« La consuetudine di tener nascosto il primo nome si estendeva, nell'antichità, anche agli dèi.
Essi erano infatti conosciuti con moltissimi appellativi per distogliere l'attenzione dal nome vero, il quale avrebbe dato, a colui che ne fosse venuto a conoscenza, gli stessi poteri del dio. » [2]
Questa usanza riguardava tutti gli dèi antichi, anche quello ebraico-cristiano che diffidava i suoi devoti dal nominarlo.
« Ritroviamo la stessa importanza del nome di Dio nella Bibbia, ove il primo comandamento afferma perentoriamente:
"Non pronunciare il nome di Dio invano". » [2]
Un capolettera miniato, da un manoscritto devozionale olandese, ci mostra la testa di Dio:
è contornata da cartigli che recano i suoi dieci nomi...
➔ Forza evocatrice della Lingua:
Potere nelle parole: viaggio delle Anime.
Strega nuda: le Parole che liberano gli Spiriti dalla morsa terrena.
◉ Note alle immagini ---
_La miniatura sopra è tratta dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.).
La segnatura è: Ms W. 171, folio 3r.
_In apertura del post, è un disegno con il diavolo che appare ad un monaco tratto da un manoscritto della British Library:
Add ms 11390, folio 2v.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 116, 118.
« Chi conosceva il nome di un dio, lo teneva nelle sue mani.
In una narrazione egizia si racconta che Iside induce con astuzie il dio Sole, Rê, a rivelarle il nome, e in quel modo essa acquista la signoria su di lui e su tutti gli altri dèi.
[...] Anche i diversi nomi di Odino sono le maschere sotto le quali è celata l'identità possente e terribile del dio.
Possedere il nome è possedere il potere di chi lo porta. »
[2] Cfr. Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, pp. 32-34.
È un modo di dire popolare che cela un monito magico-religioso.
Guai a nominare un dio: c'è il rischio di evocarlo!
Beccaria lo spiegava bene...
« I detti sul "nomini il diavolo e il diavolo compare" sono appunto legati alla primitiva credenza che la menzione esplicita di una divinità o demone rischia di provocare la sua apparizione immediata:
invocando si evoca l'essere pericoloso che la parola nomina e che a quell'essere è indissolubilmente legata. » [1]
Nominare significa possedere.
Gli dèi antichi tenevano nascosto il vero nome, in modo che nessuno ne acquisisse il potere.
Andrea Romanazzi spiega...
« La consuetudine di tener nascosto il primo nome si estendeva, nell'antichità, anche agli dèi.
Essi erano infatti conosciuti con moltissimi appellativi per distogliere l'attenzione dal nome vero, il quale avrebbe dato, a colui che ne fosse venuto a conoscenza, gli stessi poteri del dio. » [2]
Questa usanza riguardava tutti gli dèi antichi, anche quello ebraico-cristiano che diffidava i suoi devoti dal nominarlo.
« Ritroviamo la stessa importanza del nome di Dio nella Bibbia, ove il primo comandamento afferma perentoriamente:
"Non pronunciare il nome di Dio invano". » [2]
Un capolettera miniato, da un manoscritto devozionale olandese, ci mostra la testa di Dio:
è contornata da cartigli che recano i suoi dieci nomi...
➔ Forza evocatrice della Lingua:
Potere nelle parole: viaggio delle Anime.
Strega nuda: le Parole che liberano gli Spiriti dalla morsa terrena.
◉ Note alle immagini ---
_La miniatura sopra è tratta dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.).
La segnatura è: Ms W. 171, folio 3r.
_In apertura del post, è un disegno con il diavolo che appare ad un monaco tratto da un manoscritto della British Library:
Add ms 11390, folio 2v.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 116, 118.
« Chi conosceva il nome di un dio, lo teneva nelle sue mani.
In una narrazione egizia si racconta che Iside induce con astuzie il dio Sole, Rê, a rivelarle il nome, e in quel modo essa acquista la signoria su di lui e su tutti gli altri dèi.
[...] Anche i diversi nomi di Odino sono le maschere sotto le quali è celata l'identità possente e terribile del dio.
Possedere il nome è possedere il potere di chi lo porta. »
[2] Cfr. Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, pp. 32-34.
mercoledì 27 luglio 2022
Cacciatori: attenti allo Spirito del bosco.
