Il linguista Mario Alinei parla della Mammadraga:
un indizio di Matriarcato sopravvissuto nelle Fiabe Siciliane...
« La figura siciliana della mammadraga è centrale nella letteratura popolare dell'isola e rappresenta uno dei più importanti relitti della figura totemica matrilineare. » [1]
La Mammadraga è ciò che resta della Grande Madre:
molto più di una (semplice) strega...
« [...] al limitare, avviene l'incontro con la Mammadraga, in tutte le redazioni siciliane di questa fiaba chiaramente sentita come essere primordiale, portatore di una matriarcale quanto famelica potenza -ben diversa dalle semplici vecchie o streghe della comune tradizione europea. » [2]
La donna-drago deteneva poteri numinosi:
lo storico francese Jacques Le Goff raccontava il divieto infranto dalla madre di Henno:
aveva osato praticare un buco sulla parete per → vedere, con i suoi occhi, la Donna-Drago...
« [...] la madre di Henno nota che la giovane donna, che si finge pia, evita l'inizio e la fine delle messe, si sottrae all'aspersione dell'acqua benedetta e si astiene dalla comunione.
Incuriosita fa un buco nel muro della camera della nuora e la sorprende mentre sta facendo il bagno sotto forma di drago (draco). » [3]
Gli animali sono attratti dalla donna, o ne formano una parte.
La donna-Animale rimase, nell'immaginario medievale, una traccia della Fata: trasformata in →strega e demonizzata...
« Che l'animale guida sia, come in questo caso, quasi una bussola oltremondana che infallibilmente punta verso la fata [...] come la presenza della coda serpentiforme in Melusina. » [4]
➔ Animali dalle sembianze femminili:
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
➔ Donne sacralizzate e/o demonizzate:
Donne protettrici: la Madonna vs. Ecate.
Il "giuoco di Diana" e la Signora Oriente: censure Mariane.
➔ L'intesa Amorosa tra il cacciatore e la sua preda:
Amore per la Bestia: il potere dell'Animale e lo Spirito dominatore del Bosco.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura tratta dal manosocritto 42130 della British Library: folio 52 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Mario Alinei e Francesco Benozzo, DESLI. Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana, Pendragon, Bologna, 2015, p. 75.
[2] Cfr. La fiaba di magia in Sicilia, a cura di Renato Aprile, Sellerio, Palermo, 1991, p. 196.
[3] Cfr. Jacques Le Goff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino, 1977, p. 287.
→ Si riferisce al racconto "Henno cum dentibus": estratto dal romanzo medievale De nugis curialium.
[4] Cfr. Carlo Donà, Per le vie dell'altro mondo. L'animale guida e i misteri del viaggio, Cooperativa Libraria Editrice Universitaria, Padova, 2001, pp. 429-430.
venerdì 28 marzo 2025
venerdì 14 marzo 2025
Diana Infernale: il rito funerario della Donna.
Il poeta latino Stazio ci descrive una delle sacerdotesse del culto infero di Diana...
« [...] la vecchia sacerdotessa di Diana Infernale accompagnò lui che tentava / e progettava di portare i suoi passi di uomo vivo nel Tartaro. » [1]
Perché Diana era associata ai Morti?
Nel mondo latino, ai Morti era dedicato il mese di febbraio:
la Dea che regnava sui primi frutti dell'anno -detenendo il potere Generativo- aveva (anche) il dominio sul mondo Infero...
« Attestano questa ipotesi [...] il culto di Diana Artemide cui si offrivano i primi frutti della produzione annuale. » [2]
Un'altra dèa è citata da Virgilio, nell'Eneide, come custode delle porte del sottoSuolo:
è Giunone, e per avere accesso agli Inferi Enea dovrà esibire il ramo d'Oro [il Vischio] a Lei gradito...
« Si cela in un albero ombroso
un ramo d'oro nelle foglie e nel flessibile vimine,
consacrato a Giunone inferna; tutto il bosco
lo copre, e lo racchiudono ombre in oscure convalli. » [3]
Nel Vangelo di Pietro, uno scritto apocrifo, Maria di Magdala scende nel Sepolcro a detergere il corpo del Cristo...
« All'alba della domenica, Maria Maddalena, discepola del Signore, [...] non aveva compiuto, al sepolcro del Signore, le cose che sono solite compiere le donne per coloro che sono morti e che sono loro cari.
Prendendo con sé le amiche andò al sepolcro, dove era stato deposto. » [4]
I miti traducono pratiche religiose.
Alle donne erano affidate la cura e la comunicazione coi defunti.
