martedì 12 ottobre 2021

La strega e gli Astri. L'origine delle filastrocche...

Nella lingua parlata, e specie nel dialetto, c'è un filo semantico che ci consente di ricostruire il significato antico delle parole.

Da cosa deriva la parola strega?

Nei Frammenti di lingua perugina [1], Sandro Allegrini ci spiega come la Strega fosse colei che, in origine, leggeva gli Astri.

Per aferesi, un fenomeno fonetico abbastanza comune, la A all'inizio della parola cadeva.
E così la nostra Astrologa diventava, con inversione dei due gruppi consonantici, una Strogula...

« STRÒGU(E)LA = Astrologa / indovina / fattucchiera
STRÒLL(E)CA = Indovina nomade
STRÒLL(E)CHE = 1. Andara in giro elemosinando; 2. Fare sortilegi »

Cosa c'entra il filo?

Nel lessico dialettale, si trova sedimentato il sapere magico popolare.

Filare fu la più antica attività femminile intorno al focolare:
l'espressione « Ai tempi che Berta filava » si riferisce proprio a un'attività arcaica: il primo lavoro delle donne.

nascevano i racconti del focolare: le stroccole.

Delle storielle fantastiche [2] narrate davanti all'arcolaio:
a queste filastroccole si riferisce, nel Cinquecento, lo scrittore Matteo Bandello nelle sue Novelle...

« ...a me pare egli che tutte siano baje e filastroccole da narrar la sera al fuoco [...]

Oh oh , disse il marchese, io dico bene che queste sono delle tue filastroccole e baie che non vagliono nulla.
Dimmi, ove hai tu apparato l'astrologia? »


Le filastroccole furono la prima forma, magica, di conoscenza appresa dai bambini mentre le donne filavano.


Un post nel blog sulle maledizioni del filare ---

Il maleficio degli arcolai: le antiche superstizioni sul filare nel racconto della Bella Addormentata.


Nota alle immagini ---

Le miniature al margine dei folii con la scimmietta, intenta a filare sull'arcolaio o che stringe una conocchia, sono tratte dal prezioso manoscritto Stowe MS 17.

Il documento è visibile integralmente nel sito della British Library.
Le pagine sono: 5r, 30v, 92r, 216r, 242v.


Note al testo ---

[1] Cfr. Lemmario dei termini perugini in
Sandro Allegrini, Nuovi frammenti di lingua perugina:
(Quasi) un dizionario da leggere
, Morlacchi Editore, Perugia, 2009, p. 324.

[2] Il linguista toscano Mario Alinei osservava:
« La prima parte della parola deriva da fila, cioè 'sequenza', 'serie concatenata', collegabile al plurale del latino filum (come in italiano le fila), la seconda continua il greco-latino historicus, 'abile nel racconto', 'bene informato', 'istruttivo'. »

Cfr. Alinei-Benozzo, DESLI -Dizionario Etimologico Semantico della Lingua Italiana. Come nascono le parole, Edizioni Pendragon, Bologna 2015, p. 96.

giovedì 16 settembre 2021

L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.

Un manoscritto del Decretum Gratiani ci mostra un prete mago trovato in possesso di un oggetto proibito dalla Chiesa.

Condotto dal giudice, stringe nella mano il corpo del reato:
è un astrolabio.

L'osservazione dei pianeti a scopo divinatorio era molto radicata, ancora nel MedioEvo [1].

L'astrologia era una pratica popolare: la Chiesa cercava di combattere con ogni mezzo chi traeva auspici dal moto degli astri.

Le Decretali di Graziano contengono molte miniature che illustrano questa credenza superstiziosa.
È​ la causa XXVI: contro i reati di magia.

Eccone un'altra, dalla Biblioteca Apostolica Vaticana:
un frate è intento a guardare all'insù, in modo sospetto.
Il frate, con la tipica tonsura monastica, sta sfogliando un libro di Magia (a destra) per interpretare il responso del cielo...

A sinistra, le voci del prete astrologo giungono fino al Vescovo che infliggerà la punizione.