L'etnografo russo Dmitry Zelenin spiegava che i cacciatori dovessero fare molta attenzione alle bestie uccise:
le loro anime si sarebbero vendicate dopo la morte.
« La vendetta da parte delle bestie uccise viene concepita dai cacciatori in modo differente:
si vendica la specie dell'animale, si vendica l'anima dell'animale ucciso, si vendica lo spirito dominatore del bosco
[...] L'idea della rinascita degli animali uccisi ha assorbito le varie concezioni sulla vendetta di queste bestie dopo la morte. »
[...] L'esigenza di osservare un completo silenzio e tranquillità durante la caccia si forma [...] dall'idea del fine udito delle bestie, spaventate dal minimo rumore ed in grado di comprendere il linguaggio umano. » [1]
Occorreva avere rispetto per lo Spirito del Bosco:
non bisognava mai menzionare l'animale cacciato.
Le bestie capiscono bene la lingua degli uomini...
« Le parole sostitutive erano anche usate perché ritenute incomprensibili alle bestie, in grado di capire quanto l'uomo diceva.
Il cacciatore e il pescatore cercavano di propiziare gli spiriti degli animali che uccidevano rivolgendosi a loro con un linguaggio complimentoso e persuasivo.
[...] L'orso in Russia ha nomi quali bellissima bestia, buona bestia, egregio, onorevole, grand'uomo, epiteti come peloso, forte. » [2]
Nella tradizione sciamanica siberiana si riflette l'antico sciamanesimo europeo:
studiarla ci mette a contatto con pratiche radicate anche in Europa, fino al MedioEvo.
Il rispetto che san Francesco mostra nelle Fonti medievali per gli animali, ha la stessa origine:
la reverenza arcaica per lo Spirito del bosco.
« [...] il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il cenno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così:
"Vieni qui, frate Lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona. » [3]
Un post sul 'patto' magico con il Lupo ---
Da san Francesco a Cappuccetto Rosso: il culto apotropaico del Lupo.
Note alle immagini ---
_La tavola in conclusione, con San Francesco che stringe la zampa del feroce lupo di Gubbio, che ha appena sbranato un bambino sullo sfondo, è attribuita al pittore senese Sassetta:
vedi la relativa pagina nel sito della National Gallery di Londra.
_Le miniature nel post provengono dal manoscritto Add Ms 62925, visibile nel sito della British Library:
folii 49v, 50v e 97r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Parte I IX (1988), pp. 240, 245-246.
[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 107-108.
[3] Cfr. Fioretti, Capitolo XXI in
Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova, 2004 -ff 1852.
lunedì 4 luglio 2022
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso:
il mito sciamanico della Signora degli Animali.
Un manoscritto francese dalla Morgan Library di New York ci mostra un orso con in mano l'attributo del lavoro femminile:
una conocchia.
Il legame tra l'Orso e la Donna non è frutto di fantasia.
L'orso è uno degli animali di potere di Artemide:
come spiega Robert Graves, l'Orsa Maggiore era un attributo celeste della Dea...
« Il mito di Callisto è stato ispirato dalle due bimbe vestite da orse che partecipavano alla festa attica in onore di
Artemide Brauronia, e circonda anche il tradizionale legame che univa Artemide all'Orsa Maggiore. » [1]
Il legame tra Artemide e l'Orsa sopravvisse, a Creta, nella chiesa sorta nella Grotta di Panagia Arkoudiotissa:
qui si tramandava che l'orso fosse stato pietrificato nella stallagmite, per l'intervento della Madonna, invocata dalle incessanti preghiere dei monaci.
L'astronomo Carlo Matti, in un libro sulle divinità pagane alla base della Costellazioni, spiega come le 'Orse' del cielo fossero, in origine, le sacerdotesse di Artemide:
le seguaci della Dea, per celebrarla, assumevano l'aspetto degli animali a Lei sacri...
« Divenire un'orsa nel culto arcaico non era una punizione per una trasgressione ma un onore.
Divenendo orse le sacerdotesse acquisivano l'energia della dea-Orsa Artemide, divenivano la dea stessa.