L'antropologo romeno Mircea Eliade scrive...
« Nei tempi antichi i morti si seppellivano nel recinto domestico, nel luogo dove si conservavano le sementi:
ebbene, a custodia delle sementi rimase per molto tempo la donna. » [5]
I Morti conoscono il futuro:
per trarre oracoli, le donne -comunicando coi Morti- erano le veggenti più indicate...
« I riti funebri, come esclusivo affare di donne, dovevano essere un'usanza antichissima, e lo speciale status delle donne nelle antiche culture, senza dubbio, si fondava in parte sulla gestione di queste pratiche.
L'antropologa C. Nadia Sumeretakis ha pubblicato una dettagliata relazione su queste pratiche che si tenevano nella parte interna di Mani, provincia del nord della Grecia, dove (esclusivamente) le donne anziane riesumavano il cadavere tre anni dopo l'interramento per liberare le ossa dalla carne [...]; dalle ossa le donne potevano poi trarre oracoli. » [6]
➔ Sui poteri predittivi della donna:
Uccelli stregati: divinare con le poppe...
➔ A proposito della voce dei Morti:
"Specchio delle mie brame..." Vuoi conoscere il Futuro? Chiedi allo specchio.
Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.
➔ Sulla cristianizzazione dei luoghi sacri a Diana:
Il "giuoco di Diana" e la Signora Oriente: censure Mariane.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura a margine del manoscritto Yates Thompson ms 13 della British Library: folio 109 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Stazio, Le selve, Libro V, a cura di Luca Canali e Maria Pellegrini, Fabbri Centauria, Milano, 2015, p. 291.
[2] Cfr. Emanuela Chiavarelli, Diana, Arlecchino e gli spiriti volanti, Bulzoni Editore, Roma, 2007, p. 34.
➔ Si riferisce all'antropologo Marcel Detienne che scrive:
« Là dove regnava, Artemide attende i primi frutti dell'anno come sua spettanza: il Viticoltore, Oineús, il giorno in cui dimenticò di presentargliele sulle pendici del suo vigneto, vide spuntare in rappresaglia il terribile cinghiale di Calidone, che provocò la rovina delle colture e la morte in tutta la zona. »
Cfr. Detienne, Apollo con il coltello in mano, Adelphi, Milano, 2002, pp. 284-285.
[3] Cfr. Virgilio, Eneide, Libro VI, vv. 136-139, traduzione di Luca Canali, Fabbri Centauria, 2015.
[4] Cfr. Vangeli della Passione e Resurrezione: Vangelo di Pietro in Vangeli Apocrifi, Einaudi, Torino, 1990, p. 296.
[5] Cfr. Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Da Gautama Buddha al Cristianesimo, Sansoni Editore, vol. II, Firenze, 1980, p. 18.
[6] Cfr. Vicki Noble, La Dea Doppia. Donne che condividono il potere, Venexia, Roma, 2005, pp. 107 e 109.
« [...] la vecchia sacerdotessa di Diana Infernale accompagnò lui che tentava / e progettava di portare i suoi passi di uomo vivo nel Tartaro. » [1]
Perché Diana era associata ai Morti?
Nel mondo latino, ai Morti era dedicato il mese di febbraio:
la Dea che regnava sui primi frutti dell'anno -detenendo il potere Generativo- aveva (anche) il dominio sul mondo Infero...
« Attestano questa ipotesi [...] il culto di Diana Artemide cui si offrivano i primi frutti della produzione annuale. » [2]
Un'altra dèa è citata da Virgilio, nell'Eneide, come custode delle porte del sottoSuolo:
è Giunone, e per avere accesso agli Inferi Enea dovrà esibire il ramo d'Oro [il Vischio] a Lei gradito...
un ramo d'oro nelle foglie e nel flessibile vimine,
consacrato a Giunone inferna; tutto il bosco
lo copre, e lo racchiudono ombre in oscure convalli. » [3]
Nel Vangelo di Pietro, uno scritto apocrifo, Maria di Magdala scende nel Sepolcro a detergere il corpo del Cristo...
« All'alba della domenica, Maria Maddalena, discepola del Signore, [...] non aveva compiuto, al sepolcro del Signore, le cose che sono solite compiere le donne per coloro che sono morti e che sono loro cari.
Prendendo con sé le amiche andò al sepolcro, dove era stato deposto. » [4]
I miti traducono pratiche religiose.
Alle donne erano affidate la cura e la comunicazione coi defunti.
L'antropologo romeno Mircea Eliade scrive...
