martedì 28 giugno 2022
La femmina che uccide il maschio: la Mantide, simbolo del potere Matriarcale.
Perché a una femmina, che uccide il maschio delle sua specie, erano attribuiti poteri magici?
La mantide uccide il maschio nell'accoppiamento, e il suo nome significa "profetessa" [1].
In alcune zone era perfino oggetto di culto:
associata, anticamente, ai misteri di Eleusi...
« Doveva ricoprire un ruolo religioso ben definito, se in una moneta di Metaponto è raffigurata accanto alla spiga sacra dei misteri di Eleusi. » [1]
« "i suoi costumi sessuali così drammatici" (la femmina demone che divora il maschio nel mentre che lo seduce, proprio come le sirene, che addormentavano coi canti coloro che volevano dilaniare), tutto conduceva a pensare che la mantide non era un insetto "naturale".
In Africa era difatti oggetto di culto. » [1]
Dietro il culto della mantide, adorata nel Mediterraneo per i suoi 'responsi', c'è la civiltà Matriarcale che offriva sacrifici alla Dea.
Robert Graves ci fornisce un indizio prezioso:
Proserpina, che regnava sui misteri di Eleusi, aveva fama terribile.
« Persefone (da phero e phonos "colei che porta la distruzione"), detta anche Persefatta ad Atene (da ptersis ed ephapto "colei che conferma la distruzione") e Proserpina ("la temibile") a Roma, era, pare, un appellativo della ninfa che sacrificava il divino paredro. » [2]
La mantide, divoratrice del suo amante, fu così associata alla ninfa che portava il nome di Proserpina...
« La ninfa tribale, pare, si sceglieva ogni anno tra i giovanotti del suo entourage un amante, il re che sarebbe stato sacrificato alla fine dell'anno e che diveniva così un simbolo della fertilità più che uno strumento del piacere della ninfa. » [2]
◉ Animali associati alla Grande Madre ---
Maiala divina: l'animale (esecrato) della Dea.
L'Orsa Maggiore e la Madonna dell'orso: il mito sciamanico della Signora degli Animali.
Miele divino: dalla Madonna delle Api alla dea Cibele, detta l'«Ape Regina».
➔ Simboli 'rovesciati', dal Paganesimo al Cristianesimo:
Mela maledetta o dea dell'Amore? Demonizzazione di un Simbolo.
Nota alle immagini ---
_I due disegni a margine del testo, riportati nel post, provengono dal manoscritto inglese Add Ms 28841, visibile nel sito della British Library: folii 5v, 7v.
Note al testo ---
[1] Il linguista Gian Luigi Beccaria spiega l'origine del suo nome:
« Profetessa per antonomasia la mantide, come indica il nome stesso, greco màntis 'indovino', latino mantis.
Si traevano risposte da come muoveva le zampe. »
Cfr. Beccaria, I nomi del mondo, Einaudi, Torino, 2000, pp. 231-232, 239.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, pp. 6, 81-82.
sabato 18 giugno 2022
Sant'Orfeto e il Solstizio: tracce di una festa pagana del Sole.
Il solstizio d'estate cade tra il 20 e il 21 giugno.
Intorno a questa data, poco fuori Perugia, in una piccola chiesa su un'altura isolata, si svolge la processione di Sant'Òrfeto. Ludovico Iacobilli ricorda il Santo martirizzato, con altri, il primo giugno [1], malgrado lo si festeggi nella seconda metà del mese!
Il periodo non è casuale.
Nella festa di sant'Òrfeto era adombrato il culto pagano del Sole.
Cosa significa il nome Òrfeto?
Secondo l'archeologo Alessio Fagugli, la parola deriva dall'ùrfeta:
un disco, simbolo del Sole, che serviva ad evocare il dio Giove durante i sacrifici...
« A me pare che il nome "Òrfeto" possa avere riscontri nel termine umbro "ùrfeta", che si legge nelle Tavole Iguvine.
In un suo saggio intitolato "L'Ùrfeta iguvina e alcuni riscontri indoeuropei", Raffaele Petazzoni fa notare che nella seconda delle Tavole Iguvine (II b 21-29) viene descritto il sacrificio di un vitello a Giove Padre
[...] Nel fare questa dichiarazione l'offerente doveva tenere in mano un oggetto designato con il nome di "ùrfeta":
"urfeta manuve habetu".
"Ùrfeta" corrisponde, con sufficiente approssimazione linguistica, al latino "orbita", e lo si traduce, con il Devoto, con il termine "ruota". » [2] Òrfeto era il santo della Ruota solare:
l'Occhio del cielo che governa le stagioni e veglia sui mortali.
Il Santo, tuttavia, non gradiva che se ne spostasse la statua durante la festa: dal tempio isolato giù alla parrocchiale di San Marco.
Ed esprimeva il Suo disappunto con la pioggia: come un tempo faceva il dio Giove...
« Gli anziani del paese dicono che piove ogni volta che il Santo scende a S. Marco e che non ricordano un giovedì di processione in cui, o poco o tanto, non abbia piovuto, come se il Santo non fosse contento di lasciare la sua "casa". » [3] Òrfeto, nel perugino, assunse lo stesso potere di Onniveggenza degli antichi dèi pagani Uranici che scrutavano dall'alto i loro devoti attraverso l'occhio del Sole.
« Secondo Diodoro, gli Egiziani concepivano i raggi solari come altrettanti occhi con cui il Sole guardava in tutte le direzioni, e attribuivano al nome di Osiride (assimilato al Sole che illumina di notte il regno dei morti) il senso di "occhiuto", "dai molti occhi"
( ir= "occhio"). » [4]
Il Rosone di sant'Orfeto ereditò questa funzione pagana.
➔ Culto Solare assorbito nei Santi cristiani:
Sant'Orfeto e il Solstizio: tracce di una festa pagana del Sole.
La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.
Nota alle immagini ---
_Le miniature con il Sole, prima e seconda immagine del post, sono tratte dai Rothschild Canticles (XIV secolo), custoditi alla Beinecke Rare Book and Manuscript Library, Yale University.
I riferimenti ai folii sono: 96 r e 106 r.
Nel sito della Biblioteca è possibile visualizzare l'Opera integrale.
Note al testo ---
[1] « Negli antichi Lettionarii e Calendarii, che si usavano nella Città e Diocesi di Città di Castello [...] si leggevano le seguenti parole sotto il primo di Giugno, in qual giorno fu martirizzato
s. Crescentiano con s. Giustino & altri santi. »
Cfr. Ludovico Iacobilli, Decimo Settembre: Vita de' Santi Martiri Gricciviano, Giustino, Viriano, Orfito etc., in Vite de' santi e beati dell'Umbria, in Foligno, 1656, pp. 235-236.
L'Opera si può consultare anche su Google Libri.
[2] Cfr. Alessio Fagugli, Sant'Orfeto, Edizioni Simple, Macerata, 2015, pp. 25-26.
[3] Cfr. S. Orfeto: patrono di San Marco, a cura di Anna Borgarelli, Edizioni Guerra, Perugia, 1999, p. 30.
[4] Cfr. Raffaele Pettazzoni, L'essere supremo nelle religioni primitive, Einaudi, Torino, 1965, p. 139.
lunedì 30 maggio 2022
Madre-uccello: donne che diventano streghe.
L'archeologa Marija Gimbutas ci spiega come, nelle culture primitive, la Madre avesse l'aspetto di un uccello...
« La dea in sembianza di civetta è un'immagine importante dal Neolitico alla Prima Età del Bronzo.
[...] In Mesopotamia è chiamata Lilith, che significa barbagianni. » [1]
Il barbagianni fu associato, per secoli, alla Donna:
nei detti popolari se ne trovano tracce...
« Puzzone-e-istrìa "uccello della strega" è denominazione sassarese del barbagianni.
In Sardegna si diceva che mettendo il cuore del barbagianni sulla mammella sinistra di una donna addormentata, questa avrebbe confessato i suoi segreti
[...] Nella Gironda la civetta che ha il nido in un albero vicino a una casa indica che in essa una delle donne è in attesa di un figlio;
nel Limosino quado il gufo canta attorno alle case vuol dire che nel vicinato c'è una donna incita, e quando il barbagianni ha il nido sul camino della casa dove si trova una donna incinta, significa che nascerà una femmina. » [2]
Secondo il mito greco, Acheloo aveva dato alla luce tre donne piumate, con zampe e penne di Uccello:
le Sirene.
La donna-uccello aveva il potere di dare la Vita, ma anche la Morte.
« L'Isola delle Sirene va interpretata come l'isola funebre che accoglie le ombre dei re defunti, come Avalon; le Sirene erano sia le sacerdotesse che piangevano su di loro, sia gli uccelli che popolavano l'isola stessa, al servizio della dea della Morte.
Le Sirene erano scolpite sui monumenti funebri come angeli che intonavano lamenti [...] e poiché si credeva che l'anima volasse via sotto forma di uccello, venivano descritte, come le Arpie, a guisa di uccelli pronti ad agguantare la preda. » [3]
Il mito traduceva l'antico binomio Donna-Uccello, di cui gli autori Classici parlavano con orrore, presagio di morte:
la demonizzazione della Madre-Uccello era già in atto, secoli prima dell'avvento del Cristianesimo...
« Basterà citare l'epigrafe funeraria di un bimbo, Jucundus, nella quale si legge:
"[...] mi strappò alla vita una strega (saga) crudele (...) voi, genitori, custodite i vostri figli".
Di che morì Jucundus?
[...] La sua morte prematura, in ogni caso, venne ascritta alle sagae, segno evidente che allora, come fino a ieri nelle nostre campagne, se ne temeva l'oscuro potere.
Le lamiae erano anch'esse donne-uccello divoratrici di neonati i cui corpi restituivano intatti, dopo averne sottratta l'essenza vitale. » [4]
◉ Sull'equivalenza donna-strega:
Atena era una strega? La tribù della civetta e le maschere rituali.
◉ Dominio del sesso e pratiche abortive:
Le streghe e gli aborti: il Noce che rende libere.
Ecate: la dèa (censurata) dell'Abbondanza.
◉ Sul rapporto tra animali e streghe:
Al tempo in cui Mamma Oca era una strega, ovvero la Signora che possiede gli uccelli...
Le streghe che si trasformano in gatte.
◉ Sui rimedi contro le streghe:
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.
La magia della conta: come annullare le streghe.
Note alle immagini ---
_Le due miniature in apertura, provengono dal manoscritto inglese 42130, visibile nel sito della British Library: folii 175r e 204r.
_La miniatura sopra, in conclusione del post, è tratta dal manoscritto Stowe ms 17, folio 261r: è visibile nel sito della British Library, dove è stata scansionata l'Opera integrale.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, Venexia, Roma, 2008, p. 190.
[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 223.
[3] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 3 a p. 565 e nota 7 a p. 680.
[4] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 601.
« La dea in sembianza di civetta è un'immagine importante dal Neolitico alla Prima Età del Bronzo.
[...] In Mesopotamia è chiamata Lilith, che significa barbagianni. » [1]
Il barbagianni fu associato, per secoli, alla Donna:
nei detti popolari se ne trovano tracce...
« Puzzone-e-istrìa "uccello della strega" è denominazione sassarese del barbagianni.
In Sardegna si diceva che mettendo il cuore del barbagianni sulla mammella sinistra di una donna addormentata, questa avrebbe confessato i suoi segreti
[...] Nella Gironda la civetta che ha il nido in un albero vicino a una casa indica che in essa una delle donne è in attesa di un figlio;
nel Limosino quado il gufo canta attorno alle case vuol dire che nel vicinato c'è una donna incita, e quando il barbagianni ha il nido sul camino della casa dove si trova una donna incinta, significa che nascerà una femmina. » [2]
Secondo il mito greco, Acheloo aveva dato alla luce tre donne piumate, con zampe e penne di Uccello:
le Sirene.
La donna-uccello aveva il potere di dare la Vita, ma anche la Morte.
« L'Isola delle Sirene va interpretata come l'isola funebre che accoglie le ombre dei re defunti, come Avalon; le Sirene erano sia le sacerdotesse che piangevano su di loro, sia gli uccelli che popolavano l'isola stessa, al servizio della dea della Morte.
Le Sirene erano scolpite sui monumenti funebri come angeli che intonavano lamenti [...] e poiché si credeva che l'anima volasse via sotto forma di uccello, venivano descritte, come le Arpie, a guisa di uccelli pronti ad agguantare la preda. » [3]
Il mito traduceva l'antico binomio Donna-Uccello, di cui gli autori Classici parlavano con orrore, presagio di morte:
la demonizzazione della Madre-Uccello era già in atto, secoli prima dell'avvento del Cristianesimo...
« Basterà citare l'epigrafe funeraria di un bimbo, Jucundus, nella quale si legge:
"[...] mi strappò alla vita una strega (saga) crudele (...) voi, genitori, custodite i vostri figli".
Di che morì Jucundus?
[...] La sua morte prematura, in ogni caso, venne ascritta alle sagae, segno evidente che allora, come fino a ieri nelle nostre campagne, se ne temeva l'oscuro potere.
Le lamiae erano anch'esse donne-uccello divoratrici di neonati i cui corpi restituivano intatti, dopo averne sottratta l'essenza vitale. » [4]
◉ Sull'equivalenza donna-strega:
Atena era una strega? La tribù della civetta e le maschere rituali.
◉ Dominio del sesso e pratiche abortive:
Le streghe e gli aborti: il Noce che rende libere.
Ecate: la dèa (censurata) dell'Abbondanza.
◉ Sul rapporto tra animali e streghe:
Al tempo in cui Mamma Oca era una strega, ovvero la Signora che possiede gli uccelli...
Le streghe che si trasformano in gatte.
◉ Sui rimedi contro le streghe:
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Il pelo malefico: un esercito di Ricci per combattere le streghe.
La magia della conta: come annullare le streghe.
Note alle immagini ---
_Le due miniature in apertura, provengono dal manoscritto inglese 42130, visibile nel sito della British Library: folii 175r e 204r.
_La miniatura sopra, in conclusione del post, è tratta dal manoscritto Stowe ms 17, folio 261r: è visibile nel sito della British Library, dove è stata scansionata l'Opera integrale.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marija Gimbutas, Il linguaggio della dea, Venexia, Roma, 2008, p. 190.
[2] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 223.
[3] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, nota 3 a p. 565 e nota 7 a p. 680.
[4] Cfr. Mario Polia, Tematiche del pensiero religioso e magico in Tra cielo e terra: religione e magia nel mondo rurale della Valnerina, volume II, Edicit, Foligno, 2009, p. 601.
lunedì 16 maggio 2022
M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.
Avere un responso amoroso da una margherita da campo, sfogliandone i petali, è un residuo magico popolare.
"M'ama / non m'ama" : è un rito divinatorio così antico e forte da perdurare fino a noi.
Gian Luigi Beccaria ne spiega il senso...
« Coll'erbe 'potenti' i ragazzi delle generazioni passate hanno sempre giocato a predire il futuro
[...] Il modo con cui si giocava ha battezzato le erbe ritenute prodigiose. »
« In Alto Adige e nel Tirolo alla margherita si da il nome di Orakelblume 'fiore degli oracoli'
[...] Ancora oggi si usa staccare alla margherita dei prati uno ad uno i petali per trarvi auspici sugli amori futuri ("m'ama, non m'ama"). » [1]
Niente di cui stupirsi.
Nell'immaginario popolare, le pratiche magiche si sono spesso cristallizzate nei giochi infantili.
È il caso di "m'ama / non m'ama".
Un antico rito divinatorio si è conservato sotto la parvenza innocua di un gioco...
« Il mito nasce, si trasforma, perde il suo significato sacrale, e prima di morire lascia qualche impronta indelebile che perdura nella vita familiare e quotidiana.
L'antico immaginario magico-religioso è in qualche modo sopravvissuto a livello infantile, nei giochi. » [1]
➔ Riti divinatori nella cultura popolare ---
Mercanti Maghi: il Santo che divina.
➔ Pratiche per inibire gi Spiriti ---
Mondo al contrario: Energia nel corpo. Fattura da bruciare...
◉ La filastrocca che cela un incanto stregonesco:
Il maleficio delle Tre Civette.
◉ L'incanto del TRE:
« An-ghin-gò / Tre galline e tre capò ». I poteri del numero TRE in una filastrocca.
◉ Sopravvivenze nelle formule augurali:
Magia al rovescio. Maledizioni che portano fortuna.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra proviene da un Libro d'Ore francese dalla Morgan Library di New York, e si può vedere direttamente nel sito della Biblioteca americana.
La segnatura è MS M. 73, folio 2v.
_La miniatura in apertura, con una donna che stringe una corona di fiori, è tratta da Wikipedia dove è indicata tratta dal Libro d'Ore di Simon de Varie, presso la Biblioteca Nazionale d'Olanda: KB 74 G37a, folio 91r.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 1995, pp. 68-69 e 154.
"M'ama / non m'ama" : è un rito divinatorio così antico e forte da perdurare fino a noi.
Gian Luigi Beccaria ne spiega il senso...
« Coll'erbe 'potenti' i ragazzi delle generazioni passate hanno sempre giocato a predire il futuro
[...] Il modo con cui si giocava ha battezzato le erbe ritenute prodigiose. »
« In Alto Adige e nel Tirolo alla margherita si da il nome di Orakelblume 'fiore degli oracoli'
[...] Ancora oggi si usa staccare alla margherita dei prati uno ad uno i petali per trarvi auspici sugli amori futuri ("m'ama, non m'ama"). » [1]
Niente di cui stupirsi.
Nell'immaginario popolare, le pratiche magiche si sono spesso cristallizzate nei giochi infantili.
È il caso di "m'ama / non m'ama".
Un antico rito divinatorio si è conservato sotto la parvenza innocua di un gioco...
« Il mito nasce, si trasforma, perde il suo significato sacrale, e prima di morire lascia qualche impronta indelebile che perdura nella vita familiare e quotidiana.
L'antico immaginario magico-religioso è in qualche modo sopravvissuto a livello infantile, nei giochi. » [1]
➔ Riti divinatori nella cultura popolare ---
Mercanti Maghi: il Santo che divina.
➔ Pratiche per inibire gi Spiriti ---
Mondo al contrario: Energia nel corpo. Fattura da bruciare...
◉ La filastrocca che cela un incanto stregonesco:
Il maleficio delle Tre Civette.
◉ L'incanto del TRE:
« An-ghin-gò / Tre galline e tre capò ». I poteri del numero TRE in una filastrocca.
◉ Sopravvivenze nelle formule augurali:
Magia al rovescio. Maledizioni che portano fortuna.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra proviene da un Libro d'Ore francese dalla Morgan Library di New York, e si può vedere direttamente nel sito della Biblioteca americana.
La segnatura è MS M. 73, folio 2v.
_La miniatura in apertura, con una donna che stringe una corona di fiori, è tratta da Wikipedia dove è indicata tratta dal Libro d'Ore di Simon de Varie, presso la Biblioteca Nazionale d'Olanda: KB 74 G37a, folio 91r.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 1995, pp. 68-69 e 154.
mercoledì 4 maggio 2022
Vestirsi a lutto: come ingannare gli Spiriti.
Perché ci si veste di nero, a 'lutto', in un funerale?
Dietro questo uso antichissimo c'è la paura atavica per gli spiriti maligni, che hanno causato il decesso.
Guai a farsi riconoscere da loro.
Nei cortei funebri tutti sono vestiti in nero, perfino con occhiali neri che, nel tempo, hanno sostituito il cappuccio!
Marie Delcourt lo spiegava bene, anni fa, in un articolo:
"La pratica rituale del travestimento"...
« Sono egualmente in pericolo anche il fidanzato e la fidanzata, la donna incinta, la puerpera, il neonato.
In tutti i paesi esistono dei riti destinati a renderli temporaneamente irriconoscibili.
[...] E così si giustificano certo gli abiti da lutto, di cui non abbiamo ancora eliminato tutti i residui. » [1]
Le nostre usanze, spesso, hanno un retroterra così antico che il potere apotropaico di molti gesti ci sfugge.
« Reso vulnerabile dalla vicinanza della morte, il sopravvissuto si traveste allo scopo di non venir riconosciuto dai geni malefici che hanno appena scelto la loro preda nella casa e vi sono ancora annidati. » [1]
Gli spiriti invidiano i piaceri dei mortali.
Bisogna agire nell'oscurità, di soppiatto. Senza guardare:
per evitare la loro vendetta.
Il mito di Orfeo ed Euridice è chiaro:
sceso nell'Oltretomba per avere Euridice indietro, Orfeo, nella risalita, commette l'errore di voltarsi per vedere l'amata e controllare che lo stia seguendo.
Euridice, così, è persa per sempre!
« [Orfeo] placò il duro cuore di Ade tanto da indurlo a restituire Euridice al mondo dei vivi.
Ade pose una sola condizione: che Orfeo non si guardasse alle spalle finché Euridice non fosse giunta alla luce del sole.
Euridice seguì Orfeo su per l'oscura voragine, guidata dal suono della sua lira; ma appena sorse la luce del sole, Orfeo si volse per vedere se Euridice era con lui e così la perdette per sempre. » [2]
➔ Maschere per non essere riconosciuti:
Carnevale si avvicina: attenti alle Streghe che si celano sotto la Maschera.
➔ Vestiti dei Morti e loro poteri:
Abiti magici: potere degli Antenati.
➔ Morti non graditi: come allontanarli...
Spettro: vai via! Il rogo del paglione.
➔ Uso apotropaico dei nodi ---
Attento ai Nodi: precauzioni per il viaggio nell'Aldilà.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra è tratta da Le roman d'Ogier le Danois, manoscritto della Bnf visibile su Gallica: folio 1v.
_La seconda miniatura del post, che mostra uomini incappucciati ai Funerali di Filippo il Bello, è tratta da un manoscritto della British Library: Royal 20 C VII - folio 49.
_La miniatura in apertura, con un leone che si avventa su un defunto, proviene dal manoscritto della British Library Royal 12 C XIX: folio 11 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marie Delcourt, La pratica rituale del travestimento in L'amore in Grecia, a cura di Claude Calame, Laterza, Roma-Bari, 1988, pp. 87-88.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, p. 99.
Dietro questo uso antichissimo c'è la paura atavica per gli spiriti maligni, che hanno causato il decesso.
Guai a farsi riconoscere da loro.
Nei cortei funebri tutti sono vestiti in nero, perfino con occhiali neri che, nel tempo, hanno sostituito il cappuccio!
Marie Delcourt lo spiegava bene, anni fa, in un articolo:
"La pratica rituale del travestimento"...
« Sono egualmente in pericolo anche il fidanzato e la fidanzata, la donna incinta, la puerpera, il neonato.
In tutti i paesi esistono dei riti destinati a renderli temporaneamente irriconoscibili.
[...] E così si giustificano certo gli abiti da lutto, di cui non abbiamo ancora eliminato tutti i residui. » [1]
Le nostre usanze, spesso, hanno un retroterra così antico che il potere apotropaico di molti gesti ci sfugge.
« Reso vulnerabile dalla vicinanza della morte, il sopravvissuto si traveste allo scopo di non venir riconosciuto dai geni malefici che hanno appena scelto la loro preda nella casa e vi sono ancora annidati. » [1]
Gli spiriti invidiano i piaceri dei mortali.
Bisogna agire nell'oscurità, di soppiatto. Senza guardare:
per evitare la loro vendetta.
Il mito di Orfeo ed Euridice è chiaro:
sceso nell'Oltretomba per avere Euridice indietro, Orfeo, nella risalita, commette l'errore di voltarsi per vedere l'amata e controllare che lo stia seguendo.
Euridice, così, è persa per sempre!
« [Orfeo] placò il duro cuore di Ade tanto da indurlo a restituire Euridice al mondo dei vivi.
Ade pose una sola condizione: che Orfeo non si guardasse alle spalle finché Euridice non fosse giunta alla luce del sole.
Euridice seguì Orfeo su per l'oscura voragine, guidata dal suono della sua lira; ma appena sorse la luce del sole, Orfeo si volse per vedere se Euridice era con lui e così la perdette per sempre. » [2]
➔ Maschere per non essere riconosciuti:
Carnevale si avvicina: attenti alle Streghe che si celano sotto la Maschera.
➔ Vestiti dei Morti e loro poteri:
Abiti magici: potere degli Antenati.
➔ Morti non graditi: come allontanarli...
Spettro: vai via! Il rogo del paglione.
➔ Uso apotropaico dei nodi ---
Attento ai Nodi: precauzioni per il viaggio nell'Aldilà.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra è tratta da Le roman d'Ogier le Danois, manoscritto della Bnf visibile su Gallica: folio 1v.
_La seconda miniatura del post, che mostra uomini incappucciati ai Funerali di Filippo il Bello, è tratta da un manoscritto della British Library: Royal 20 C VII - folio 49.
_La miniatura in apertura, con un leone che si avventa su un defunto, proviene dal manoscritto della British Library Royal 12 C XIX: folio 11 verso.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marie Delcourt, La pratica rituale del travestimento in L'amore in Grecia, a cura di Claude Calame, Laterza, Roma-Bari, 1988, pp. 87-88.
[2] Cfr. Robert Graves, I miti greci, Longanesi, Milano, 1983, p. 99.
domenica 24 aprile 2022
La Ruota a sei raggi: un simbolo Solare in due manoscritti medievali.
Il manoscritto Stowe ms 17 ci mostra una versione atipica dell'Impressione delle Stimmate.
Il Serafino è sospeso sopra una ruota a sei raggi:
simbolo del Sole.
Nadia Julien, ne Il linguaggio dei simboli, ne spiega il significato...
« A sei raggi, è la ruota solare, proiezione orizzontale della croce a sei braccia, che i Galli portavano come amuleto e che divenne il monogramma di Cristo, i suoi raggi trasformati in I o X o in P. » [1]
La ruota a sei raggi è la stessa che stringe nella mano sinistra il dio celtico del tuono Taranis in un idolo dal dipartimento francese della Haute-Marne.
Si tratta di un attributo, essenzialmente, maschile?
Non proprio.
Il Medioevo riprese il culto Solare dal mondo pagano:
nella cultura celtica, ad esempio, sulla Luce regnava la dea Brighid →sostituita, poi, con il culto di santa Brigida.
In un manoscritto inglese dalla British Library, sotto le parole del Salmo biblico 19, vediamo la miniatura di una Regina che ha uno scettro a forma di Ruota solare a sei raggi.
Chi è lei?
Difficile dirlo, ma nel folio c'è un indizio:
proprio accanto alla Regina 'solare'.
È una curiosa bandiera della Scozia [che è una bandiera medievale, risalente al IX secolo], con la croce di sant'Andrea o Saint Andrew's Cross, in campo blu...
◉ Post sulla Ruota simbolo del Femminino ---
Ruote del Femminino: dalla dèa Tyche alla Ruota di Caterina.
Note alle immagini ---
_La miniatura con l'Impressione delle Stimmate è visibile al folio 175r nel sito della British Library.
_L'idolo celtico con il dio Taranis è visibile nella pagina dedicata alla divinità su Wikipedia.
_Il manoscritto citato in conclusione, è ms 42130 visibile nel sito della British Library:
il folio citato è 39r.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Nadia Julien, Il linguaggio dei simboli, Mondadori, Milano, 1997, p. 270.
mercoledì 13 aprile 2022
Elena e Gianna: nomi nascosti della Dea.
La devozione alla dea Diana si è conservata in un nome che è la Sua corruzione: Gianna.
Chi ha questo nome porta su di sè, inconsapevolmente, una traccia della Natura selvaggia della dèa.
Si tratta di due processi fonetici: la gutturalizzazione della d in g, ed il raddoppiamento della n.
Il linguista Gian Luigi Beccaria ci spiega che...
« gianna "strega" viene dal nome della dea Diana che in tanti dialetti romanzi sopravvive nel senso di 'fata, strega' (o 'incubo', e anche 'donnola'). » [1]
Gianna/Diana era la divinità dei voli notturni delle streghe:
il potere sul fallo/scopa era unito al dominio sulle forze bestiali che abitavano i Suoi boschi.
« Diana sin dall'Alto Medioevo era diventata la dea che presiede ai voli notturni delle streghe verso i loro convegni, la signora dei culti segreti che compare nei crocicchi nelle notti di luna a capo di un corteo di anime e cani latranti, la 'caccia selvaggia'.
[...] Compare la prima volta in quelli che possono essere considerati il canone della stregoneria, i capitolari di Carlo il Calvo per l'anno 872, attribuiti al concilio di Ancyra (Ankara) del quarto secolo:
vi si parla di streghe che cavalcano "durante la notte varie bestie, insieme a Diana, la dea dei pagani" ». [1]
Il potere ferino e bestiale della donna era conosciuto fin dall'antichità:
gli autori classici lo avevano trasposto nel mito di una donna che con la sua forza ammaliatrice aveva scatenato una guerra:
Elena di Troia.
Al punto che la città in cui si cultuava la Dèa, espugnata dagli Achei, divenne sinonimo di lussuria.
« La guerra di Troia narrata nell'Iliade si colloca, storicamente, alla fine dell'età del bronzo, sul declinare, quindi, delle antiche società matrilineari
[...] basti pensare alla grande statua femminile che troneggiava nel centro del tempio di Troia.
Che la città fosse dedicata a una dea la dice lunga sulla sua origine matrifocale. In tutta l'Iliade questo aspetto è adombrato, nascosto, quasi sottaciuto ». [2]
Nota alle immagini ---
_Le miniature con cui ho illustrato questo post provengono dal manoscritto francese Champion des dames, composto dal monaco Martin Le Franc.
L'Opera si trova alla Bnf di Parigi, catalogata come ms fr. 12476:
folii 100 verso, 101 recto, 105 verso.
Nel sito della Biblioteca di Parigi si può visionare, integralmente scansionata, l'Opera.
_Le ultime due miniature si riferiscono a Zenobia, leggendaria regina di Palmira: cacciatrice indomita come Diana.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 169 e nota a p. 241.
[2] Cfr. Mirella Santamoro, Quando Troia era solo una città, UnoEditori, Orbassano (Torino), 2016, pp. 23-26.
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