Come esponenti del basso clero, i frati erano i più 'sensibili' alla superstizione popolare.
Le punizioni contro i trasgressori erano frequenti, e le miniature nel Decretum Gratiani ci attestano una certa frequenza nell'uso di quel complicato arnese: l'Astrolabio.

Un'altra miniatura del Decretum, ancora più bella ed elaborata...
Entro un loggiato gotico, si consuma il reato.

Nella nicchia centrale, il frate astrologo con in mano l'astrolabio dispensa predizioni a due devoti.
Nella nicchia di destra, lo stesso frate benedice un malato.

Nella nicchia di sinistra, la storia si chiude:
il frate è trascinato davanti al vescovo.

Due uomini lo stringono, indicando l'indizio di colpevolezza:
è il nostro caro astrolabio!


Nota al testo ---

[1] Lo storico americano Richard Kieckhefer spiega bene quanto l'astrologia, demonizzata nel mondo clericale, fosse addirittura di moda tra i laici.
Associata perfino alla pratica della Medicina nelle Università!

« L'astrologia aveva interesse per la medicina.
Un chirurgo o un barbiere-chirurgo doveva conoscere quali segni zodiacali presiedessero alle varie parti del corpo, perché era pericoloso operare o salassare un paziente quando dominava una costellazione avversa.

La conoscenza di queste cose era necessaria anche ai medici, e per questa ragione l'astrologia veniva studiata forse in modo più sistematico nelle scuole di medicina che in altre branche delle università medievali.

Nell'università di Bologna, illustre per i suoi studi medici, c'era un professore che insegnava ai futuri dottori a valutare l'influsso degli astri sul corpo umano
. »

Cfr. Kieckhefer, La magia nel Medioevo, Editori Laterza, Bari, 2004, p. 157.


Nota alle immagini ---

•Le miniature citate sono contenute in manoscritti del Decretum Gratiani, scansionati e visibili ad alta risoluzione, nel sito della Biblioteca Apostolica Vaticana.

Le segnature dei manoscritti sono:
Vat. lat. 1371, folio 224 recto.
Urb. lat. 161, folio 257 verso.
Arch. Cap. S.Pietro A.25, folio 236 verso.
Arch. Cap. S.Pietro A.24, folio 251 recto.

lunedì 6 settembre 2021

La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.

Nella chiesa di san Silvestro a Bevagna c'è una pittura curiosa, sotto l'altare: lungo il corridoio che scende alla Cripta.

L'affresco è deteriorato, ma ancora leggibile.
Vi figura una Santa.
Sulla fronte, la donna ha dipinto un Occhio.

L'ex-voto risale ai primi anni del Trecento [1], ed è l'unica pittura medievale in cui abbia mai visto un Terzo Occhio.

Le iniziali sono appena decifrabili, nel registro sottostante:
si distinguono, subito all'inizio, una S e una L.

Chi è la Santa che ci osserva?

La risposta possiamo provare a darla studiando lo strano Occhio fiammeggiante dipinto sulla Sua fronte.

Robert Graves, ne I miti greci, ci offre un indizio:
secondo Graves, i fabbri antichi si tatuavano un cerchio sulla fronte in onore del Sole.
Quel cerchio si trasformò, nel filtro mitico, in un Occhio...

« I Ciclopi, pare, furono i membri di un'associazione di fabbri durante la civiltà elladica primitiva.

Ciclope significa "dall'occhio rotondo" e probabilmente essi avevano tatuati sulla fronte dei cerchi concentrici in onore del sole, fonte del fuoco che alimentava le loro fornaci. » [2]

L'Occhio del Sole Aton divenne l'Occhio di Giove;
e poi quello del Dio cristiano.

Nel rosone del duomo di Orvieto [1470 circa], la testa dell'Eterno illumina come un Sole i fedeli...

La pittura di Bevagna, e l'Occhio sulla fronte della Santa, ci offrono un indizio in più:
in origine, la Luce era un attributo femminile.

La donna sola ha la facoltà di dare alla luce:
prima della rivoluzione patriarcale, che affermò il potere solare di Apollo, era la Dea a regnare sulla luce.

Si capisce tutto studiando la Trinacria:
l'antico emblema del Sole, simbolo della Sicilia.