« Nei tempi antichi i morti si seppellivano nel recinto domestico, nel luogo dove si conservavano le sementi:
ebbene, a custodia delle sementi rimase per molto tempo la donna. » [5]
I Morti conoscono il futuro:
per trarre oracoli, le donne -comunicando coi Morti- erano le veggenti più indicate...
« I riti funebri, come esclusivo affare di donne, dovevano essere un'usanza antichissima, e lo speciale status delle donne nelle antiche culture, senza dubbio, si fondava in parte sulla gestione di queste pratiche.
L'antropologa C. Nadia Sumeretakis ha pubblicato una dettagliata relazione su queste pratiche che si tenevano nella parte interna di Mani, provincia del nord della Grecia, dove (esclusivamente) le donne anziane riesumavano il cadavere tre anni dopo l'interramento per liberare le ossa dalla carne [...]; dalle ossa le donne potevano poi trarre oracoli. » [6]
➔ Sui poteri predittivi della donna:
Uccelli stregati: divinare con le poppe...
➔ A proposito della voce dei Morti:
"Specchio delle mie brame..." Vuoi conoscere il Futuro? Chiedi allo specchio.
Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.
➔ Sulla cristianizzazione dei luoghi sacri a Diana:
Il "giuoco di Diana" e la Signora Oriente: censure Mariane.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura a margine del manoscritto Yates Thompson ms 13 della British Library: folio 109 recto.
Note al testo ---
[1] Cfr. Stazio, Le selve, Libro V, a cura di Luca Canali e Maria Pellegrini, Fabbri Centauria, Milano, 2015, p. 291.
[2] Cfr. Emanuela Chiavarelli, Diana, Arlecchino e gli spiriti volanti, Bulzoni Editore, Roma, 2007, p. 34.
➔ Si riferisce all'antropologo Marcel Detienne che scrive:
« Là dove regnava, Artemide attende i primi frutti dell'anno come sua spettanza: il Viticoltore, Oineús, il giorno in cui dimenticò di presentargliele sulle pendici del suo vigneto, vide spuntare in rappresaglia il terribile cinghiale di Calidone, che provocò la rovina delle colture e la morte in tutta la zona. »
Cfr. Detienne, Apollo con il coltello in mano, Adelphi, Milano, 2002, pp. 284-285.
[3] Cfr. Virgilio, Eneide, Libro VI, vv. 136-139, traduzione di Luca Canali, Fabbri Centauria, 2015.
[4] Cfr. Vangeli della Passione e Resurrezione: Vangelo di Pietro in Vangeli Apocrifi, Einaudi, Torino, 1990, p. 296.
[5] Cfr. Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose. Da Gautama Buddha al Cristianesimo, Sansoni Editore, vol. II, Firenze, 1980, p. 18.
[6] Cfr. Vicki Noble, La Dea Doppia. Donne che condividono il potere, Venexia, Roma, 2005, pp. 107 e 109.
mercoledì 5 marzo 2025
Amore per la Bestia: il potere dell'Animale e lo Spirito dominatore del Bosco.
L'antropologo Dmitry Konstantinovich Zelenin spiegava come, nella mentalità primitiva, il successo nella caccia ad un animale fosse il risultato di un (vero) sentimento d'amore tra il cacciatore e la sua preda...
« Il successo del cacciatore dipende dalla bestia, dal modo in cui essa guarda all'uomo.
Tra l'uomo e l'animale esiste un legame segreto; se l'animale "non ama" il cacciatore questi non lo potrà catturare. » [1]
Affinché la caccia fosse fruttuosa, bisognava ingraziarsi il favore dello Spirito del Bosco e -di conseguenza- dell'animale che dominava.
I racconti popolari sulla caccia 'amorosa' presentano uno Spirito, dèa della Selva, che ricorda i poteri di Artemide...
« in queste donne dei boschi si riconosce l'eredità di antiche o antichissime signore degli animali, come Artemide o la georgiana Dali ». [2]
Ingannare l'animale era necessario se lo si voleva catturare:
al punto da fingere l'Amore.
L'idea che la bestia intendesse i sentimenti umani è alla base di (molte) narrazioni: è il caso de La Bella e la Bestia, dove un animale corrisponde al sentimento amoroso...
« [...] siamo regolarmente di fronte al riaffiorare di credenze che precedono il Cristianesimo, che affondano le radici in tempi assai remoti, quando l'uomo viveva in un rapporto di identità perfetta con il mondo animale e l'animale era investito di poteri soprannaturali, che si traducevano in atteggiamenti favorevoli, di protezione o di aiuto o in attività dannosa e pericolosa per l'uomo. » [3]
➔ Ritualità attraverso gli animali:
La danza delle Orse di Artemide: un rito violento.
