venerdì 14 giugno 2024

Preti maghi: lezioni di Superstizione...

Antonino Bertolotti, in Streghe sortiere e maliardi..., narra l'arresto di una strega perugina e di un frate: colti in flagrante nel mezzo di un rito magico...

« Il prete aveva letto tre volte lo scongiuro, allorché gli sbirri, avvisati da altra donna malevola, irruppero dentro, ponendo fine all'incompleto sortilegio. » [1]

Bernardino da Siena predicava contro le cameras incantationum et maleficiorum in cui i preti compivano riti magici...

« In questi laboratori si potevano commettere orrendi sacrilegi.
Non si tratta di esagerazioni del predicatore poiché anche nei nostri processi la strega Caterina aveva avuto da un sacerdote per le sue pratiche un'ostia cosacrata
. » [2]

In una visita pastorale nell'archidiocesi di Spoleto, fu interrogato un prete macchiatosi di pratiche esorcistiche.

« [...] frammenti di una visita pastorale eseguita dal vicario del vescovo di Spoleto nel territorio di Norcia nel settembre del 1465.
In questa visita si può leggere il resoconto di un interrogatorio all'arciprete di una parrocchia, il quale praticava ordinariamente incantesimi; uno di questi è riportato alla lettera
... » [2]

Padre De Angelis citava le parole del rito...

« [...] falli la ☩ et tolli la terra di sotto allo pe dritto et mittilo nellaqua et facce lo signo della ☩ bibine tu et damne ad ipso

[...] et dicanose tre pater noster et tre ave marie: et tre signi de croce se fanno. » [3]

A forza di evocarli nelle pratiche, pare che i folletti diventassero resistenti (!) agli esorcismi:
tanto che i religiosi li temevano...

« La caratteristica dei folletti di resistere agli esorcismi era stata segnalata, con ben altra autorità, da Gervasio di Tilbury negli Otia Imperialia (1212):
"Ci sono alcuni spiriti, che il popolo chiama folletti
[nel testo: folletos], i quali abitano nelle case dei contadini e non sono scacciati né dall'acqua benedetta, né dagli esorcismi." » [4]


➔ Sull'uso (clandestino) della magia nel Clero, vedi:

L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.

Incantare è pregare? Quando il prete diventa uno Stregone.

Il Vaticano: l'antico tempio degli Indovini. Vaticinare prima del Papa.

Pratiche esorcistiche nelle chiese x scacciare i dèmoni:

Chiese Incatenate e streghe prigioniere!

Tecnica della conta nella magia cristiana:

Ripeti TRE volte: poteri dello Scongiuro.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura da un manoscritto del Decretum Gratiani che puniva le pratiche magiche commesse dai religiosi, tratto dal Walters Art Museum di Baltimora (U.S.A.):
Ms. W. 133, folio 247 recto.

Notare il dettaglio con il prete che indica il numero [26] della Causa: XXVI.


Note al testo ---

[1] Cfr. Antonino Bertolotti, Streghe sortiere e maliardi nel secolo XVI in Roma, Forni [ristampa anastatica], Sala Bolognese, 1979,
pp. 70 e 79.

Bertolotti racconta più di un caso sui frati/stregoni.
Ad esempio, quello di « fra Gio. Antonio » [...] « Sacerdote della Religione de frati minori osservanti di S. Francesco d'età d'anni 42 » denunciato, a Napoli, l'anno 1556...

« Era stregone, negromante, mago sacrilego, e sovratutto imbroglione, poiché con arte ed inganni girò il mondo, spacciandosi per patriarca. »

[2] Cfr. Ugolino Nicolini, La stregoneria a Perugia e in Umbria in Bollettino della Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, Vol. LXXXIV, Perugia, 1987, pp. 23-27.

[3] Cfr. P. De Angelis, Un frammento di sacra visita della diocesi spoletina del 1465 in Archivio per la storia ecclesiastica dell'Umbria, vol. 3, 1916, p. 469:
digitalizzato dalla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma:
vedi la relativa pagina.

[4] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 122.

martedì 4 giugno 2024

La Dèa nel drago: rovesciamento del Femminino.

Un manoscritto dalla British Library ci mostra santa Margherita emergere dal ventre di un drago.

L'associazione tra la Santa e il Mostro è più antica del Suo mito:
deriva dal mondo pagano, dove il serpente (e simili!) era associato alla Madre.

