Per conoscere il futuro si ascolta ciò che dicono gli animali.
Gli animali, infatti, parlano:
la loro voce è profetica...
« Oltre che capire il linguaggio degli uomini, gli animali parlano, ed è questa nelle nostre tradizioni popolari diffusissima credenza: in particolare c'è un giorno dell'anno in cui gli animali parlano, predicono il futuro
[...] ed è la notte della festa di Sant'Antonio (in alcune zone la credenza è riservata alla notte di Natale, per esempio in Friuli, in Carinzia, nei paesi del Nord Europa ». [1]
Dietro la voce degli animali ci sono gli antenati:
i Morti comunicano con gli uomini incarnandosi negli animali...
« Ci si inoltra per questa via nelle nebbie della preistoria, quando l'animale era posto al centro della realtà, progenitore, parente, creatore del mondo, protettore dell'individuo e del clan, oggetto di venerazione per il vincolo di parentela esistente tra i membri del clan e l'animale antenato. » [1]
Gli stregoni e i Santi interpretavano la voce profetica degli animali-Antenati.
Andreina Ciceri, nelle Tradizioni Popolari Friulane, spiegava come il mondo bucolico si basasse su questa voce antica...
« A mezzanotte parlano le fonti e gli animali
[...] A Cormons dicevano: "Gli animali hanno scaldato il Bambino, bisogna rispettarli!
Perciò ogni volta che le campane suonavano a Madìns (lis tre danzis) bisogna portare loro una bracciata di foraggio.
Guai però andarci a mezzanotte: uno li sentì parlare e, siccome annunciavano la sua morte, lanciò loro la mannaia che di rimbalzo, lo uccise. » [2]
La Chiesa assorbì la credenza popolare negli animali parlanti il 17 gennaio, festa di sant'Antonio Abate:
nel Suo giorno, specie in Romagna, gli animali acquistavano prodigiosamente la voce...
« [...] il bovaro o l'arzdora fanno in modo di ascoltare le rivelazioni delle bestie della stalla nella notte magica; ma al solito, la prima profezia riguarda proprio la morte dell'ascoltatore, il quale in effetti, prima dell'alba, muore per la paura. »
« Così, il malgoverno delle bestie viene lamentato e punito in quanto mancanza di rispetto agli Antenati che in loro temporaneamente si incarnano
[...] Inoltre le bestie parlano con la voce dei defunti, ed essi conoscono il futuro e possono svelarlo, così come possono portare l'abbondanza e la prosperità o, se non sono fatti oggetto di rispetto, anche la sfortuna e la morte. » [3]
Gli Animali parlavano con la voce dei defunti, tanto che a loro si dava da mangiare il pasto dei Morti...
« Ma non è solo attraverso l'attribuzione della parola, che la tradizione dimostra di riservare agli animali domestici il ruolo di temporanea incarnazione delle anime dei defunti.
[...] altre usanze sembrano infatti confermare questo insieme di credenze, come ad esempio quella di nutrire, in quei giorni, certi animali domestici con le fave, il classico "cibo dei morti". » [3]
➔ Morti non graditi: come allontanarli...
Spettro: vai via! Il rogo del paglione.
➔ Tracce sull'incarnazione degli Avi negli Animali:
Incarnazioni animali. Animismo magico o Cristianesimo popolare?
➔ Pratiche divinatorie sulle ossa degli animali...
Animali resuscitati: gli Indovini-macellai.
➔ Post sulle 'stregonerie' Animali e riscontri agiografici...
Animali Incantati: dal mito di Orfeo all'incanto dei Santi.
Stregoneria Animale: il gufo succhiatore che si trasforma in capro.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra, con un leone dalla testa umana, è tratta dal Bestiario Add MS 11283, scansionato integralmente nel sito della British Library: folio 8r.
_Le altre miniature del post sono tratte dal manoscritto B.11.22 del Trinity College di Cambridge, visibile integralmente nel sito della Biblioteca inglese: folii 32 recto, 56 verso, 216 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 98-99 e
nota 11 a p. 108.
