martedì 18 luglio 2023
Madonna delle frecce: una traccia del culto di Artemide.
Il culto della Madonna riprese l'antica devozione per la dèa della caccia Artemide:
tanto che fu proclamato nella città in cui più forte era la devozione ad Artemide → Efeso.
L'antropologo Carlo Tullio-Altan scriveva...
« Il potere fieramente virgineo di Artemide, la dea femminile della caccia, è ben noto, ma non altrettanto noto è il fatto che il dogma della verginità di Maria venne proclamato proprio ad Efeso, città sacra di Artemide. » [1]
La Luna compie una rotazione intorno alla Terra in 27 giorni, il multiplo perfetto di 3:
3 x 3 x 3 cioè 3 elevato alla terza.
Per questo numero magico ad Artemide fu associata la Luna:
la Luna corrispondeva, in termini simbolici, al suo arco di frecce.
« "Artemide" era un appellativo della triplie dea-Luna.
[...] Al suo terzo aspetto, quello di Vegliarda, va attribuita la prerogativa di assistere ai parti e di scagliare frecce;
e l'età delle sue sacerdotesse, nove anni, ricorda che il numero dell'estinguersi della luna è tre volte tre. » [2]
A differenza del Medio Evo, nel mondo pagano antico i dèmoni non si associavano alla Luna bensì al meriggio:
la Luna aveva, pertanto, un potere propiziatorio.
« Nel I idillio d Teocrito si allude al mezzogiorno come al momento in cui i demoni riposano ed è pericoloso disturbarli.
Per gli antichi il mezzogiorno era l'ora in cui gli dèi o gli spiriti scendevano a visitare la terra. » [3]
La Madonna riprese dal culto di Artemide i Suoi principali attributi:
la Luna e le frecce.
Nel filtro iconografico, le frecce rimasero:
non più simbolo della caccia, ma oggetti pestilenziali.
La fede nella Madonna avrebbe scongiurato la pestilenza mandata da Dio in forma di frecce:
solo la Madonna, infatti, aveva la facoltà di neutralizzarle.
Nei gonfaloni dell'Italia centrale si vede spesso la Madonna intercettare le frecce pestilenzali scagliate dal Padre:
eccone uno (1472) -l'Eterno è dipinto sopra la testa della Vergine- del pittore Benedetto Bonfigli dalla chiesa di Santa Maria, presso il borgo di Corciano...
◉ Post sul culto della nera Artemide Efesia:
Madre Nera e dèmoni protettivi: la dèa apotropaica e la Madonna Bruna.
Note alle immagini ---
_In apertura, xilografia con Madonna su falce di luna del pittore tedesco Albrecht Dürer, conservata presso il Museo Civico di Pescia.
_Il secondo dipinto è una tavola opera di un pittore romagnolo quattrocentesco, la "Madonna delle frecce": è indicata in una Scheda nel sito della Pinacoteca di Faenza.
Note al testo ---
[1] Cfr. Carlo Tullio Altan, Lo spirito religioso del mondo primitivo, Il Saggiatore, Milano, 1960, p. 320.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983,
nota 1 a p. 74.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 169.
lunedì 10 luglio 2023
Dio è colpevole: punire la divinità.
Platone, nella Repubblica, invitava a non incolpare il Dio per gli errori umani.
La responsabilità delle scelte era in capo agli uomini, e a loro soltanto.
« Non un demone sceglierà voi, ma voi sceglierete il vostro demone!
[...] La responsabilità è di chi fa la scelta;
la divinità è innocente. »
Tutto il contrario di ciò che insegnava la Magia.
Gli dèi, e più tardi i Santi, erano colpevoli –eccome!– delle cattive scelte umane:
per metterli in guardia, si recitavano dei veri scongiuri che valevano come diffida...
« L'idea di infiggere un chiodo sul corpo del dio nasce dalla credenza che questo 'pungente promemoria' possa rammentare di continuo alla divinità la preghiera e la richiesta dell'uomo.
[...] È lo stesso concetto che sta alla base delle 'minacce' rivolte ai santi per incentivarli a concedere la grazia.
Esempio ne è un'antica filastrocca di Furore, nella costiera amalfitana, che recita:
Santo Jaco, miezo pazzo,
'o vottarono abbasco 'a chiazza.
Sant'Elia, puveriello,
'o vottarono d'a Purtella.
Sant'Agnelo, malandrino
'o vottarono dinte pino.