➔ La Grande Madre e i suoi paredri ferini:
La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.
I cervi della Dea: non spezzare il Triangolo.
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso: il mito sciamanico della Signora degli Animali.
➔ La belva come epifania della Madre:
Fata o strega? Non guardare nella stanza della MammaDraga...
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura tratta dal Bestiario MS 2 B VII della British Library: folio 101 recto.
→ Nell'immagine, un unicorno è attratto da una Dama mentre un cacciatore lo trafigge.
Note al testo ---
[1] Cfr. D. K. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Il Mulino, Bologna, 1988, p. 241.
[2] Cfr. Carlo Donà, Per le vie dell'altro mondo. L'animale guida e i misteri del viaggio, CLEU - Cooperativa Libraria Editrice Universitaria, Padova, 2001, p. 428.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 225.
« Il successo del cacciatore dipende dalla bestia, dal modo in cui essa guarda all'uomo.
Tra l'uomo e l'animale esiste un legame segreto; se l'animale "non ama" il cacciatore questi non lo potrà catturare. » [1]
Affinché la caccia fosse fruttuosa, bisognava ingraziarsi il favore dello Spirito del Bosco e -di conseguenza- dell'animale che dominava.
I racconti popolari sulla caccia 'amorosa' presentano uno Spirito, dèa della Selva, che ricorda i poteri di Artemide...
« in queste donne dei boschi si riconosce l'eredità di antiche o antichissime signore degli animali, come Artemide o la georgiana Dali ». [2]
Ingannare l'animale era necessario se lo si voleva catturare:
al punto da fingere l'Amore.
L'idea che la bestia intendesse i sentimenti umani è alla base di (molte) narrazioni: è il caso de La Bella e la Bestia, dove un animale corrisponde al sentimento amoroso...
« [...] siamo regolarmente di fronte al riaffiorare di credenze che precedono il Cristianesimo, che affondano le radici in tempi assai remoti, quando l'uomo viveva in un rapporto di identità perfetta con il mondo animale e l'animale era investito di poteri soprannaturali, che si traducevano in atteggiamenti favorevoli, di protezione o di aiuto o in attività dannosa e pericolosa per l'uomo. » [3]
➔ Ritualità attraverso gli animali:
La danza delle Orse di Artemide: un rito violento.
➔ La Grande Madre e i suoi paredri ferini:
La Bella e la Bestia. Tracce medievali di un mito Matriarcale.
I cervi della Dea: non spezzare il Triangolo.
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso: il mito sciamanico della Signora degli Animali.
➔ La belva come epifania della Madre:
Fata o strega? Non guardare nella stanza della MammaDraga...
Donna-belva: lo Spirito femminile del bosco.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura tratta dal Bestiario MS 2 B VII della British Library: folio 101 recto.
→ Nell'immagine, un unicorno è attratto da una Dama mentre un cacciatore lo trafigge.
Note al testo ---
[1] Cfr. D. K. Zelenin, Tabù linguistici nelle popolazioni dell'Europa orientale e dell'Asia settentrionale, saggio del 1928 edito in lingua italiana nei Quaderni di semantica, Il Mulino, Bologna, 1988, p. 241.
[2] Cfr. Carlo Donà, Per le vie dell'altro mondo. L'animale guida e i misteri del viaggio, CLEU - Cooperativa Libraria Editrice Universitaria, Padova, 2001, p. 428.
[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 225.
venerdì 21 febbraio 2025
Carnevale si avvicina: attenti alle Streghe che si celano sotto la Maschera.
Le streghe sono ombre di morti.
Gli antichi le chiamavano con una (sola) parola: larve.
Ne L'Asino d'Oro, Apuleio fa recitare a Lucio un inno di ringraziamento ad Iside per le Larve che la dea trattiene sottoterra...
« larvales impetus comprimens ».
Una versione traduce « larvales impetus » come...
« gli assalti delle ombre dei morti ». [1]
Orazio, nel V Epodo, usa un'altra parola per riferirsi alle Larve: →umbra...
« petamque vultus umbra curvis unguibus » [2]
« larva, vi conficcherò nel volto le unghie adunche » [2]
Le Larve/Ombre tornavano sulla terra per risvegliare i defunti, in precisi momenti di passaggio: come il Carnevale
→per confonderLe, era uso mascherarsi.
Il folklorista romagnolo Paolo Toschi scriveva...