La Trinacria, infatti, è un Sole donna:
testa di Gorgone, e tre gambe rotanti: in direzione est-ovest.

Il Sole sorge ad Oriente e tramonta ad Occidente:
così le gambe della Gorgone si muovono da destra verso sinistra.

Ad esempio, in questa bella xilografia di fine Ottocento...

Chi è la Santa del nostro ex-voto?

Il sincretismo cristiano restituì alla Dea il dominio sulla Luce.

In Sicilia, il binomio luce-femminino era così forte da restare radicato nel culto di una Santa locale che, per tutto il MedioEvo, ebbe molta fortuna: Santa Lucia.

« Lucius, Lucilius, Lucifer, Lucilla, sono tutti nomi simili che alludono alla luce e alla vista.

Gli occhi si dicon luci dai latini e dagli scrittori italiani, come all'opposto occhi del mondo si dissero il sole e la luna, perché ci recan la luce
. » [3]

« Pare che l'accostamento sulla base dell'accento del nome in greco di Lucia con il termine latino lux
[...] sia di matrice paretimologica in quanto simile a quello in latino di lucerna, derivato dal termine in greco lùchos
. » [4]

In una pala di Bicci di Lorenzo [fine '300] da villa La Pietra, vicino Firenze, Lucia è raffigurata in trono:
con una lampada
nella mano destra.

Sulla lucerna che reca in mano si notano due piccoli occhi:
da lì scaturisce una fiamma...


È Lucia la Santa che stiamo cercando?

Possibile che un affrescatore umbro di periferia abbia ripreso l'antico simbolo solare del Terzo Occhio?

Per approfondire il tema, rimando ad un libricino...

Note alle immagini ---

_L'archeologo inglese Arthur Bernard Cook in Zeus: a study in ancient religion [Cambridge, 1914: Archive.org] notava come alcuni templi greci nel frontone avessero un cerchio,
a significare probabilmente l'Occhio divino:
un antenato del Rosone gotico?



_ Il rosone del duomo di Orvieto è, tradizionalmente, attribuito ad Andrea di Cione, detto l’Orcagna.
Cfr. L’Italia. L’Umbria, Touring Editore, Milano, 2004, p. 592.

_La xilografia con la Trinacria è opera di Giuseppe Barberis [1890]: vedi su Flickr.com.

_Sulla chiesa di San Silvestro a Bevagna, vedi anche la relativa pagina nel sito de I luoghi del silenzio.

_Sull'Occhio di Bevagna, è interessante notare come le ciglia in cui la pupilla è inscritta siano di colore rosso bruciato:
questa nota cromatica ne rafforza il simbolismo solare.


Note al testo ---

[1] Giovanna Mencarelli le indica come « due sante » generiche.

Cfr. Mencarelli, Le Chiese di San Michele e San Silvestro di Bevagna, Edizioni dell'Ente Rocca di Spoleto, Spoleto, 1980, p. 21.

[2] Cfr. Robert Graves, I Miti Greci, Longanesi, Milano 1983, nota 2 a p. 26.

[3] Cfr. Francesco Zanotto, Vita di Santa Lucia, Vergine e Martire, Venezia, 1861, p. 13.
Il testo è consultabile anche su Google Libri.

[4] Cfr. Maria Stelladoro, Lucia, la martire, Editoriale Jaca Book, Milano 2010, p. 107.

martedì 17 agosto 2021

Il drago a difesa della Madre: la falsificazione di un mito pagano.



Sotto una falce di luna, nell'oscurità della notte, san Giorgio infilza il drago che tiene prigioniera la principessa.

Ma la dama è davvero prigioniera del drago?

Jacques Le Goff, in Tempo della Chiesa e tempo del mercante, con qualche indizio in più ci spinge a dubitarne:

« All'inizio era il loro ruolo positivo ad avere la meglio:
i draghi erano creature innanzitutto benefiche, personificazioni e simboli di dèi della fecondità e di eroi o di re civilizzatori;
così il drago che incarna Tiamat, una delle forme della Grande Madre, e il drago marino legato alla nascita di Afrodite, essa stessa una delle forme della Grande Madre
. » [1]

La Madre era Nutrice del drago, non sua vittima!
Per ciò, le donne si recavano in processione a sfamarli...