Questa nenia rievoca la vendetta degli abitanti del luogo che, non ascoltati dai propri santi, li gettano in mezzo alla piazza o nelle profondità di un fiordo. » [2]
Nella stregoneria, inchiodare le sacre icone serviva a rammentare al feticcio - e più tardi, ai Santi - l'insistenza della richiesta.
La statuetta africana che trovai, anni fa, in un mercato d'antiquariato è solo una (piccola!) testimonianza di questa pratica.
In Umbria le invettive contro i Santi non erano violente come a Furore, ma avevano una perentorietà che non lascia adito a dubbi.
Quando il Santo suonava l'ora della Morte, non tutti i devoti erano pronti a riceverla:
così lo si allontanava con apposite maledizioni...
« Il valore di augurio infausto attribuito all'orologio di San Pasquale deriva da una credenza diffusa tra le classi rurali d'un tempo.
Secondo tale leggenda, il santo avrebbe avvertito i propri devoti con alcuni colpetti sul muro tre giorni prima della loro morte perché avessero il tempo di ravvedersi.
[...] A Casali di Belforte (Preci) dicono: "benedetta quella casa che ce batte l'orologio". Nel Leonessano, quando si udivano i ticchettii de 'lu relloggiu de san Pasquale', si diceva:
"Orologio de san Pasquale, /
sóname bene o sóname male: /
se sóni bene statte, /
se sóni male vattene." » [3]
◉ Post sulle Icone inchiodate ---
Il feticcio inchiodato: indagine sul mito di Santa Rita.
San Sebastiano e i feticci inchiodati della Stregoneria.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un armigero che brandisce la mazza dal manoscritto Ms 17 della British Library: folio 123v.
_In apertura, mascherone a grottesca morso da due mostri alati.
⮩ Miniatura tratta dal manoscritto Add ms 62925, visibile nel sito della British Library: folio 12 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Platone, La Repubblica, Libro X [617 e], a cura di Giuseppe Lozza, Mondadori, Milano, 1990, p. 835.
[2] Cfr. Andrea Romanazzi, La Stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 159.
[3] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, vol. II, Edicit, Foligno, 2009, pp. 440-441.
La responsabilità delle scelte era in capo agli uomini, e a loro soltanto.
« Non un demone sceglierà voi, ma voi sceglierete il vostro demone!
[...] La responsabilità è di chi fa la scelta;
la divinità è innocente. »
Tutto il contrario di ciò che insegnava la Magia.
Gli dèi, e più tardi i Santi, erano colpevoli –eccome!– delle cattive scelte umane:
per metterli in guardia, si recitavano dei veri scongiuri che valevano come diffida...
« L'idea di infiggere un chiodo sul corpo del dio nasce dalla credenza che questo 'pungente promemoria' possa rammentare di continuo alla divinità la preghiera e la richiesta dell'uomo.
[...] È lo stesso concetto che sta alla base delle 'minacce' rivolte ai santi per incentivarli a concedere la grazia.
Esempio ne è un'antica filastrocca di Furore, nella costiera amalfitana, che recita:
'o vottarono abbasco 'a chiazza.
Sant'Elia, puveriello,
'o vottarono d'a Purtella.
Sant'Agnelo, malandrino
'o vottarono dinte pino.
Questa nenia rievoca la vendetta degli abitanti del luogo che, non ascoltati dai propri santi, li gettano in mezzo alla piazza o nelle profondità di un fiordo. » [2]
Nella stregoneria, inchiodare le sacre icone serviva a rammentare al feticcio - e più tardi, ai Santi - l'insistenza della richiesta.
La statuetta africana che trovai, anni fa, in un mercato d'antiquariato è solo una (piccola!) testimonianza di questa pratica.
In Umbria le invettive contro i Santi non erano violente come a Furore, ma avevano una perentorietà che non lascia adito a dubbi.
Quando il Santo suonava l'ora della Morte, non tutti i devoti erano pronti a riceverla:
così lo si allontanava con apposite maledizioni...
« Il valore di augurio infausto attribuito all'orologio di San Pasquale deriva da una credenza diffusa tra le classi rurali d'un tempo.
Secondo tale leggenda, il santo avrebbe avvertito i propri devoti con alcuni colpetti sul muro tre giorni prima della loro morte perché avessero il tempo di ravvedersi.
[...] A Casali di Belforte (Preci) dicono: "benedetta quella casa che ce batte l'orologio". Nel Leonessano, quando si udivano i ticchettii de 'lu relloggiu de san Pasquale', si diceva:
sóname bene o sóname male: /
se sóni bene statte, /
se sóni male vattene." » [3]
◉ Post sulle Icone inchiodate ---
Il feticcio inchiodato: indagine sul mito di Santa Rita.