« Il nome di larva, con cui i Romani indicavano anche le maschere teatrali, ci prova che le maschere erano le larve, gli spiriti dei morti, personaggi del mondo infero, che riapparivano sulla terra il giorno di inizio d'anno.
Perciò il vestito di Pulcinella è bianco, e la maschera è nera, in quanto l'uno e l'altra indicano il carattere originario di larva. » [3]
Sempre Apuleio racconta come, nel mondo antico, ci fosse una (gran) paura per le streghe che insidiavano le sepolture:
Morti (risvegliati) contro altri Morti...
« Perché dicono che non siano sicure nemmeno le tombe dei morti, e che persino nelle urne funerarie e nelle pire si cerchino resti e frammenti di cadaveri per la disgrazia dei vivi.
E pare ci siano delle vecchie streghe che nel momento stesso del funerale sono lì pronte ad agire con rapidità per portar via il cadavere dalle mani dei becchini. » [1]
La paura che le Larve si aggirassero tra le tombe, per risvegliare i Morti placati, sopravviverà in età cristiana...
« Lawson notò che i greci dei suoi tempi, nelle isole di Chio e di Rodi, mettevano nella bocca dei morti o un pezzo di ostia consacrata o un frammento di ceramica che portava il segno della croce e la legenda "Gesù Cristo trionfa".
Gli isolani spiegarono a Lawson che facevano così per impedire a uno spirito maligno di entrare nel corpo del morto e resuscitarlo. » [4]
➔ Sul legame tra Maschere e Morti:
Nel regno di Persefone: la dea delle Maschere.
➔ Sul mascheramento per sfuggire ai Morti, nel giorno in cui un funerale li convoca:
Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.
➔ Nutrimento dei Morti, necessario per placarne la collera:
Il "pasto di Ecate" e le tombe segrete.
➔ Spaventare le Streghe x disinfestare i luoghi sacri:
Mostri Santi dell'Umbria: luoghi del Sacro Orrore.
Nota all'immagine ---
_La miniatura in apertura proviene da un Libro d'Ore della British Library all'uso di Saint Omer: Add MS 36684, folio 87 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Apuleio, Metamorfosi (L'asino d'oro), traduzione di Marina Cavalli, Fabbri Centauria, 2015, Libro Secondo, 20, p. 79
e → Inno ad Iside in Libro XI, 2, pp. 428-429.
[2] Cfr. Orazio, Epodo 5, verso 93, traduzione di Carlo Carena, Fabbri Centauria, Milano, 2015, pp. 316-317.
[3] Cfr. Paolo Toschi, Tradizioni popolari italiane, ERI - Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1959, pp. 81-82.
[4] Cfr. Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi. L'irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio Editori, Venezia, 2017, pp. 26-27.
→ Ieranò si riferisce a John Cuthbert Lawson ed al suo libro "Modern Greek folklore and ancient Greek Religion", Cambridge, 1910
→ visibile, scansionato, nel sito Archive.org.
Gli antichi le chiamavano con una (sola) parola: larve.
Ne L'Asino d'Oro, Apuleio fa recitare a Lucio un inno di ringraziamento ad Iside per le Larve che la dea trattiene sottoterra...
« larvales impetus comprimens ».
Una versione traduce « larvales impetus » come...
« gli assalti delle ombre dei morti ». [1]
Orazio, nel V Epodo, usa un'altra parola per riferirsi alle Larve: →umbra...
« petamque vultus umbra curvis unguibus » [2]
« larva, vi conficcherò nel volto le unghie adunche » [2]
Le Larve/Ombre tornavano sulla terra per risvegliare i defunti, in precisi momenti di passaggio: come il Carnevale
→per confonderLe, era uso mascherarsi.
Il folklorista romagnolo Paolo Toschi scriveva...
« Il nome di larva, con cui i Romani indicavano anche le maschere teatrali, ci prova che le maschere erano le larve, gli spiriti dei morti, personaggi del mondo infero, che riapparivano sulla terra il giorno di inizio d'anno.
Perciò il vestito di Pulcinella è bianco, e la maschera è nera, in quanto l'uno e l'altra indicano il carattere originario di larva. » [3]
Sempre Apuleio racconta come, nel mondo antico, ci fosse una (gran) paura per le streghe che insidiavano le sepolture:
Morti (risvegliati) contro altri Morti...
« Perché dicono che non siano sicure nemmeno le tombe dei morti, e che persino nelle urne funerarie e nelle pire si cerchino resti e frammenti di cadaveri per la disgrazia dei vivi.