[2] Cfr. Andreina Ciceri, Tradizioni popolari in Friuli, Chiandetti Editore, Reana del Rojale (Udine), 1982, p. 585.
[3] Cfr. Eraldo Baldini, Alle radici del folklore romagnolo: origine e significato delle tradizioni e superstizioni, Longo, Ravenna, 1986, pp. 57-58.
martedì 17 gennaio 2023
lunedì 9 gennaio 2023
Chiese Incatenate e streghe prigioniere!
Una miniatura dalle Decretali Smithfield ci mostra un Vescovo che compie un esorcismo su una chiesa:
il sagrestano, a fianco, ha appena chiuso il portone e bloccato la serratura.
Dèmoni e streghe, nel MedioEvo, spesso si annidavano nelle chiese che dovevano essere 'ripulite', usando delle 'spazzole' apotropaiche!
Le chiese venivano chiuse, bloccando così i malefici delle megere all'interno...
« Se si fossero rifugiate nelle chiese, avrebbero potuto esservi bloccate dall'accorgimento di "cingere la chiesa con un filo crudo presso terra affatto":
pratica che ricorda quanto riportato da un Sinodo di Aquileia del 1602, dove gli edifici sacri venivano cinti con catene appunto per imprigionarvi dentro le streghe. » [1]
Nella miniatura, il diavolo fugge dalla "lanterna" della chiesa!
Incatenare le chiese era una pratica ricorrente.
Si credeva che le streghe fossero Morti privi di sepoltura:
potevano aggirarsi nel mondo dei Vivi, attratte nelle chiese dagli altri Morti, seppelliti sotto il pavimento.
⮩ Seppellire i morti in chiesa fu una pratica che durò fino all'editto napoleonico di Saint Cloud, del 1806.
« Qualche superstizione riferita dai sinodi è particolarmente curiosa, come quella di cingere gli edifici sacri con catene di ferro. Si tratta di un'operazione anti-strega, come appare dalla letteratura sull'argomento.
Streghe e maghi, con questo accorgimento, restano prigionieri e si possono catturare. » [2]
Le punte, sia naturali sia artificiali -da cui le spazzole 'appuntite'-, avevano funzione apotropaica: scacciavano gli Spiriti Maligni.
Mario Polia ci racconta qualche caso in Valnerina.
« L'agrifoglio. A Roccatamburo, per difendere la casa dalle sdreghe, il padre di Costanza sistemava sulla trave maestra del tetto, all'interno della casa, un ramo d'agrifoglio che andava a cogliere nei pressi di Vallo di Nera. » [3]
Le 'spazzole' con i loro aculei avrebbero protetto chi le teneva in mano dai dèmoni: i diavoli si sarebbero tenuti alla larga da quelle 'terribili' bacchette!
« Tra le tecniche profilattiche, la più nota era sicuramente quella legata alla magia delle punte, nella quale venivano utilizzati chiodi, frecce, punte, spade e pugnali incisi con formule magiche o figure di dèi protettori.
[...] Ecco così che chiodi, forconi, forbici aperte, spine, mani che fan le corna, pinzette e molto ancora veniva utilizzato per allontanare le streghe o la fascinazione. » [4]
➔ Tecniche magiche per spaventare i demoni ---
Mostri Santi dell'Umbria: luoghi del Sacro Orrore.
Campane apotropaiche: amuleti per combattere i demoni.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un ragazzo che usa una bacchetta apotropaica:
manoscritto Add 42130, folio 86 recto.
_La miniatura con il Vescovo esorcista, di cui nel post ho inserito la scena intera e due dettagli, proviene dalle Decretali Smithfield, manoscritto Royal MS 10 E IV della British Library:
folio 242 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Eraldo Baldini, Alle radici del folklore romagnolo, Longo Editore, Ravenna, 1986, p. 17.
[2] Cfr. Cleto Corrain e Pierluigi Zampini, Riti e credenze nei sinodi dell'Alta Italia in La religiosità popolare nella valle padana, Atti del II convegno di studi sul folklore padano, Modena, 1966, p. 181.
[3] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 643.
[4] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia, Venexia, Roma, 2007, p. 154.
il sagrestano, a fianco, ha appena chiuso il portone e bloccato la serratura.
Dèmoni e streghe, nel MedioEvo, spesso si annidavano nelle chiese che dovevano essere 'ripulite', usando delle 'spazzole' apotropaiche!
Le chiese venivano chiuse, bloccando così i malefici delle megere all'interno...
« Se si fossero rifugiate nelle chiese, avrebbero potuto esservi bloccate dall'accorgimento di "cingere la chiesa con un filo crudo presso terra affatto":
pratica che ricorda quanto riportato da un Sinodo di Aquileia del 1602, dove gli edifici sacri venivano cinti con catene appunto per imprigionarvi dentro le streghe. » [1]
Nella miniatura, il diavolo fugge dalla "lanterna" della chiesa!
Incatenare le chiese era una pratica ricorrente.
Si credeva che le streghe fossero Morti privi di sepoltura:
potevano aggirarsi nel mondo dei Vivi, attratte nelle chiese dagli altri Morti, seppelliti sotto il pavimento.
⮩ Seppellire i morti in chiesa fu una pratica che durò fino all'editto napoleonico di Saint Cloud, del 1806.
« Qualche superstizione riferita dai sinodi è particolarmente curiosa, come quella di cingere gli edifici sacri con catene di ferro. Si tratta di un'operazione anti-strega, come appare dalla letteratura sull'argomento.
Streghe e maghi, con questo accorgimento, restano prigionieri e si possono catturare. » [2]
Le punte, sia naturali sia artificiali -da cui le spazzole 'appuntite'-, avevano funzione apotropaica: scacciavano gli Spiriti Maligni.
Mario Polia ci racconta qualche caso in Valnerina.
« L'agrifoglio. A Roccatamburo, per difendere la casa dalle sdreghe, il padre di Costanza sistemava sulla trave maestra del tetto, all'interno della casa, un ramo d'agrifoglio che andava a cogliere nei pressi di Vallo di Nera. » [3]
Le 'spazzole' con i loro aculei avrebbero protetto chi le teneva in mano dai dèmoni: i diavoli si sarebbero tenuti alla larga da quelle 'terribili' bacchette!
« Tra le tecniche profilattiche, la più nota era sicuramente quella legata alla magia delle punte, nella quale venivano utilizzati chiodi, frecce, punte, spade e pugnali incisi con formule magiche o figure di dèi protettori.
[...] Ecco così che chiodi, forconi, forbici aperte, spine, mani che fan le corna, pinzette e molto ancora veniva utilizzato per allontanare le streghe o la fascinazione. » [4]
➔ Tecniche magiche per spaventare i demoni ---
Mostri Santi dell'Umbria: luoghi del Sacro Orrore.
Campane apotropaiche: amuleti per combattere i demoni.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un ragazzo che usa una bacchetta apotropaica:
manoscritto Add 42130, folio 86 recto.
_La miniatura con il Vescovo esorcista, di cui nel post ho inserito la scena intera e due dettagli, proviene dalle Decretali Smithfield, manoscritto Royal MS 10 E IV della British Library:
folio 242 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Eraldo Baldini, Alle radici del folklore romagnolo, Longo Editore, Ravenna, 1986, p. 17.
[2] Cfr. Cleto Corrain e Pierluigi Zampini, Riti e credenze nei sinodi dell'Alta Italia in La religiosità popolare nella valle padana, Atti del II convegno di studi sul folklore padano, Modena, 1966, p. 181.
[3] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 643.
[4] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia, Venexia, Roma, 2007, p. 154.
martedì 3 gennaio 2023
La maschera delle streghe: l'identità nascosta delle masche.
Masche è parola piemontese che indica le streghe [1].