San Sebastiano e i feticci inchiodati della Stregoneria.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un armigero che brandisce la mazza dal manoscritto Ms 17 della British Library: folio 123v.
_In apertura, mascherone a grottesca morso da due mostri alati.
⮩ Miniatura tratta dal manoscritto Add ms 62925, visibile nel sito della British Library: folio 12 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Platone, La Repubblica, Libro X [617 e], a cura di Giuseppe Lozza, Mondadori, Milano, 1990, p. 835.
[2] Cfr. Andrea Romanazzi, La Stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 159.
[3] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, vol. II, Edicit, Foligno, 2009, pp. 440-441.
venerdì 30 giugno 2023
Falce di Luna: la magia del forcone.
Volete vedere una strega?
La magia popolare suggeriva di prendere un forcone, all'incrocio di tre o più strade, e di guardarci dentro...
« Per vedere le streghe, bisognava mettersi ad un incrocio, verso la mezzanotte, appoggiando il mento tra i due rebbi di un forcone da fieno.
In quel modo, specie durante la notte di Natale, dicono gli anziani del borgo di Villa San Silvestro, si sarebbero potute vedere le streghe passare e riconoscere le malefiche del paese. » [1]
La forma dei forconi, a mezzaluna, era una chiara allusione ai poteri notturni delle megère: come le corna.
I crocicchi erano consacrati ad Ecate:
dèa oscura delle streghe...
« La relazione streghe-crocevia trae origine da lontani miti:
la tessala Ecate, signora dei morti e della magia negativa, [...] appariva nei crocevia accompagnata da stuoli di anime di defunti
[...] Nei pressi dei crocicchi, per scongiurare il pericolo di nefasti incontri, i Romani usavano usavano erigere statue votive di Ecate triforme. » [1]
Tale era il timore verso gli oggetti a forma di mezzaLuna, specie se rovesciati, che la Tradizione prescriveva di non bruciare il giogo dei buoi, ma di seppellirlo sottoTerra...
« Era proibito bruciare il giogo dei buoi nel camino
"il giogo che avevano portato sul collo le vaccine pe' lavora' non se poteva brucia': era peccato".
La medesima interdizione, a Trognano, riguardava l'arsione del giughetto da buoi.
[...] Il giogo divenuto inutilizzabile, veniva sepolto e non poteva essere arso nel fuoco del camino. » [1]
◉ Sulle corna della Luna, vedi il post:
La luna e le corna: il culto della Vacca lunare.
◉ Sulle maledizioni dei crocicchi, vedi il post...
In nome di Ecate: i roghi alle porte e le penne degli uccelli.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura, raffigura Triaria:
nobildonna romana vestita in abiti guerreschi maschili.
⮩ È tratta dal De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio, manoscritto della Bnf di Parigi, Département des Manuscrits, Français 599:
folio 82v.
Nel sito della Biblioteca si trova integralmente scansionato.
La stessa immagine è presente anche su Wikipedia.
⮩ Da notare la forca a due denti che regge:
è uno strumento agricolo, simbolo del femminino.
La forca ha, infatti, la stessa forma di una mezzaLuna.
_L'immagine in conclusione del post, è una miniatura tratta dal manoscritto 42130 della British Library: folio 170 recto.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in
Tra cielo e terra : religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Edicit, Foligno, 2009, pp. 487-488, 652.
La magia popolare suggeriva di prendere un forcone, all'incrocio di tre o più strade, e di guardarci dentro...
« Per vedere le streghe, bisognava mettersi ad un incrocio, verso la mezzanotte, appoggiando il mento tra i due rebbi di un forcone da fieno.
In quel modo, specie durante la notte di Natale, dicono gli anziani del borgo di Villa San Silvestro, si sarebbero potute vedere le streghe passare e riconoscere le malefiche del paese. » [1]
La forma dei forconi, a mezzaluna, era una chiara allusione ai poteri notturni delle megère: come le corna.
I crocicchi erano consacrati ad Ecate:
dèa oscura delle streghe...