Un esempio?
Il mito di san Marcello, vescovo di Parigi, che abbatte il drago è scolpito su uno dei portali della Cattedrale di Notre-Dame,
subito all'ingresso est → sotto l'archivolto:
sopra la Sua testa, si vede il trionfo della Madonna.
Il drago si arrampica lungo la colonna: san Marcello lo schiaccia con la pastorale che si trasforma in un'arma.
Jacques Le Goff scriveva...

« [...] la scena della vita di san Marcello che rappresenta il vescovo trionfante sul drago, utilizza la stessa iconografia:
il santo conficca il pastorale nella bocca del mostro
. » [1]

Il femminino sacro si è conservato alla base della scena:
il drago sorge dal corpo di una donna 'dissoluta'.

La Biblioteca Sanctorum riporta la versione medievale del mito...

« Una nobile dama di vita dissoluta era stata sepolta ed un grande serpente aveva cominciato a divorarne il corpo:
"mulieri, cuius membra bestia devorabat, ipse draco factus est sepoltura"
. » [2]

I predicatori cristiani, che a Parigi diffusero il culto di san Marcello, rovesciarono il significato del mito pagano.

La Pòtnia, nutrice del serpente, si trasformò nel filtro cristiano in una donna lasciva, peccatrice, il cui cadavere era dilaniato dal serpente...
◉ Il Vescovo abbatte il dragoscolpito in due chiese umbre:

Il vescovo e il drago: una battaglia per immagini alla chiesa di San Giovanni Profiamma.

San Crescenziano abbatte il drago:

Il drago a difesa della Madre: la falsificazione di un mito pagano.

San Felice prende ad accettate il drago:

Boschi sacri: l'ascia di san Felice all'abbazia di Sant'Anatolia di Narco.

◉ Un post e un libro sull'associazione Dèa-serpenti:

Serpenti Sacri: la Nutrice. Dalla dea Minoica a santa Verdiana.

◉ Il serpente in un tempio Mariano:

Il serpente paredro della Dea Madre: i capitelli della chiesa di San Filippo Neri a Perugia.

◉ Sul drago e le acque del Femminino, vedi:

La strega e lo Sdrago delle acque. Origine magica di una parola.

Evocazione della pioggia mediante il drago:

Le processioni del Drago: un rito medievale per ottenere fertilità.


Note alle immagini ---

_Nella cattedrale parigina, la scena con il drago si sviluppa nella colonna centrale del portale, detta 'Trumeau'.

_All'inizio del post, miniatura con santa Margherita divorata dal drago:
manoscritto Yates Thompson ms 13 della British Library, folio 86v.

_Sotto, san Felice abbatte il drago a colpi d'accetta: bassorilievo sulla facciata della chiesa dei Santi Felice e Mauro a sant'Anatolia di Narco, in Valnerina.

Note al testo ---

[1] Cfr. Jacques Le Goff, Tempo della chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino, 1977, p. 240.

[2] Cfr. Bibliotheca Sanctorum, vol. VIII: Liadan-Marzio,
Istituto Giovanni XXIII, Pontificia Università Lateranense,
Roma, 1967, pp. 669-671.

martedì 28 maggio 2024

Bellezza pagana: che aspetto ha un dèmone?


I dèmoni pagani hanno un'ammaliante bellezza.

Attirano i mortali con forme attraenti e, nel caso delle Sirene, un canto melodioso.

« Le tre Sirene (due soltanto secondo Omero) erano le canore figlie della Terra che attiravano i marinai nei prati della loro isola, dove le ossa delle vittime precedenti giacevano ammucchiate

[...] le Sirene erano sia le sacerdotesse che piangevano su di loro, sia gli uccelli che popolavano l'isola stessa, al servizio della dea della Morte. » [1]

Le Sirene sono dèmoni seducenti e feroci:
la loro natura ambigua deriva da un altro → dèmone: Eros...

« Lo stesso Eros, il dio dell'amore, è un daimon che agisce come tramite tra gli dèi e gli uomini, secondo quanto dice sempre Platone in un altro dialogo, il Simposio. » [2]

« Circe è dunque una divinità, figlia del Sole.
[...] Come le Sirene, ha una voce melodiosa. E, come molti altri demoni maligni, ha un'apparenza affascinante e seducente.

Il canto e la bellezza sono strumenti di cui si serve per irretire gli uomini
. » [2]

Qui è racchiusa la mutazione della parola dèmone:
la differenza è (tutta) estetica...