In origine, esse erano mascherate a partire dalla Befana:
come ci mostrano alcune incisioni di Bartolomeo Pinelli...
« Nelle incisioni di Pinelli e anche di altri artisti dell'Ottocento il grande fantoccio della Befana conservava ancora i suoi tratti di personaggio del mondo infero, di fata o di strega, dal potere ambivalente, e il segno sicuro era dato dal mascherone nero che le copriva il volto. » [2]
Le divinità degli Inferi, che regnavano sull'oscurità, erano mascherate o a volto coperto.
E tali rimasero nel folklore popolare:
« E Arlecchino, che è la più significativa delle maschere, viene dalla parola hölle inferno, e significa "l'infernale" o addirittura "il re dell'inferno":
ecco perché la maschera di Arlecchino è nera e, nei modelli più antichi, ha un ceffo spaventoso. » [3]
« Questo carattere originario ci spiega come anche Zanni e Pulcinella abbiano la maschera nera. » [4]
L'anno riprendeva il suo corso a Carnevale: l'indizio era proprio la comparsa delle maschere nere:
la Befana era il primo dèmone nero che si manifestava per le strade...
« Carnevale è stato per molti secoli la principale festa di Capodanno e, come abbiamo avuto già occasione di dire più di una volta, in quel giorno ricomparivano sulla terra gli esseri del mondo infero, cioè i demoni. » [4]
Post sulle maschere 'Infere'...
Nel regno di Persefone: la dea delle Maschere.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra è un olio del pittore settecentesco Giovanni Domenico Ferretti: Arlecchino e Colombina.
Vedi la relativa pagina su Wikipedia.
_In apertura del post, sono due incisioni di Bartolomeo Pinelli che mostrano la Befana: a volto coperto e oscurato.
Note al testo ---
[1] « Segnalo mašca in Dalmazia (Lagosta), voce che in Piemonte (e in Provenza: masco) significa 'strega'. »
Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 219-220.
[2] Cfr. Paolo Toschi, Invito al folklore italiano: le regioni e le feste, Editrice Studium, Roma, 1963, p. 118.
[3] Cfr. Toschi, Arte popolare italiana, Bestetti Edizioni d'Arte, Roma, 1960, p. 305.
[4] Cfr. Toschi, Tradizioni popolari italiane, Edizioni Rai, Torino, 1959, pp. 89 e 92.
In origine, esse erano mascherate a partire dalla Befana:
come ci mostrano alcune incisioni di Bartolomeo Pinelli...
« Nelle incisioni di Pinelli e anche di altri artisti dell'Ottocento il grande fantoccio della Befana conservava ancora i suoi tratti di personaggio del mondo infero, di fata o di strega, dal potere ambivalente, e il segno sicuro era dato dal mascherone nero che le copriva il volto. » [2]
Le divinità degli Inferi, che regnavano sull'oscurità, erano mascherate o a volto coperto.
E tali rimasero nel folklore popolare:
« E Arlecchino, che è la più significativa delle maschere, viene dalla parola hölle inferno, e significa "l'infernale" o addirittura "il re dell'inferno":
ecco perché la maschera di Arlecchino è nera e, nei modelli più antichi, ha un ceffo spaventoso. » [3]
« Questo carattere originario ci spiega come anche Zanni e Pulcinella abbiano la maschera nera. » [4]
L'anno riprendeva il suo corso a Carnevale: l'indizio era proprio la comparsa delle maschere nere:
la Befana era il primo dèmone nero che si manifestava per le strade...
« Carnevale è stato per molti secoli la principale festa di Capodanno e, come abbiamo avuto già occasione di dire più di una volta, in quel giorno ricomparivano sulla terra gli esseri del mondo infero, cioè i demoni. » [4]
Post sulle maschere 'Infere'...
Nel regno di Persefone: la dea delle Maschere.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra è un olio del pittore settecentesco Giovanni Domenico Ferretti: Arlecchino e Colombina.
Vedi la relativa pagina su Wikipedia.