« La relazione streghe-crocevia trae origine da lontani miti:
la tessala Ecate, signora dei morti e della magia negativa, [...] appariva nei crocevia accompagnata da stuoli di anime di defunti
[...] Nei pressi dei crocicchi, per scongiurare il pericolo di nefasti incontri, i Romani usavano usavano erigere statue votive di Ecate triforme. » [1]
Tale era il timore verso gli oggetti a forma di mezzaLuna, specie se rovesciati, che la Tradizione prescriveva di non bruciare il giogo dei buoi, ma di seppellirlo sottoTerra...
« Era proibito bruciare il giogo dei buoi nel camino
"il giogo che avevano portato sul collo le vaccine pe' lavora' non se poteva brucia': era peccato".
La medesima interdizione, a Trognano, riguardava l'arsione del giughetto da buoi.
[...] Il giogo divenuto inutilizzabile, veniva sepolto e non poteva essere arso nel fuoco del camino. » [1]
◉ Sulle corna della Luna, vedi il post:
La luna e le corna: il culto della Vacca lunare.
◉ Sulle maledizioni dei crocicchi, vedi il post...
In nome di Ecate: i roghi alle porte e le penne degli uccelli.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura, raffigura Triaria:
nobildonna romana vestita in abiti guerreschi maschili.
⮩ È tratta dal De mulieribus claris di Giovanni Boccaccio, manoscritto della Bnf di Parigi, Département des Manuscrits, Français 599:
folio 82v.
Nel sito della Biblioteca si trova integralmente scansionato.
La stessa immagine è presente anche su Wikipedia.
⮩ Da notare la forca a due denti che regge:
è uno strumento agricolo, simbolo del femminino.
La forca ha, infatti, la stessa forma di una mezzaLuna.
_L'immagine in conclusione del post, è una miniatura tratta dal manoscritto 42130 della British Library: folio 170 recto.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in
Tra cielo e terra : religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, Edicit, Foligno, 2009, pp. 487-488, 652.
mercoledì 14 giugno 2023
La danza delle Orse di Artemide: un rito violento.
Per essere mature, le donne greche dovevano fare la danza delle Orse di Artemide...
« Così gli Ateniesi decretarono ufficialmente che nessuna fanciulla si sarebbe potuta sposare con un uomo prima di aver compiuto l'arkteia per la dea. » [1]
La dèa trasformava bambine che facevano la danza sacra in donne.
Secondo l'archeologo Marco Giuman...
« Imitando l'orsa in onore della dea indossavano la veste color dello zafferano e celebravano il rito per Artemide Brauronia o Munichia, vergini scelte non più grandi di dieci anni né più giovani di cinque. » [1]
Era una danza violenta: un vero rito di passaggio.
L'orsa era l'animale di potere della dèa:
divenire 'orse' significava essere Artemide...
« Divenire un'orsa nel culto arcaico non era una punizione per una trasgressione, ma un onore.
Divenendo orse le sacerdotesse acquisivano l'energia della dea-Orsa Artemide, divenivano la dea stessa. » [2]
I maschi sacrificati erano (molto) graditi ad Artemide.
Secondo Robert Graves, una traccia era sopravvissuta nel mito di Ifigenia che sacrifica Oreste per vendicare la dèa del furto di una Sua statua...
« [...] lo condusse a Braurone, dove Oreste fu accolto come l'annuale pharmakos, la vittima designata per espiare le colpe collettive del popolo, e la vergine sacerdotessa di Artemide gli tagliò la gola.
Eace poi disse la verità a Elettra quando si incontrarono a Delfi:
e cioè Oreste era stato sacrificato da Ifigenia, che pare fosse un appellativo di Artemide. » [3]
Michela Zucca spiegava perché la Dea, per essere fertile, avesse bisogno di sacrifici e di sangue umano...
« Il sangue femminile è quindi direttamente associato alla morte e al nutrimento.
Per produrre, la terra, e la dea che è la sua rappresentazione simbolica, ha bisogno di sangue e di sacrifici umani.
Può proteggere la vita solo attraverso la morte, e lo sviluppo di una nuova nascita soltanto per mezzo della sofferenza.
Per questo motivo il concetto di sacrificio è fondamentale fra i popoli antichi. » [4]
◉ Sui sacrifici maschili, e le loro evidenze nelle narrazioni mitiche, vedi:
Dioniso era una donna? La morte rituale del Re.
La femmina che uccide il maschio: la Mantide, simbolo del potere Matriarcale.
Miele divino: dalla Madonna delle Api alla dea Cibele, detta l'«Ape Regina».
◉ Sugli Orsi sacri e il loro culto dal mondo antico al MedioEvo:
Artù e sant'Orso: i due devoti di Artio, la dea celtica degli Orsi.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un ammaestratore di orsi tratta dal manoscritto Ms 42130: folio 161 recto.
