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giovedì 2 aprile 2026

Mercanti Maghi: il Santo che divina.

Come fece Francesco d'Assisi ad introdursi nella chiesa di San Niccolò, sulla piazza grande -chiesa non più esistente-, per compiere sul Messale una divinazione: rito proibito dalla Chiesa?

Le Fonti narrano il rito e, in controluce, ci forniscono un indizio per decifrare l'intero episodio.
Il primo a narrarlo è Tommaso da Celano nella Vita Seconda...

« Venuto il mattino, entrano in una chiesa e, dopo aver pregato devotamente, aprono il libro del Vangelo disposti ad attuare il primo consiglio che si offra loro. » [1]

Padre Giuseppe Abate notava che il Santo avesse scelto una chiesa così centrale, e non la chiesa di san Giorgio -Sua parrocchia e primo luogo di sepoltura:
se ne deduce che la scelta era caduta su San Niccolò perché, essendo il patrono dei naviganti e (in genere) dei viaggiatori, il figlio del più ricco mercante di Assisi ne conosceva (bene) il custode...

« Quivi i mercanti avevano le loro case e i loro fondachi; qui essi avevano alzato la chiesa di San Nicolò, protettore dei mercanti. » [2]

Trarre responsi dalla (casuale!) consultazione delle Scritture, era una pratica divinatoria popolare diffusa; insieme ad altri riti pronosticatori come lo stacco dei fiori, e dei loro petali.
Il linguista Beccaria ci racconta una divinazione che si faceva con la Piantaggine...

« [...] ogni filamento sporgente raffigura un "peccato veniale o mortale" a seconda della lunghezza; si giocava a dedurre, sempre dai filamenti, i peccati commessi, le bugie dette in un giorno, la fortuna della vita, il numero dei futuri figli e dei futuri amori. » [3]


Uso (abituale) della magia nella Chiesa ---

Magia cristiana. Stregoni in incognito.


◉ Sopravvivenze magiche nell'immaginario infantile ---

M'ama / non m'ama: una divinazione d'amore fatta con i fiori.


Divinazioni nelle Fonti ---

L'Oracolo del cerchio: una divinazione ballata nei Fioretti di san Francesco.


◉ Tecniche divinatorie cristiane per conoscere il futuro ---

Magia della Croce: le Sorti dell'Anno.


➔ Voce profetica degli Uccelli ---

Gli uccelli e l'indovino: prima lo imito, poi lo condanno!

Lo stregone che fece paura al Papa: la predica agli Uccelli secondo il monaco Ruggero.

Uccelli maledetti: il culto clandestino della Natura nel Medioevo.


Persecuzione della magia nel Clero ---

Carcere nel monastero: che fine fanno i preti Maghi?

L'astrolabio e i maghi che leggono il Cielo.

Preti maghi: lezioni di Superstizione...


Nota all'immagine ---

_In apertura, miniatura con un borghese che sfoglia un libro: le stesse Decretali da cui è tratta la miniatura?
Sono le Decretali Smithfield, parte del Fondo Reale della British Library, metà del XIV secolo: folio 6 recto.


Note al testo ---

[1] Cfr. Vita Seconda di Tommaso da Celano, in Fonti Francescane, Editrici Feancescane, Padova, 2004, p. 372 -ff 601.

➔ Lo stesso aneddoto si ritrova nell'Anonimo Perugino [ff 1497] e nei Fioretti [ff 1827] che aggiungono un dettaglio:
a sfogliare il Vangelo è, infatti, un prete che rende l'episodio (meno) sospetto; la Leggenda dei Tre Compagni [ff ] attribuisce, invece, il rito divinatorio (proprio) a Francesco.

➔ Il vescovo folignate Michele Faloci Pulignani, a proposito del messale 'divinatorio', scriveva:

« Vediamo ora di indagare a quale Chiesa appartenne. Ciò è facile riconoscere dalla seguente nota, scritta in carattere rosso da quella stessa mano che scrisse il volume
[...] "quae in hac ecclesia beati Nicolai [...] fuerint celebrata".
Dunque il codice appartenne ad una Chiesa dedicata a S. Nicolò. »

Cfr. Pulignani, Il Messale consultato da S. Francesco quando si convertì in Miscellanea Francescana, Anno XV, Fascicolo II, 1914, p. 37.


[2] ➔ Abate sottolineava come la parrocchia di san Francesco fosse (proprio) quella chiesa di San Giorgio dove, poi, sarà sepolto il Santo e non San Niccolò, la chiesa teatro della divinazione...

« [...] risulta in modo certissimo che la Parrocchia della famiglia di San Francesco fu quella di S. Giorgio. »

Cfr. Giuseppe Abate, La casa natale di s. Francesco e la topografia di Assisi, presso "Miscellanea Francescana", Volume LXIII -Fascicolo I, Città di Castello, 1966, pp. 15 e 23.


[3] Cfr. Gian Luigi Beccaria, I nomi del mondo. Santi, demoni, folletti e le parole perdute, Einaudi, Torino, 2000, p. 69.

domenica 9 dicembre 2012

Quanto costa una sponsorizzazione?
Il Santuario della Madonna della Villa a Sant'Egidio


Se vi capita di passare in zona Perugia-Assisi, consiglio vivamente una capatina al Santuario della Madonna della Villa nell'abitato di Sant'Egidio.

Già il nome in sé ci fa capire tante cosette di non poco conto.

Si chiama Madonna della Villa perché qui fino all'altro ieri abitavano i 'villani'.