[...] A queto punto è facile immaginare le sacerdotesse di Brauron danzare in cerchio, impersonando le orse, indossando forse pelli e copricapi in stile persiano simili a quelli con cui Artemide spesso viene raffigurata nell'iconografia antica. » [2]
Un costume che doveva essere molto simile a quello indossato dalla Artemis Bendis in questa terracotta tarantina del IV secolo a. C.:
da notare il verso della belva che sormonta la Sua testa...
Dietro i miti pagani, ci sono pratiche stregonesche e sciamaniche ancora più remote.
Mircea Eliade spiegava il culto primitivo della Grande Madre degli Animali:
sacrificare a Lei era indispensabile per avere fortuna nelle battute di caccia...
« esso tradisce tracce di una mitologia 'matriarcale' tardiva, nella quale si possono già individuare i segni della reazione 'maschile' (eroica) contro l'onnipotenza della Donna (= Madre).
[...] Vale solo tener presente che come la Gran Madre degli Animali accorda agli uomini -specie agli sciamani- il diritto di cacciare e di nutrirsi della carne degli animali, del pari gli "spiriti protettori donne" danno agli sciamani gli spiriti ausiliari che, in un certo modo, sono ad essi indispensabili per i loro viaggi estatici. » [3]
- - -
◉ Sulla Signora delle Belve, vedi anche...
La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.
Artù e sant'Orso: i due devoti di Artio, la dea celtica degli Orsi.
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
I cervi della Dea: non spezzare il Triangolo.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura, con un orso che stringe la conocchia, è tratta dal manoscritto M. 1004 della Morgan Library:
nel sito della Biblioteca americana puoi vederne una scansione: folio 53r.
_La terracotta tarantina proviene dalla sezione archeologica del museo di Palazzo Kinský a Praga:
vedi le relative pagine su Wikimedia.
_La miniatura in conclusione, con un orsetto che divora una testa umana, è tratta dal manoscritto 62925 visibile nel sito della British Library: folio 51r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 4 a p. 75.
[2] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo. Il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, Amazon, Polland, p. 20.
[3] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 100 e 103.
una conocchia.
Il legame tra l'Orso e la Donna non è frutto di fantasia.
L'orso è uno degli animali di potere di Artemide:
come spiega Robert Graves, l'Orsa Maggiore era un attributo celeste della Dea...
« Il mito di Callisto è stato ispirato dalle due bimbe vestite da orse che partecipavano alla festa attica in onore di
Artemide Brauronia, e circonda anche il tradizionale legame che univa Artemide all'Orsa Maggiore. » [1]
Il legame tra Artemide e l'Orsa sopravvisse, a Creta, nella chiesa sorta nella Grotta di Panagia Arkoudiotissa:
qui si tramandava che l'orso fosse stato pietrificato nella stallagmite, per l'intervento della Madonna, invocata dalle incessanti preghiere dei monaci.
L'astronomo Carlo Matti, in un libro sulle divinità pagane alla base della Costellazioni, spiega come le 'Orse' del cielo fossero, in origine, le sacerdotesse di Artemide:
le seguaci della Dea, per celebrarla, assumevano l'aspetto degli animali a Lei sacri...
« Divenire un'orsa nel culto arcaico non era una punizione per una trasgressione ma un onore.
Divenendo orse le sacerdotesse acquisivano l'energia della dea-Orsa Artemide, divenivano la dea stessa.
[...] A queto punto è facile immaginare le sacerdotesse di Brauron danzare in cerchio, impersonando le orse, indossando forse pelli e copricapi in stile persiano simili a quelli con cui Artemide spesso viene raffigurata nell'iconografia antica. » [2]
Un costume che doveva essere molto simile a quello indossato dalla Artemis Bendis in questa terracotta tarantina del IV secolo a. C.:
da notare il verso della belva che sormonta la Sua testa...
Dietro i miti pagani, ci sono pratiche stregonesche e sciamaniche ancora più remote.
Mircea Eliade spiegava il culto primitivo della Grande Madre degli Animali:
sacrificare a Lei era indispensabile per avere fortuna nelle battute di caccia...
« esso tradisce tracce di una mitologia 'matriarcale' tardiva, nella quale si possono già individuare i segni della reazione 'maschile' (eroica) contro l'onnipotenza della Donna (= Madre).