_La seconda miniatura del post, con un orso che insidia una donna, è tratta dal manoscritto Royal 2 B VII: folio 131 recto.
_In apertura del post, miniatura con un orso che si arrampica su un racemo.
Il folio proviene da un altro manoscritto della British Library:
Harley MS 2433, folio 76 verso.
⮩ Nel blog della Biblioteca inglese è visibile il dettaglio.
Note al testo ---
[1] Il primo testo è una glossa nel lessico Suda, il secondo uno scolio al verso 645 della Lisistrata di Aristofane.
⮩ Cfr. Marco Giuman, La dea, la vergine, il sangue, Longanesi, Milano, 1999, p. 97.
[2] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo. Il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, 2021, p. 20.
[3] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 1 a p. 404.
[4] Cfr. Michela Zucca, Donne delinquienti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate, Tabor, Valle di Susa, 2021,
p. 42.
« Così gli Ateniesi decretarono ufficialmente che nessuna fanciulla si sarebbe potuta sposare con un uomo prima di aver compiuto l'arkteia per la dea. » [1]
La dèa trasformava bambine che facevano la danza sacra in donne.
Secondo l'archeologo Marco Giuman...
« Imitando l'orsa in onore della dea indossavano la veste color dello zafferano e celebravano il rito per Artemide Brauronia o Munichia, vergini scelte non più grandi di dieci anni né più giovani di cinque. » [1]
Era una danza violenta: un vero rito di passaggio.
L'orsa era l'animale di potere della dèa:
divenire 'orse' significava essere Artemide...
« Divenire un'orsa nel culto arcaico non era una punizione per una trasgressione, ma un onore.
Divenendo orse le sacerdotesse acquisivano l'energia della dea-Orsa Artemide, divenivano la dea stessa. » [2]
I maschi sacrificati erano (molto) graditi ad Artemide.
Secondo Robert Graves, una traccia era sopravvissuta nel mito di Ifigenia che sacrifica Oreste per vendicare la dèa del furto di una Sua statua...
« [...] lo condusse a Braurone, dove Oreste fu accolto come l'annuale pharmakos, la vittima designata per espiare le colpe collettive del popolo, e la vergine sacerdotessa di Artemide gli tagliò la gola.
Eace poi disse la verità a Elettra quando si incontrarono a Delfi:
e cioè Oreste era stato sacrificato da Ifigenia, che pare fosse un appellativo di Artemide. » [3]
Michela Zucca spiegava perché la Dea, per essere fertile, avesse bisogno di sacrifici e di sangue umano...
« Il sangue femminile è quindi direttamente associato alla morte e al nutrimento.
Per produrre, la terra, e la dea che è la sua rappresentazione simbolica, ha bisogno di sangue e di sacrifici umani.
Può proteggere la vita solo attraverso la morte, e lo sviluppo di una nuova nascita soltanto per mezzo della sofferenza.
Per questo motivo il concetto di sacrificio è fondamentale fra i popoli antichi. » [4]
◉ Sui sacrifici maschili, e le loro evidenze nelle narrazioni mitiche, vedi:
Dioniso era una donna? La morte rituale del Re.
La femmina che uccide il maschio: la Mantide, simbolo del potere Matriarcale.
Miele divino: dalla Madonna delle Api alla dea Cibele, detta l'«Ape Regina».
◉ Sugli Orsi sacri e il loro culto dal mondo antico al MedioEvo:
Artù e sant'Orso: i due devoti di Artio, la dea celtica degli Orsi.
Note alle immagini ---
_Sopra, miniatura con un ammaestratore di orsi tratta dal manoscritto Ms 42130: folio 161 recto.
_La seconda miniatura del post, con un orso che insidia una donna, è tratta dal manoscritto Royal 2 B VII: folio 131 recto.
_In apertura del post, miniatura con un orso che si arrampica su un racemo.
Il folio proviene da un altro manoscritto della British Library:
Harley MS 2433, folio 76 verso.
⮩ Nel blog della Biblioteca inglese è visibile il dettaglio.
Note al testo ---
[1] Il primo testo è una glossa nel lessico Suda, il secondo uno scolio al verso 645 della Lisistrata di Aristofane.
⮩ Cfr. Marco Giuman, La dea, la vergine, il sangue, Longanesi, Milano, 1999, p. 97.