E pare ci siano delle vecchie streghe che nel momento stesso del funerale sono lì pronte ad agire con rapidità per portar via il cadavere dalle mani dei becchini. » [1]
La paura che le Larve si aggirassero tra le tombe, per risvegliare i Morti placati, sopravviverà in età cristiana...
« Lawson notò che i greci dei suoi tempi, nelle isole di Chio e di Rodi, mettevano nella bocca dei morti o un pezzo di ostia consacrata o un frammento di ceramica che portava il segno della croce e la legenda "Gesù Cristo trionfa".
Gli isolani spiegarono a Lawson che facevano così per impedire a uno spirito maligno di entrare nel corpo del morto e resuscitarlo. » [4]
➔ Sul legame tra Maschere e Morti:
Nel regno di Persefone: la dea delle Maschere.
➔ Sul mascheramento per sfuggire ai Morti, nel giorno in cui un funerale li convoca:
Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.
➔ Nutrimento dei Morti, necessario per placarne la collera:
Il "pasto di Ecate" e le tombe segrete.
➔ Spaventare le Streghe x disinfestare i luoghi sacri:
Mostri Santi dell'Umbria: luoghi del Sacro Orrore.
Nota all'immagine ---
_La miniatura in apertura proviene da un Libro d'Ore della British Library all'uso di Saint Omer: Add MS 36684, folio 87 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Apuleio, Metamorfosi (L'asino d'oro), traduzione di Marina Cavalli, Fabbri Centauria, 2015, Libro Secondo, 20, p. 79
e → Inno ad Iside in Libro XI, 2, pp. 428-429.
[2] Cfr. Orazio, Epodo 5, verso 93, traduzione di Carlo Carena, Fabbri Centauria, Milano, 2015, pp. 316-317.
[3] Cfr. Paolo Toschi, Tradizioni popolari italiane, ERI - Edizioni Rai Radiotelevisione Italiana, Torino, 1959, pp. 81-82.
[4] Cfr. Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi. L'irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio Editori, Venezia, 2017, pp. 26-27.
→ Ieranò si riferisce a John Cuthbert Lawson ed al suo libro "Modern Greek folklore and ancient Greek Religion", Cambridge, 1910
→ visibile, scansionato, nel sito Archive.org.
venerdì 14 febbraio 2025
Un teschio nei sacrifici: gli dèi precipitati all'Inferno.
Nella Canonizzazione di santa Caterina da Siena, affrescata alla Biblioteca Piccolomini nella Canonica del Duomo di Siena dal Pinturicchio [1492], notiamo -nella colonna a destra- un teschio animale: dalle cui orbite fuoriescono due serpenti.
Il dettaglio dei teschi animali si ripete, scolpito, sul portale della chiesa parrocchiale di San Michele a Bevagna.
Si tratta di un motivo → pagano importato nell'arte cristiana.
Nella Silly Simphony Hell's Bells (1929) il tema è citato:
un diavolo usa il cranio percuotendolo con due bacchette, come fosse uno strumento musicale...
L'immagine da dove viene?
Cirlot, nel Dizionario dei Simboli, scrive...
« Bucraneo.
Tema ornamentale che deriva dal cranio del bue o del toro impiegati negli antichi sacrifici compiuti con il fuoco. » [1]
I predicatori cristiani demonizzarono i teschi, e gli dèi a cui -nei sacrifici- erano offerti.
Gli dèi stessi furono precipitati all'Inferno come demoni...
« Il Cristianesimo dei primi secoli, infatti, non negò l'esistenza delle divinità pagane, né il loro intervento nei fatti umani, ma respinse il loro carattere divino e in tal modo ridusse gli antichi dèi alla condizione di demoni
Così si trasformarono in diavoli non solo gli dèi maggiori e minori, ma anche i semi-dèi:
inoltre non furono annientati Lamie, Arpie, Chimere, Gerioni, ma furono confinati nell'Inferno, sudditi e collaboratori di Satana. » [2]
L'uso apotropaico dei teschi animali per ingraziarsi il favore del dio celeste sopravvisse, nelle campagne, ancora fino al secolo scorso.
Giuseppe Bellucci, collezionista perugino di amuleti, notava come nelle campagne, dall'Umbria alla Sabina, ancora ai suoi tempi si esponessero i teschi per evitare che dal cielo venissero giù calamità...