_In apertura del post, sono due incisioni di Bartolomeo Pinelli che mostrano la Befana: a volto coperto e oscurato.
Note al testo ---
[1] « Segnalo mašca in Dalmazia (Lagosta), voce che in Piemonte (e in Provenza: masco) significa 'strega'. »
Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, pp. 219-220.
[2] Cfr. Paolo Toschi, Invito al folklore italiano: le regioni e le feste, Editrice Studium, Roma, 1963, p. 118.
[3] Cfr. Toschi, Arte popolare italiana, Bestetti Edizioni d'Arte, Roma, 1960, p. 305.
[4] Cfr. Toschi, Tradizioni popolari italiane, Edizioni Rai, Torino, 1959, pp. 89 e 92.
lunedì 26 dicembre 2022
Botti di Capodanno: un rito d'inizio Anno per spaventare gli Spiriti maligni.
Il passaggio tra vecchio e nuovo anno è delicato:
i dèmoni sono in agguato.
Spari e campane servivano proprio a metterli in fuga...
« Gli strumenti in ferro sono apotropaici, allontanano il demone
[...] Ricordo ancora quand'ero bambino che nelle campagne i nostri nonni, appena c'era minaccia di temporale, facevano suonare le campane, usanza che si ricollega alle antiche credenze secondo cui i demoni possono essere messi in fuga dal suono del metallo, campane, campanelli, cembali, il suono del gong. » [1]
I botti sono un'evoluzione delle campane e dei sonagli:
si 'scampanava' per scacciare i dèmoni, quando l'uso della polvere da sparo non era ancora affermato in Europa.
L'importante era fare più rumore possibile.
Paolo Toschi spiegava bene questa usanza...
« E al fragore dei cocci rotti si unisce quello dei "botti", che sono, sì, ora soltanto espressione di chiassosa allegria, ma che in origine avevano anche la funzione di scacciare e distruggere gli spiriti maligni. » [2]
Gli animali, specie i gatti, fuggivano terrorizzati?
Meglio! Il rumore serviva proprio a questo.
I gatti erano gli animali più spesso posseduti dal diavolo:
i botti avevano, soprattutto contro di loro, potere apotropaico.
Andreina Ciceri, scrivendo delle Tradizioni popolari friulane, spiega bene questa usanza esorcistica...
« Nelle Valli del Nat, a Natale la compagnia dei giovani suonava le campane fino a mezzanotte, a fine d'anno fino alle prime ore successive, ai Tre Re [Magi: Epifania, n.d.a.] per l'intera notte e spesso a gara coi paesi vicini ("per avere le rape più grosse").
Alle campane si accompagnava anche lo sparo di mortaretti, ché il rumore doveva cacciare gli spiriti maligni. » [3]
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra, con un cane che brandisce delle campanelle, è tratta dal manoscritto Douce 5: folio 180v.
_In apertura del post, miniatura tratta dal medesimo manoscritto: folio 100v.
_La miniatura con un coniglietto che suona le campane della chiesa è tratta dal manoscritto W.102 presso il Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.) : folio 81r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, p. 149.
[2] Cfr. Paolo Toschi, Invito al folklore italiano: le regioni e le feste, Editrice Studium, Roma, 1963, p. 118.
[3] Cfr. Ciceri, Tradizioni popolari friulane, Volume 2, Chiandetti, Udine, 1982, p. 597.
i dèmoni sono in agguato.
Spari e campane servivano proprio a metterli in fuga...
« Gli strumenti in ferro sono apotropaici, allontanano il demone
[...] Ricordo ancora quand'ero bambino che nelle campagne i nostri nonni, appena c'era minaccia di temporale, facevano suonare le campane, usanza che si ricollega alle antiche credenze secondo cui i demoni possono essere messi in fuga dal suono del metallo, campane, campanelli, cembali, il suono del gong. » [1]
I botti sono un'evoluzione delle campane e dei sonagli:
si 'scampanava' per scacciare i dèmoni, quando l'uso della polvere da sparo non era ancora affermato in Europa.