[2] Cfr. Carlo Matti, Bestiario del cielo. Il significato segreto delle costellazioni, Ca' del Monte, 2021, p. 20.
[3] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 1 a p. 404.
[4] Cfr. Michela Zucca, Donne delinquienti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate, Tabor, Valle di Susa, 2021,
p. 42.
martedì 6 giugno 2023
Umbria e Ombre. L'identità di una Terra.
L'Iconologia del cavalier perugino Cesare Ripa raffigura l'Umbria come una donna che regge un Tempio da cui scaturisce la luce.
Niente di più falso: la parola Umbria indica una terra oscura, dal latino Umbra.
Lo spiega un vecchio Vocabolario della lingua italiana...
« voce dotta, dal latino ŭmbra: regione piena d’ombra. » [1]
L'Umbria era la terra giusta per chi doveva vivere nell'ombra e nascondersi, a causa dei suoi traffici 'clandestini' (stregoni e fattucchiere) o delle sue idee eretiche.
Piero Camporesi, nell'Introduzione al Libro dei Vagabondi, edizione moderna di testi sui Furfanti, spiega che i Santi, quelli umbri soprattutto, vivessero a stretto contatto con incantatori le cui grotte e foreste andavano 'bonificate' dal Maligno...
« Nei conventi e nei romitori, spesso inaccessibili fra dirupate montagne, dell'Umbria, delle Marche, del Lazio superiore, avvenivano strani riti nel trionfo di Venere promiscua, fra i settatori di quel francescanesimo estremista e rivoluzionario che volgarmente erano chiamati i fraticelli ». [2]
Una terra oscura come l'Umbria medievale non poteva non pullulare di santi, per redimerla.
Padre Ugolino Nicolini spiegava che dietro la parvenza sacra, ci fosse una Terra in preda al demonio...
« [...] tutti possiamo leggere, per una certa storia del diavolo in Umbria, i miracoli di santi e sante (che tali non sarebbero se non ci fosse stato il demonio che tentava!), a cominciare dai Dialogi di Gregorio Magno, particolarmente quei prodigi attribuiti a san Fortunato vescovo di Todi, tutti operati in lotta contro il diavolo. »
Jean Bolland, padre dei Bollandisti, elogiava Ludovico Jacobilli per aver sottratto le Vite de' Santi dell'Umbria dal cono d'ombra che avvolgeva la loro terra...
« Sulle vite dei suoi santi, sulla loro origine e sulla loro epoca, l'Umbria è coperta da grandi ombre, se non tenebre.
Ci saranno alcuni che dissiperanno queste tenebre con le loro dotte ricerche, e infatti qualcuno ha anche cominciato in modo non infelice; ma finora nessuno ha fatto la piena luce. » [4]
◉ Sulle processioni, pagane e promiscue, vedi:
Le sacerdotesse di San Fortunato: i misteri delle grotte di Montefalco.
Il tempio di Diana e le processioni al Sacro Buco: indizi alla chiesa di Santa Maria di Pietra Rossa...
◉ Sugli indovini dell'Umbria, e il responso degli uccelli, vedi:
L'Umbria e gli uccelli: un legame antico.
◉ Un post sugli incantatori umbri:
Il sacro serpaio: i sacerdoti di Cerere e gli stregoni ciarlatani dell'Umbria.
◉ Sull'adorazione della dèa dell'Ombra in un sito francescano:
Laverna, l'oscura dèa senza corpo.
Falco o gufo? La Dea dell'ombra e le piume diaboliche.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra, con un monaco eremita che medita davanti ad un diavolo, all'ingresso di una caverna, è tratta dalle Decretali Smithfield, manoscritto Royal MS 10 E IV dalla British Library:
folio 113v.
_In apertura, allegoria dell'Umbria tratta dall'Iconologia di Cesare Ripa perugino, overo Descrittione di diverse imagini cauate dall'antichità, & di propria inuentione, In Roma :
appresso Lepido Facij, p. 255, 1603.
Vedi il testo scansionato su Google Libri.
Note al testo ---
[1] Cfr. Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, Bologna, 1983, p. 2082.
[2] « Secondo la tradizione che, per quello che ne sappiamo, ha come testimone fondamentale lo Speculum cerretanorum, la confraternita dei cerretani sarebbe derivata da una setta sacerdotale arroccatasi tra i monti impervi della val di Nera
[...] Nessuna altra terra d'Italia avrebbe potuto generare siffatte confraternite: soltanto l'Umbria (o la Marca) avrebbero potuto partorirle e alimentarle. »
Cfr. Camporesi, Introduzione in Il libro dei vagabondi: lo Speculum cerretanorum di Teseo Pini, Il vagabondo di Rafaele Frianoro e altri testi di furfanteria, Einaudi, Torino, 1973, pp. LI-LX.