[...] Vale solo tener presente che come la Gran Madre degli Animali accorda agli uomini -specie agli sciamani- il diritto di cacciare e di nutrirsi della carne degli animali, del pari gli "spiriti protettori donne" danno agli sciamani gli spiriti ausiliari che, in un certo modo, sono ad essi indispensabili per i loro viaggi estatici. » [3]
- - -
◉ Sulla Signora delle Belve, vedi anche...
La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.
Artù e sant'Orso: i due devoti di Artio, la dea celtica degli Orsi.
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
I cervi della Dea: non spezzare il Triangolo.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura, con un orso che stringe la conocchia, è tratta dal manoscritto M. 1004 della Morgan Library:
nel sito della Biblioteca americana puoi vederne una scansione: folio 53r.
_La terracotta tarantina proviene dalla sezione archeologica del museo di Palazzo Kinský a Praga:
vedi le relative pagine su Wikimedia.
_La miniatura in conclusione, con un orsetto che divora una testa umana, è tratta dal manoscritto 62925 visibile nel sito della British Library: folio 51r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 4 a p. 75.
[2] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo. Il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, Amazon, Polland, p. 20.
[3] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, pp. 100 e 103.
martedì 28 giugno 2022
La femmina che uccide il maschio: la Mantide, simbolo del potere Matriarcale.
Perché a una femmina, che uccide il maschio delle sua specie, erano attribuiti poteri magici?
La mantide uccide il maschio nell'accoppiamento, e il suo nome significa "profetessa" [1].
In alcune zone era perfino oggetto di culto:
associata, anticamente, ai misteri di Eleusi...
« Doveva ricoprire un ruolo religioso ben definito, se in una moneta di Metaponto è raffigurata accanto alla spiga sacra dei misteri di Eleusi. » [1]
« "i suoi costumi sessuali così drammatici" (la femmina demone che divora il maschio nel mentre che lo seduce, proprio come le sirene, che addormentavano coi canti coloro che volevano dilaniare), tutto conduceva a pensare che la mantide non era un insetto "naturale".
In Africa era difatti oggetto di culto. » [1]
Dietro il culto della mantide, adorata nel Mediterraneo per i suoi 'responsi', c'è la civiltà Matriarcale che offriva sacrifici alla Dea.
Robert Graves ci fornisce un indizio prezioso:
Proserpina, che regnava sui misteri di Eleusi, aveva fama terribile.
« Persefone (da phero e phonos "colei che porta la distruzione"), detta anche Persefatta ad Atene (da ptersis ed ephapto "colei che conferma la distruzione") e Proserpina ("la temibile") a Roma, era, pare, un appellativo della ninfa che sacrificava il divino paredro. » [2]
La mantide, divoratrice del suo amante, fu così associata alla ninfa che portava il nome di Proserpina...
« La ninfa tribale, pare, si sceglieva ogni anno tra i giovanotti del suo entourage un amante, il re che sarebbe stato sacrificato alla fine dell'anno e che diveniva così un simbolo della fertilità più che uno strumento del piacere della ninfa. » [2]
◉ Animali associati alla Grande Madre ---
Maiala divina: l'animale (esecrato) della Dea.
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso: il mito sciamanico della Signora degli Animali.
Miele divino: dalla Madonna delle Api alla dea Cibele, detta l'«Ape Regina».
➔ Simboli 'rovesciati', dal Paganesimo al Cristianesimo:
Mela maledetta o dea dell'Amore? Demonizzazione di un Simbolo.
Nota alle immagini ---
_I due disegni a margine del testo, riportati nel post, provengono dal manoscritto inglese Add Ms 28841, visibile nel sito della British Library: folii 5v, 7v.
Note al testo ---
[1] Il linguista Gian Luigi Beccaria spiega l'origine del suo nome:
« Profetessa per antonomasia la mantide, come indica il nome stesso, greco màntis 'indovino', latino mantis.
Si traevano risposte da come muoveva le zampe. »
Cfr. Beccaria, I nomi del mondo, Einaudi, Torino, 2000, pp. 231-232, 239.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, pp. 6, 81-82.
sabato 18 giugno 2022
Sant'Orfeto e il Solstizio: tracce di una festa pagana del Sole.
Il solstizio d'estate cade tra il 20 e il 21 giugno.
Intorno a questa data, poco fuori Perugia, in una piccola chiesa su un'altura isolata, si svolge la processione di Sant'Òrfeto. Ludovico Iacobilli ricorda il Santo martirizzato, con altri, il primo giugno [1], malgrado lo si festeggi nella seconda metà del mese!
Il periodo non è casuale.
Nella festa di sant'Òrfeto era adombrato il culto pagano del Sole.
Cosa significa il nome Òrfeto?
Secondo l'archeologo Alessio Fagugli, la parola deriva dall'ùrfeta:
un disco, simbolo del Sole, che serviva ad evocare il dio Giove durante i sacrifici...
« A me pare che il nome "Òrfeto" possa avere riscontri nel termine umbro "ùrfeta", che si legge nelle Tavole Iguvine.
In un suo saggio intitolato "L'Ùrfeta iguvina e alcuni riscontri indoeuropei", Raffaele Petazzoni fa notare che nella seconda delle Tavole Iguvine (II b 21-29) viene descritto il sacrificio di un vitello a Giove Padre
[...] Nel fare questa dichiarazione l'offerente doveva tenere in mano un oggetto designato con il nome di "ùrfeta":
"urfeta manuve habetu".
"Ùrfeta" corrisponde, con sufficiente approssimazione linguistica, al latino "orbita", e lo si traduce, con il Devoto, con il termine "ruota". » [2] Òrfeto era il santo della Ruota solare:
l'Occhio del cielo che governa le stagioni e veglia sui mortali.
Il Santo, tuttavia, non gradiva che se ne spostasse la statua durante la festa: dal tempio isolato giù alla parrocchiale di San Marco.
Ed esprimeva il Suo disappunto con la pioggia: come un tempo faceva il dio Giove...
« Gli anziani del paese dicono che piove ogni volta che il Santo scende a S. Marco e che non ricordano un giovedì di processione in cui, o poco o tanto, non abbia piovuto, come se il Santo non fosse contento di lasciare la sua "casa". » [3] Òrfeto, nel perugino, assunse lo stesso potere di Onniveggenza degli antichi dèi pagani Uranici che scrutavano dall'alto i loro devoti attraverso l'occhio del Sole.
« Secondo Diodoro, gli Egiziani concepivano i raggi solari come altrettanti occhi con cui il Sole guardava in tutte le direzioni, e attribuivano al nome di Osiride (assimilato al Sole che illumina di notte il regno dei morti) il senso di "occhiuto", "dai molti occhi"
( ir= "occhio"). » [4]
Il Rosone di sant'Orfeto ereditò questa funzione pagana.
➔ Culto Solare assorbito nei Santi cristiani:
Sant'Orfeto e il Solstizio: tracce di una festa pagana del Sole.
La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.
Nota alle immagini ---
_Le miniature con il Sole, prima e seconda immagine del post, sono tratte dai Rothschild Canticles (XIV secolo), custoditi alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University.
I riferimenti ai folii sono: 96 r e 106 r.
Nel sito della Biblioteca è possibile visualizzare l'Opera integrale.
Note al testo ---
[1] « Negli antichi Lettionarii e Calendarii, che si usavano nella Città e Diocesi di Città di Castello [...] si leggevano le seguenti parole sotto il primo di Giugno, in qual giorno fu martirizzato
s. Crescentiano con s. Giustino & altri santi. »
Cfr. Ludovico Iacobilli, Decimo Settembre: Vita de' Santi Martiri Gricciviano, Giustino, Viriano, Orfito etc., in Vite de' santi e beati dell'Umbria, in Foligno, 1656, pp. 235-236.
L'Opera si può consultare anche su Google Libri.
[2] Cfr. Alessio Fagugli, Sant'Orfeto, Edizioni Simple, Macerata, 2015, pp. 25-26.
[3] Cfr. S. Orfeto: patrono di San Marco, a cura di Anna Borgarelli, Edizioni Guerra, Perugia, 1999, p. 30.
[4] Cfr. Raffaele Pettazzoni, L'essere supremo nelle religioni primitive, Einaudi, Torino, 1965, p. 139.
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