« [...] si apre così la strada che porta la parola daimon da una valenza positiva, o quantomeno neutra, a una valenza negativa.
Si passa dal demone al demonio
. » [2]

Il Cristianesimo, per condannarli, fece i dèmoni orrendi:
la bellezza dei dèmoni pagani si conservò, nella tradizione popolare, in (piccole) creature chiamate 'folletti'...

« [...] secondo la credenza popolare, i folletti appaiono in forma di uomini piccolissimi, a volte di deforme aspetto, ma più spesso sono bellissimi. »

« Il Cristianesimo dei primi secoli, infatti, non negò l'esistenza delle divinità pagane, ma respinse il loro carattere divino e in tal modo ridusse gli antichi dèi alla condizione di demoni. » [3]


◉ Sull'evocazione difensiva della sessualità, vedi:

Manofica contro Ombre: gli Spiriti della notte.

◉ Su Cappuccetto Rosso e il dèmone adombrato nel racconto:

Il demone col berretto Rosso: origini di una favola....

Genesi dei dèmoni:

Come nasce un demone: i gatti che leccano...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura che mostra una donna (vanesia) specchiarsi e un drago incombere su di lei:
tratta dal manoscritto Add Ms 42130: folio 63r.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, I Miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 3 a p. 565.

[2] Cfr. Giorgio Ieranò, Demoni, mostri e prodigi. L'irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio Editori, Venezia, 2017,
pp. 11-12 e p. 112.

[3] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, pp. 100 e 102.

lunedì 20 maggio 2024

Ecate: la dèa (censurata) dell'Abbondanza.


Ecate era una dèa (molto) potente nell'antichità.
Il Suo declassamento ci fa intuire come la cultura Patriarcale prese il sopravvento:
Robert Graves scriveva...

« Dal racconto di Esiodo risulta che Ecate fu in origine la triplice dea, dal potere supremo sul Cielo, sulla Terra e sul Tartaro.

Ma gli Elleni diedero la preminenza alla sua forza distruttrice a scapito della sua forza creatrice e infine essa fu invocata soltanto nei riti clandestini di magia nera, specialmente nei luoghi dove si incrociano tre strade
. » [1]

Come le donne assicuravano la procreazione così Ecate donava la Vita:
onorarla era un atto necessario.

« Essa, unica tra tutte le divinità della Teogonia -con l'ovvia eccezione di Zeus- gode del particolare privilegio rappresentato dal fatto che la sua giurisdizione, la sua timé, si estende sulla terra, sul mare, nel cielo ». [2]

« Agli albori del V secolo Ecate è tutto tranne che una dea della magia, e ancora meno una dea nefasta come lo diverrà nei secoli successivi.
Nel corso del V secolo s'inscrive invece la netta mutazione delle sue prerogative
». [3]

Ecate era la dea della prosperità.
Tanto che Aristofane, nella commedia Pluto, faceva una battuta (molto) precisa...

« Puoi chiedere alla dea Ecate se è meglio essere ricchi o poveri.
E lei ti dirà che i benestanti e i ricchi ogni mese le offrono un pranzo e che i poveri se lo prendono, prima ancora che sia depositato
». [4]

Perché una dèa così importante, in origine -addirittura- la più importante, fu relegata agli oscuri riti delle streghe?

Il poeta Esiodo, nella Teogonia, ci fornisce un indizio prezioso:
la Madre universale aveva il potere di dare e togliere...

« i branchi di lanose pecore, se così vuole il suo cuore,
da piccoli li fa grandi e da molti riduce a pochi.

Così, per quanto sia nata unigenita da sua madre,
fra tutti gli immortali è onorata di doni
». [2]

Il potere materno sulla Vita faceva paura.

Le streghe, devote ad Ecate, sopravvissute nella Magia medievale, rendevano 'sterili' gli uomini e andavano condannate...

« Consideriamo il De planctu ecclesiae redatto verso il 1330 su richiesta di Giovanni XXII dal francescano Alvaro Pelayo, allora grande penitenziere alla corte di Avignone.

Certe donne sono "empie indovine" e gettano il malocchio.
Talune, "molto criminali", "adoperando incantesimi, malefizi e l'arte di Zabulon", impediscono la procreazione.
Esse provocano la sterilità con erbe e composizioni magiche
. »
[5]


◉ Sulle streghe che tolgono la vita, vedi:

Le streghe e gli aborti: il Noce che rende libere.

◉ Sul dominio della sessualità imputato alle streghe:

Madre-uccello: donne che diventano streghe.