[3] Cfr. Nicolini, La stregoneria a Perugia e in Umbria nel Medioevo in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, volume LXXXIV, Perugia, 1987, p. 13.
[4] Cfr. Ludovico Jacobilli: erudito umbro del '600, a cura di Maria Duranti, Biblioteca Jacobilli, Foligno, 2004, p. 130.
Niente di più falso: la parola Umbria indica una terra oscura, dal latino Umbra.
Lo spiega un vecchio Vocabolario della lingua italiana...
« voce dotta, dal latino ŭmbra: regione piena d’ombra. » [1]
L'Umbria era la terra giusta per chi doveva vivere nell'ombra e nascondersi, a causa dei suoi traffici 'clandestini' (stregoni e fattucchiere) o delle sue idee eretiche.
Piero Camporesi, nell'Introduzione al Libro dei Vagabondi, edizione moderna di testi sui Furfanti, spiega che i Santi, quelli umbri soprattutto, vivessero a stretto contatto con incantatori le cui grotte e foreste andavano 'bonificate' dal Maligno...
« Nei conventi e nei romitori, spesso inaccessibili fra dirupate montagne, dell'Umbria, delle Marche, del Lazio superiore, avvenivano strani riti nel trionfo di Venere promiscua, fra i settatori di quel francescanesimo estremista e rivoluzionario che volgarmente erano chiamati i fraticelli ». [2]
Una terra oscura come l'Umbria medievale non poteva non pullulare di santi, per redimerla.
Padre Ugolino Nicolini spiegava che dietro la parvenza sacra, ci fosse una Terra in preda al demonio...
« [...] tutti possiamo leggere, per una certa storia del diavolo in Umbria, i miracoli di santi e sante (che tali non sarebbero se non ci fosse stato il demonio che tentava!), a cominciare dai Dialogi di Gregorio Magno, particolarmente quei prodigi attribuiti a san Fortunato vescovo di Todi, tutti operati in lotta contro il diavolo. »
Jean Bolland, padre dei Bollandisti, elogiava Ludovico Jacobilli per aver sottratto le Vite de' Santi dell'Umbria dal cono d'ombra che avvolgeva la loro terra...
« Sulle vite dei suoi santi, sulla loro origine e sulla loro epoca, l'Umbria è coperta da grandi ombre, se non tenebre.
Ci saranno alcuni che dissiperanno queste tenebre con le loro dotte ricerche, e infatti qualcuno ha anche cominciato in modo non infelice; ma finora nessuno ha fatto la piena luce. » [4]
◉ Sulle processioni, pagane e promiscue, vedi:
Le sacerdotesse di San Fortunato: i misteri delle grotte di Montefalco.
Il tempio di Diana e le processioni al Sacro Buco: indizi alla chiesa di Santa Maria di Pietra Rossa...
◉ Sugli indovini dell'Umbria, e il responso degli uccelli, vedi:
L'Umbria e gli uccelli: un legame antico.
◉ Un post sugli incantatori umbri:
Il sacro serpaio: i sacerdoti di Cerere e gli stregoni ciarlatani dell'Umbria.
◉ Sull'adorazione della dèa dell'Ombra in un sito francescano:
Laverna, l'oscura dèa senza corpo.
Falco o gufo? La Dea dell'ombra e le piume diaboliche.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra, con un monaco eremita che medita davanti ad un diavolo, all'ingresso di una caverna, è tratta dalle Decretali Smithfield, manoscritto Royal MS 10 E IV dalla British Library:
folio 113v.
_In apertura, allegoria dell'Umbria tratta dall'Iconologia di Cesare Ripa perugino, overo Descrittione di diverse imagini cauate dall'antichità, & di propria inuentione, In Roma :
appresso Lepido Facij, p. 255, 1603.
Vedi il testo scansionato su Google Libri.
Note al testo ---
[1] Cfr. Nicola Zingarelli, Vocabolario della lingua italiana, Zanichelli, Bologna, 1983, p. 2082.