L'importante era fare più rumore possibile.
Paolo Toschi spiegava bene questa usanza...
« E al fragore dei cocci rotti si unisce quello dei "botti", che sono, sì, ora soltanto espressione di chiassosa allegria, ma che in origine avevano anche la funzione di scacciare e distruggere gli spiriti maligni. » [2]
Gli animali, specie i gatti, fuggivano terrorizzati?
Meglio! Il rumore serviva proprio a questo.
I gatti erano gli animali più spesso posseduti dal diavolo:
i botti avevano, soprattutto contro di loro, potere apotropaico.
Andreina Ciceri, scrivendo delle Tradizioni popolari friulane, spiega bene questa usanza esorcistica...
« Nelle Valli del Nat, a Natale la compagnia dei giovani suonava le campane fino a mezzanotte, a fine d'anno fino alle prime ore successive, ai Tre Re [Magi: Epifania, n.d.a.] per l'intera notte e spesso a gara coi paesi vicini ("per avere le rape più grosse").
Alle campane si accompagnava anche lo sparo di mortaretti, ché il rumore doveva cacciare gli spiriti maligni. » [3]
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra, con un cane che brandisce delle campanelle, è tratta dal manoscritto Douce 5: folio 180v.
_In apertura del post, miniatura tratta dal medesimo manoscritto: folio 100v.
_La miniatura con un coniglietto che suona le campane della chiesa è tratta dal manoscritto W.102 presso il Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.) : folio 81r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, 2000, p. 149.
[2] Cfr. Paolo Toschi, Invito al folklore italiano: le regioni e le feste, Editrice Studium, Roma, 1963, p. 118.
[3] Cfr. Ciceri, Tradizioni popolari friulane, Volume 2, Chiandetti, Udine, 1982, p. 597.
venerdì 9 dicembre 2022
Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.
Chi nasce nel giorno di Natale, o al solstizio d'estate, può essere preda di forze demoniache.
« [...] le madri di gemelle e chi nasce nel giorno di San Giovanni o di Natale, sono destinati a divenire streghe e stregoni.
[...] In particolare, nel chietino, per le tre notti successive al giorno di Natale il padre, con un piccolo ago rovente, disegna una piccola croce sopra il piede del figlio per "guarirlo" ed evitargli la sorte infausta. » [1]
In quei due giorni dell'anno -la notte tra il 24 e il 25, a giugno e dicembre- i dèmoni sono molto attivi. Specie a Natale:
per scongiurarli, si appende una ghirlanda sulla porta di casa.
La ghirlanda ha potere apotropaico...
« I giorni solstiziali (san Giovanni, o il Natale) erano sentiti come delicati e decisivi momenti di passaggio, momenti dell'anno gravidi di incertezza di cui gli spiriti maligni cercavano di approfittare. »
« Le ghirlande appese alle porte e alle finestre per tener lontano streghe, diavoli, e i temporali, cioè i demoni che li causavano, sono intrecciate di erbe dotate di "potere sia medicinale che divinatorio". » [2]
Una di queste piante antistregoniche era la felce.
L'etnologo siciliano Giuseppe Pitrè spiegava l'uso di questa pianta magica che le streghe coglievano a Natale.
Appenderne un ramoscello alla porta, le avrebbe dissuase dall'entrare in casa...
« Nella notte di Natale, le streghe colgono la felce (la fèce) che si chiama anche l'erba della concordia o della sconcordia, ed ha forma di mano.
Le streghe uniscono o disuniscono le dita di quella strana mano, quando operano le loro malìe, per unire o disunire gli animi » . [3]
➔ Sulle tecniche difensive contro le forze maligne:
Campane apotropaiche: amuleti per combattere i demoni.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra, con un Vescovo dalle zampe ferine e sul posteriore una testa barbuta, è tratta dal manoscritto Stowe 17 della British Library: folio 206r
_La miniatura in apertura, con un demone che stringe dei festoni, è tratta dal manoscritto Add MS 62925 della British Library:
folio 23v.