« Presso i romani le ragazze andavano, in primavera, a deporre dolci nelle grotte in cui abitavano i serpenti (draghi) di Giunone di Lanuvium, dea agreste, da cui si attendevano buoni raccolti. » [1]

Nutrire i rettili era una prerogativa della Dea.
I predicatori cristiani rovesciarono il ruolo della Madre antica:
da Nutrice del drago a Sua prigioniera.
Il paredro da Lei allevato divenne, così, un mostro da uccidere.
Uccidere la 'bestia' significava convertire una città intera:
lo spiega bene Ludovico Iacobilli narrando l'evangelizzazione di Città di Castello, fatta nel Tardo Impero da san Crescenziano [sopra] abbattendo un temibile drago...

« Gli fu rivelato dal Signore, che al Popolo era stata mandata questa crudel Peste di quel fiero Dragone:
perché ingannato dalle fraudi dell'antico, e diabolico serpente, non cessava adorar i vani e bugiardi Dei

[...] Onde S. Crescenziano per tale conversione pieno di fiducia in Dio, armatosi con il salutifero legno della Santa Croce montò nel suo destriero, e dato di mano alla lancia, intrepidamente, presidiato all'aiuto divino, andò verso il Dragone e, assestandogli una lanciata, lo colpì e l'occise
. » [2]

E per non essere troppo vago, Iacobilli individuava perfino il teatro del combattimento fantastico:
si tratta di un tempio mariano [!].
È l'ex chiesa di Santa Maria della Carità, nel quartiere -oggi cittadino- di Rignaldello...

« Si tiene che il Santo uccidesse il dragone in quel luogo appresso il Tevere ov'è una Chiesa di commenda de' Cavalieri di Malta, e si chiama il luogo Regnaldello, distante un tiro d'archibugio dalla Città di Castello. » [2]



L'uccisione del 'drago' alla Pieve de Saddi ---

Il combattimento vittorioso di san Crescenziano [o Crescentino] è anche scolpito in un tabernacolo alla Pieve de' Saddi [sotto].
Vedi: Il sentiero francescano e I luoghi del Silenzio.

« Nella chiesa vi è un bassorilievo che ricordava l'uccisione del drago e una costola di animale fossilizzata ritrovata nei dintorni si riteneva appartenuta al mostro. »

Cfr. Graziano Vinti, I racconti del focolare: viaggio nella magia contadina, Ali&no, Perugia, 2012, p. 61.

Note alle immagini ---

_Il dipinto di Paolo Uccello con San Giorgio che abbatte il drago, in apertura, è custodito alla National Gallery di Londra.
Una pagina è dedicata all'Opera su Wikipedia.

_Nella terza foto del post, un animaletto viene artigliato da un rapace (o è un drago?).
Bassorilievo murato nella navata dell'Abbazia dei Santi Maria ed Egidio a Petroia, nel tifernate.
Vedi la pagina dedicata nel sito de I luoghi del silenzio.


Post correllati ---

Sull'associazione tra culto della Madonna e rettili, vedi:
Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.

Il Cristianesimo ammise nel suo pantheon, trasliterandolo, anche il culto della nutrice dei rettili.
Verdiana da Castelfiorentino assunse la funzione antica della dea romana Igea, nutrendo i sepenti che strisciavano nella Sua cella di penitenza.
In proposito, vedi il post:
Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.
Qui sopra: Bartolo di Fredi, ex-voto con Santa Verdiana
(Verdiana si riconosce dai serpenti, Suo attributo).
San Gimignano, Chiesa di sant'Agostino, 1365 ca.

Note al testo ---

[1] Cfr. Jacques LeGoff, Tempo della Chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino 1977, pp. 227, 242-243.

[2] Cfr. Vita di S. Crescentiano, martire protettore della Città di Castello, detta già Tiferno in
Ludovico Iacobilli, Vite de' santi e beati dell'Umbria, in Foligno, 1647, p. 585.