[2] « Secondo la tradizione che, per quello che ne sappiamo, ha come testimone fondamentale lo Speculum cerretanorum, la confraternita dei cerretani sarebbe derivata da una setta sacerdotale arroccatasi tra i monti impervi della val di Nera
[...] Nessuna altra terra d'Italia avrebbe potuto generare siffatte confraternite: soltanto l'Umbria (o la Marca) avrebbero potuto partorirle e alimentarle. »
Cfr. Camporesi, Introduzione in Il libro dei vagabondi: lo Speculum cerretanorum di Teseo Pini, Il vagabondo di Rafaele Frianoro e altri testi di furfanteria, Einaudi, Torino, 1973, pp. LI-LX.
[3] Cfr. Nicolini, La stregoneria a Perugia e in Umbria nel Medioevo in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, volume LXXXIV, Perugia, 1987, p. 13.
[4] Cfr. Ludovico Jacobilli: erudito umbro del '600, a cura di Maria Duranti, Biblioteca Jacobilli, Foligno, 2004, p. 130.
mercoledì 24 maggio 2023
Non sciogliere il nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.
Una miniatura da un manoscritto della British Library mostra un dèmone che cerca di assalire un morto.
Notare il colore -non casuale!- del lenzuolo: rosso.
Il rosso aveva funzione apotropaica, come il nodo:
entrambi servivano a respingere gli Spiriti Maligni.
« il simbolismo fallico del rosso, mentre da una parte conferisce potere apotropaico al nastro di stoffa [...] 'lega' la fattura e ostacola il passo, col nodo, a ogni influsso del male' ». [1]
Sciogliere un nodo rosso era pericoloso:
ci si privava di una protezione contro i dèmoni, come rompendo uno specchio.
Si scioglieva un nodo rosso solo se certi del contenuto benevolo...
« lo scioglimento evoca la liberazione di forze particolari o di poteri nascosti.
[...] Nell'antica Grecia i simulacri di molte divinità venivano legati per impedire agli esseri superiori, che si credeva vivessero nelle statue, di abbandonarle. » [2]
◉ Il dèmone rosso nell'immaginario popolare ---
Il demone col berretto Rosso: origini di una favola...
◉ Una pratica antistregonica natalizia ---
Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.
◉ Post sugli specchi, e il pericolo di romperli ---
Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.
Note alle immagini ---
_Sopra, capolettera T a forma di diavolo rosso cornuto.
Il documento, Saint Ambroise: De officiis, digitalizzato su Gallica, proviene dalla Bnf, Département des manuscrits, Latin 14847:
folio 163r.
_In apertura, miniatura dal manoscritto Arundel 484, digitalizzato nel sito della British Library, primi del '300: folio 245.
Note al testo ---
[1] Cfr. Paolo Bartoli, Tocca ferro. Le origini magico-religiose delle superstizioni su fortuna e sfortuna, Protagon, Perugia, 1994,
pp. 115-116.
[2] Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 323.
Notare il colore -non casuale!- del lenzuolo: rosso.
Il rosso aveva funzione apotropaica, come il nodo:
entrambi servivano a respingere gli Spiriti Maligni.
« il simbolismo fallico del rosso, mentre da una parte conferisce potere apotropaico al nastro di stoffa [...] 'lega' la fattura e ostacola il passo, col nodo, a ogni influsso del male' ». [1]
Sciogliere un nodo rosso era pericoloso:
ci si privava di una protezione contro i dèmoni, come rompendo uno specchio.
Si scioglieva un nodo rosso solo se certi del contenuto benevolo...
« lo scioglimento evoca la liberazione di forze particolari o di poteri nascosti.
[...] Nell'antica Grecia i simulacri di molte divinità venivano legati per impedire agli esseri superiori, che si credeva vivessero nelle statue, di abbandonarle. » [2]
◉ Il dèmone rosso nell'immaginario popolare ---
Il demone col berretto Rosso: origini di una favola...
◉ Una pratica antistregonica natalizia ---
Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.
◉ Post sugli specchi, e il pericolo di romperli ---
Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.
Note alle immagini ---
_Sopra, capolettera T a forma di diavolo rosso cornuto.
Il documento, Saint Ambroise: De officiis, digitalizzato su Gallica, proviene dalla Bnf, Département des manuscrits, Latin 14847:
folio 163r.
_In apertura, miniatura dal manoscritto Arundel 484, digitalizzato nel sito della British Library, primi del '300: folio 245.
Note al testo ---
[1] Cfr. Paolo Bartoli, Tocca ferro. Le origini magico-religiose delle superstizioni su fortuna e sfortuna, Protagon, Perugia, 1994,
pp. 115-116.
[2] Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei Simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 323.
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