Nel 'banchetto' delle Streghe, temuto dagli Inquisitori, sopravviveva un mito pagano ➝ fin dall'attributo (primo) della Dèa: il pomo.
« Nel corso della tregenda si uccidevano gli animali e se ne mangiavano le carni; le ossa venivano poi riposte nella pelle e la Signora, con una bacchetta che teneva in mano assieme a un pomo, le percuoteva, facendo rinascere gli animali uccisi. » [1]
Come si svolgeva il 'convitto'?
« Questa "Signora del Gioco" ospitava i suoi adepti offrendo loro da mangiare e da bere
[...]. Vi sono tuttavia aspetti misteriosi, in questa Signora; per esempio, non possiamo sapere come convincesse gli adepti della sua capacità di resuscitare gli animali. » [1]
La resurrezione degli animali era un tema scottante: gli allevatori non si accorgevano del 'furto' (!) perché le bestie venivano uccise per il banchetto, e poi resuscitate per essere ricondotte nelle stalle...
« [...] una sorta di sabba, di banchetto collettivo in cui le streghe consumano nottetempo le carni imbandite degli animali domestici, precedentemente sottratti, con il trucco delle ossa e della pelle, alle stalle degli umani. » [2]
Il 'trucco' era frutto dell'immaginazione così come il banchetto organizzato dalle streghe?
In Età Rinascimentale, pare fosse un argomento 'caldo' (motivo, perfino, di dispute!) tra gli inquisitori...
« Però Girolamo Visconti, nel Lamiarum sive striarum opusculum (1460), negava il fenomeno degli animali cucinati e poi riportati in vita, chiarendo che le streghe "al mattino hanno così fame e sete come se non avessero mangiato ». [3]
« Il pranzo delle streghe, secondo numerosi inquisitori e giuristi, era "fittizio e immaginario", quindi, come dirà Bernardo Rategno (De strigiis 1566), consumato nell'immaginazione ». [3]
Tale era la paura di ostacolare le streghe nel loro 'furto' che i più superstiziosi lasciavano aperte le dispense (!) nelle notti in cui si pensava che le malefiche avrebbero colpito...
« A motivo di questa credenza, spiegava Guglielmo [d'Alvernia], uomini sciocchi e vecchie pazze scoperchiano le botti e spalancano le dispense nelle notti in cui pensano di ricevere la visita delle dominae nocturnae. » [1]
Nei racconti riportati dagli Inquisitori sopravvivevano miti (ben) più antichi delle streghe medievali...
« [...] queste concezioni risalgono, molto probabilmente, come si è detto, alle antiche divinità della caccia, come Sedna, Erlik o la stessa Diana, che ridavano vita alla selvaggina ogni volta che un esemplare veniva ucciso affinché il numero dei capi rimanesse costante. » [4]
◉ Magia a tavola: pratiche rituali e banchetto sacrificale ---
Animali resuscitati: gli Indovini-macellai.
Arte Sciamanica: disponi le Ossa per il sacrificio gradito agli Spiriti.
➔ Riti pagani di fertilità e conversione Mariana ---
Il "giuoco di Diana" e la Signora Oriente: censure Mariane.
➔ Pomo Sacro: il frutto associato alla Signora ---
Mela maledetta o dea dell'Amore? Demonizzazione di un Simbolo.
◉ Dea Nutrice: il Matriarcato all'origine dei gruppi umani ---
Nutrice Totemica: la Madre progenitrice.
➔ Boschi Sacri e culto femminile legato agli Alberi ---
Donna-Albero e alberi stregati.
➔ Animale, più di altri, sacro alla Dea ---
Maiala divina: l'animale (esecrato) della Dèa.
◉ Pratiche magiche venatorie per propiziare la caccia ---
Amore per la bestia: il potere dell'Animale e lo Spirito dominatore del Bosco.
Nota all'immagine ---
_In apertura, miniatura con scena di banchetto a cui partecipano (anche) frati domenicani → notare la 'tonsura' del frate a sinistra.
Il signore seduto al centro ha indosso un (curioso) copricapo 'orecchiuto' o cornuto...
Note al testo ---
[1] Cfr. Giordano Berti, Storia della stregoneria, Oscar Mondadori, Milano, 2010, pp. 42 e 71-72.
[2] Cfr. Giancarlo Baronti, Tra bambini e acque sporche: immersioni nella collezione di amuleti di Giuseppe Bellucci, Morlacchi, Perugia, 2008, p. 135.
[3] Cfr. Massimo Centini, Dal sacro al folklore: piccolo manuale per lo studio delle tradizioni leggendarie, I Libri del Casato, Roma, 2016, p. 159.
[4] Cfr. Emanuela Chiavarelli, Diana, Arlecchino e gli Spiriti volanti, Bulzoni Editore, Roma, 2007, p. 180.
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