Sant'Egidio (oggi sede di un aeroporto) nel Basso MedioEvo non era altro che un borghetto composto da una manciata di casupole prive di grandi fortificazioni (solo una torretta di avvistamento nella parte più alta dell'abitato testimonia una qualche struttura difensiva, utile più che altro ai perugini per intercettare possibili pericoli).
Il santuario a capanna, eretto alla metà del Quattrocento (narra la leggenda) per proteggere una mediocre edicola votiva della bottega Lorenzetti, fu ricoperto di preziosi ex-voto.

Preziosi perché ci fanno capire cosa significava vivere in provincia per un'epoca lontana anni luce dai furori odierni.

Solo pochi fortunati in tutto il paese infatti si potevano concedere il lusso di commissionare un affresco per invocare la grazia a questo santo o a quella Madonna.

Insomma, gli ex-voto più che un fatto di devozione erano uno status symbol; un'occasione ghiotta per farsi belli nella baraccopoli e far rosicare i vicini di casa.

Ma i 'riccastri' di Sant'Egidio non valevano le pulci nella bisaccia di un mercante di Perugia o di uno di Assisi: e così si affidavano a maestranze locali di serie B o a botteghe maggiori che vi facevano lavorare gli apprendisti
.


Non ci si poteva nemmeno permettere di arricchire l'affresco con dettagli che lo avrebbero reso unico, tipo il ritratto del committente. Queste pitture erano prodotte 'in serie' da artigiani che si conservavano i cartoni; una Madonna con quattro angeli reggenti delle colonne era già un costo astronomico da sostenere, pazienza se poi l'affresco era la copia sputata di un altro dipinto sito lì a 2 passi [vedi le foto].

In questo sfoggio di grandeur contadina, il riccastro di turno ci teneva a mettersi in bella mostra.
La frase che scandiva nome e patronimico del committente non era scritta in latino ma in un volgare spicciolo: tutto affinché i compaesani orassero meno, e rosicassero meglio.

"Questa l'a fatta fare Mariotto de Pecco"
"Questa l'a fatta fare Bernardino de Franceschetto"
"Questa l'a fatta fare Antonio de Giorgio"


Ma non sempre i nomi si conservavano [sotto].
Pare che gli agenti atmosferici, più dei peccati, abbiano giocato un brutto scherzo allo 'sponsor' della Madonna in trono con san Sebastiano.

Vedere per credere.

giovedì 11 marzo 2010

Uno stregone tra gli atei...


A tutti gli apprendisti stregoni:

Giovedì 8 aprile alle ore 18:00 sarò a Roma in via Ostiense 89 (fermata METRO Piramide) presso la sede nazionale dell'UAAR (l'Unione Atei e Agnostici Razionalisti che vanta tra i suoi presidenti onorari pensatori del calibro di Margherita Hack e Piergiorgio Odifreddi).

Durante l'incontro presenterò le mie ricerche storiche sulla figura magica e politica di Francesco d'Assisi. Tutti coloro che volessero prender parte all'incontro sono i benvenuti; il sottoscritto non è in possesso di poteri magici, ma certe verità non hanno certo bisogno di effetti speciali per stupire il pubblico...

lunedì 24 novembre 2008

Francesco, lo stregone che piantava gli alberi.

Disboscatori.

Se qualcuno chiedesse qual era la missione dei santi nel Medioevo, la risposta più pertinente sarebbe proprio questa.

Alberi sradicati e tronchi abbattuti.

Arbores demonibus consacratae:
alberi consacrati agli spiriti del Male.

Sradicarli produce, spesso, una resistenza violenta...

« Non potendo impedire a San Martino di abbattere il pino sacro, i pagani che egli affronta hanno l'idea di far cadere l'albero sul vescovo in modo da schiacciarlo nella sua caduta

[...] La Vita di San Valerio (scritta all'inizio del VII secolo) racconta come gli abitanti della valle della Bresle, presso Eu in Normandia, benché probabilmente già battezzati, venerassero un enorme tronco d'albero che il santo fece abbattere con pericolo della propria vita.

Anche nella vita di san Lucio si parla del "bosco di Marte", dove i bovari andavano per adorare dei vitelli come fossero dèi
. » [1]

Eppure il cristianesimo medievale non ha gioco contro queste credenze, talmente radicate nel mondo contadino da mettere a repentaglio la sopravvivenza di molte abbazie nel contado all’alba del tredicesimo secolo.

Francesco d'Assisi, per affermare la Sua predicazione, sostenne il culto degli alberi negli eremi da lui fondati.
Ne vediamo un esempio, tra i tanti, proprio alla Romita di Cesi...

« [...] posto sulla destra della via qui particolarmente scoscesa, s'innalza timido l'"Elce santo", chiamato dai locali: la "licina santa"; un leccio fortemente ripiegato "dove spesso il padre sancto Francesco se soleva posare". » [2]


L'articolo prosegue qui, corredato da immagini dal Sentiero della Romita.

◉ Un indizio sul culto degli alberi nell'iconografia francescana ---

Dov'è finita la mano? Indizi per un culto degli alberi alla Basilica di San Francesco.


Nota all'immagine ---

_La foto in apertura è stata scattata nel sentiero francescano che da Cesi conduce alla Romita degli Arnolfi.

La Romita -a lungo abbandonata- è l'unico eremo ad aver mantenuto l'austerità francescana primitiva.
Qui si venera l'Elce santo che, piegandosi, avrebbe fornito un riparo al poverello.


Note al testo ---

[1] Cfr. Jean-Claude Schmitt, Medioevo "superstizioso", Laterza, Roma-Bari, 2005, p. 31.

[2] Cfr. Paolo Rossi, L'Eremita degli Arnolfi, storia di uno dei più autorevoli romitori della storia francescana, Catanzaro, 1996, p. 15.