Al tempo in cui Mamma Oca era una strega, ovvero la Signora che possiede gli uccelli...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura che presenta la dea Flora: è opera di Robinet Testard, tratta dal De mulieribus claris.
Manoscritto conservato presso la Bnf: Français 599, folio 56v.

→ La dea romana personificava l'Abbondanza:
come Ecate, in origine.


Note al testo ---

[1] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1985, nota 7 a p. 110.

[2] Cfr. Esiodo, Teogonia, Rizzoli - Bur, Milano, 1994, p. 91.
Note al testo di Graziano Arrighetti, p. 145.

[3] Cfr. Nicola Serafini, La dea Ecate nell'antica Grecia. Una protettrice dalla quale proteggersi, Aracne, Ariccia (Roma), 2015, p. 325.

[4] "Alle sue immagini collocate nei crocicchi (da cui l'appellativo di Trivia), l'ultimo giorno di ogni mese i Greci usavano offire cibi cucinati che, a quanto pare, finivano per sfamare i poveracci".
→ Cfr. Aristofane, Pluto, Fabbri Centauria, Trebaseleghe (Pd), 2017, p. 47 e ➔ Note al testo di Fulvio Barberis, vv. 594-597, p. 95.

[5] Cfr. Jean Delumeau, La paura in Occidente. Storia della paura nell'età moderna, traduzione di Paolo Traniello, Il Saggiatore, Milano, 2018, pp. 415-416.

venerdì 10 maggio 2024

Manofica contro Ombre: gli Spiriti della notte.


Il poeta latino Ovidio, nei Fasti, ci descrive un gesto preciso per difendersi dagli Spiriti Maligni:
la manofica.

« Chi rammenta l'antico rito e teme gli dèi
[...] mostra il pollice tra le dita congiunte tacendo
perché l'ombre lievi non gli vadano incontro
. » [1]

La manofica è, insieme alle corna, il più frequente gesto apotropaico per respingere i dèmoni.
Romanazzi ne spiega il potere...

« Interessantissimo amuleto di tradizione italiana è poi la manufica, una manina di corallo, di legno o d'altro materiale, chiusa a pugno mentre il pollice fa capolino tra il medio e l'indice.

Il gesto, che ripropone l'organo sessuale femminile, assicurerebbe la fertilità. » [2]

Ma la manofica, da sola, non bastava:
urgeva un altro (potente) simbolo di fertilità: le Fave.
Si gettavano fave lungo il percorso notturno per scacciare gli Spiriti.

« Giunta la mezzanotte, il paterfamilias si alzava e, a piedi nudi, si recava ad una fonte per detergervi le mani.

[...] Una volta purificate le mani, prendeva delle fave nere e ne gettava un pugno dietro le spalle. » [3]

Le fave assicuravano il contatto con i Morti:
tanto che si cominciava a piantarle, anche in Umbria, (proprio) nel giorno ai Morti consacrato...

« Così come è considerato un dovere ineludibile mangiare le fave per la ricorrenza dei morti, è anche ritenuto una sorta di obbligo rituale in tutta la regione piantarle proprio in quel giorno. » [4]

Mangiare le fave poteva essere pericoloso.
Nel mondo antico c'era (perfino) chi invitava a non farlo...

« Le fave erano collegate all'oltretomba e Aristotele aveva scritto che Pitagora non voleva vederle, toccarle o mangiarle perché erano "simili alle porte dell'Ade"

[...] Secondo Plinio, era credenza diffusa che nei bacelli delle fave dimorassero le anime dei defunti e ciò era uno dei motivi per cui le fave erano considerate oggetto di tabù ». [5]


➔ Usi anti-stregonici: qualche traccia...

Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.

La magia della conta: come annullare le streghe.

Paura negli Spiriti? La soluzione è diventare invisibili:

Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.

➔ Sul potere apotropaico del rosso:

Non sciogliere il nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.

Ghirlande appese: l'esorcismo di Natale.


Nota alle immagini ---

_Nel post, foto di amuleti dalla collezione di Giuseppe Bellucci: al Museo Archeologico dell'Umbria.

➔ Nella prima foto, si riconoscono -tra gli altri- una manofica in corallo (il colore rosso è un potente apotropaico) e un campanello per scacciare gli spiriti.
Nella seconda foto, altra manofica e due cornetti:
uno a forma elicoidale.


Note al testo ---

[1] Cfr. Ovidio, I Fasti, traduzione di Luca Canali, Rizzoli Bur, Milano, 1998, Libro V, vv. 430-432.

[2] Cfr. Andrea Romanazzi, La stregoneria in Italia: scongiuri, amuleti e riti della tradizione, Venexia, Roma, 2007, p. 171.

[3] Cfr. Mario Polia, Le piante e il sacro, Quater, Foligno, 2010,
p. 121.

[4] Cfr. Giancarlo Baronti, Margini di sicurezza: l'ideologia folclorica della morte in Umbria, Morlacchi, Perugia, 2016, p. 121.

[5] Cfr. Giovanni Sole, Il tabù delle fave. Pitagora e la ricerca del limite, Rubbettino, Saveria Mannelli, 2004, pp. 66-67.

venerdì 3 maggio 2024

Il demone col berretto Rosso: origini di una favola...

Cappuccetto Rosso è la sopravvivenza di un demone?

Nel folklore popolare si raccontava, spesso, di un folletto con un cappuccio Rosso che insidiava la notte.

« Lo sciantello era come n bambino tutto vestito de rosso co na cuffietta. » [1]

« Secondo le tradizioni del Cervese (Ravenna) il mazègol è un omino che porta in testa un berrettino rosso... » [1]

« [...] il massariol, noto con varî nomi un po' dappertutto e raffigurato di solito con un berretto rosso, è un piccolo folletto burlone e dispettoso. » [2]

Con la cristianizzazione, tutto ciò che era rimasto escluso dalla conversione fu demonizzato:
quel cappuccio divenne sinonimo di maledizione.

Mancare di battezzare un neonato significava dannarlo.

« [...] le anime di morti senza battesimo si trasformano in mazzamurielli, genietti or benefici or malefici vestiti di rosso con in testa un berrettino del medesimo colore. » [1]

I 'mazzamurielli' suscitavano il terrore nel mondo contadino:
specie tra Umbria, Lazio e Marche...

« Nelle Marche il nome del folletto-incubo è mazzamuriello, e con lo stesso nome è denominato nel Lazio. » [4]

Se il folletto perdeva il suo cappuccio rosso era disposto a tutto pur di riaverlo...

« In Puglia, a Cerignola, a Putignano e altrove, si dice che lo "scazzamurieddu" per riavere il cappuccio rosso è disposto a dare tutto il denaro che gli si chiede. » [3]

« In Sicilia si crede che "lu nfelluttu" ("fulletto" o "fuddittu") non ha più alcun potere se gli si porta via il berrettino rosso ("cappidduzzu"), per cui egli paga qualsiasi somma per tornarne in possesso. » [3]

Quando il parto era tragico, e non si era fatto in tempo ad aspergere il piccolo, occorreva un battesimo post mortem.

A ciò servivano i santuari 'à repit':
luoghi in cui il neonato sarebbe tornato in vita per il tempo necessario a renderlo cristiano: pena la trasformazione in folletto...

« [...] l'officiante, di solito un eremita, riceve il neonato morto dalle mani dei parenti, lo pone sull'altare, finge che ritorni in vita, gli impartisce il battesimo e poi lo riconsegna sempre morto, ma divenuto nel frattempo cristiano e quindi non più inquieto e inquietante. » [1]


◉ Sul culto pagano del Fuoco, vedi:

Il demone col berretto Rosso: il dio del fuoco e Cappuccetto Rosso.

◉ Sul potere apotropaico del Rosso:

Non sciogliere il nodo. Un fiocco Rosso contro i dèmoni.

◉ Sulle tracce di paganesimo nella favola:

Da san Francesco a Cappuccetto Rosso: il culto apotropaico del Lupo.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con un dèmone dal cappuccio rosso, travestito da uccello: notarne la testa aquilina e le zampe equine.

➔ Il dettaglio è digitalizzato nel sito francese di ARCA.
Per segnatura, Ms 0165: folio 26 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Giancarlo Baronti, Margini di sicurezza: l'ideologia folclorica della morte in Umbria, Morlacchi, Perugia, Tomo III, 2016, pp. 1065 e 1067.

[2] Cfr. Giuseppe Vidossi, Saggi e scritti minori di folklore, Bottega d'Erasmo, Torino, 1960, p. 232.

[3] Cfr. Giuseppe Bonomo, Studi demonologici, Flaccovio Editore, Palermo, 1970, p. 128.

[4] Cfr. Alessandro Alimenti, Folletti, streghe, vampiri ed altri esseri fantastici: il sonno e la notte disturbati
in → Medicine e magie. Le tradizioni popolari in Italia, a cura di Tullio Seppilli, Electa, Milano, 1989, p. 37.