Note al testo ---
[1] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2008, p. 25.
[2] Le felci sono legate ai due solstizi, d'inverno e d'estate:
il seme, per credenze popolari, cade in estate:
" In alcuni dialetti la felce maschio ha nome felce di san Giovanni (per esempio, bolognese fallza ed san Svàn) :
si credeva che il seme nascesse e cadesse in quella magica notte, a mezzanotte in punto, e in quell'ora lo si andava a cercare perché teneva lontanno i malefici. "
Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 55, 59 e 257.
[3] Giuseppe Pitrè, Curiosità popolari tradizionali. Credenze, usi e costumi abruzzesi, vol. VII, Palermo, 1890, p. 80.
Vedi la relativa pagina su Google Libri.
giovedì 1 dicembre 2022
Stregoneria Animale: il gufo succhiatore che si trasforma in capro.
Un manoscritto inglese ci mostra una capra e un gufo cornuto:
nei dialetti, un legame stretto unisce i due animali...
« i ciuffi auricolari brunoneri molto lunghi nel gufo reale ricordano le corna di una capra.
Anche il verso del rapace può aver richiamato il belare della capra.
Di qui il nome, in Valtellina, di cavra bésula "capra belante", cabra beso in Valcamonica e Poschiavo, cabra besol a Bormio, dove cabra begiol era anche il nome del caprimulgo che insieme a al duch, il gufo reale, porta la morte in quelle case dove va a cantare. » [1]
Dietro questa storia c'è il "capro espiatorio", che gli ebrei scacciavano nel deserto, ogni volta, per allontanare le impurità peccaminose [2].
Secondo Erodoto, gli Egiziani -il popolo più lussurioso del Mediterraneo!- organizzavano perfino l'accoppiamento rituale della donna al capro...
« Il capro e Pan si chiamano in egiziano Mendes.
In questo nomo ai miei tempi avvenne il seguente fatto straordinario:
un caprone si univa pubblicamente ad una donna, e questo era divenuto uno spettacolo pubblico. » [3]
In una miniatura da un manoscritto del Trinity College di Cambridge, la vacca munge le tette di una donna:
le due figure sono, nella fantasia del miniatore, una cosa sola!
Il filtro medievale sviluppò l'appetito carnale del gufo:
nacque così il gufo succhia-vacca:
« Gli animali antenati potevano allattare i bambini o rubare il latte alle madri dei bambini.
Molte fiabe o leggende raccontano ad esempio che il gufo si attaccava alle mammelle di donne che allattavano o di altri animali, come la vacca:
ebbene, l'origine del nome conferma questa concezione arcaica, dal momento che è una variante del latino bufo
[...] il cui significato originario era 'succhia-vacca' (si tratta del composto indoeuropeo bos 'vacca' + dha 'succhiare') ». [4]
◉ Sugli animali 'malefici', vedi anche:
Una civetta diabolica nella chiesa di Santa Maria a Lugnano in Teverina.
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Note alle immagini ---
_Sopra, disegno con un diavolo cornuto dal manoscritto Add Ms 11283 conservato alla British Library: folio 6r.
_In apertura del post, miniatura con un gufo e un capro 'rampante' dal manoscritto Add Ms 62925: folio 63r.
_La seconda immagine del post è un disegno a margine del testo, sempre dal Bestiario Add Ms 11283: folio 7r.
_La terza miniatura, con una vacca che spreme il seno di una donna, è tratta dal manoscritto B.11.22 del Trinity College di Cambridge, visibile nel sito della Biblioteca inglese:
folio 118 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, dèmoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 222.
[2] « A tutti questi tratti devono aver contribuito il racconto che Erodoto fa del culto sessuale egiziano del dio caprone nella città di Mendes, e il costume biblico del "capro espiatorio", scacciato nel deserto come portatore di tutte le impurità peccaminose degli uomini.
I cronisti greci identificano il caprone sacro di Mendes con Pan; originariamente doveva trattarsi di un ariete piuttosto che di un caprone. ».
Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, pp. 93-94.
[3] Cfr. Erodoto, Storie, Libro II, paragrafo 46 [2], in Biblioteca Universale Rizzoli, traduzione di Augusta Izzo d'Accinni, Volume Primo, Milano, 1984, p. 375.
[4] Cfr. Mario Alinei e Francesco Benozzo, DESLI: Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana. Come nascono le parole, Pendragon, Bologna, 2015, p. 70.
nei dialetti, un legame stretto unisce i due animali...
« i ciuffi auricolari brunoneri molto lunghi nel gufo reale ricordano le corna di una capra.
Anche il verso del rapace può aver richiamato il belare della capra.
Di qui il nome, in Valtellina, di cavra bésula "capra belante", cabra beso in Valcamonica e Poschiavo, cabra besol a Bormio, dove cabra begiol era anche il nome del caprimulgo che insieme a al duch, il gufo reale, porta la morte in quelle case dove va a cantare. » [1]
Dietro questa storia c'è il "capro espiatorio", che gli ebrei scacciavano nel deserto, ogni volta, per allontanare le impurità peccaminose [2].
Secondo Erodoto, gli Egiziani -il popolo più lussurioso del Mediterraneo!- organizzavano perfino l'accoppiamento rituale della donna al capro...
« Il capro e Pan si chiamano in egiziano Mendes.
In questo nomo ai miei tempi avvenne il seguente fatto straordinario:
un caprone si univa pubblicamente ad una donna, e questo era divenuto uno spettacolo pubblico. » [3]
In una miniatura da un manoscritto del Trinity College di Cambridge, la vacca munge le tette di una donna:
le due figure sono, nella fantasia del miniatore, una cosa sola!
Il filtro medievale sviluppò l'appetito carnale del gufo:
nacque così il gufo succhia-vacca:
« Gli animali antenati potevano allattare i bambini o rubare il latte alle madri dei bambini.
Molte fiabe o leggende raccontano ad esempio che il gufo si attaccava alle mammelle di donne che allattavano o di altri animali, come la vacca:
ebbene, l'origine del nome conferma questa concezione arcaica, dal momento che è una variante del latino bufo
[...] il cui significato originario era 'succhia-vacca' (si tratta del composto indoeuropeo bos 'vacca' + dha 'succhiare') ». [4]
◉ Sugli animali 'malefici', vedi anche:
Una civetta diabolica nella chiesa di Santa Maria a Lugnano in Teverina.
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Note alle immagini ---
_Sopra, disegno con un diavolo cornuto dal manoscritto Add Ms 11283 conservato alla British Library: folio 6r.
_In apertura del post, miniatura con un gufo e un capro 'rampante' dal manoscritto Add Ms 62925: folio 63r.
_La seconda immagine del post è un disegno a margine del testo, sempre dal Bestiario Add Ms 11283: folio 7r.
_La terza miniatura, con una vacca che spreme il seno di una donna, è tratta dal manoscritto B.11.22 del Trinity College di Cambridge, visibile nel sito della Biblioteca inglese:
folio 118 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, dèmoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 222.
[2] « A tutti questi tratti devono aver contribuito il racconto che Erodoto fa del culto sessuale egiziano del dio caprone nella città di Mendes, e il costume biblico del "capro espiatorio", scacciato nel deserto come portatore di tutte le impurità peccaminose degli uomini.
I cronisti greci identificano il caprone sacro di Mendes con Pan; originariamente doveva trattarsi di un ariete piuttosto che di un caprone. ».
Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, pp. 93-94.
[3] Cfr. Erodoto, Storie, Libro II, paragrafo 46 [2], in Biblioteca Universale Rizzoli, traduzione di Augusta Izzo d'Accinni, Volume Primo, Milano, 1984, p. 375.
[4] Cfr. Mario Alinei e Francesco Benozzo, DESLI: Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana. Come nascono le parole, Pendragon, Bologna, 2015, p. 70.
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