« Nelle campagne di Orvinio e di altri paesi del territorio Sabino (Umbria meridionale) si dispongono poi in mezzo ai campi o sulla cima di piccoli alberi, o sui paletti di sostegno delle viti nelle vigne, crani di asino o di capra, ai quali si attribuisce la virtù di preservare i campi, i seminati, i frutti pendenti dai danni delle grandinate ed anche da altre influenze sinistre e singolarmente dalle azioni malefiche delle streghe o dallo sguardo invidioso dell'uomo. » [3]
➔ Sugli amuleti della collezione Bellucci, vedi:
La magia della conta: come annullare le streghe.
Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.
Note al testo ---
[1] Cfr. Jean-Eduardo Cirlot, Dizionario dei Simboli, Siad Edizioni, Milano, 1985, p. 118.
[2] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 102.
[3] Cfr. Giuseppe Bellucci, La grandine nell'Umbria, Il Formichiere, Foligno (Pg), 2018, pp. 31-32
→ ristampa anastatica dell'edizione perugina [1903]
Il dettaglio dei teschi animali si ripete, scolpito, sul portale della chiesa parrocchiale di San Michele a Bevagna.
Si tratta di un motivo → pagano importato nell'arte cristiana.
Nella Silly Simphony Hell's Bells (1929) il tema è citato:
un diavolo usa il cranio percuotendolo con due bacchette, come fosse uno strumento musicale...
L'immagine da dove viene?
Cirlot, nel Dizionario dei Simboli, scrive...
« Bucraneo.
Tema ornamentale che deriva dal cranio del bue o del toro impiegati negli antichi sacrifici compiuti con il fuoco. » [1]
I predicatori cristiani demonizzarono i teschi, e gli dèi a cui -nei sacrifici- erano offerti.
Gli dèi stessi furono precipitati all'Inferno come demoni...
« Il Cristianesimo dei primi secoli, infatti, non negò l'esistenza delle divinità pagane, né il loro intervento nei fatti umani, ma respinse il loro carattere divino e in tal modo ridusse gli antichi dèi alla condizione di demoni
Così si trasformarono in diavoli non solo gli dèi maggiori e minori, ma anche i semi-dèi:
inoltre non furono annientati Lamie, Arpie, Chimere, Gerioni, ma furono confinati nell'Inferno, sudditi e collaboratori di Satana. » [2]
L'uso apotropaico dei teschi animali per ingraziarsi il favore del dio celeste sopravvisse, nelle campagne, ancora fino al secolo scorso.
Giuseppe Bellucci, collezionista perugino di amuleti, notava come nelle campagne, dall'Umbria alla Sabina, ancora ai suoi tempi si esponessero i teschi per evitare che dal cielo venissero giù calamità...
« Nelle campagne di Orvinio e di altri paesi del territorio Sabino (Umbria meridionale) si dispongono poi in mezzo ai campi o sulla cima di piccoli alberi, o sui paletti di sostegno delle viti nelle vigne, crani di asino o di capra, ai quali si attribuisce la virtù di preservare i campi, i seminati, i frutti pendenti dai danni delle grandinate ed anche da altre influenze sinistre e singolarmente dalle azioni malefiche delle streghe o dallo sguardo invidioso dell'uomo. » [3]
➔ Sugli amuleti della collezione Bellucci, vedi:
La magia della conta: come annullare le streghe.
Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.
Note al testo ---
[1] Cfr. Jean-Eduardo Cirlot, Dizionario dei Simboli, Siad Edizioni, Milano, 1985, p. 118.
[2] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 102.
[3] Cfr. Giuseppe Bellucci, La grandine nell'Umbria, Il Formichiere, Foligno (Pg), 2018, pp. 31-32
→ ristampa anastatica dell'edizione perugina [1903]
martedì 4 febbraio 2025
Cera a fuoco: il transfert proibito...
Il poeta latino Orazio, delle due streghe Canidia e Sagagna descrive un rito preciso...
« Portavano due bambole, di lana
e di cera: di lana la più grande,
capace di domare la piccina,
che stava lì, di cera, supplicante,
quasi presaga della triste fine
che tocca ai servi ».
« A che narrare
i dettagli [...] il divampar più vasto della fiamma
dal pupazzo di cera? » [1]
Per indirizzare il → maleficio, la strega foggiava una statuetta di cera che riproduceva -in miniatura- le fattezze della vittima.
Rito praticato, ancora, dalle streghe nel Medio Evo...
« Matteuccia disse di fare una certa immagine di cera
[...] e disse alla stessa Caterina di mettere detta immagine sotto il letto di suo marito dicendo queste parole e cioè:
[...] sta fixo
come stecte Christo crucifixo,
torna a me
come tornò Christo in sè
[...]. E disse che tali parole dovevano essere ripetute tre volte ». [2]
Le streghe ricorrevano, spesso, a riproduzioni in miniatura per colpire: tanto che il Clero ne vietava l'acquisto...
