domenica 20 febbraio 2022
Pipistrelli inchiodati: le anime dei Morti a protezione della casa.
Gian Luigi Beccaria ci racconta come i nostri antenati inchiodassero dei pipistrelli sull'uscio di casa, a scopo apotropaico.
« [...] barbaro costume di ancora non molti decenni or sono, inchiodare gli strigidi, e anche i pipistrelli, alle porte dei granai, crocifiggendoli per allontanare il malaugurio che porta lo spirito cattivo che essi incarnano ». [1]
Da cosa derivava questa macabra usanza?
Un indizio lo troviamo nella lingua latina:
pipistrello si dice vespertilio-onis:
parola così simile al becchino dei morti, che in latino si dice: vespillo-onis.
Niente di strano: sia il becchino sia il pipistrello sono associati al tramonto: uno agisce al tramonto dei vivi, l'altro si alza in volo al calar del sole.
In latino, il tramonto è vesper:
come i Vespri, che nella liturgia si recitano al tramonto.
Gli antichi credevano che i pipistrelli fossero anime di morti reincarnate:
« Le anime perse, quelle che non hanno trovato la strada dell'aldilà perché sono morte di morte violenta, si aggirano senza mèta, entrano talora nei corpi di animali, preferibilmente pipistrelli ». [1]
L'Odissea narra di anime che svolazzano nell'Oltretomba proprio come dei pipistrelli...
« Come al fondo d'un antro pauroso svolazzano stridendo i pipistrelli [...] così andavano quelle insieme stridendo » [2]
Dante descrive le ali di Lucifero che svolazza nell'Inferno come fosse un enorme pipistrello...
« vele di mar non vid'io mai cotali.
Non avean penne, ma di vispistrello
era a lor modo; e quelle svolazzava ». [2]
Gli antenati avrebbero assicurato una buona progenie con il sangue dei pipistrelli, da mettere sotto il giaciglio delle donne:
così la stirpe si sarebbe perpetuata...
« Si pensava inoltre che, mettendo gocce di sangue sotto il guanciale di una donna, si potesse aiutarla ad avere figli. » [3]
Note alle immagini ---
Tutte le immagini del post sotto tratte da manoscritti presenti ne sito della British Library, e disponibili in versione digitale.
_Le segnature, con i relativi folii citati, sono:
Add ms 49622, folio 44v;
Add ms 42130, folio 164r;
Add ms 1283, folio 21v;
Harley ms 4751, folio 50r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo: santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 97 e 214.
[2] Ho tratto le citazioni sull'Odissea e sull'Inferno di Dante dall'articolo di Marco Chiariglione: “Svolazza” Lucifero come le anime dei morti?
nella rivista Parole Rubate, Purloined Letters, fascicolo n. 9, 2014: pp. 111-112.
Il documento è scaricabile integralmente nel sito
dell'Università di Parma.
[3] « Nell'antichità il pipistrello simboleggiava la vigilanza [...].
Non a caso fin da allora -ma è usanza ancora oggi presente in alcune zone rurali- si inchiodavano dei pipistrelli sulle porte di casa in segno di protezione dai demoni della notte e dal maleficio. »
Cfr. Hans Biedermann, Enciclopedia dei simboli, Garzanti, Milano, 1991, p. 408.
sabato 5 febbraio 2022
Le streghe che si trasformano in gatte.
Avete incontrato sulla strada gatte che facevano l'amore?
Fate attenzione:
potrebbero non essere gatte, ma streghe!
Gian Luigi Beccaria raccontava questa storia sedimentata nei detti popolari...
« Streghe dunque (o vecchie) che fanno l'amore.
[...] in molte filastrocche infantili le gatte sostituiscono le vecchie, dalla Liguria (Levanto) ciöve e lüxe u su, / gati i fan l'amù alle Marche piove e c'è il sole / tutte le gatte fanno l'amore ». [1]
Una miniatura medievale ci mostra gatte che agiscono di notte:
è la base della superstizione sulle streghe...
Le gatte sono una cosa sola con la notte:
si nascondono nei luoghi oscuri, e sono in grado di vedere nel buio.
Si credeva, pertanto, che fossero streghe sotto mentite spoglie.
« [...] a Trieste l'incubo è anche chiamato gata mora, e in Friuli a produrre l'incubo era la giate [gatta] maràngule, una gatta strega che porta con sé un sacco per rubare i bambini.
[...] Nel Bergamasco c'era la gata carogna, la gatacornìa, la gatamora a Carrara, nel Mugello la gatta gnuda, nel Barese la gatta masciara.
In Val Vigezzo (Albogno) si credeva nell'esistenza del serpegatto, gatto lunghissimo, o serpente tozzo con quattro zampe di gatto, orecchie e lingua biforcuta, capace di ipnotizzare chi lo fissava.
In Piemonte noi ragazzi eravamo tenuti lontani dai pozzi, perché ci dicevano che dentro vi abitava la gattamarella dalle lunghe braccia tentacolari che ci poteva afferrare e tirar giù nel profondo. » [1]
« Numerosissime le testimonianze della trasformazione di streghe in gatte.
Indicativo, quanto alla denominazione del gatto, il fatto che Alano da Lilla (Contro gli eretici, I, 63) avesse fatto derivare il termine cataro da gatto ("a cato"), poiché, secondo diffamazione diffusa, quegli eretici adoravano il demonio sotto forma di gatto.
