lunedì 28 settembre 2015

Poveri beati & Poveri sfigati:
san Francesco e i suoi 'colleghi' straccioni

Essere poveri è sempre stata una disgrazia?

Diamo un'occhiata a questa bella miniatura tratta dal Libro del Biadaiolo in cui è raffigurato un triste effetto delle carestie:
la Cacciata dei poveri da Siena.



"A Siena nel 1329, dopo la decisione dei Nove di non mantenere più con elargizioni di cibo i poveri della città, scoppiarono violenti tumulti.
[...]
Soffocata la rivolta seguirono una dura repressione con arresti, bandi, torture, impiccagioni, e infine la decisione di cacciare tutti i poveri fuori dalle mura della città*."

In basso a destra un gruppo di straccioni viene sospinto fuori da soldati armati fino ai denti:
un'operazione di Ordine pubblico in piena regola.

Eppure nel MedioEvo fare il povero dava anche accesso a dei veri privilegi.

Un nome a caso:
Francesco di Bernardone, il Re dei poveri benedetto da Dio,
aveva diritto ad un trattamento speciale, sia quando era ospite del potente cardinale Ugolino sia quando soggiornava nei palazzi vescovili
.

Le fonti francescane ce lo ricordano spesso, ma l'aneddoto del piatto al pesce squalo mi ha sempre fatto sbellicare:

"Quando era gravemente infermo nel palazzo vescovile di Assisi, i frati lo pregavano di mangiare.
Francesco rispose: « Non ho voglia di mangiare; se però avessi di quel pesce che si chiama squalo, forse lo mangerei ».

Ebbe appena espresso questo desiderio quando si fece avanti un tale con un canestro dove erano, ben cucinati, tre grandi squali e pasticci di gamberi, che il padre santo mangiava volentieri.
Glieli inviava frate Gerardo, ministro a Rieti.

I frati, ammirando la divina provvidenza, lodarono il Signore che aveva provveduto al suo servo un alimento che, essendo inverno, non era possibile trovare in Assisi
**."

Mi sovviene un dubbio:
il poverello sarà mica morto per indigestione?


Note ---

*Il passo è citato da un bel libro di Arsenio e Chiara Frugoni, Storia di un giorno in una città medievale, Editori Laterza, maggio 2004, p. 80.

**Specchio di perfezione, Capitolo 111 (ff 1811).
Lo stesso aneddoto è riportato nella Leggenda perugina o Compilazione di Assisi (ff 1599).

Nessun commento: