sabato 24 gennaio 2026

Lo sciamano e i selvaggi: 'folli' che abitano il bosco.

L'isolamento eremitico è stato, sempre, visto con sospetto:
chi viveva appartato, nell'ombra, specie nei secoli passati, aveva (certo!) qualcosa da nascondere...

« Sono i folli, persone portatrici di qualche disavventura o di un qualche disagio psichico, gente bandita dalla comunità, eretici, lebbrosi, streghe, donne 'perdute', picari, mendicanti, chierici erranti
Erano quelli, insomma, che avevano qualche ragione per far dimenticare la propria esistenza e si davano alla macchia. » [1]

I solitari si associavano ad esseri primitivi e demoniaci:
il mondo contadino ricorreva a tecniche per inibire il dèmone forastico...

« Era d'uso, per tener lontano l'uomo selvatico, mettere uno staio di miglio sulla soglia:
il selvatico l'avrebbe rovesciato, per passare poi l'intera notte a raccogliere i grani sparsi
. » [2]

Sull'altopiano leonessano, in Valnerina, il dèmone era così legato all'Oltretomba che mutuava il Suo nome dagli Inferi...

« Come i suoi congeneri mitici, 'lu 'nferiatu' vive in una grotta la quale rappresenta un'opposizione ideale alla capanna, alla casa in muratura ed allo spazio ordinato del villaggio.
Così come l'anormalità, asocialità, e inciviltà della creatura 'selvaggia' si contrappone alla normalità del vivere associato

[...] l'Uomo Selvatico presenta caratteristiche quasi sciamaniche dovute alla sua totale compenetrazione con la natura. » [3]

La conversione dei pagani che credevano negli sciamani passava attraverso la conquista del Bosco...

« Comunque ci volle molto tempo per conquistare le campagne e per convertire quei pagani che erano i rustici e i contadini.
Nelle foreste si stabilirono i monaci e le purificarono dissodandole: dove prima si trovavano dei boschi sacri venivano fondati dei monasteri
. » [1]

Tra questi 'folli' abitanti del bosco, pure il poeta Francesco Petrarca -tra i coevi- aveva fama lugubre (!) da stregone.

→ Il nome stesso della località in cui viveva appartato nella foresta, Selvapiana, la dice lunga sulla fama forastica del luogo.
Giovanni Crocioni, in Tradizioni popolari nella letteratura italiana, scriveva...

« [...] il vate Petrarca, dico, come Dante, come Bacone e altri sapienti, fu sospettato mago e negromante.
Eppure la sciocca voce corse pel mondo e perdurò a lungo, tanto che verso il 1850 la casa che si ritenne abitata dal Petrarca in Selvapiana, era ancora chiamata la cà del sterion, la casa dello stregone, il quale altri non sarebbe che Francesco Petrarca
. » [4]


➔ Mutazione sessule e comunicazione con l'Aldilà:

Sciamani Transessuali a colloquio coi Morti. Potere dell'uomo che si trasforma in donna...


➔ Pratiche sciamaniche nel mito francescano:

I funghi e le stimmate: una visione serafica o allucinogena?

Lo sciamano insanguinato. Convegno a Perugia: pillole introduttive.


◉ Uso della Magia tra i religiosi:

Incantare è pregare? Quando il prete diventa uno Stregone.


◉ Culto della Natura sopravvissuto nella devozione cristiana ---

Le porte di Ade: il sacro Bosco inviolabile.

Nella selva oscura: gli uomini del Bosco.

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.


Matriarcato e demonizzazione della Natura nel culto cristiano ---

Donna-Albero e alberi stregati.

Le acque uterine della Dèa: all'Eremo di Santa Maria Giacobbe.

La fonte magica nelle viscere del Santuario. Alla Madonna delle Fontanelle di Magione.

Le sacerdotesse di San Fortunato: i misteri delle grotte di Montefalco.


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura a margine di un folio con un dèmone che si manifesta ad un eremita: sarà (solo) una visione?
➔ È tratta dalle Decretali Smithfield della British Library.
Per segnatura: Royal 10 E IV, folio 113 verso.


Note al testo ---

[1] Cfr. Michela Zucca, Donne delinquienti. Storie di streghe, eretiche, ribelli, bandite, tarantolate, Tabor, Valle di Susa, 2021, pp. 42, 104-105.

[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 184.

[3] Cfr. Mario Polia e Fabiola Chavez Hualpa, "Mio padre mi disse": tradizione, religione e magia sui monti dell'alta Sabina, Il cerchio, Rimini, 2002, pp. 218-219.

[4] Cfr. Giovanni Crocioni, Le tradizioni popolari nella letteratura italiana, Leo S. Oshki Editore, Firenze, 1970, pp. 68-69.

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