[...] È interessante che capogatto nel contado perugino fosse uno dei nomi del demonio. » [1]
La Santa protettrice dei gatti ---
L'immaginario medievale riprende dal mondo antico l'associazione Dea-gatte:
Dove questo culto era radicato, la gatte avevano una protettrice nobile. Vedi il post:
La santa gattara: il corteo della dea Freya e i cacciatori di topi.
Pratica per allontanare le 'gatte' ---
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra, in conclusione del post, è tratta dai Bestiari di Guillaume Le Clerc: manoscritto 14970 della Bnf, folio 14r.
Nel sito della Biblioteca francese si può visualizzare l'Opera.
_La miniatura in apertura, con una gatta assisa su un disco, è tratta dal manoscritto Ad 11283, folio 2r.
Si trova scansionata in Digitised Manuscripts della British Library.
_La seconda miniatura, con i gatti sotto un cielo stellato, è tratta dal manoscritto Bodley 764, folio 51r.
Nel sito della Biblioteca di Oxford si può visualizzare il documento ad alta risoluzione.
_La terza miniatura del post proviene, invece, dal manoscritto Harley 4751, folio 30v:
interamente consultabile nel sito della British Library.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 161, 220 e 221.
Fate attenzione:
potrebbero non essere gatte, ma streghe!
Gian Luigi Beccaria raccontava questa storia sedimentata nei detti popolari...
« Streghe dunque (o vecchie) che fanno l'amore.
[...] in molte filastrocche infantili le gatte sostituiscono le vecchie, dalla Liguria (Levanto) ciöve e lüxe u su, / gati i fan l'amù alle Marche piove e c'è il sole / tutte le gatte fanno l'amore ». [1]
Una miniatura medievale ci mostra gatte che agiscono di notte:
è la base della superstizione sulle streghe...
Le gatte sono una cosa sola con la notte:
si nascondono nei luoghi oscuri, e sono in grado di vedere nel buio.
Si credeva, pertanto, che fossero streghe sotto mentite spoglie.
« [...] a Trieste l'incubo è anche chiamato gata mora, e in Friuli a produrre l'incubo era la giate [gatta] maràngule, una gatta strega che porta con sé un sacco per rubare i bambini.
[...] Nel Bergamasco c'era la gata carogna, la gatacornìa, la gatamora a Carrara, nel Mugello la gatta gnuda, nel Barese la gatta masciara.
In Val Vigezzo (Albogno) si credeva nell'esistenza del serpegatto, gatto lunghissimo, o serpente tozzo con quattro zampe di gatto, orecchie e lingua biforcuta, capace di ipnotizzare chi lo fissava.
In Piemonte noi ragazzi eravamo tenuti lontani dai pozzi, perché ci dicevano che dentro vi abitava la gattamarella dalle lunghe braccia tentacolari che ci poteva afferrare e tirar giù nel profondo. » [1]
« Numerosissime le testimonianze della trasformazione di streghe in gatte.
Indicativo, quanto alla denominazione del gatto, il fatto che Alano da Lilla (Contro gli eretici, I, 63) avesse fatto derivare il termine cataro da gatto ("a cato"), poiché, secondo diffamazione diffusa, quegli eretici adoravano il demonio sotto forma di gatto.
[...] È interessante che capogatto nel contado perugino fosse uno dei nomi del demonio. » [1]
La Santa protettrice dei gatti ---
L'immaginario medievale riprende dal mondo antico l'associazione Dea-gatte:
Dove questo culto era radicato, la gatte avevano una protettrice nobile. Vedi il post:
La santa gattara: il corteo della dea Freya e i cacciatori di topi.
Pratica per allontanare le 'gatte' ---
Teschio di cane: un'arma contro i malefici delle 'gatte'.
Note alle immagini ---
_La miniatura sopra, in conclusione del post, è tratta dai Bestiari di Guillaume Le Clerc: manoscritto 14970 della Bnf, folio 14r.
Nel sito della Biblioteca francese si può visualizzare l'Opera.
_La miniatura in apertura, con una gatta assisa su un disco, è tratta dal manoscritto Ad 11283, folio 2r.
Si trova scansionata in Digitised Manuscripts della British Library.
_La seconda miniatura, con i gatti sotto un cielo stellato, è tratta dal manoscritto Bodley 764, folio 51r.
Nel sito della Biblioteca di Oxford si può visualizzare il documento ad alta risoluzione.
_La terza miniatura del post proviene, invece, dal manoscritto Harley 4751, folio 30v:
interamente consultabile nel sito della British Library.
Nota al testo ---
[1] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, pp. 161, 220 e 221.
sabato 22 gennaio 2022
"Guai a quei frati..." Punizioni francescane per tenere alta la disciplina.
San Francesco doveva usare il pugno duro.
Nello Speculum Perfectionis troviamo traccia delle minacce verbali di Francesco a quei frati che non lo assecondavano...
« Spesso tuttavia faceva questo discorso:
"Guai a quei frati che mi contrastano in quello che conosco fermamente corrispondere al volere di Dio" ». [ff 1694]
Francesco, secondo le Fonti, era spietato.
Quando i compagni gli riferirono che uno dei frati aveva osato toccare un'elemosina deposta da un fedele, il Santo inflisse al malcapitato una punizione esemplare...
« La cosa fu riferita al santo, e il frate, vedendosi scoperto in fallo, corse per averne il perdono e si prostrò a terra in attesa delle percosse.
Il santo lo accusò e rimproverò aspramente per avere toccato il denaro e gli comandò di togliere con la bocca la moneta dalla finestra e di deporla sempre con la bocca fuori casa, su sterco d'asino.