« Di Sisto V Institoris ricordò anche la bolla del [14]'78, con la quale vietava ai fedeli e al clero la confezione, la benedizione e l'acquisto di statuette di cera in quanto considerate strumenti di magìa ». [3]
Affinché la candela trasmettesse il maleficio, era meglio associare alla statuetta oggetti di cui la vittima aveva avuto il possesso.
Ne La stregoneria in Italia, Romanazzi scrive...
« [...] si otteneva un feticcio ugualmente utile impastando la cera con oggetti a lui appartenuti ». [4]
➔ Sulle bambole che innescano il maleficio:
Mandragora: la 'bambolina' da onorare.
➔ Sull'uso del numero Tre nelle formule magiche:
Ripeti TRE volte: poteri dello Scongiuro.
« An-ghin-gò / Tre galline e tre capò ». I poteri del numero TRE in una filastrocca.
➔ Sulla magia imitativa, vedi anche:
Magia 'simpatica'. Animali evocati sulla carta.
Nota all'immagine ---
_La miniatura in apertura del post è digitalizzata nel sito della Morgan Library di New York.
Per segnatura, Ms M.751: folio 55r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Orazio, Satire, 8, Libro Primo, traduzione di Carlo Carena, Fabbri Centauria, Milano, 2015, vol. secondo, vv. 30-34 e vv. 40-44, p. 533.
[2] Cfr. Domenico Mammoli, Processo alla strega Matteuccia di Francesco, Fondazione Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo, Spoleto, 2013, pp. 23-25.
[3] Cfr. Pinuccia di Gesaro, Streghe. L'ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizî, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988, p. 659.
[4] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 57.
e di cera: di lana la più grande,
capace di domare la piccina,
che stava lì, di cera, supplicante,
quasi presaga della triste fine
che tocca ai servi ».
« A che narrare
i dettagli [...] il divampar più vasto della fiamma
dal pupazzo di cera? » [1]
Per indirizzare il → maleficio, la strega foggiava una statuetta di cera che riproduceva -in miniatura- le fattezze della vittima.
Rito praticato, ancora, dalle streghe nel Medio Evo...
« Matteuccia disse di fare una certa immagine di cera
[...] e disse alla stessa Caterina di mettere detta immagine sotto il letto di suo marito dicendo queste parole e cioè:
come stecte Christo crucifixo,
torna a me
come tornò Christo in sè
[...]. E disse che tali parole dovevano essere ripetute tre volte ». [2]
Le streghe ricorrevano, spesso, a riproduzioni in miniatura per colpire: tanto che il Clero ne vietava l'acquisto...
« Di Sisto V Institoris ricordò anche la bolla del [14]'78, con la quale vietava ai fedeli e al clero la confezione, la benedizione e l'acquisto di statuette di cera in quanto considerate strumenti di magìa ». [3]
Affinché la candela trasmettesse il maleficio, era meglio associare alla statuetta oggetti di cui la vittima aveva avuto il possesso.
Ne La stregoneria in Italia, Romanazzi scrive...
« [...] si otteneva un feticcio ugualmente utile impastando la cera con oggetti a lui appartenuti ». [4]
➔ Sulle bambole che innescano il maleficio:
Mandragora: la 'bambolina' da onorare.
➔ Sull'uso del numero Tre nelle formule magiche:
Ripeti TRE volte: poteri dello Scongiuro.
« An-ghin-gò / Tre galline e tre capò ». I poteri del numero TRE in una filastrocca.
➔ Sulla magia imitativa, vedi anche:
Magia 'simpatica'. Animali evocati sulla carta.
Nota all'immagine ---
_La miniatura in apertura del post è digitalizzata nel sito della Morgan Library di New York.
Per segnatura, Ms M.751: folio 55r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Orazio, Satire, 8, Libro Primo, traduzione di Carlo Carena, Fabbri Centauria, Milano, 2015, vol. secondo, vv. 30-34 e vv. 40-44, p. 533.
[2] Cfr. Domenico Mammoli, Processo alla strega Matteuccia di Francesco, Fondazione Centro Italiano di Studi sull'Alto Medioevo, Spoleto, 2013, pp. 23-25.
[3] Cfr. Pinuccia di Gesaro, Streghe. L'ossessione del diavolo, il repertorio dei malefizî, la repressione, Praxis 3, Bolzano, 1988, p. 659.
[4] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 57.
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