Il frate eseguì volentieri l'ordine e i presenti furono pieni di timore. » [ff 651]
Cosa temevano, di preciso, quei frati?
Per non farsi sfuggire il controllo sulla fraternitas, Francesco aveva richiesto la protezione papale.
Ciò implicava che, se un frate non si redimeva subito, rischiava la scomunica e la sua stessa incolumità fisica.
Sia Tommaso da Celano [Vita Seconda] sia lo Speculum Perfectionis ci fanno capire quanto fossero importanti per Francesco le punizioni inflitte dalla Chiesa...
« Andrò dunque e li raccomanderò alla santa Chiesa romana:
in tale modo, i malevoli saranno colpiti dalla verga della sua potenza ». [1]
Tommaso da Celano, nella Vita Seconda, ci racconta perfino che Francesco avesse a Firenze un frate torturatore per punire i compagni poco zelanti...
« Un giorno udì un frate che denigrava il buon nome di un altro e, rivoltosi al suo vicario frate Pietro di Cattanio, proferì queste terribili parole:
"[...] Consegnalo nelle mani del pugile di Firenze, se tu personalmente non sei in grado di punirlo!" (chiamava pugile fra Giovanni da Firenze, uomo di alta statura e dotato di grande forza). » [ff 769]
Il frate che scontò per intero, secondo i Fioretti, l'ira di Francesco fu Giovanni della Cappella:
scomunicato e, dopo poco tempo, ritrovato impiccato.
Nell'incipit dei Fioretti si accenna alla vicenda...
« E come un de' dodici apostoli, il quale si chiamò Iuda Scariotto, apostatò dello apostolato, tradendo Cristo, e impiccossi se medesimo per la gola: così uno de' dodici compagni di santo Francesco, ch'ebbe nome frate Giovanni della Cappella, apostatò e finalmente s'impiccò se medesimo per la gola.
E questo agli eletti è grande esempio e materia di umiltà e di timore, considerando che nessuno è certo perseverare infino alla fine nella grazia di Dio. » [ff 1826]
Post sulla 'violenza' francescana ---
Salimbene de Adam definisce Giovanni de Laudibus, il 'pugile' di Firenze, come « un frate laico, duro e violento, torturatore e carnefice pessimo » [ff 2619].
Leggi, in proposito, il post:
San Francesco e il pugile di Firenze: a scuola di pugni prima di papa Bergoglio.
Sulla punizione che spettò al frate scomunicato Giovanni della Cappella (o da Campello?), per aver tentato una scissione nella fraternitas, vedi il post:
San Francesco e l'epurazione dei dissidenti: l'impiccagione di frate Giovanni.
Un'altra punizione memorabile descritta nelle Fonti è il rogo del cappuccio di un frate, che aveva disatteso al principio di Obbedienza. Vedi il post:
Il bello dei cadaveri:
l'Obbedienza secondo San Francesco.
Le minacce verbali riportate nelle Fonti sono vibranti, e si accompagnano a crudeltà inaudite, come il crollo di un tetto sulla testa di un canonico impenitente - descritto, ovviamente, come un crollo voluto dalla Provvidenza!
In proposito, vedi il post:
La spada sì, ma con garbo!
Lezioni di bon ton francescano...
_Le minacce verbali erano il piatto forte nei metodi persuasivi usati dal Santo.
Angelo Clareno, frate della corrente degli Spirituali, ce ne racconta una memorabile a carico di tal frate Pietro Stacia:
Francesco lo avrebbe maledetto a più riprese, negandogli il perdono.
Vedi il post:
La paura fa 90: lo 'stile' francescano...
◉ Punizioni per evitare l'associazione dei frati ai monaci ---
Vietato entrare: la lotta contro i monaci.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura del post, con il predicatore impiccato, accusato di fornicazione ed assassinio, proviene da un codice del Decretum Gratiani dalla Bibliothèques d’Amiens:
ms. 355, f. 208v.
_La seconda miniatura nel post, con Francesco che porge al papa la Regola, proviene sempre dalla Municipale di Amiens, ed il riferimento è il seguente: ms. 0372, f. 001.
_La terza miniatura, in chiusura del post, con il frate che invoca la clemenza del Superiore per evitare la punizione della Curia, proviene sempre dalla Bibliothèque d'Amiens: ms. 355, f. 234.
Note al testo ---
[1] Stesso discorso, quasi con le medesime parole, è riferito in Speculum Perfectionis, Capitolo 78 - ff 1773.
« Diceva Francesco: "Andrò, e affiderò la Religione dei frati minori alla santa Chiesa romana.
I malevoli saranno intimoriti e tenuti a freno dalla forza della sua autorità » . [ff 1773]
[2] La traduzione che seguo è quella delle Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.
Nello Speculum Perfectionis troviamo traccia delle minacce verbali di Francesco a quei frati che non lo assecondavano...
« Spesso tuttavia faceva questo discorso:
"Guai a quei frati che mi contrastano in quello che conosco fermamente corrispondere al volere di Dio" ». [ff 1694]
Francesco, secondo le Fonti, era spietato.
Quando i compagni gli riferirono che uno dei frati aveva osato toccare un'elemosina deposta da un fedele, il Santo inflisse al malcapitato una punizione esemplare...
« La cosa fu riferita al santo, e il frate, vedendosi scoperto in fallo, corse per averne il perdono e si prostrò a terra in attesa delle percosse.
Il santo lo accusò e rimproverò aspramente per avere toccato il denaro e gli comandò di togliere con la bocca la moneta dalla finestra e di deporla sempre con la bocca fuori casa, su sterco d'asino.
Il frate eseguì volentieri l'ordine e i presenti furono pieni di timore. » [ff 651]
Cosa temevano, di preciso, quei frati?
Per non farsi sfuggire il controllo sulla fraternitas, Francesco aveva richiesto la protezione papale.
Ciò implicava che, se un frate non si redimeva subito, rischiava la scomunica e la sua stessa incolumità fisica.
Sia Tommaso da Celano [Vita Seconda] sia lo Speculum Perfectionis ci fanno capire quanto fossero importanti per Francesco le punizioni inflitte dalla Chiesa...
« Andrò dunque e li raccomanderò alla santa Chiesa romana:
in tale modo, i malevoli saranno colpiti dalla verga della sua potenza ». [1]
Tommaso da Celano, nella Vita Seconda, ci racconta perfino che Francesco avesse a Firenze un frate torturatore per punire i compagni poco zelanti...
« Un giorno udì un frate che denigrava il buon nome di un altro e, rivoltosi al suo vicario frate Pietro di Cattanio, proferì queste terribili parole:
"[...] Consegnalo nelle mani del pugile di Firenze, se tu personalmente non sei in grado di punirlo!" (chiamava pugile fra Giovanni da Firenze, uomo di alta statura e dotato di grande forza). » [ff 769]
Il frate che scontò per intero, secondo i Fioretti, l'ira di Francesco fu Giovanni della Cappella:
scomunicato e, dopo poco tempo, ritrovato impiccato.
Nell'incipit dei Fioretti si accenna alla vicenda...
« E come un de' dodici apostoli, il quale si chiamò Iuda Scariotto, apostatò dello apostolato, tradendo Cristo, e impiccossi se medesimo per la gola: così uno de' dodici compagni di santo Francesco, ch'ebbe nome frate Giovanni della Cappella, apostatò e finalmente s'impiccò se medesimo per la gola.
E questo agli eletti è grande esempio e materia di umiltà e di timore, considerando che nessuno è certo perseverare infino alla fine nella grazia di Dio. » [ff 1826]
Post sulla 'violenza' francescana ---
Salimbene de Adam definisce Giovanni de Laudibus, il 'pugile' di Firenze, come « un frate laico, duro e violento, torturatore e carnefice pessimo » [ff 2619].
Leggi, in proposito, il post:
San Francesco e il pugile di Firenze: a scuola di pugni prima di papa Bergoglio.
Sulla punizione che spettò al frate scomunicato Giovanni della Cappella (o da Campello?), per aver tentato una scissione nella fraternitas, vedi il post:
San Francesco e l'epurazione dei dissidenti: l'impiccagione di frate Giovanni.
Un'altra punizione memorabile descritta nelle Fonti è il rogo del cappuccio di un frate, che aveva disatteso al principio di Obbedienza. Vedi il post:
Il bello dei cadaveri:
l'Obbedienza secondo San Francesco.
Le minacce verbali riportate nelle Fonti sono vibranti, e si accompagnano a crudeltà inaudite, come il crollo di un tetto sulla testa di un canonico impenitente - descritto, ovviamente, come un crollo voluto dalla Provvidenza!
In proposito, vedi il post:
La spada sì, ma con garbo!
Lezioni di bon ton francescano...
_Le minacce verbali erano il piatto forte nei metodi persuasivi usati dal Santo.
Angelo Clareno, frate della corrente degli Spirituali, ce ne racconta una memorabile a carico di tal frate Pietro Stacia:
Francesco lo avrebbe maledetto a più riprese, negandogli il perdono.
Vedi il post:
La paura fa 90: lo 'stile' francescano...
◉ Punizioni per evitare l'associazione dei frati ai monaci ---
Vietato entrare: la lotta contro i monaci.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura del post, con il predicatore impiccato, accusato di fornicazione ed assassinio, proviene da un codice del Decretum Gratiani dalla Bibliothèques d’Amiens:
ms. 355, f. 208v.
_La seconda miniatura nel post, con Francesco che porge al papa la Regola, proviene sempre dalla Municipale di Amiens, ed il riferimento è il seguente: ms. 0372, f. 001.
_La terza miniatura, in chiusura del post, con il frate che invoca la clemenza del Superiore per evitare la punizione della Curia, proviene sempre dalla Bibliothèque d'Amiens: ms. 355, f. 234.
Note al testo ---
[1] Stesso discorso, quasi con le medesime parole, è riferito in Speculum Perfectionis, Capitolo 78 - ff 1773.
« Diceva Francesco: "Andrò, e affiderò la Religione dei frati minori alla santa Chiesa romana.
I malevoli saranno intimoriti e tenuti a freno dalla forza della sua autorità » . [ff 1773]
[2] La traduzione che seguo è quella delle Fonti Francescane, Editrici Francescane, Padova 2004.
venerdì 14 gennaio 2022
Il Terzo Occhio e i sognatori condannati a morte.
Profetizzare coi sogni è una (grave) colpa biblica.
Il Deuteronomio è il primo libro della Bibbia a chiarire che ai 'falsi' sognatori spetta la pena di morte...
« Qualora si alzi in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio
[...] tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore ».
« Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto l'apostasia dal Signore, dal vostro Dio ». [1]
Il profeta Geremia ribadiva il concetto:
quei sognatori menzogneri andavano puniti duramente!
« Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri - dice il Signore - che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie ». [1]
Chi sogna comunica con gli dèi pagani;
il Dio biblico lo guarda come un nemico [2].
Il combattimento amoroso di Polifilo [1490] avviene tutto in un sogno: solo così Polifilo può entrare in contatto con gli dèi, e raggiungere l'amata Polia.
Per conoscere il Divino, nel mondo pagano bisogna sognare.
Nel Libro dei segreti, Osho attribuiva al Buddha un discorso prezioso sul potere dei Sogni.
Chi apre il Terzo Occhio, e riceve l'illuminazione, vedrà unirsi mondo Reale e mondo dei Sogni...
« Buddha rispose:
"Ora che sei centrato nel Terzo Occhio, sogni e realtà sono una cosa sola.
Qualsiasi cosa sogni sarà reale, e anche viceversa".
Per chi è centrato nel terzo occhio i sogni diventeranno reali, e l'intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il vostro sogno può diventare reale sapete che non esiste differenza fontamentale tra realtà e sogno. » [3]
Post correlato sul potere dei Sogni ---
Era tutto un sogno? Il monaco Matthew e il 'mistero' delle Stimmate.
Un post sul Terzo Occhio in una pittura medievale ---
La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra è una scultura in foglia d'oro del Buddha Amitabha, dal Museo Nazionale di Tokyo, XII-XIII secolo:
da notare è il Terzo Occhio in cristallo intagliato sulla fronte.
Vedi l'immagine e la relativa descrizione su Wikipedia.
_La miniatura in apertura proviene dalla Library del Corpus Christi college di Oxford: Ms 201, folio 1 recto.
_L'illustrazione con il sogno di Polifilo è una xilografia tratta dal romanzo rinascimentale Hypnerotomachia Poliphili:
nel sito della Biblioteca Marciana di Venezia si può consultare l'Opera scansionata.
Note al testo ---
[1] Cfr. Deuteronomio: 13, 2-6.
Libro del profeta Geremia : 23, 32.
Devo la citazione delle Scritture a Gianluca D'Elia.
[2] Pefino Cicerone scriveva contro chi traeva auspici dai sogni:
« Si cacci via, dunque, anche la divinazione basata sui sogni, al pari delle altre.
Ché, per parlare veracemente, la superstizione, diffusa tra gli uomini, ha oppresso gli animi di quasi tutti, e ha tratto profitto dalla debolezza umana. »
Cfr. Cicerone, Della divinazione [148], Garzanti, Milano, 1994,
p. 229.
[3] Cfr. Osho, Il libro dei segreti : discorsi su "Vijnana Bhairava Tantra", Bompiani, 1985, pp. 94-95.
Il Deuteronomio è il primo libro della Bibbia a chiarire che ai 'falsi' sognatori spetta la pena di morte...
« Qualora si alzi in mezzo a te un profeta o un sognatore che ti proponga un segno o un prodigio
[...] tu non dovrai ascoltare le parole di quel profeta o di quel sognatore ».
« Quanto a quel profeta o a quel sognatore, egli dovrà essere messo a morte, perché ha proposto l'apostasia dal Signore, dal vostro Dio ». [1]
Il profeta Geremia ribadiva il concetto:
quei sognatori menzogneri andavano puniti duramente!
« Eccomi contro i profeti di sogni menzogneri - dice il Signore - che li raccontano e traviano il mio popolo con menzogne e millanterie ». [1]
Chi sogna comunica con gli dèi pagani;
il Dio biblico lo guarda come un nemico [2].
Il combattimento amoroso di Polifilo [1490] avviene tutto in un sogno: solo così Polifilo può entrare in contatto con gli dèi, e raggiungere l'amata Polia.
Per conoscere il Divino, nel mondo pagano bisogna sognare.
Nel Libro dei segreti, Osho attribuiva al Buddha un discorso prezioso sul potere dei Sogni.
Chi apre il Terzo Occhio, e riceve l'illuminazione, vedrà unirsi mondo Reale e mondo dei Sogni...
« Buddha rispose:
"Ora che sei centrato nel Terzo Occhio, sogni e realtà sono una cosa sola.
Qualsiasi cosa sogni sarà reale, e anche viceversa".
Per chi è centrato nel terzo occhio i sogni diventeranno reali, e l'intera realtà diventerà semplicemente un sogno, perché quando il vostro sogno può diventare reale sapete che non esiste differenza fontamentale tra realtà e sogno. » [3]
Post correlato sul potere dei Sogni ---
Era tutto un sogno? Il monaco Matthew e il 'mistero' delle Stimmate.
Un post sul Terzo Occhio in una pittura medievale ---
La Santa con il Terzo Occhio. Il culto della Luce in una pittura medievale.
Note alle immagini ---
_L'immagine sopra è una scultura in foglia d'oro del Buddha Amitabha, dal Museo Nazionale di Tokyo, XII-XIII secolo:
da notare è il Terzo Occhio in cristallo intagliato sulla fronte.
Vedi l'immagine e la relativa descrizione su Wikipedia.
_La miniatura in apertura proviene dalla Library del Corpus Christi college di Oxford: Ms 201, folio 1 recto.
_L'illustrazione con il sogno di Polifilo è una xilografia tratta dal romanzo rinascimentale Hypnerotomachia Poliphili:
nel sito della Biblioteca Marciana di Venezia si può consultare l'Opera scansionata.
Note al testo ---
[1] Cfr. Deuteronomio: 13, 2-6.
Libro del profeta Geremia : 23, 32.
Devo la citazione delle Scritture a Gianluca D'Elia.
[2] Pefino Cicerone scriveva contro chi traeva auspici dai sogni:
« Si cacci via, dunque, anche la divinazione basata sui sogni, al pari delle altre.
Ché, per parlare veracemente, la superstizione, diffusa tra gli uomini, ha oppresso gli animi di quasi tutti, e ha tratto profitto dalla debolezza umana. »
Cfr. Cicerone, Della divinazione [148], Garzanti, Milano, 1994,
p. 229.
[3] Cfr. Osho, Il libro dei segreti : discorsi su "Vijnana Bhairava Tantra", Bompiani, 1985, pp. 94-95.
giovedì 23 dicembre 2021
Le processioni del Drago: un rito medievale per ottenere fertilità.
Il teologo parigino Jean Beleth ci racconta la processione di un drago, che veniva portato nelle strade di Parigi per le Rogazioni:
« Il drago, che simboleggia il diavolo, è condotto con la coda lunga e gonfia per tre giorni: nei primi due avanza davanti alla croce e alle bandiere, e nell'ultimo giorno rimane indietro ». [1]
Nella bocca del drago si ponevano dolci e frutta a scopo propiziatorio...
« Nelle Rogazioni, veniva portato in processione, con gran gioia dei parigini, un grande drago di vimini, nella cui bocca aperta il popolo gettava frutta e dolci. » [2]
Il Clero, non potendo reprimere una manifestazione popolare così forte, e dal (vago) sapore pagano, ne trasse una morale catechistica!
Le Goff parafrasa il testo di Beleth...
« I primi due giorni il drago si trovava in testa al corteo, precedendo croci e bandiere, con la lunga coda eretta e gonfia - "cum cauda longa erecta et inflata"
[...] Durante le prime due epoche il diavolo ha regnato e, pieno d'orgoglio, ha ingannato gli uomini. »
Le processioni del drago facevano così paura?
◉ Sul legame magico tra le acque e il drago:
La strega e lo Sdrago delle acque. Origine magica di una parola.
◉ Processione delle Rogazioni e riti della Terra ---
Il mondo agricolo era scandito dalle feste religiose.
Le Rogazioni [vedi la nota su Wikipedia] duravano 3 giorni dopo l'Ascensione di Cristo (commemorata il 25 aprile].
Il ciclo si chiudeva con l'Assunzione di Maria Vergine il 15 agosto.
➔ Sulle feste religiose che scandiscono il ciclo della terra, vedi il post:
Da Imbolc all'Annunciazione di Maria: le feste per la nuova nascita del Sole.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura proviene dal manoscritto Yates Thompson ms 13, folio 186v: è visibile nel sito della British Library.
_Le due miniature successive provengono da un altro manoscritto della British Library: Add Ms 42130, folii 52v e 60r.
Note al testo ---
[1] Questa fonte è citata in Paolo Masini, Il maestro Giovanni Beleth: ipotesi di una traccia biografica, Studi Medievali,
Anno XXXIV - Fascicolo I, 1993, p. 313.
→ L'autore la riprende da Iohannis Beleth, Summa de ecclesiasticis officiis, Brepols Publishers, Turnholti, 1976, pp. 236-237.
« Draco, qui per triduum illud deportatur cum longa cauda et inflata, duobus diebus primis ante crucem et uexilla et post ultimo die retro vadit, significat diabolum ».
[2] « Louis Réau afferma: "alle processioni delle Rogazioni, il clero di Notre-Dame faceva portare, in memoria del suo miracolo simbolico, un grande drago di vimini nella gola aperta del quale il popolo gettava frutta e dolci. »
È una testimonianza che Le Goff riprende dall'Iconographie de l'art chrétien di Louis Réau (1958), di cui alcune pagine sono visibili anche su Gallica, sito per la consultazione on-line della Bnf.
Cfr. Jacques Le Goff, Cultura ecclesiastica e cultura folklorica in Tempo della chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino, 1977, pp. 241, 245-247.
« Il drago, che simboleggia il diavolo, è condotto con la coda lunga e gonfia per tre giorni: nei primi due avanza davanti alla croce e alle bandiere, e nell'ultimo giorno rimane indietro ». [1]
Nella bocca del drago si ponevano dolci e frutta a scopo propiziatorio...
« Nelle Rogazioni, veniva portato in processione, con gran gioia dei parigini, un grande drago di vimini, nella cui bocca aperta il popolo gettava frutta e dolci. » [2]
Il Clero, non potendo reprimere una manifestazione popolare così forte, e dal (vago) sapore pagano, ne trasse una morale catechistica!
Le Goff parafrasa il testo di Beleth...
« I primi due giorni il drago si trovava in testa al corteo, precedendo croci e bandiere, con la lunga coda eretta e gonfia - "cum cauda longa erecta et inflata"
[...] Durante le prime due epoche il diavolo ha regnato e, pieno d'orgoglio, ha ingannato gli uomini. »
Le processioni del drago facevano così paura?
◉ Sul legame magico tra le acque e il drago:
La strega e lo Sdrago delle acque. Origine magica di una parola.
◉ Processione delle Rogazioni e riti della Terra ---
Il mondo agricolo era scandito dalle feste religiose.
Le Rogazioni [vedi la nota su Wikipedia] duravano 3 giorni dopo l'Ascensione di Cristo (commemorata il 25 aprile].
Il ciclo si chiudeva con l'Assunzione di Maria Vergine il 15 agosto.
➔ Sulle feste religiose che scandiscono il ciclo della terra, vedi il post:
Da Imbolc all'Annunciazione di Maria: le feste per la nuova nascita del Sole.
Note alle immagini ---
_La miniatura in apertura proviene dal manoscritto Yates Thompson ms 13, folio 186v: è visibile nel sito della British Library.
_Le due miniature successive provengono da un altro manoscritto della British Library: Add Ms 42130, folii 52v e 60r.
Note al testo ---
[1] Questa fonte è citata in Paolo Masini, Il maestro Giovanni Beleth: ipotesi di una traccia biografica, Studi Medievali,
Anno XXXIV - Fascicolo I, 1993, p. 313.
→ L'autore la riprende da Iohannis Beleth, Summa de ecclesiasticis officiis, Brepols Publishers, Turnholti, 1976, pp. 236-237.
« Draco, qui per triduum illud deportatur cum longa cauda et inflata, duobus diebus primis ante crucem et uexilla et post ultimo die retro vadit, significat diabolum ».
[2] « Louis Réau afferma: "alle processioni delle Rogazioni, il clero di Notre-Dame faceva portare, in memoria del suo miracolo simbolico, un grande drago di vimini nella gola aperta del quale il popolo gettava frutta e dolci. »
È una testimonianza che Le Goff riprende dall'Iconographie de l'art chrétien di Louis Réau (1958), di cui alcune pagine sono visibili anche su Gallica, sito per la consultazione on-line della Bnf.
Cfr. Jacques Le Goff, Cultura ecclesiastica e cultura folklorica in Tempo della chiesa e tempo del mercante, Einaudi, Torino, 1977, pp. 241, 245-247.
martedì 30 novembre 2021
L'Umbria e gli uccelli: un legame antico.
Nel suo libro Sulla divinazione, Cicerone è molto chiaro:
l'Umbria è terra di maghi che interpretano il volo degli uccelli.
Lo scrive ben in due passi:
« Quanto, poi, ai frigi, ai pisidii, ai cilici, al popolo arabo, essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stesso è avvenuto per lungo tempo in Umbria. » [1]
« Gli arabi, i frigi e i cilici, poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia, hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli;
e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria. »
[1]
Gli Umbri erano assidui osservatori di uccelli.
Nelle Tavole Iguvine, antichissimi strumenti divinatori di Gubbio, si legge come interpretare la presenza degli uccelli...
« Questa cerimonia la si inizi con l'osservazione degli uccelli, il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente. » [2]
In Umbria, tutti col naso all'insù per carpire segreti ai volatili?
Molti brani delle Fonti Francescane ci fanno pensare che Francesco d'Assisi, ancora nel MedioEvo, fosse ben al corrente dei presagi lanciati dagli uccelli.
Eccone uno importante:
Francesco è alla Verna, nella cella dove riceverà le stimmate.
Gli uccelli, volando sopra la cappella del Santo, ne sanciscono l'Investitura divina...
« Sul far del mattino, all'aurora, mentre era in preghiera, uccelli di ogni specie volarono sulla cella dove egli si trovava [...].
Fu assai meravigliato della cosa il beato Francesco e ne trasse grande consolazione.
Ma poi prese a meditare su che cosa questo potesse significare, e il Signore gli rispose in spirito:
"Questo è segno che il Signore ti farà delle grazie in questa cella e ti darà copiose consolazioni". » [3]
➔ Indovini che interpretano la voce degli Uccelli ---
Uccello, che dici? Umbria magica & superstiziosa.
Post sulla lingua sacra degli Uccelli nelle Fonti ---
Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.
Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.
Nota alle immagini ---
_Le miniature con cui ho illustrato il post provengono dal manoscritto Stowe ms 17 della British Library:
nel sito della biblioteca inglese si può consultare integralmente!
◉ I riferimenti ai folii sono: 20r, 24r, 67v, 83v, 93v.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marco Tullio Cicerone, Della divinazione, Garzanti, Milano, 1991, p. 75.
[2] Cfr. Giacomo Devoto, Le tavole di Gubbio, Sansoni, Firenze, 1975, pp. 19, 29.
[3] Cfr. Compilazione di Assisi, Quaresima sulla Verna -ff 1672.
Per una breve storia della Legenda Antiqua perusina, vedi il post:
Una guerra tra 'Poveri': quando si faceva a gara per vivere di elemosine.
l'Umbria è terra di maghi che interpretano il volo degli uccelli.
Lo scrive ben in due passi:
« Quanto, poi, ai frigi, ai pisidii, ai cilici, al popolo arabo, essi obbediscono scrupolosamente ai segni profetici dati dagli uccelli; e sappiamo che lo stesso è avvenuto per lungo tempo in Umbria. » [1]
« Gli arabi, i frigi e i cilici, poiché sono soprattutto dediti alla pastorizia, hanno perciò notato più agevolmente i diversi canti e voli degli uccelli;
e per lo stesso motivo hanno fatto ciò gli abitanti della Pisidia e quelli di questa nostra Umbria. »
[1]
Gli Umbri erano assidui osservatori di uccelli.
Nelle Tavole Iguvine, antichissimi strumenti divinatori di Gubbio, si legge come interpretare la presenza degli uccelli...
« Questa cerimonia la si inizi con l'osservazione degli uccelli, il picchio verde e la cornacchia da occidente, oppure il picchio e la gazza da oriente. » [2]
In Umbria, tutti col naso all'insù per carpire segreti ai volatili?
Molti brani delle Fonti Francescane ci fanno pensare che Francesco d'Assisi, ancora nel MedioEvo, fosse ben al corrente dei presagi lanciati dagli uccelli.
Eccone uno importante:
Francesco è alla Verna, nella cella dove riceverà le stimmate.
Gli uccelli, volando sopra la cappella del Santo, ne sanciscono l'Investitura divina...
« Sul far del mattino, all'aurora, mentre era in preghiera, uccelli di ogni specie volarono sulla cella dove egli si trovava [...].
Fu assai meravigliato della cosa il beato Francesco e ne trasse grande consolazione.
Ma poi prese a meditare su che cosa questo potesse significare, e il Signore gli rispose in spirito:
"Questo è segno che il Signore ti farà delle grazie in questa cella e ti darà copiose consolazioni". » [3]
➔ Indovini che interpretano la voce degli Uccelli ---
Uccello, che dici? Umbria magica & superstiziosa.
Post sulla lingua sacra degli Uccelli nelle Fonti ---
Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.
Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.
Nota alle immagini ---
_Le miniature con cui ho illustrato il post provengono dal manoscritto Stowe ms 17 della British Library:
nel sito della biblioteca inglese si può consultare integralmente!
◉ I riferimenti ai folii sono: 20r, 24r, 67v, 83v, 93v.
Note al testo ---
[1] Cfr. Marco Tullio Cicerone, Della divinazione, Garzanti, Milano, 1991, p. 75.
[2] Cfr. Giacomo Devoto, Le tavole di Gubbio, Sansoni, Firenze, 1975, pp. 19, 29.
[3] Cfr. Compilazione di Assisi, Quaresima sulla Verna -ff 1672.
Per una breve storia della Legenda Antiqua perusina, vedi il post:
Una guerra tra 'Poveri': quando si faceva a gara per vivere di elemosine.
martedì 16 novembre 2021
Vivo o morto? Cristo e gli dèi mutanti dell'antichità.
Un dio può morire?
Per gli Antichi, due entità compongono il dio.
Una finiva nell'Oltretomba, Regno di Ade; l'altra tornava in Cielo.
Nel mito c'era un dio Vivo; e la sua 'controfigura' morta!
Luciano di Samosata, nei Dialoghi con i morti, fa incontrare nel sottosuolo due fantasmi: Eracle e il filosofo Diogene Laerzio. [1]
Eracle spiega a Diogene cosa ci faccia laggiù...
« Eracle, in realtà, è in cielo con gli dei e "possiede Ebe dalla belle caviglie", mentre io sono il suo fantasma. »
Diogene è sconcertato:
« Ma che dici?
Un fantasma del dio?
È possibile essere per metà un dio, e con l'altrà metà...
essere morti? »
Eracle gli risponde, spiegando la Sua duplice natura...
« Appunto: non ti sembra forse che siamo composti di due sostanze, l'anima e il corpo?
E allora, che cosa t'impedisce di pensare che l'anima -la parte che proviene da Zeus- è in cielo, mentre io, che sono la parte mortale, sto coi morti? » [1]
Essere divino vuol dire rompere la barriera tra i due mondi.
Il dialogo coi Morti non era solo possibile, ma anzi indispensabile per iniziarsi ad una conoscenza superiore.
Mircea Eliade spiega come la comunicazione coi Morti sia la base dell'iniziazione Sciamanica...
« "Veder gli spiriti" in sogno o allo stato di veglia è il segno d'istintivo della vocazione sciamanica, spontanea o volontaria che sia: giacché aver dei contatti con le anime dei morti significa, in una certa misura, esser morti.
È così che in tutta l'America del Sud lo sciamano deve morire per poter incontrare le anime degli sciamani e per esser istruito da essi:
perché i morti sanno tutto. » [2]
Negli Apocrifi, Vangelo di Nicodemo, si trova la sopravvivenza di un mito funebre pagano:
il Dio scende negli Inferi per convocare i Morti.
Dopo la Crocifissione, Cristo va nel sottosuolo:
uno ad uno, i Morti lo seguono.
Non si dirigono in cielo!, ma tornano sulla terra...
« Giuseppe disse:
"E perché vi meravigliate che Gesù sia risorto?
Non questo è meraviglioso, ma è meraviglioso che non sia risorto egli solo, ma abbia fatto risorgere anche parecchi altri morti, che sono apparsi a molti in Gerusalemme.
[...] Quando essi ebbero così parlato, il Salvatore benedisse Adamo con il segno della croce sulla fronte.
Poi fece lo stesso anche con i patriarchi e i profeti e i martiri e gli antenati, e prendendoli con sé, uscì dall'inferno.
E mentre Egli usciva, i santi padri lo seguivano cantando lodi e dicendo:
-Benedetto colui che viene nel nome del Signore!
Alleluia! A lui la gloria da tutti i santi! » [3]
Post sui Morti protettori ---
Non rompere lo specchio: i Morti che proteggono dai dèmoni.
Osiride e San Giusto: i due Annegati che regnavano sui Morti.
Note alle immagini ---
Le miniature, con la sola eccezione della seconda, sono tratte dallo Yates Thompson ms 13, visibile nel sito della British Library.
I folii sono: 109r, 161v, 180r.
La seconda miniatura è tratta, invece, dal manoscritto Stowe
ms 17, visibile sempre nel sito della British Library: folio 200r.
Note al testo ---
[1] Cfr. Luciano, Dialoghi dei Morti, a cura di Massimo Vilardo, Mondadori, Milano, 1991, pp. 131, 135.
[2] Cfr. Mircea Eliade, Lo sciamanismo e le tecniche dell'estasi, Edizioni Mediterranee, Roma, 1974, p. 106.
[3] Cfr. Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, Einaudi, Torino, 1990, pp. 351, 357.
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